Spagna e Catalogna

Le immagini che si susseguono dalla Catalogna dovrebbero far molto riflettere su quanto il governo spagnolo sia antipopolare e antidemocratico, impregnato tutt’ora dell’eredità franchista che non è stato possibile spazzar via con un semplice passaggio dinastico. Le forze dell’ordine ricalcano il ruolo dei militari golpisti, reprimendo e massacrando una popolazione che dovrebbero invece difendere. Tutto ciò non è un fatto isolato bastino le prese di posizione del governo spagnolo, a partire da quello che pensa riguardo all’attacco fatto a danno dei Curdi, e per cui l’UE è rimasta indifferente, al supporto del governo liberista di Moreno e l’appoggio ai terroristi in Venezuela.

Giovine Italia si schiera al fianco di tutti gli iberici che sognano un altro modello di stato e di società, un modello che sia sì fondato sull’unità, ma da liberi uomini e popoli, in seno ad una repubblica democratica, popolare e federale. La Spagna può e deve andare avanti unita, con un popolo raccolto sotto un’unica bandiera, che crede nell’unità del proprio Paese e nel suo riscatto, ma tutto questo non può partire da questo governo e soprattutto da una monarchia. Giovine supporta il modello repubblicano, dove per esso non si intende solamente una forma politica, ma una dimensione morale, economica e sociale diametralmente opposta a quella vigente tanto in Spagna quanto nel resto dell’Occidente. Dunque il popolo spagnolo deve lasciarsi alle spalle la monarchia e i Borboni e guardare a questa nuova forma di governo. La strada non sarà facile, ma il primo passo da fare, ed è quello che ogni popolo europeo dovrebbe fare se crede nella libertà e nella gloria della propria Patria, è quello di distruggere l’UE che non unisce ma anzi divide.

La battaglia, giusta e sacrosanta, per la sovranità popolare e democratica non sia presa come paravento da forze reazionarie per nascondere dietro belle parole d’ordine la propria semina di zizzania fra e dentro ai popoli. Il nemico del barcellonese non è il madrileno, pensare questo è o sintomo di ignoranza o indizio di manifesta malizia. Ad ogni popolo la sua sovranità, ma che nessuno si frapponga all’unità di questi in seno all’Umanità.

Abbasso tutti i padroni, viva popoli europei che lottano per la loro libertà!

“Che rivoluzione abbiamo alle porte?” dal blog di Sollevazione

Degno erede dei padri fondatori»ì”, “l’uomo che tiene alto il sogno europeo”, “Colui che ha salvato l’euro”.

“C’è molto di più”, scrive tuttavia Repubblica, nella cerimonia svoltasi a Francoforte con cui Draghi ha lasciato il testimone alla Lagarde.

Sì, c’è molto di più.

La cerimonia, presenti tutti i primi ministri ed capi di stato dell’Unione è stata la più plastica raffigurazione di cosa essa sia: una confederazione slabbrata di regni e feudi il cui principale collante è la moneta unica, di qui la figura del banchiere centrale come reale imperatore. 

Spesso, per raffigurare il sistema neoliberista globale e individuare i membri della sua cupola pensante e strategica, si è ricorsi all’analogia storica con la Chiesa cattolica durante il Medioevo. Un nuovo clero si è scritto spesso, un ordine sacerdotale, con in cima una vera e propria curia. La cerimonia dell’altri ieri è stato infatti come un vero e proprio conclave, l’adunanza solenne con cui cardinali scelgono il Papa. Il super-banchiere non solo come imperatore, ma Papa allo stesso tempo, anzi uno stregone dai poteri straordinari e salvifici poiché in grado di padroneggiare le facoltà magiche di quel mistero che è la moneta.

Ciò che accade, detto per inciso, anzitutto nell’Unione europea, a dimostrazione che quest’ultima, del sistema neoliberista globale rappresenta la sua più avanzata depravazione bancocratica e finanziarista. A dimostrazione di una specie di circolare “eterno ritorno”, di una ripetizione di ciò che l’Europa ha già vissuto. Più il capitalismo avanza, ovviamente in nome del progresso, più esso sembra invece condannato a ricalcare un ordine politico e di classe piramidale di tipo feudale.

Io non so se si attagli a questa configurazione destinale la categoria di “capitalismo assoluto”. Quale che sia il nome che vogliamo dare all’ordine di cose esistenti, una cosa è chiara, esso non è solo post-democratico, esso è per sua natura anti-democratico.

Qui ci spieghiamo le fortissime spinte popolari e “sovraniste” che si fanno largo in Occidente e soprattutto dentro l’Unione europea. A dispetto del colore politico che esse assumono, la loro sostanza è intimamente democratica.

La rotta di collisione tra quest’ordine neo-feudale e le spinte “sovraniste” dei popoli è ineluttabile. Quale potrà essere l’esito di questa collisione? Sarà una rivoluzione popolare che come uno tsunami spazzerà via l’ordine di cose esistenti e con esso la sua onnipotente casta clericale di bancocrati.

Un nuovo 1789 più che un altro 1917.
Nessun dorma.

Articolo originale: https://sollevazione.blogspot.com/2019/10/che-rivoluzione-abbiamo-alle-porte-di.html?spref=fb&m=1

Gattopardismo all’umbra

Risultato prevedibile in Umbria, con la destra che ottiene percentuali bulgare sbaragliando sia un Partito Democratico diviso e masochista che un Movimento 5 Stelle soggetto a massicce diserzioni per l’accordo di governo. La coalizione di destra, identica contenutisticamente rispetto a quella della “sinistra” liberale, ha vinto principalmente per la dissimulazione: forza negativa nei confronti dell’assetto politico, vicina ai cittadini, contro i “poteri forti” e per la sovranità. Ovviamente si tratta di una maschera funzionale al consolidamento del proprio potere in un’ottica di restaurazione bipolare della politica italiana. Come per le elezioni del 4 marzo, possiamo individuare una grande fascia di cittadini in buona fede che ancora cerca, senza trovarlo, un reale cambiamento, che non può essere limitato a una vaga “sicurezza” o alla polemica sul ripieno dei tortellini. La creazione di un fronte popolare di lotta, slegato dal clientelismo elettorale e dai vari interessi, è l’unica strada per il cambiamento, che deve essere la drastica redenzione dei rapporti di forza economici e politici. Chiudiamo con una previsione: gli umbri presto si troveranno con la sanità in mano agli Angelucci, sponsor della destra liberale.

Un milione a Santiago contro la dittatura

Immagini commoventi quelle che da ieri affluiscono sulla rete riguardo alla colossale manifestazione dei cittadini cileni a Santiago. Più di un milione di manifestanti hanno bloccato la città come atto di protesta contro la violentissima repressione ad opera del nostalgico di Pinochet Piñera che ha già causato decine di morti e centinaia fra feriti e violentati, e contro il totale silenzio mediatico in atto. Se per ogni sassata tirata dai rampolli dei quartieri alti del Venezuela aveva risonanza mondiale, poco o nulla si sa delle manifestazioni in Cile, manifestazioni patriottiche e democratiche che da mesi contestano il sistema liberista, figlio della scuola dei “Chigago Boys” che ha reso il Cile uno dei paesi con più marcate disuguaglianze, dove persino acqua e pensioni sono gestite da privati speculatori. La prova di coraggio del popolo cileno è destinata a fare la storia e, in attesa di poterci unire a loro nella lotta nella nostra Italia, salutiamo queste donne e questi uomini che sfidano piombo e manganelli per tenere alta la bandiera della libertà.

L’alba di una nuova primavera

La storia sembrava finita. Lo dicevano dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e del relativo blocco, lo speravano, speravano di poter dare inizio al loro incontrastato Impero millenario. Si sono dovuti ricredere, si stanno ricredendo e si ricrederanno. Mezzo mondo è in fiamme. Haiti, Colombia, Palestina, Ecuador, Cile, Honduras, Libano, Catalogna, Iraq, Francia, Sudan, Perù: ogni giorno nuovi scontri, nuovi morti, nuove battaglie, tutte unite da un filo conduttore ben preciso, ossia la rivolta ad un sistema socio-economico e morale che si è imposto ai popoli e contro di essi, un regime internazionale che a colpi di dissoluzione degli organi democratici, austerità e culto del profitto ha oppresso per fin troppo tempo l’Umanità. Siamo difronte agli esordi di una nuova Primavera dei Popoli. Il contagio rivoluzionario è possibile oramai, e non solo nelle periferie del sistema capitalista, ma all’interno del suo stesso cuore, l’Occidente autocratico e liberista. Anni di tensioni sociali rimaste latenti sono finalmente sul punto di scoppiare, alimentate dalla cupidigia di classi dirigenti inette e prone agli interessi dei gruppi lobbistici. Certo, non è detto che le proteste di questi giorni riescano ad avere uno sbocco che non sia solamente negativo, ossia riescano a produrre una modifica reale dello scenario politico e sociale, ma sono importanti segni della vitalità dei popoli. Tutte queste singole esperienze sono da contestualizzare in un più grande contesto di una lotta sociale e morale fra due schieramenti contrapposti, quello dei popoli e quello delle cosche che su di essi vorrebbero regnare. Occorre comprendere che non esiste un terreno neutro, che la presa di posizione è obbligata, e la negazione di ciò comporta anzi una scelta di campo ben precisa. Condannare qualche vetrina in frantumi o una macchina data alle fiamme è quanto di più meschino si possa fare oggi, sintomo non solo di totale ignoranza politica e della situazione contingente, ma anche di un’interiore malizia ben più grave di qualsiasi fraintendimento. Al posto di condannare i movimenti patriottici e democratici di liberazione che spontaneamente stanno sorgendo si dovrebbero anzi ammirare, e cercare di sfruttarne la risonanza per suscitarne l’emulazione. L’Europa, instupidita da decenni di propaganda liberista, è forse uno dei terreni più difficili, ma è anche il teatro di feroci contraddizioni, basti pensare alle cure chemioterapiche sospese in Grecia per mancanza di fondi e la sempre maggiore concentrazione della ricchezza. L’Europa ha bisogno di dar fuoco alla minaccia. I Gilet Gialli sono stati un inizio di ciò, inizio ancora imperfetto e segnato all’interno da divisioni forse irrisolvibili che ne pregiudicano l’azione, ma occorre ora che il movimento si espanda. Ovviamente a tentare di impedire ciò stanno tutti i vari “populisti”, che da Salvini all’AFD tedesco passando per la Le Pen intercettano il dissenso e propongono soluzioni di compromesso o puramente estetiche, ma ciò non può durare per sempre. L’unica strada per l’emancipazione è la lotta di popolo, prima si capisce questo prima si potranno abbandonare capitani e filosofi da salotto al loro destino.

Come la chiesa tenne sotto scacco il potere borghese italiano

Dopo l’unificazione italiana, e la mancata esecuzione del pontefice Pio IX, il Vaticano si considerò “prigioniero politico” di uno stato, il Regno d’Italia, che non riconosceva. Anzi, invitò tutti i cristiani che vivevano su suolo italiano a non partecipare né alla vita politica, né di unirsi a sindacati socialisti,andando in primis contro i fedeli i quali, spesso, erano povera gente che veniva vessata.
Facciamo un piccolo passo indietro.
Sì, perché il “Sillabo”(pubblicato nel 1864 da Pio IX) condannava tutto ciò che potesse essere considerato eretico:”l’ateismo, il Socialismo, il Comunismo”. Ma non si fermò solo a questo; infatti nel 1870 il Papa con il “non expedit” vietó a tutti i credenti di votare. Pio IX, dunque, attraverso la questione romana teneva sotto scacco il Regno d’Italia, privandolo di un grande numero di elettori (va detto, però, che non vi era suffragio universale). Insomma un ricatto di quelli che potremmo vedere oggi con Atlantia, detentrice di Autostrade per l’Italia : se mi togli la concessione non ti aiuto a salvare Alitalia. Lo stesso a quei tempi: ” se non mi riconosci un territorio nel Lazio, io faccio resistenza attiva sul tuo territorio “. Ci volle il Socialismo, il partito Socialista e i sindacati, per svegliare il papa che, oltretutto, riceveva un indennizzo sin dai tempi del liberale Cavour il quale, tentò, di riallacciare i rapporti. A quel punto il Pontefice, Leone XIII, pubblicò l’enciclica “Rerum Novarum”, nel 1891, con la quale incoraggiava la creazione di associazioni e sindacati cattolici, per contrastare quelli di stampo socialista. E la creazione del partito popolare italiano, nel 1919, parte da qui. Passando per il Patto Gentiloni, uno scandalo di prestiti di poltrone che ci ricorda molto i tempi odierni, nelle elezioni del 1913 i cattolici avrebbero potuto votare i liberali, a patto che, questi ultimi non contrastassero in alcun modo il potere temporale dello stato della chiesa e il credo cattolico. Insomma chi furono questi signori che tentarono di riallacciare i rapporti con la chiesa? Cavour, Giolitti e Mussolini,dopo. Il primo mito del secondo, il secondo alleato con l’ultimo nei blocchi nazionali. Come a far capire che, chi è sceso a patti con la chiesa, sicuramente non ha mai rappresentato l’Italia né il suo popolo: trasformismo, despotismo, liberalismo e liberismo.
Insomma, l’astensionismo cattolico di fine 800 inizio 900 ci riporta alla mente una frase famosa di Honecker, vale a dire che non è mai esistita una cosa che terrorizzasse più il capitalismo che il Socialismo stesso. Il comportamento della chiesa a fine 800 lo dimostra, appieno.

Fridays for Future: genesi e finanziatori

Circa un mese fa abbiamo pubblicato un articolo che parlava dei falsi miti sul riscaldamento globale e sull’ipocrisia della green economy e delle manifestazioni friday for the future.
Tuttavia quest’ultimo argomento lo abbiamo intaccato relativamente poco, parlando in linea generica del capitalismo e delle sue conseguenze dannose alla Natura.
Dobbiamo quindi parlare più dettagliatamente delle manifestazioni condotte da Greta Thunberg per comprendere meglio perché queste non mettano in dubbio i meccanismi reali che si celano dietro all’inquinamento messo in atto dal grande capitale.

Cominciamo quindi parlando della sedicenne Greta e da dove è partita questa manifestazione.
Tutto iniziò nell’agosto 2018, con un semplice cartellone: “Skolstrejk för klimatet”, cioé “sciopero per il clima”, posto al di fuori del parlamento Svedese.
Questa decisione venne presa da Greta a causa della situazione climatica anomala che si registrava in Svezia, saltando le ore di lezione posizionandosi fuori dal parlamento tutti i giorni fino alle elezioni, cercando di fare pressione affinché il Paese seguisse gli accordi climatici di Parigi.
Giunte le elezioni decise però di continuare queste manifestazioni ogni venerdì invitando gli studenti a “saltare” le ore di lezione. Ed effettivamente ci riuscì.
Incredibilmente nel giro di 2 Mesi queste manifestazioni si espansero in tutto il mondo.
Greta è figlia di un attore ed una cantante d’opera particolarmente celebre in Svezia, Malena Ernman; e quest’ultima, a soli 4 giorni dalla prima protesta messa in atto dalla figlia, pubblicò un libro: “Scenes from the heart”.
Qualche settimana dopo invece esce un secondo libro, questa volta scritto anche da Greta: “La nostra casa è in fiamme”, vendendo milioni di copie.
Tra i finanziatori/avvoltoi di Greta troviamo fin dai primi giorni Ingmar Rentzhog e Kristina Persson.
Il primo è un imprenditore, proprietario di “we do not have time” (slogan poi usato da Greta): anche lui ha avuto un bel po’ di successo visto che ha incassato ben 2,8 milioni di euro in 3 giorni grazie ad una campagna lanciata dalla Thunberg per l’azienda.
La seconda è un ex ministro dello sviluppo, “socialdemocratica”, molto avversa verso i “nazionalismi” e i “sovranismi”.

Che sia in un certo senso sfruttata come una “mucca da mungere” quindi l’abbiamo capito. Ma c’è ancora molto dietro.
La manifestazione non è semplicemente finanziata da questi “4 gatti”, bisogna nominare soprattutto la ONE Campaign.
Questa è infatti una società che fa da sponsor e da principale organizzatore del fridays for the future, e se andate a controllare sul sito ufficiale dell’organizzazione (https://www.one.org/us/about/financials/) troverete tutti i finanziatori.
Tra questi possiamo citarne alcuni: Coca-Cola, Kraft, Cargill, América móvil, E-bay, Bloomberg, Bank of America, Open society foundation, Apple, Microsoft, e Google.
Tra le persone celebri che fanno parte della “board of directors” e che sono finanziatori dell’organizzazione invece possiamo citare: Bono Vox (cantante degli U2 che finanzia anche diverse ONG), l’ex primo ministro britannico David Cameron, Lawrence Summer (segretario della tesoreria degli Stati Uniti), Tom Freston (CEO della Mtv e Paramount), Bob Iger e sua moglie Willow Bay (Iger è un imprenditore, amministratore delegato della Disney; avrete sentito tutti il recente acquisto della Fox, rendendo la Disney quasi un monopolio del cinema e della televisione).

Già, proprio la Coca-Cola: questa, insieme a Pepsi e Nestlē, è responsabile del 45% dell’inquinamento della plastica presente negli Oceani.
Queste aziende ogni minuto immettono nell’Oceano una quantità di plastica pari a quella di un camion. Ogni minuto.

Proprio la Kraft: sottogruppo della Mondelēz, una dei più grandi oligopoli dell’alimentare e responsabile di una grande quantità dell’inquinamento della plastica.

Cargill: una multinazionale statunitense che opera nel settore agroalimentare. Quest’azienda è così green che ha fatto disboscare vaste aree della Foresta Amazzonica (Brasile) per piantare immense quantità di soia OGM. Questa azienda è presente anche in Italia e fornisce molte aziende.

América móvil: un operatore di telefonia mobile Messicano presente in tutto il continente Americano.

E-bay: il noto sito di commercio online, una piattaforma che spedisce al dettaglio migliaia di prodotti. Evidentemente i mezzi di trasporto per molti non sono inquinanti.

Bloomberg: una delle più grande aziende mediatiche che non fanno nient’altro che spargere bufale e propaganda imperialista per creare consensi alle repressioni mandate avanti da Israele contro la Palestina (oltre al fatto che diversi dirigenti di Bloombeg siano di origine Israeliana), e alle guerre mandate avanti dagli Stati Uniti e dalla NATO; ci sono riusciti in Libia e in Siria, e ora cercano di iniziarla, anche economicamente, col Venezuela, l’Iran e la Cina.

Bank of America, fa già ridere così: una delle più controverse banche presenti in una delle più controverse nazioni che finanzia una manifestazione “ambientalista”.

Open society foundation: una organizzazione molto influente sul piano geopolitico ed economico, con a capo George Soros; di quest’ultimo potremmo facilmente scrivere un libro da 1000 pagine elencando tutti i crimini commessi contro l’Umanità.
Le sue mail e vari suoi documenti sono stati inoltre trapelati, ad affermare le accuse contro di lui già abbastanza fondate.
Soros è alla guida di più di 50 fondazioni sparse nel mondo, ed ha influenzato enormemente le guerre, i conflitti, i colpi di stato, e le “rivoluzioni colorate” degli ultimi 25-30 anni. Soros è finanziatore della sanguinaria Hillary Clinton e di Emma Bonino, l’amante dell’austerità che ansima nel tagliare i servizi sociali.
Di Soros avremmo molto da parlare, magari in un prossimo articolo.

Apple, Microsoft, e Google: i tre colossi dell’high tech, proprio quel settore che è responsabile del 14% dell’inquinamento terrestre.
Apple è anche celebre per le scelte “green” che ha fatto negli ultimi anni; queste scelte hanno portato addirittura all’emissione 0, ma continuano comunque ad acquistare materie prime inquinanti prese da altre aziende inquinanti che le prendono da territori “sfruttati”, di questo parleremo tra poco.
A capo della Microsoft, come tutti sanno, c’è Bill Gates. Probabilmente molti di voi sapranno della sua filantropia e del suo aiuto presso i Popoli Africani. Niente di più falso: la “Bill and Melinda Gates Foundation” ha infatti finanziato nel 2009 uno studio sugli effetti di certi vaccini contro il cancro cervicale, e ovviamente su chi avrà condotto queste sperimentazioni? Su 16.000 ragazze di età compresa tra i 9 e i 15 anni in India.
Riassumendo, per evitare di distaccarci troppo dall’argomento principale, queste ragazze furono in poche parole costrette a subire sperimentazioni in cambio di pochi “spiccioli”: i consensi da parte dei genitori (visto che queste ragazze erano minorenni) furono falsificati, spesso con delle impronte che non combaciavano con quelle dei genitori effettivi (essendo analfabeti firmano in genere con delle impronte). E non solo, 120 ragazze ebbero convulsioni epilettiche, mestruazioni precoci con sanguinamenti eccessivi, altre morirono. Stessa sorte accadde a 14.000 bambini, questa volta in Colombia, vittime degli stessi aguzzini.
Le autorità giustificarono la morte di questi ragazzi dicendo che si fossero tutti suicidati buttandosi poi da dei pozzi.
Infine Google, colosso del web ma non solo: si è scoperto relativamente di recente che collaborò col pentagono senza che i dipendenti ne fossero a conoscenza; a seguito delle proteste Google rifiutò la partecipazione ad un progetto con il pentagono, continuando comunque a collaborare con esso su diversi ambiti, tra cui il funzionamento e la ricerca di certi droni militari.
Per non parlare ovviamente, riguardo tutti i colossi dell’high tech, degli scandali sulle violazioni della privacy, dell’obsolescenza programmata, e delle tasse eccessivamente basse che tra l’altro hanno il coraggio di evadere (visto che ormai sono più potenti loro che gli Stati nazionali).

Di quel 14% dell’inquinamento terrestre, provocato dall’industria high tech, il 45% proviene dall’immensa energia utikzizata per far funzionare i vari “cloud” delle varie aziende, mentre il restante proviene principalmente dalla produzione degli hardware (telefoni, tablet, pc, cuffie, e tutto il resto).
Parliamo quindi di questa produzione.
Per produrre questi hardware è praticamente indispensabile un certo materiale: il coltan.
L’80% del coltan utilizzato proviene dalla Repubblica Democratica del Congo; qui, le miniere in cui si estrare il coltan hanno provocato la morte di circa 11 milioni di persone, secondo i dati delle Nazioni Unite.
Queste miniere non appartengono sostanzialmente a nessuno, e basta avere un esercito privato per venire a possesso di questo materiale particolarmente utile.
Esistono guerre continue in Congo: mercenari assoldati da varie aziende che combattono tra di loro per acquisire il controllo delle miniere; e pur di farlo bruciano villaggi, centinaia di villaggi dati alle fiamme con migliaia di abitanti.
E ovviamente, le vittime sopravvissute non avendo più niente per vivere, sono costrette a lavorare in queste miniere per un massimo di 3 dollari al giorno.
E non è finita qui: questo minerale è radioattivo e quindi dannoso alla salute. Che lo sappiano o meno i lavoratori (o schiavi) non importa: centinaia, migliaia muoiono ogni anno per un motivo o per un altro a causa di queste estrazioni del coltan.
Ti può crollare la miniera addosso; non mangiando abbastanza, se sei un bambino o una donna (già, lavorano anche loro, e non hanno il diritto di guadagnare più di 1-2 dollari al giorno) potresti venir a meno delle forze e quindi morire; potresti morire a causa del brigantaggio e degli attacchi da parte dei mercenari; potresti infine morire di cancro o di altre malattie. E se sopravvivi è scontato che hai dovuto pagare un prezzo troppo alto, non sareste più gli stessi: è praticamente impossibile non perdere dei cari in queste situazioni, ed è improbabile uscirne fisicamente illesi.
Questo coltan andrà poi trasportato (con delle navi incredibilmente inquinanti) in delle fabbriche, in genere presenti in Paesi asiatici ancora sottosviluppati.
I lavoratori, anch’essi sottopagati seppur più “agiati” dei compagni Africani, ovviamente verranno a contatto con questi minerali radioattivi.
Una volta finito il prodotto avrà una “vita” media di 2-3 anni, perché le industrie high tech hanno incredibilmente bisogno di questa obsolescenza programmata, in modo tale da incentivare il consumismo e quindi i profitti. Vengono prodotti infatti 1,5 miliardi di telefonini l’anno per una popolazione di 7,6 miliardi di Persone, di cui solo 2,7 miliardi con la possibilità di acquistarne uno.

Quindi, che sia Greta cosciente o meno di tutto questo è relativamente insignificante, ciò che importa davvero è che i manifestanti prendano coscienza dell’ipocrisia che si cela dietro alle manifestazioni del fridays for future.
Manifestare è senza ombra di dubbio legittimo, ma non si può indire una manifestazione pretendendo che rimanga apolitica, specialmente se parliamo di manifestazioni che riguardando questioni come quella dell’ambiente.
La politica è tutto. Qualsiasi istanza che esula dalla vita assolutamente individuale è politica. Ancor maggiormente politica è qualsiasi proposta che voglia, per combattere l’inquinamento, limitare produzione, scambi e consumi…ma forse è meglio parlare di mozziconi.

Ancora sangue e repressione in Cile

No, non è Kabul né tantomeno qualche villaggio della Siria settentrionale: le immagini di blindati dai quali escono soldati ad armi spianate vengono dal Cile, dal “moderno” e “liberale” Cile. Avevamo già parlato delle manifestazioni di contrasto al governo liberista che si suaseguono da mesi (http://www.giovineitalia.org/il-fantasma-di-pinochet-sul-cile-di-pinera/) ma ora la situazione sembra essersi scaldata ancor di più. L’esercito e i “carabineros” sparano sugli studenti, travolgono i manifestanti che lottano contro le riforme liberiste ed antidemocratiche del nostalgico di Pinochet Piñera. Ovviamente silenzio da parte dei media: non si guarda in casa agli amici. Ci auguriamo in una rapida insurrezione popolare e la deposizione di un governo autoritario e antipopolare, una rivoluzione che ridia speranza non solo al Sud America, oggi in fermento, ma a tutto il mondo.

Oggi a Santiago

Libri consigliati: “1849” di Valerio Evangelisti

È la prima volta che sul nostro sito recensiamo e consigliamo un romanzo. Ci siamo limitati fino ad adesso a saggi di natura politica e/o economica, ma riteniamo dopo averlo letto che questo romanzo storico possa non solo intrattenere il lettore, ma veicolare anche un grande messaggio.

Siamo nella Roma di Pio IX, appena dopo l’ordine dato alle truppe pontificie di abbandinare la lotta agli austriaci assieme ai soldati di Carlo Alberto. Il protagonista, uno dei pochi personaggi di fantasia, è Folco, un tranquillo fornaio bolognese. Attraverso i suoi occhi vedremo tutta l’epopea della Repubblica Romana, i momenti concitati della sua proclamazione, gli scontri fra repubblicani e reazionari, l’assalto degli eserciti di mezza Europa, la resistenza e la caduta. Evangelisti ci restituisce una dettagliata immagine della città e dei suoi abitanti, riuscendo ad inserire anche completi resoconti di natura politica e militare. Ne emerge un quadro a trecentosessanta gradi frutto di ingenti ricerche e letture. Ci sentiamo di consigliare questa rapida e scorrevole lettura per ricordare che noi italiani, anche noi italiani, siamo capaci di moti di dignità e coraggio, e la Repubblica Romana fu uno di questi.

19 ottobre: ipocrisia e manipolazione

Domani, 19 ottobre, migliaia di italiani si riverseranno a Roma convinti di manifestare a favore dei loro diritti, della loro dignità, magari anche contro pretese “invasioni” o per il futuro e la sicurezza delle loro famiglie. Questi italiani, vinti dalla propaganda del peggiore demagogo dei nostri giorni, non sono, in molti casi, da colpevolizzare. Essi sono vittime, vittime di una manipolazione di massa senza precedenti: da Bannon ai grandi gruppi sanitari privati tutti hanno riversato milionj nelle casse della Lega, vero e proprio strumento di controllo e repressione. Salvini si è ed è stato propagandato come amico del popolo, come tribuno della plebe…inutile dire quanto sia falsa ed ipocrita questa retorica. Se tu non hai una grande fabbrica, magari in procinto di essere delocalizzata, Salvini NON è tuo amico. Se tu sei povero Salvini NON è tuo amico. Se tu pensi che fra gli uomini debbano esistere dei legami di solidarietà Salvini NON è tuo amico. Se tu sostieni la necessità di lavori a tempo indeterminato, sicuri, senza vincoli di sottomissione padronale, Salvini NON è tuo amico. Se tu vuoi difendere la sovranità democratica della nazione dai vari cartelli di potenti come la Nato e l’Ue, Salvini NON è tuo amico. Poco importano felpe e pranzi a base di piatti tipici, quello che conta è la sostanza, ossia i supi progetti e le ppere da lui concluse. Per colpa di Salvini manifestare è ora pericoloso, e sempre per le sue mancanze gli assassini di centinaia persone, i Benetton, sono ancora liberi di arricchirsi in Italia, dove si sono sporcati le mani del sangue di 43 esseri umani. Salvini è estimatore della Nato, associazione a delinquere colpevole di inenarrabili crimini di guerra. Salvini pensa che “l’euro sua irreversibile” e che comunque l’uscita dalla moneta unica “non sia obbiettivo della lega”, di fatto appoggiando la spoliazione neo-coloniale dell’economia italiana. Salvini è un nemico per tutti noi, ma molti italiani non riescono ancora a vederlo. Si ricrederanno.