Ennesimo crimine imperialista ai danni del Venezuela socialista

Nel giorno 27 Luglio 2019, intorno alle ore 12 alcuni militanti rivoluzionari bolivaristi membri de “La Corriente Revolucionaria Bolívar y Zamora” e delle “Brigadas de Defensa Popular Hugo Chávez” sono stati ammazzati da alcuni agenti della destra venezuelana, memebri di un gruppo armato non ancora identificato.
Secondo le prime indagini da parte delle brigate di difesa popolare svelerebbero che il metodo con cui sarebbero stati uccisi i militanti sarebbe riconducibile a militari esperti e ben addestrati, probabilmente parte di gruppi paramilitari colombiani o ex agenti militari o di polizia venezuelani.
Le vittime sarebbero Eudes Yorkley Rojas, Manuel J. Cordero Benítez, Alexi Ontiveros Mora, Eudes Rojas Peña, Kevin Navas Rodríguez, Milaidy Navas González.

Bisogna inoltre ricordare che non è la prima volta che le forze reazionarie attaccano le FANB minacciando gli eroici difensori chavisti del popolo.

Il Vesuvio, bomba innescata nel cuore dell’Italia

Forse per paura di causare il panico se ne parla poco, ma è giusto dirlo: il Vesuvio, prima o poi, erutterà. E’ già successo, e natura vuole che periodicamente lava, lapilli e ceneri escano dal vulcano. Sono state 50 le eruzioni del Vesuvio registrate dal ‘600 ad oggi, all’incirca col ritmo di una ogni 10 anni. Il totale delle vittime è nell’ordine delle migliaia. La prossima eruzione, che potrebbe essere particolarmente intensa a causa del “tappo” che dal ’44 blocca il condotto, avverrà secondo diversi esperti quasi certamente entro questo secolo, ossia nei prossimi 80 anni. Impossibile stabilire quando, ma il probabile scoppio sarà preceduto da inequivocabili segni premonitori, da sciami sismici a fuoriuscite di gas e variazioni nella camera magmatica. Data l’allerta, sarà necessario evacuare in tempi molto rapidi dalle 630.000 alle 1.155.000 persone, a seconda della gravità e delle caratteristiche dell’eruzione. Si parla degli abitanti di più di 80 comuni nelle provincie di Napoli e Salerno, inclusi alcuni quartieri dello stesso capoluogo.

L’eruzione del ’44 immortalata da un aereo americano

Siamo pronti a questo?

Nel giro di 72 ore centinaia di migliaia di persone si troveranno private di ogni loro bene, raccolte in “aree d’incontro” da dove saranno inviate in diverse città “gemellate” col comune di residenza. Si parla di una massa enorme di persone che si riverserà su alcune delle arterie stradali e ferroviarie più trafficate d’Italia, che avrà diritto e bisogno a vitto ed alloggio e che, prima di tutto, dovrà essere guidata dalla “zona rossa” ai vari punti d’incontro. Se il piano per l’allocazione degli sfollati è stato già pensato, ed è stato prodotto un modello in grado da evitare carichi eccessivi su singole regioni, ad inizio 2019 è ancora in cantiere il passo precedente, ossia l’evacuazione dai centri abitati. Si tratta, come già detto, di decine di comuni, molti dei quali posano sulle pendici stesse del Vesuvio o nelle immediate vicinanze. Stiamo parlando di migliaia di famiglie, di disabili, di persone costrette a letto, di anziani, persino di animali domestici. E’ necessario dunque un piano tanto capillare quanto estremamente preciso, poiché tra il panico e le dimensioni delle masse non si prospetta un compito facile, ma di questo piano, ad oggi, non c’è traccia.

E dopo?

la zona rossa al gennaio 2019

Ben chiare le dinamiche dello sfollamento, già predisposta la flotta di navi, treni e pullman che dovranno portare i cittadini dalle aree d’incontro ai comuni ospitanti, ma né il prima né il dopo sono stati minimamente immaginati. Se sarà necessario evacuare quella gente è per la natura fatale di gas, lapilli e ceneri, le quali addirittura metteranno a rischio l’integrità strutturale degli edifici. Questo significa che con ogni probabilità moltissime di queste persone rimarranno senza averi, e molto facilmente private di un qualsiasi posto di lavoro essendo anche questo stato distrutto. Le persone non sono scatole, non sono merci da riporre su di un ripiano, sono esseri viventi dotati di una loro dignità, per cui un piano che si limiti a trasportare gli sfollati come se si trattasse di cambiare la disposizioni dei mobili all’interno di una casa. E’ necessario sin da subito pensare al benessere psico-fisico delle persone evacuate, attrezzare scuole e corsi universitari per i giovani, letti d’ospedale per gli ammalati, ma sopratutto case e posti di lavoro, e qui si viene alla questione più spinosa. Nella sola Liguria saranno evacuate 80.000 persone stando alle stime più ottimistiche, ciò significa che sarà necessario trovare nel giro di pochissimi giorni qualcosa come 30.000 abitazioni e un posto, in classi già sovraffollate, per migliaia di studenti. Tutto ciò, ad oggi, non minimamente pianificato. L’unica soluzione possibile? Agire per tempo combattendo l’abuso edilizio nella zona vesuviana, requisire immobili sfitti in ogni parte d’Italia ed aumentar e i fondi alla pubblica istruzione, per migliorare la stato delle infrastrutture attuali e per attrezzarne di nuove. Solo così si potrà far fronte ad una tragedia dalle proporzioni immani, una tragedia prevista ma della quale non sembra ci si preoccupi troppo, forse perché, al momento giusto, le persone che contano si troveranno non in mezzo alle strade invase dalla cenere ma a nord in villeggiatura.

“Intervista alla Giovine Italia” a cura di Vox Populi

Condividiamo volentieri questa intervista pubblicata originariamente su https://revolucionvoxpopuli.wordpress.com/2019/07/29/intervista-a-giovine-italia/

A cosa si ispira Giovine Italia? Ci descriva brevemente i suoi ideali e punti di riferimento intellettuali.

Giovine Italia si ispira agli ideali patriottici, socialisti, democratici ed internazionalisti che partendo dal giacobinismo e arrivando fino alla Resistenza, passando per Mazzini, Buonarroti, Pisacane, Garibaldi, Corridoni e gli Arditi del Popolo, hanno portato avanti la doverosa battaglia per la libertà, l’indipendenza e la sovranità del popolo italiano e per la giustizia sociale. Esperienze simili in contesti diversi, come la Rivoluzione Cubana, la resistenza al colonialismo e le varie lotte di liberazione sono ugualmente nostri punti di riferimento.

Giovine Italia parteciperà alla manifestazione indetta dal Comitato Liberiamo l’Italia contro la NATO e l’UE con quale scopo?

Riteniamo che in questo periodo storico l’azione sia più che mai necessaria. È necessario capire e dirigere il fenomeno del populismo sia contro il conservatorismo reazionario sia contro il mondialismo finto-progressista, che trovano i loro rappresentanti in Salvini, e nelle figure a lui assimilabili, e nell’Unione Europea. Il popolo italiano, vittima al pari di ogni altro popolo della globalizzazione, sta iniziando a portare avanti istanza che premono per un cambiamento, le quali si configurano nella volontà di avere uno stato sovrano che sappia proteggerli dalla mano invisibile del mercato e dai vari speculatori, istanze giustissime ma ancora non comprese sino in fondo. Infatti, solamente l’abbattimento del capitalismo può portare alla formazione di una società democratica in cui il popolo detenga integralmente la sovranità. Saremo in piazza per questo, per coordinare i nostri sforzi con l’obbiettivo di una seconda liberazione nazionale, che sia il prodromo di una internazionale.

Come vi ponete nei confronti dell’UE, pensate ad una sua riforma, per esempio come affermano intellettuali del calibro di Varoufakis, oppure considerate quest’esperienza politica da archiviare?
Vi faccio un esempio, Varoufakis propone una camera di compensazione europea per giungere all’Europa federale senza squilibri, una prospettiva che può essere coerente al vostro riferirvi a Mazzini.

L’Unione Europea è un organizzazione schiettamente padronale, creata ad uso e consumo dell’alta borghesia mercantilista mitteleuropea. È un qualcosa di assolutamente irriformabile e totalmente ostile a qualsiasi disegno di cooperazione internazionale. Chiunque affermi il contrario in realtà non è altro che il referente politico di altre oligarchie borghesi che premono per scalzare chi ora sta a capo dell’Unione, pensiamo a Salvini, il cui progetto null’altro è se non un’Europa federale ultra-liberista a trazione lombardo-veneta, e non più franco-tedesca. Coerentemente col pensiero di Mazzini, noi siamo favorevoli e lottiamo per un’associazione dei popoli europei, la quale non può fondarsi, come l’Unione Europea, sulla competizione, sull’imperialismo, sulla disuguaglianza e su di un sistema antidemocratico come quello capitalista. Occorre smantellare pezzo per pezzo questa società, e, una volta essersi sbarazzati sin delle fondamenta di questa, costruire qualcosa di immensamente migliore.

Logo di Giovine Italia

Come vi ponente nei confronti dell’attuale governo?

Come detto prima, il “governo del Cambiamento” non rappresenta che il tentativo della borghesia lombardo-veneta di guadagnare potere in vista di uno scontro con i loro avversari europei. Da parte nostra non c’è mai stato nessun dubbio sulla natura di questo governo, dei suoi ultimi fini come delle contraddizioni in seno ad esso, contraddizioni che proprio ora stanno esplodendo a netto vantaggio della Lega e di Matteo Salvini.

Vi considerate una formazione antifascista?

Ci consideriamo assolutamente antifascisti vista quella che fu la natura borghese, oppressiva, predatrice e fondamentalmente anti-nazionale del regime di Mussolini. Il Fascismo rappresenta l’antitesi perfetta degli ideali democratici e rivoluzionari a cui facciamo riferimento, non essendo null’altro che volto autoritario del capitalismo ordoliberista. Il fascismo in senso stretto oggi rimane un nemico relegato a contesti locali, dove sparute bande di teppisti possono destare qualche preoccupazione, ma sul piano generale il vero nemico è il capitalismo, in particolare oggi la sua variante neoliberista.

Quale idea di società difende la vostra organizzazione?

La società da noi auspicata è una società libera dall’innaturale divisione in classi, libera dal mito fasullo della competizione, libera dall’egoismo, una società dove l’uomo possa dirsi totalmente libero. L’essere umano è un animale sociale, ossia è portato naturalmente ad associarsi ai suoi simili. Se abbiamo raggiunto grandi risultati nel nostro percorso come specie lo si deve alla nostra spiccata socialità. Quella tra individuo e gruppo sociale è una falsa dicotomia, credenza di cui si fanno forti gli oppressori di fatto o potenziali, per far credere agli uomini che la loro libertà sia minacciata da quella degli altri, anche se è vero l’opposto. Come ci ricorda Pisacane, la libertà del prossimo accresce e fortifica la mia libertà individuale, e lo stesso vale per la libertà, quindi la sovranità, della mia comunità. La comunità non può essere libera se l’individuo è schiavo, e ogni mutilazione alla libertà individuale non porta all’accrescimento della libertà collettiva, ma anzi ad una sua menomazione. La nostra società ideale è quella naturale dell’uomo, quella che più si confà all’etologia della nostra specie, in netta antitesi rispetto alle patologiche degenerazioni dei feticisti del profitto e del potere.

Come analizza la vostra organizzazione l’attuale ordine globale?

Con l’aumento della tensione internazionale, la costante minaccia dell’olocausto nucleare e il sempre più certo futuro disastro ambientale globale si configura un’era nella quale l’azione, l’azione totale volta a sovvertire il sistema, è sempre più necessaria. Occorre ragionare lucidamente e non farsi incantare dalle molteplici sirene che non rappresentano altro che un cambio della guardia all’interno del sistema stesso, come possono essere i vari Salvini, Trump o Johnson. Stiamo assistendo, sempre più vicini al baratro, ad una lotta senza quartiere fra le varie oligarchie capitalistiche, per quanto essa passi sottotraccia e venga presentata come contrapposizione di grandi principi morali. La contestualizzazione di tutto ciò nel nostro tempo e i suoi palesi effetti materiali non lascia dubbi sulla natura perversa e psicotica degli attuali reggenti del pianeta, persone e gruppi ai quali occorre opporsi con ogni mezzo, ora più che mai.

Come si pone la vostra organizzazione davanti al pensiero di Karl Marx e alle organizzazioni che ad esso si ispirano?

Karl Marx è per noi un punto di riferimento nonostante la differenza di prospettive rispetto ad altre figure da noi ammirate. La sua analisi del capitalismo e dei suoi meccanismi strutturali restano valide tutt’oggi, ma ad esse occorre rapportarsi con spirito critico e non con un dogmatismo pseudo-metafisico, senza aver paura di tentare di completare il discorso inserendo al suo interno prospettive anche di diversa natura, psicologiche ed etologiche per esempio. È per questo che da noi sono molto apprezzati i lavori della Scuola di Francoforte e anche dei vari cosiddetti “socialisti utopici”, i quali sono in grado di fornire analisi e prospettive originali e di indubbio interesse, pensiamo per esempio ai pensieri di Fourier o di Saint-Simon. I marxisti sono nostri amici, tra le nostre stesse fila ci sono marxisti, e vediamo in loro dei compagni di lotta. Ovviamente l’apertura non arriva a coloro che si fregiano dell’aggettivo di marxista ma che nei fatti fungono da perfette ancelle del sistema capitalista, ricoprendo compiti ora culturalmente ora fisicamente repressivi.

Che posizione ha Giovine Italia nei confronti dell’immigrazione?

L’immigrazione di massa è un fenomeno fisiologico all’interno del capitalismo, in quanto l’uomo, ridotto a “capitale umano” ricalca il percorso compiuto dal capitale vero e proprio. Tanto i sostenitori dell’accoglienza indiscriminata quanto quelli dei porti chiusi sono funzionali al sistema, in quanto reindirizzano il discorso sull’aspetto estetico senza prendere in considerazione le cause prime, ossia le evidenti contraddizioni in seno a questo. Da un punto di vista pratico, le persone che arrivano in Italia dovrebbero essere messe in condizione di tornare ai rispettivi paesi e di sovvertire lo stato di cose che ne ha causato la deportazione passiva.

Cosa propone la vostra organizzazione per far uscire da questa lunga e devastante crisi economica il paese?

Le crisi cicliche sono connaturate al sistema vigente, non esiste altra via d’uscita che una rivoluzione sistemica. Questa non può che passare dall’azione, ora di un’avanguardia di persone dedite al proselitismo e al risveglio della coscienza degli oppressi, domani dall’insurrezione di questi. Ogni altra possibile soluzione è essenzialmente utopica, fantascientifica, surreale.

— Intervista a Leonardo Sinigaglia, portavoce di Giovine Italia e membro del Comitato Liberiamo l’Italia

Sic semper tyrannis

Ogni monarca è un tiranno, ogni monarca è un usurpatore. La giusta fine di un tiranno è la rapida e radicale giustizia popolare. Nessun processo, nessuna difesa: la stessa sua esistenza è una condanna a morte. Così è la guerra, essendo contrapposte due classi irriducibili di individui, il popolo e chi lo vorrebbe soggiogare. Per questo noi stimiamo profondamente i vari tirannicidi o chiunque abbia provato ad eliminare un nemico del popolo, da Orsini a Princip, da Oberdan a Passanante, e per questo oggi ricordiamo l’eroico e profondamente giusto gesto di Gaetano Bresci, che ebbe il merito di giustiziare l’usurpatore Umberto I, assassino e macellaio di italiani. Questa dev’essere la sorte di ogni tiranno, questo dev’essere tutt’oggi il dovere di ogni uomi libero: portare giustizia e vendetta popolare in ogni luogo in cui ciò sia possibile.

A proposito del decreto sicurezza bis

Il decreto sicurezza è da condannare in toto, si nota chiaramente il feticcio leghista sui migranti, il voler “essere rispettati” su una materia che, in fin dei conti, non ha un impatto sulla vita del paese.
Salvini certamente sa che, in questo modo, può garantirsi una larga fetta dell’elettorato a discapito delle altre forze politiche, soprattutto i 5 stelle.
Ciò che però non comprende il comune cittadino è anzitutto che, con Salvini al governo, l’Italia sta perdendo e perderà anni in cui si sarebbe potuto lottare veramente, e in modo duro, contro l’unione europea e per l’attuazione della costituzione del 1948, primo step verso un’Italia democratica e socialista. Secondariamente Salvini, attraverso il decreto sicurezza bis, getta le basi per una democrazia senza la sua più grande caratteristica :la protesta, chiave attiva di una cittadinanza competente e pronta a battagliare.
Nei prossimi anni, grazie a questo decreto, scendere in piazza (anche con posizioni e modi duri, oltretutto necessari visto le non totali ma comunque vittorie ottenute dai Gilets Jaunes) sarà sempre più difficile. Grazie ancora Pifferaio Salvini.

Ed è anche per questo che non sarà importante, ma imperativo, essere il 12 ottobre a Roma.

La bontà della “Gig Economy”

Dopo la lettura di un articolo di Business Insider in cui il subappaltatore di Flash Road Danilo Donnini difende le pratiche disumane delle aziende di “food delivery” ci sentiamo in obbligo di rispondere a questo apologeta della schiavitù.

In questa delirante intervista il sopracitato Donnini spiega i motivi della grandissima componente di lavoratori-servi africani all’interno delle loro aziende: gli italiani non si accontentano di “uno stipendio normale di 1000-1200 euro al mese“, d’altronde si tratta solamente di “un mestiere per cui devi fare sacrifici: devi pedalare parecchio, sotto al sole o alla pioggia, e le lo fai per 7-8 ore“, in cui “ferie e malattia non sono previste“, condizioni inaccettabili per quei bamboccioni viziati degli italiani. Da qui nasce la necessità da parte di questi signori dal grande cuore di andare a scegliersi gli schiavi nei centri d’accoglienza, ricalcando esattamente, che coincidenza, la prassi dei grandi latifondisti americani che, mossi dagli stessi nobili sentimenti, sceglievano i neri più forzuti per fargli dono di un posto di “lavoro”, praticamente alle stesse condizioni di quelli offerti dalla “gig economy”. Assunti con l’aiuto delle Onlus, non meritano compassione, ci spiega infatti Donnini che ” sono poverini quelli che hanno un tumore, non quelli che hanno un posto per dormire in un centro di accoglienza che paga il pubblico, più un telefono pagato sempre dal pubblico e anche un lavoro…” e che lavoro, ci sentiamo di aggiungere! Segnaliamo anche l’ennesima prova del buon cuore dei padroni, i quali sono molto accomodanti verso i loro servi, tanto che ” se si rompe la bici o il telefono possiamo imprestargli i soldi per ricomprarli e poi glieli scaliamo un po’ alla volta nelle settimane successive“. Un grande cuore palpitante.

Sapere quanto vengano pagati questi “fortunati” non ci è dato saperlo, ma stando alla loro definizione di “stipendio normale”, queste persone -perché si parla di esseri umani, e non di capitale umano- non devono vivere la migliore delle situazioni, anche considerando i vanti dell’azienda per le loro politiche di “flessibilità totale”. Il giro d’affari annuo della multinazionale che appalta i servizi a Flash road, Uber Eats,, per ora in Italia presente nella sola Milano, viaggia sull’ordine dei miliardi di dollari, prodotti da decine di migliaia di servi e che vanno ad ingrassare spregevoli figure come il nostro connazionale Danilo Donnini o i suoi colleghi Giuseppe Moltini e Maurizio Foglia.

Il fatto più scandaloso non sono tanto le malsane, e al limite della violazione dei diritti umani, condizioni della prestazione a cui sono obbligati dal bastone retto dalla mano invisibile del mercato questi giovani, ma il fatto che i loro schiavisti possano rilasciare impunemente dichiarazioni del genere, senza paura di indicare le proprie generalità, anzi scandalizzandosi per la sindacalizzazione dei lavoratori e accusando chi pretende un trattamento dignitoso di essere null’altro che un viziato. Questi individui sono il peggior prodotto del sistema capitalista e della cultura della competizione, talmente assuefatti da questo mondo disumano da non riuscire a concepire una vita al di fuori della santissima trinità liberista competitività-flessibilità-produttività. Il loro stato di vittime non basta però ad assolverli, le condizioni nelle quali obbligano i loro sottoposti sono un qualcosa degno delle peggiori società feudali, un qualcosa di tanto orribile e moralmente abbietto da renderli inappellabili difronte a qualsiasi umano dotato di coscienza.

Occorre che tutti gli sfruttati si associno e muovano guerra a queste bestie dalle sembianze umane, che tutti gli africani venuti in Europa escano dalla loro mentalità da Zio Tom che li porta ad accettare condizioni vergognose e lesive per la loro dignità. Senza eguaglianza non può esserci libertà, ed insorgere per questa è il più sacro dei diritti umani. Oggi sono i vari Donnini ad essere i più grandi ostacoli alla Libertà umana, ne consegue che l’insurrezione contro di loro ed il sitema di cui ne sono emanazione non è solo perfettamente lecita, ma moralmente giusta. “E’ tempo di finirla con il perbenismo e il moralismo con cui si pensa di distruggere gli imprenditori“, come ci ricordano loro stessi, ed è ora di passare all’azione, perbenismo e moralismo non bastano più.

Rivoluzione, reazione ed Avanguardia

Un messaggio che non si adatta al tempo corrente è destinato a morire. Poco importa se sarà riscoperto da un’altra generazione: anni si sono persi per l’incapacità di quelli che avrebbero dovuto esserne gli apostoli. Occorre riflettere sulla situazione contingente per comprendere e definire quali siano le classi, quali i gruppi di individui che oggi, in una società pienamente globalizzata dove il capitalismo regna incontrastato, in grado di portare avanti istanze rivoluzionarie.

Quali istanze sono rivoluzionarie?

Prima di tutto occorre definire cosa si intende realmente per “istanze rivoluzionarie” vista la continua inflazione di questo aggettivo ad opera di forze tutt’altro che ribelli, anzi fondamentalmente prone al sistema. Rivoluzione significa radicale cambiamento dei paradigmi sociali, economici e morali. Significa chiudere le porte della Storia dietro di sé per andare verso il futuro, spesso anticipando, seppur per un breve periodo, interi secoli. Rivoluzione significa capovolgimento, sottrarre il potere a i gruppi che ne erano i detentori per darlo al suo unico legittimo proprietario, il popolo nella sua interezza. Sono rivoluzionarie le istanze che a ciò mirano, sono invece reazionarie quelle che procedono nella direzione opposta. Spesso istanze del primo tipo convivono nello stesso soggetto con alcune del secondo. Ciò è dovuto non solo a semplificazione e ad interpretazioni errate della situazione globale, ma anche la parzialità dell’osservazione, che porta a propagandare come rivoluzionaria un’istanza che invece, guardando la situazione generale, si configura pienamente come reazionaria. Si può fare un esempio di questo parlando di quanti attaccando il mondo fondamentalmente egoista e narcisista del capitalismo gli contrappongono un ritorno ad una società fondata su valori sì comunitari ma anche religiosi. Costoro non si accorgono che pur essendo la fede esercitata adogmaticamente e in maniera aperta una valida barriera morale, la restaurazione di dogmi fortunatamente ora obsoleti non sarebbe la negazione del sistema, quanto un mutamento interno ad esso, un’involuzione temporale.

Chi sono i portatori di queste?

Chiunque può farsi portatore di istanze rivoluzionarie, a prescindere dalla propria situazione personale e dal contesto nel quale agisce. La vera Rivoluzione non è portata solo dalla volontà di migliorare una brutale situazione materiale, ma dal voler piegare l’essere al dover-essere, dal voler liberare il mondo dalle catene dell’ingiustizia fisica ed ideale e consacrarlo ad una maggiore idea di Giustizia. La rivoluzione deve essere tanto economica quanto morale quanto sociale. Se una sola di queste tre componenti manca si sarà ottenuto, presto o tardi, unicamente un misero cambio della guardia, risultato indegno dei sacrifici a cui sono stati sottoposti i generosi che si sono cimentati in un tentativo rivoluzionario.

Fra quelli che si fanno portatori di istanze rivoluzionarie si possono distinguere essenzialmente due gruppi: coloro che sentono sulla propria pelle la necessità di un cambiamento radicale e coloro che la intuiscono senza una necessità diretta.

Il primo gruppo è composto dalla massa internazionale dei lavoratori stipendiati ed indipendenti che ogni giorno sono battuti ed umiliati dal mercato e dalle sue esigenze, le cui aziende vengono delocalizzate, i cui settori vengono distrutti dalla competizione spietata, la cui vita si regge esclusivamente sul lavoro, avendo dovuto questi abdicare al demone della produttività la loro vera essenza umana, i loro rapporti, i loro sentimenti e le loro relazioni sociali. A questi vanno aggiunte le rispettive famiglie. mogli, mariti, parenti, figli e nipoti che risentono per questi legami doppiamente gli effetti criminali e dispotici del sistema. Tanto un lavoratore, quanto uno studente quanto un o una casalinga, se coscienti della situazione che è loro imposta, possono sentire il bisogno di portare avanti istanze rivoluzionarie. Inoltre, anche quella vasta schiera di micro e piccoli borghesi proletarizzati dalle varie crisi cicliche e dalla globalizzazione sono capaci, per la loro nuova situazione e se ben indirizzati, di portare avanti istanze progressiste, essendo loro oramai passati ad una posizione di subalternità totale nel contesto del sistema capitalista. Ci sono poi anche movimenti e scuole di pensiero che, più o meno a seconda del territorio, organizzati fungono da antitesi allo status quo. Stiamo parlando dei movimenti per la riconquista della sovranità democratica e per la salvaguardia dell’ambiente. Sarebbe da aprire un discorso a parte per confutare l’ipocrita retorica dei vari tirannucoli mascherati da capipopolo quali il Ministro Salvini, Donald Trump e via dicendo, o dei fenomeni mediatici ad uso e consumo della borghesia liberal quali “fridays for future”, ma ci limiteremo a far notare come il capitalismo sia l’unica vera causa materiale dell’inquinamento e della degradazione degli ecosistemi, così come gli stati nazionali e la democrazia siano fondamentalmente una minaccia per l’autoritarismo dei mercati e la libera circolazione delle merci assunta a dogma metafisico.

Il secondo è ben più ristretto, e comprende quelli che, anche se non toccati dagli svantaggi e dalle contraddizioni del sistema attuale, vuoi per empatia vuoi per spiccate capacità mentali riescono a squarciare la gabbia del loro privilegio di classe e a vedere il mondo per come è realmente. Questi pochi sono essenzialmente i “borghesi illuminati”, spesso borghesi per nascita ma cresciuti a contatto con ambienti popolari, e gli intellettuali non omologati al sistema. Possono certo esistere intellettuali d’estrazione proletaria, ma il loro numero è sicuramente minore rispetto a quelli che hanno potuto studiare anche per la propria agiatezza economica. Queste persone sono da ammirare se coerenti e radicali nelle loro scelte, poiché le istanze rivoluzionarie sono per loro natura contrapposte all’interesse egoistico della classe borghese, e quindi lesive nei confronti dei loro privilegi.

Il ruolo di un’avanguardia rivoluzionaria

Come abbiamo già detto, le possibili istanze rivoluzionarie vengono espresse spesso in una forma impura, spesso confuse fra altre reazionarie oppure non completamente sviluppate. Per far fronte a questo occorre un’avanguardia rivoluzionaria, ossia un’organizzazione collettiva che, da un punto di vista anti-narcisista ed umile, si ponga da pari alla guida del popolo e come catalizzatore delle varie aspirazioni. L’avanguardia dev’essere composta dagli individui politicamente più preparati, consci dei meccanismi del sistema e profondamente convinti della necessità imperativa della sua sovversione, ma sopratutto di uomini pronti ad ogni sacrificio, ad ogni privazione e a qualsiasi rinuncia in nome di un ideale di maggiore Giustizia. L’avanguardia rivoluzionaria non dev’essere un monolito politico, può e anzi deve essere variegata, vivace, viva. Il dogmatismo sta alla rivoluzione come il Sole cocente sta alle piante di un giardino: al giardiniere inesperto può sembrare che il Sole nutra le piante in maniera assoluta, ma un suo eccesso le renderà unicamente secche e morte. Sta a chi ha compreso la natura di questo sistema organizzarsi per essere lui stesso avanguardia, in ogni quartiere e in ogni città, a scuola come al posto di lavoro. La Rivoluzione si incarna ogni giorno.

Nuova affissione a Genova contro Comune e Regione, nemici dei liguri.

Questa notte i compagni di Genova hanno affisso diversi manifesti ed uno striscione nel centro della città di Genova per protesta contro le giunte di Bucci e Toti, da sempre impegnate a svendere la proprietà pubblica e a far guerra alla povera gente con assurde ordinanze. La proprietà pubblica è proprietà del popolo, e non è concepibile che questa sia ad esso sotratta da qualche viscido liberista desideroso di far cassa. Giovine Italia si oppone a tutti questi provvedimenti antidemocratici volti a ledere la sovranità del popolo e a concentrare potere nelle mano di gruppi privati.

Libri consigliati: “La Rivoluzione Giacobina” di Maximilien Robespierre

“Nel sistema instaurato con la Rivoluzione francese tutto ciò che è immorale è impolitico, e tutto ciò che è atto a corrompere è controrivoluzionario”.

Nell’epoca dei partiti-azienda e della politica-intrattenimento è doveroso avere saldi punti di riferimento morali, e uno di questi non può che essere Maximilien Robespierre, l’Incorruttibile, campione della causa democratica ed eroe per tutta l’Umanità.

Presentiamo qui l’ultima riedizione di una raccolta di alcuni suoi celebri discorsi, che spaziano dalla difesa del suffragio universale alla limitazione e alla funzione sociale della proprietà, dalla necessità di condannare Luigi XVI agli attacchi contro l’individualismo e la corruzione delle varie fazioni.

Leggere Robespierre oggi lascia l’amaro in bocca, fa capire quanto il mondo sia ancora alla mercé di tiranni e corrotti, ma allo stesso tempo fornisce gli strumenti morali per opporsi agli attacchi al Bene Comune. Robespierre fu un campione della causa della democrazia e della giustizia sociale, e i suoi scritti hanno un posto privilegiato nella biblioteca di ogni rivoluzionario.