Perché è importante essere a Roma il 7 marzo, di Filippo Dellepiane

Roma, 7 marzo, Via Cavour 18. Una data importantissima, che segna il già iniziato percorso di lotta contro il mes, meccanismo di distruzione dei popoli. Il 7 marzo rappresenta anche una tappa del percorso intrapreso da liberiamo l’italia, che è un qualcosa (ormai uscito dal suo stadio più embrionale) a cui tutti i creatori e militanti credono moltissimo. Come m48, dunque movimento caratterizzato da un’alta presenza di giovani patrioti, ci sta molto a cuore la lotta rivoluzionaria contro i sistemi europei, asfissianti, che stanno rosicchiando il nostro futuro. Come un tarlo. Per questa ragione, il Mes non deve passare. Se passerà, ahimè scenario possibile, dovranno combattere con le unghie e coi denti perché la nostra resistenza sarà feroce e lunga. Il 7 marzo, inoltre, è la prova generale delle manifestazioni di piazza che programmiamo di fare nel mese di aprile; manifestazione nazionale indispensabile per la difesa della nostra sovranità, una sovranità che arriva dal basso e che incute paura agli oligarchi. 7 marzo 2020, una data che segna in modo inequivocabile una tappa importante verso la libertà dell’Italia ed il raggiungimento del socialismo, al di fuori delle catene europee

La manipolazione al tempo del coronavirus, di Alfio Ladisa

Supermercati svuotati. Amuchina a 109€. Mascherine esaurite ovunque. Piazza del Duomo semideserta.
Non è l’inizio di un film distopico, ma ciò che è accaduto a seguito della rapida diffusione del virus SARS-Cov-2 in Italia, iniziata nella notte tra il 20 e il 21 febbraio e che – mentre sto scrivendo quest’articolo – ha coinvolto 229 persone mietendo 7 vittime.
Le statistiche ufficiali stilate a seguito degli studi scientifici condotti sul virus parlano di una mortalità media pari al 2,3% e di oltre 25.000 guariti, dunque, ad un occhio attento, sembra essere una normale epidemia preoccupante ma non di certo apocalittica e sicuramente non un motivo valido per svaligiare il supermercato sotto casa.
Nonostante l’evidenza scientifica, i media hanno continuato con la propaganda allarmista, iniziata già quando questa malattia era un problema esclusivo dell’Estremo Oriente, hanno continuato a fornire dati ogni ora, facendo reagire emotivamente le persone senza farle ragionare. Cosa siamo noi oggi, dovremmo chiederci, quanto realmente siamo padroni di noi stessi? Ieri eri una persona normale, andavi a lavorare e tornavi a casa per rivedere la tua famiglia e cenare davanti al telegiornale, che ti informa di un’ “epidemia apocalittica” che forse potrà ucciderti. In preda al panico interrompi la tua routine quotidiana per rispondere solamente al bisogno primitivo di sopravvivere e ti barrichi in casa fino a quando lo stesso telegiornale dirà che sarà tutto finito. Cosa hai deciso? Assolutamente niente, ciò che hai fatto è totalmente frutto dell’allarmismo, su cui i media guadagnano da sempre. Lo stesso telegiornale ti ha convinto che abbiamo un’ottima sanità in grado di combattere l’epidemia, nonostante decenni di tagli. Ti racconta chi vivi in un paese libero e democratico, che nonostante i mille problemi è comunque molto avanti rispetto a non ben definite “dittature”. Come può esserci libertà e democrazia quando non sei più padrone di te stesso? Quando basta un piccolo cambiamento nella tua routine per mandarti totalmente nel panico? Cosa sei, se non un automa totalmente manipolato? Come si può definire democratico un paese in cui la popolazione non è più capace di pensare, e risponde solamente a bisogni primitivi?
Migliaia di persone si mobilitano per fare scorta di cibo, ma nessuno si mobilita per il MES, per i morti sul lavoro, per l’altissimo costo delle autostrade, per liberare Assange. Stiamo diventando esseri non pensanti in balia della paura

La verità sulla psicosi da coronavirus, di Leonardo Sinigaglia

Scuole ed Università chiuse, intari paesi blindati, famiglie in quarantena, chiusi i luoghi pubblici, supermercati assaltati, sospeso il diritto di sciopero e vietata qualsiasi manifestazione, e tutto questo a fronte di “solamente” 8 morti e qualche centinaio di contagiati. Ad un qualsiasi osservatore non contagiato dal panico generale, quello si pericoloso, che sembra oramai aver vinto una grande fetta degli italiani tutto ciò non può che apparire ingiustificatose non completamente folle e, anzi, controproducente. La responsabilità dell’ondata di terrore che sta sconvolgendo il paese è da attribuire in primo luogo a media e governo. Titoli come “Contagi e morte, il morbo è fra noi” de Il Giorno oppure “Italia infetta” del Giornale sono semplicemente innapropriati e fuorvianti guardando agli otto morti e 249 contagi sin ora registrati, un’inezia rapportata anche a qualsiasi influenza stagionale. Ma se la stampa “libera” può permettersi di titolare come meglio crede, allo Stato dovrebbe restare l’ovvio compito di riportare nella razionalità le masse sconvolte. Questa è la teoria, almeno. Nella pratica il governo non ha minimamente ostacolato la diffusione del panico, anzi nei continui rimpalli di responsabilità con le regioni e nell’emanazione di una sorta di “stato d’assedio” su tutto il territorio nazionale non si può leggere che un agire dettato da ansia e confusione. Ma per cosa? Per i possibili morti? Per i danni all’economia? Per la reazione di un mondo che ha già iniziato a rifiutare l’ingresso degli italiani? No, o almeno nessuna di queste è la ragione principale. Analizziamo i fatti: dal 2009 al 2019 sono stati tagliati 28 miliardi alla sanità, come denunciato l’anno scorso dalla Fondazione Gimbe, i quali hanno causato la perdità di 40.000 lavoratori del settore sanitario e di 35.000 posti letto. Il coronavirus, la cui mortalità è sì maggiore rispetto alle malattie stagionali, ma non in maniera spaventosa, è estremamente contagioso, e una grande percentuale dei contagiati necessità di un ricovero ospedaliero che può protrarsi anche per alcuni mesi. La risposta è semplice: perchè il panico? Perché gli ospedali sono già affollati di norma, non reggerebbero minimante ad una proliferazione della malattia. Abbiamo tutti ben presenti le immagini di pazienti stipati nelle corsie, intorno ai quali ronzano veloci medici ed infermieri distrutti dai turni massacranti. Ora immaginiamoci questo ma con decine di migliaia di pazienti in più. Mentre la Repubblica Popolare Cinese ha la volontà di costruire a grandissime velocità complessi ospedalieri e punti di soccorso, in Italia “non ci sono le coperture”. Diffondono il panico per tacere dei danni dell’austerità e del neoliberismo.

Virus, armi ed economia: lo scacchiere della guerra. Di Eros Rossi

Ed ecco che è scoppiata la “bomba”.
È ormai da giorni che diversi Italiani hanno sparso il virus senza sapere di averlo. Tutto d’un tratto, nel giro di un giorno, sono venuti alla luce 20, poi 50, poi 70 casi. Regalando all’Italia quindi questo triste primato di Paese occidentale con più infetti.
Non staremo qui a spiegare, e quindi incolpare, chi ha mal gestito la situazione con i pochi (o mancati) controlli, ma dobbiamo comunque accennare una delle cause per cui questo virus si sia sparso così velocemente proprio da noi. Non stiamo parlando di untori, inutili da incolpare se non per mancata igiene (ormai impossibile da provare).
I primi “colpevoli” che ci vengono in mente, a livello politico, sono il partito democratico e il movimento 5 stelle, che “non hanno chiuso i porti”. Questo è senza dubbio vero, e si dovevano prendere le dovute precauzioni isolando per un tot. di tempo chi provenisse dalla Cina, soprattutto dalle province-focolaio, invece di fare il semplice test della temperatura, che non è assolutamente efficace nel periodo di incubazione (14~20 giorni).
Allora la colpa è esclusivamente del Pd e di M5s? Assolutamente no, nessun partito parlamentare è senza colpa: la sanità è in mano alle regioni, e le regioni del nord colpite dal coronavirus sono da anni ormai governate dalla lega e comunque dal centro-destra, e cosa hanno fatto mentre stavano (e stanno) a potere? Semplice, hanno “migliorato la sanità” tagliando i fondi pubblici e quindi personale e posti letto, a favore, invece, dei privati (vogliamo ricordare inoltre che la lega è finanziata da diverse aziende ospedaliere private, quindi non c’è poi tanto da stupirsi).
Il pd è difficile che incolpi la lega, perché entrambi il centrosinistra e il centrodestra hanno seguito le stesse politiche austere e privatizzanti nelle rispettive regioni in cui hanno governato.
E oltre a loro non può mancare l’Unione europea, che con limiti sul deficit e induzioni all’austerità non ha fatto altro che rovinare il sistema sanitario Italiano (per non parlare di Paesi che stanno messi male perfino più di noi come la Grecia, che è stata obbligata a render a pagamento perfino la chemioterapia). Bastano pochi dati per capirlo: 37 miliardi di euro sottratti al sistema sanitario nel giro di 10 anni; mancanza di personale, soprattutto negli ospedali pubblici, con restrizioni assurde nelle facoltà di medicina (nei test d’ingresso vengono ammessi circa 1/7 dei partecipanti) [https://www.ilgazzettino.it/nordest/padova/padova_mestre_giampiero_giron_anestesista-4376908.html]; nel 1980 c’era una media di 922 posti letto per 100.000 abitanti, che possono sembrare pochi, fino ad arrivare nel 2013 a 275 posti per 100.000 [https://gateway.euro.who.int/en/indicators/hfa_478-5060-acute-care-hospital-beds-per-100-000/visualizations/#id=19535]; i posti in terapia intensiva del Servizio Sanitario Nazionale, inoltre, sono 8,42 per 100.000 abitanti.

In marrone i posti letto ogni 100mila abitanti in Italia
In rosso i posti letto medi dei Paesi Europei, se seguono presso a poco lo stesso andamento

E non mancano i “piccoli” fatti scandalosi che non fanno che aggravare la situazione ed evidenziare la mancanza di serietà del nostro governo e del nostro sistema, dipendente interamente dall’Ue. Verso la metà di febbraio, infatti, l’università di Padova elaborò un test in grado di individuare in meno di tre ore il coronavirus nei tamponi di saliva. Arrivò subito la risposta negativa, ricordando che ogni analisi effettuata su “soggetti asintomatici non rientra tra le prestazioni coperte dal fondo del Ssn” [https://www.repubblica.it/cronaca/2020/02/22/news/coronavirus_pronto_il_test_rapido_cinesi_in_fila_ma_la_regione_lo_blocca-249306694/].
Aprendo una piccola parentesi, vogliamo parlare anche del fatto che la lega stia trasformando perfino questa occasione in una campagna per i “porti chiusi”, affermando che gli immigrati africani potrebbero portare il virus qui in Italia – deja-vu, con l’ebola fu tutta propaganda – quando in tutto il continente Africano c’è stato 1 solo caso in Egitto, tra l’altro già curato, mentre in Italia sola (ad oggi) ci sono 130 infetti e nel resto dell’Europa altri 41 casi. Dovremmo, per essere coerenti, barricarci dagli altri Paesi europei per proteggere sia loro che noi stessi; ed ironia della sorte, avrebbe più senso chiudere i viaggi con l’Africa per proteggere loro, che hanno 0 infetti, e non noi, che siamo già il quarto Paese al mondo per numero di casi.
Intanto in Italia, e probabilmente presto nel resto dell’Europa, i prezzi dei prodotti igienizzanti stanno aumentando. Nessuna legge che lo vieti, da noi. Si preferisce infatti la “legge” del mercato, della mano invisibile che pretende tutto, anche in situazioni allarmanti come questa. Sciacallaggio, Avvoltoi è dir poco.
Citiamo tra l’altro la nostra dimenticata, o ignorata Costituzione, articolo 43:
“A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale”.
Intanto la Cina, quella “totalitaria e cattiva”, ci ha messo poco ad affermare questo: “La Cina reprimerà severamente le attività illegali come l’accaparramento e l’offerta dei prezzi delle forniture mediche come maschere, indumenti protettivi e disinfettanti”. A dire questo è stata l’amministrazione statale per la regolamentazione del mercato; con l’obiettivo di rafforzare la gestione di prodotti come maschere facciali, Shanghai ha effettuato 9.314 ispezioni e indagato su 10 casi, incluso il pricejacking nei e-commerce. E non solo, la Cina ha addirittura iniziato a distruggere denaro in contante in certe zone, visto che circola molto, per evitare ulteriori contagi; cosa che in Italia non succederebbe mai e poi mai, essendoci limiti perfino nella sanità per via della fobia del “deficit” [https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1419941/banca-virus-coronavirus-cina-banconote].
Tornando in Italia;
il problema, quindi, non è tanto la mortalità, quanto invece l’alta infettività e la mancanza di posti letto.
Riusciremo a resistere al virus quanto la Cina? O saremo la “causa”, l’inizio, di una pandemia, aprendo la strada al virus per espandersi poi in tutta Europa e America?
Tutto sta alla fine nel tempismo.
Dobbiamo sperare che si trovi al più presto un antidoto che funzioni nel 100% dei casi.

Tornando a noi. Questo articolo vuole in particolar modo analizzare la situazione globale di questa epidemia, che sta per diventare una pandemia.
Abbiamo già parlato delle possibili cause che possano aver scatenato questo virus [http://www.giovineitalia.org/virus-in-cina-cosa-sta-accadendo/], ma la situazione è da tener aggiornata.
Vogliamo iniziare dicendo che, da un punto di vista prettamente imperialistico ed occidentale, se esistesse un momento adatto per far spargere un arma batteriologica in Cina (o Russia) sarebbe senza dubbio questo.
È ormai ovvio il fatto che gli Stati uniti stiano lottando aspramente contro la Cina, tra dazi ed intrighi vari. E il recente accordo firmato con Donald Trump non è certamente un punto di svolta, ma è più che altro una breve tregua per la Cina, che dovrà comunque continuare a pagare i vari dazi [e i motivi li trovate qui: http://www.giovineitalia.org/guerra-dei-dazi-e-pace-fra-cina-e-stati-uniti/].
Dopo i tentati (e falliti) moti insurrezionali scatenati ad Hong Kong, manovrati palesemente dall’occidente, e la breve “miccia” scoppiata in Uyghuristan per via dei vari fondamentalisti islamici – probabilmente anche questi finanziati dall’occidente come d’abitudine dopo al qaeda ed isis – l’arma batteriologica potrebbe essere l’arma finale, il piano b.
È stata sparsa – sempre se è stata effettivamente sparsa – proprio alle porte dai vari festeggiamenti tradizionali del capodanno cinese, e proprio in un luogo, Wuhan, che potrebbe indurre l’opinione pubblica a puntare il dito verso il governo Cinese. Perché proprio in quella città, infatti, è presente un importante laboratorio di armi batteriologiche.
Potrebbe esser un virus che ha scampato i vari rigidi controlli presenti nel laboratorio? Può darsi, ma sono alquanto strane le varie coincidenze sorte dalle informazioni sparse che abbiamo a disposizione oggi. È più verosimile, invece, pensare ad un importazione del virus per interessi statunitensi.
Esporremo qui, quindi, i vari dati, in parte anche confusi, che abbiamo trovato comunque interessanti.
Iniziamo con le diverse sperimentazioni:

1- La Bill & Melinda Foundation:
Ottobre 2019, la Johns Hopkins Center for Health Security, strettamente collegato al National Institutes of Health (L’Istituto Nazionale della Sanità Usa), ha simulato lo scenario derivante da una pandemia da coronavirus.
Tra i partner di questa simulazione, chiamata “Event 201”, troviamo la Bill & Melinda Gates Foundation e il Word Economic Forum.
La simulazione (specificando che non sia una previsione) è stata veramente profetica: un coronavirus che si sarebbe manifestato nel 2020 in Cina facendo, però, in totale 65 milioni di infetti (numero alquando lontano dagli attuali 80.000 circa, ma non si sa mai).
La Bill & Melinda, proprio in quell’occasione, stanziò 7 miliardi di dollari proprio per una ricerca su un eventuale vaccino per un coronavirus.
Per farla breve, è partita in vantaggio con le ricerche, ed è quindi probabile (anche se non certo) che arrivi a trovare per prima un vaccino vendendolo poi ai vari Paesi colpiti
[https://www.businessinsider.com/vaccines-for-wuhan-china-cornonavirus-moderna-inovio-cepi-2020-1?IR=T; e https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-coronavirus_epidemia_prevista_con_puntualit_sconcertante/16658_32771/].
Quanto si arriverebbe a fare per profitto..

2- Uno strano documento presumibilmente della CIA:
Si è trovato questo documento condiviso da “Wikileaks Italia” – una pseudo-organizzazione composta da attivisti che supportano Wikileaks internazionale, ma agiscono in modo autonomo e decentralizzato facendo raccolta d’informazioni mediante la consultazione di fonti di più o meno pubblico accesso – che è strutturato in modo simile ai soliti documenti esplicativi appunto della CIA.
Espone comunque una teoria interessante: gli Stati uniti avrebbero utilizzato questo virus per metter in ginocchio economicamente ed anche militarmente la Cina, rendendola appunto occupata a risolvere le migliaia di casi di epidemia.
In questo modo, oltre ad isolarla dal mercato anche a lungo termine (con aziende straniere che “se ne vanno via” dalla Cina), gli Stati uniti riuscirebbero a far suscitare scontento popolare tra i Cinesi facilitando eventuali movimenti insurrezionali già provati a Hong Kong (un campo di prova), e soprattutto a ristabilire l’egemonia del Paese nordamericano nel mar cinese meridionale, da molto tempo acque contese tra le due potenze.
Da qui, gli Stati uniti continuerebbero a premere politicamente la Cina, facendo crollare o comunque sottomettere il governo, o, nel caso non funzionasse, invadere il Paese (trovando qualche pretesto come al solito) dal sud, cioé nella zona del Cantone. Delle conseguenze che potrebbero svilupparsi da queste mosse strategiche ne parleremo dopo.
Qui il documento di cui stiamo parlando:

È anche presente il documento che espone il programma e il test delle varie armi batteriologiche, fatto nel ’77:

esclusivament

Si può inoltre notare (da p.189) che diversi test iniziati negli anni ’60 siano ancora classificati, cioè non conclusi. Ciò vuol dire che ci sono ancora diversi “volontari” (in genere poveri che si offrono per del denaro, per sfamare la propria famiglia) che stanno subendo sperimentazioni varie con virus e vaccini.

3- Gli esperimenti in Georgia:
Esiste un laboratorio statunitense di armi batteriologiche in Georgia. Gli Stati uniti importano in quella base (strettamente monitorata anche a qualche km di distanza) periodicamente diversi campioni di sangue, senza, per contratto, subire controlli dal governo Georgiano [http://aurorasito.altervista.org/?p=2579].
E la natura delle armi che stanno probabilmente progettando è allarmante: droni che rilasciano zanzare infette, e virus/batteri con obiettivi etnici.
Già, sulla prima arma è stato trapelato un brevetto militare, e sulla seconda sono stati trovati diversi documenti ed e-mail a riguardo.
I laboratori, da quanto dicono le e-mail citate nell’articolo, esigono esclusivamente sangue Russo del Caucaso, e si rifiutano di studiare campioni provenienti dall’Ucraina o altri Paesi, seppur Slavi o comunque ex-Sovietici.
I documenti rivelano alcuni progetti finanziati dal Pentagono. Tra cui quelli relativi alla Russia. L’US Air Force raccoglie specificamente campioni di RNA e tessuti sinoviali russi sollevando timori a Mosca su un occulto programma di armi biologiche etniche statunitensi, tanto da aver reso illegale nel 2007 tutte le esportazioni di biocampioni Umani. Il Pentagono aveva anche studiato il ceppo di antrace russo presso il Centro Lugar per il quale la Russia ha un vaccino, un ceppo russo di Ersinia pestis (che causa la peste), così come la sequenza del genoma del ceppo del virus della febbre emorragica russa Crimea-Congo. Secondo lo studio del genoma, il “DNA del russo è disponibile dal Dr. Mikeljon Nikolich”, uno degli scienziati del Pentagono presso il Centro Lugar incaricato della ricerca sul genoma di ceppi in raccolte di patogeni provenienti da Paesi ex-sovietici, come rivela un documento trapelato.
Sono girare tra l’altro diverse voci, e sottolineamo voci, che affermano che il coronavirus stesso sia anch’esso un “etno-virus”. Ciò non significa che non colpisca Umani di altre etnie diverse da quella Han o “affini”, ma che abbia una tasso di mortalità maggiore presso quella etnia che ha nel mirino. Basti guardare il tasso di mortalità in Cina (2~3%), e quello nel resto del mondo (~0,5%). C’è tuttavia da dire che il tasso di mortalità potrebbe ancora esser parziale in quanto il tempo di incubazione, e delle eventuali cure, sia maggiore ai 20 giorni; c’è quindi ancora da aspettare per arrivare a queste conclusioni per ora affrettate.

Potreste pensare che sia mero complottismo, dei semplici casi. Che esista una ricerca di armi batteriologiche si sa per certo, ed è accertato e regolamentato, almeno in teoria, anche a livello internazionale tra i diversi Paesi. Si parla ovviamente dei Paesi più influenti sul piano geopolitico come Russia, Cina, e appunto Usa.
Potreste pensare che queste siano armi preventive, che verrebbero usate solo in casi estremi come, in teoria, la bomba atomica; e che nessuno avrebbe il coraggio di sporcarsi le mani lasciando morire più di 2.000 innocenti.
Non è così, gli Stati uniti, e i Paesi imperialistici in generale, hanno da sempre badato solo fino ad un certo punto al numero di morti. Nelle guerre o nei blocchi economici scatenati da questi sono morti ben più di “2.000 innocenti”. Per di più, rimanendo nell’ambito del virus, gli Stati uniti hanno già tentato di scatenare un epidemia contro un “vecchio nemico”.
Successe nel 1971, quando, dopo diversi tentativi tra cui invasione fisica e attacco al governo con i blocchi economici, gli Usa introdussero il virus della peste suina africana a Cuba (Isola posta proprio sotto gli Usa mettendo, irresponsabilmente, potenzialmente in pericolo tutta la Popolazione): questa funzionò, e il governo Cubano fu costretto ad abbattere 500.000 suini per evitare il peggio.
Ancora oggi la CIA rinnega di esser stata l’artefice dell’epidemia, ma, oltre ad essere l’unica spiegazione razionale (secondo la CIA e il governo Usa il virus, che in occidente ha colpito SOLO Cuba, è arrivato sull’isola da una nave proveniente dall’Africa, nonostante i forti limiti commerciali e i controlli per via di un pericolo perenne di importazioni armi da parte degli Stati uniti), esistono vari documenti che circolano ormai su internet [https://twitter.com/Wikileaks_Ita/status/1224828912301215746?s=19].

Va inoltre detto di un dettaglio che, seppur coincidenziale, non fa che favorire, diciamo, l’agenda dell’occidente. È infatti risaputo, almeno tra noi Socialisti, che si stia portando avanti una propaganda “contro” gli anziani. Lo si può vedere nella sub-cultura giovanile in occidente, dove il rispetto della figura anziana viene sempre più a mancare.
Cosa impensabile nei Paesi “orientali”, dove nell’anziano si vede un saggio, uno che ha più esperienza di Vita, eccetera.
Gira ormai da tempo la frase fatta del “ci avete rubato il futuro”, e si vede da tempo il comportamento dei giovani che, etichettando ciò che pensano e fanno gli anziani come contro-produttivo e ormai “passato”, pretendendo più libertà e diritti borghesi, inseguendo tra l’altro la logica del consumo, non fanno che facilitare il rafforzamento del potere da parte del capitale.
Si è arrivati perfino a proporre la rimozione del diritto di voto ai più anziani, preferendo tra l’altro estendere il diritto, in compenso, ai più giovani 16enni. Giovani che non hanno esperienza o conoscenza politica, appena indottrinati dalla propaganda consumista, liberista, ed atlantista dettata nelle scuole. Tutt’altro invece gli anziani, che hanno, seppur non tutti, una esperienza anche rivoluzionaria.
Con un analisi marxista si può facilmente capire che questo accanimento verso gli anziani non sia altro che distrazione di massa. Si distoglie l’attenzione da ciò che davvero ha rovinato il mondo, la società e l’ambiente, e cioè il capitale; non di certo gli anziani, anch’essi vittima dello stesso aguzzino.
Questa miticizzazione della “giovinezza” presente in partiti come +europa, e in movimenti come le sardine, sono tranquillamente riconducibili all'”ideologia” fascista sviluppata proprio per via dei rischi di una Rivoluzione in Italia a seguito del biennio rosso. Su questo c’è da approfondire tuttavia con, magari, altri articoli.
Ma, tornando a noi, il coronavirus, che colpisce in maniera efficiente più o meno quanto l’influenza, trasmessa per vie aeree e in grado di sopravvivere sulle superfici per circa 9 giorni, predilige in particolar modo la persona anziana.
Questi dati fanno ben capire la gravità del virus, se contratto da una persona in età avanzata:

Passiamo ora, invece, alle conseguenze del virus:

1- piano geopolitico:
Abbiamo parlato poco sopra (secondo punto) di una presunta invasione programmata dagli Stati uniti.
Di esercitazioni militari fatte nel mar cinese e vicino al sud della Cina ce ne sono state parecchie. L’ultimo, tra quelli ufficiali, c’è stato nel settembre del 2019.
Diverse esercitazioni congiunte tra USA e Regno unito sono state fatte nella prima metà dell’anno, mentre altrettante esercitazioni congiunte tea Paesi ASEAN (tutti membri del Sud-est asiatico) e USA sono state fatte verso la seconda metà del 2019.
Come detto prima, con parte dell’esercito impegnata per l’emergenza coronavirus e l’economia “bloccata”, la Cina si troverebbe in ginocchio nel caso di un attacco (o anche una semplice minaccia d’attacco) Statunitense.
In questo modo il Paese asiatico potrebbe facilmente cedere alle varie richieste imperialiste dell’occidente.
Un virus altamente infettivo come il coronavirus (seppur non altamente mortale è anche difficile da gestire, e necessita di attrezzature costose) ha poi senza dubbio portato forte scontento da parte della Popolazione. E ciò è inevitabile, anche con un governo che sappia gestire alla meglio la situazione. È normale che con parenti morti e quarantena lunga 2 mesi è facile che la Popolazione, almeno una parte, perdi fiducia verso il governo.
Ciò faciliterebbe anche la pressione da parte dell’occidente, che se non vedrà accolte le proprie richieste potrebbe innescare mobilitazioni ed insurrezioni in varie parti della Cina, come è successo già ad Hong Kong e Uyghuristan. Ricordiamo poi che la Cina, essendo un Paese multi-nazionale (oltre gli Han c’è una forte presenza Tibetana, Uyghura, Mongola e anche Manchu), potrebbe subire le stesse sorti della Jugoslavia ma su scala maggiore. È facile dividere un Paese armando ad esempio i vari nazionalisti, spesso estremi, scontenti del governo che non sentono più loro.
Non scordiamoci inoltre che il consenso da parte dell’opinione pubblica occidentale ad un eventuale attacco imperialistico verso la Cina potrebbe facilmente svilupparsi. Abbiamo visto le reazioni di vari occidentali alla notizia del coronavirus, dagli episodi del razzismo verso i Cinesi, alla perdita di fiducia verso la Cina in quanto Paese “serio”. È facile inoltre far abbindolare la massa con le varie propagande martellanti che vanno avanti da tempo. Non scordiamo infatti che con le guerre in Iraq, Libia, e Siria, ma anche Venezuela ed Iran, c’è sempre stato un forte consenso da parte della popolazione occidentale, completamente alienata da ciò che avviene davvero nel mondo e non rendendosi conto che è il suo Paese (o meglio, governo) quello ad esser nel torto ingerendo nei Paesi altrui.
Nel caso succedesse davvero un attacco fisico, non serve molta fantasia a pensare che la Russia, da sempre alleata sia politica che economica della Cina, interverrebbe.
Certo, la Russia ha forse superato perfino gli Stati uniti per quanto riguarda la potenza militare (con poi una forte difesa), ma va considerato il fatto che sarebbe costretta a focalizzarsi sul “fronte orientale”, da sempre sottovalutato in eventuali scenari bellici. La Russia ha da sempre focalizzato la sua attenzione infatti soprattutto nella sua parte Europea, che oltre ad esser la più popolosa (con poi tutte le principali città, come Mosca e S.Pietroburgo) è praticamente accerchiata da tutti Paesi filo-americani, a parte la Bielorussia; mentre nella sua parte asiatica ha certamente forti difese in quanto quasi confinante con l’Alaska e comunque l’oceano pacifico (quasi dominato dagli Usa), ma mai quanto la parte occidentale.
Quindi, tornando a noi, nel caso di un eventuale intervento militare Nato nel mar cinese e poi nel sud della Cina, la Russia sarebbe costretta a scegliere tra focalizzarsi ad est lasciando l’ovest con meno difese, o limitare il proprio aiuto verso la Cina continuando ad armarsi preventivamente nella parte occidentale.
È difficile che succeda visto la potenza bellica del Paese, ma si potrebbe arrivare a costringere anche la Russia ad inginocchiarsi e cedere alle richieste dell’asse atlantista, una volta accerchiata su tutti i fronti e messa sotto forte pressione.
Di esercitazioni militari sul fronte occidentale ce ne sono a bizzeffe, più di ciò che avviene nel mar cinese. E non sono da sottovalutare le massicce mobilitazioni delle forze armate Europee e Statunitensi proprio vicino ai confini Russi e sul mar baltico. Ogni esercitazione, infatti, sembra “battere” i record precedenti [https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-esercitazione_difensiva_leuropa_si_prepara_ad_ospitare_il_pi_ampio_schieramento_di_truppe_statunitensi_da_25_anni/82_32994/; poi https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_pi_grande_schieramento_di_truppe_americane_in_europa_da_25_anni_gli_stati_uniti_si_uniscono_allesercitazione_della_nato/82_33191/], e non mancano ovviamente le risposte, seppur caute, dei Russi; il ministro degli affari esteri Lavrov afferma infatti che “l’escalation delle tensioni, l’infrastruttura militare della NATO che avanza verso Est, esercitazioni di portata senza precedenti vicino ai confini russi, l’aumento del budget di difesa oltre misura – tutto ciò genera imprevedibilità”. Ha quindi invitato l’Europa a concentrarsi sulla cooperazione in materia di sicurezza e ad aiutare a rispettare i trattati internazionali, invece di seguire una politica di scontro [https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lavrov_alleuropa_cambiare_rotta_prima_che_sia_troppo_tardi_sulla_siria_la_vittoria_di_damasco_contro_i_terroristi_a_idlib__inevitabile/82_33097/]; mentre Valery Gerisimov, capo di stato maggiore generale della Russia, ha fatto notare che ancora oggi nelle documentazioni di Bruxelles il suo Paese è classificato come “avversario”, e che analizzando e osservando l’attuale e costante attività delle forze militari dell’alleanza e lo svolgimento di certi tipi esercitazioni, si può ipotizzare che questo attivismo è fondato su strategie militari dei paesi della NATO verso la Russia. Il re-dispiegamento di truppe a est, violando gli accordi  precedentemente stabiliti, nonché la promozione attiva della politica di “aggressione della Russia” possono indicare l’avvio un conflitto in preparazione. La stessa richiesta di aumenti dei finanziamenti per l’industria della difesa dei paesi membri della NATO, indica la minaccia di conflitti militari. In meno di quattro anni, la spesa per la difesa dei paesi NATO è stata aumentata di 130 miliardi di dollari, quindi aumenterà esponenzialmente nei prossimi quattro anni di altri 400 miliardi di dollari [https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-popoli_e_dintorni/24790_32814/; e la crisi dei missili di cui si è poco parlato: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mosca_lo_schieramento_di_missili_americani_vicino_ai_confini_russi_potrebbe_causare_una_crisi_come_quella_del_1962/82_29105/].

Basi militari USA nel mondo. Si può ben notare la forte presenza e pressione vicino ai confini Russi, Cinesi, e anche Iraniani e Cubani/Venezuelani; e ovviamente la “lieve” presenza in Africa e Sud America per i vari “peace-keeping” con fini imperialistici.

Per non parlare infine del presunto “etno-virus” che si pensa stiano sviluppando gli statunitensi in Georgia, come detto prima; degli attacchi hacker (oltre ai spionaggi e contro-spionaggi) nel “cyberspazio” contro l’Iran ed altre Nazioni; o dell’avanzata degli Usa perfino nello spazio, con l’annuncio di Trump di una nuova “space force”.
Ci infine le provocanti simulazioni periodiche fatte dagli Stati uniti, tra cui uno che prende in considerazione addirittura il bombardamento nucleare della Russia: https://it.sputniknews.com/difesa/202002228761579-stati-uniti-simulano-un-attacco-nucleare-contro-la-russia-durante-esercitazioni/.
Va poi discussa la situazione dell’Unione Europea, a dir poco fragile. Non che a noi dispiaccia più di tanto la sua eventuale disgregazione, ma il modo in cui questa potrebbe accadere potrebbe essere il più “doloroso” che ci possa essere.
La crisi imminente, di cui parleremo tra poco, ha messo in bilico la deutsche bank costringendo quindi la Germania, regina dell’Ue almeno nel campo economico, a proporre il MES. Meccanismo che già esisteva, ma che da questa riforma in poi verrà dato in gestione ad un privato con in mano dei limiti assurdi. Condizioni impossibili da avere, con quindi impossibili prestiti da ottenere. È palese infatti che nessun Paese se non la Germania rientri nei parametri per giovare del fondo risparmi. Un fondo in cui tutti versano denaro (e non si parla di spiccioli), ma nessuno riceve [su questo rimandiamo all’articolo di P101 da noi ripubblicato: http://www.giovineitalia.org/no-al-mes-comunicato-del-comitato-centrale-di-p101/; e altri dell’antidiplomatico: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-domenico_moro__il_mes_come_strumento_del_fiscal_compact/11_32120/; e https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mes_aumentano_i_rischi_di_una_crisi_finanziaria_indotta_per_depredare_litalia/11_32037/].
Sul piano politico, dopo l’isolazionismo di Trump e la posizione di quest’ultimo sulla brexit volendo stringere più rapporti commerciali e strategici con il Regno unito, i rapporti tra Ue e Usa sono ormai diventati freddi e rigidi.
E mentre Trump ha esplicitamente richiesto un aumento di contributo da parte dei membri della NATO, Macron ha dichiarato che questa organizzazione è ormai morta cerebralmente. Il “sogno (imperial)Europeo” si sta sgretolando, ma non è ancora detto che sia definitivo.
C’è comunque da dire che la Germania si sta preparando ad una eventuale crisi economica, prendendo anche in considerazione un eventuale crollo dell’Ue; e la Francia, l’altro Paese regnante d’Europa, sta focalizzando le proprie forze in Africa, stringendo la presa sui poveri Paesi neo-coloniali del franco CFA. Insomma, paracaduti ovunque.
Impossibile poi non fare almeno un accenno al 5G e alla via della seta – di cui parleremo tra poco – che non fanno che aggravare i rapporti con gli Usa.
L’Ue ci sta ormai ripensando: non vuole più esser lo zerbino del nuovo – come lo chiamava José Martì – impero Romano.
Ha capito che le sanzioni alla Russia giovano solo agli Usa e creano anzi disagi economici in Europa, ha capito che fare patti con la Cina alla fin fine è più conveniente.

2- piano economico:
L’articolo che abbiamo citato poco sopra, che parla degli accordi di Trump con la Cina, espone anche l’ambiguità dell’accordo stipulato recentemente tra Usa, Canada, e Messico, in sostituzione al storico Nafta [citiamo di nuovo il link: http://www.giovineitalia.org/guerra-dei-dazi-e-pace-fra-cina-e-stati-uniti/; e un articolo che parla nel dettaglio dell’aspetto economico: https://www.ilsole24ore.com/art/nafta-cosa-cambia-il-nuovo-accordo-usa-messico-e-canada-AEXg6RqG]. Il Nafta prevedeva che il 62,5% del valore delle auto venisse realizzato nei tre Paesi per poter accedere al regime di libero scambio (senza dover pagare, quindi, dei dazi). L’Uscma (United States, Mexico and Canada Agreement) alza la soglia al 75% (gli Stati Uniti chiedevano una quota ancora più alta). In questo modo si invita indirettamente le aziende presente nel continente nordAmericano a spostare le proprie fabbriche presenti in Cina, trasferendole appunto negli Stati uniti o in Canada, o in Messico, seppur territorio meno “fertile”.
Perché, vi chiederete, vorrebbero alzare l’occupazione Statunitense? Questo articolo non lo sta scrivendo un economista o uno studente di economia, tuttavia, facendo due calcoli, si potrebbe arrivar a pensare che, nonostante il bisogno di tener una parte della popolazione in disoccupazione per abbassare i salari, ci sia una forte necessità nell’aumentare la produzione, il consumo, e la ricchezza interna del Paese a stelle e strisce. Non è un segreto che Trump durante i suoi 4 anni di presidenza abbia fatto aumentare l’occupazione del suo Paese, occupazione tuttavia con salari ai minimi storici e composta in particolar modo da contratti scandalosi a tempo determinato o “a chiamata”. Un po’ come in Europa, d’altronde.
Ma il discorso non è questo; c’è il forte bisogno di “smontare” la Catena globale del valore (Global chain value) per far crollare l’economia Cinese.
La Cina è ormai la “fabbrica del mondo”, e, oltre a questo, il Paese orientale stava per superare gli Stati uniti anche nel campo tecnologico. Dopo la via della seta, che ha rafforzato l’economia della Cina e la sua influenza in Asia, stava per diventare altrettanto influente in Europa, soppiazzando gli States con il 5G.
Non è infatti da sottovalutare l’influenza che possa avere una rete d’informazione del genere sul continente Europeo, fino ad ora soggiocato dall’aquila americana che tutto vede (letteralmente, visti gli scandali venuti a galla grazie a Wikileaks e Snowden).
E anche la via della seta non è da sottovalutare. Progetto che, una volta completo, faciliterà il commercio e il trasporto in tutta l’Eurasia. Proprio l’Iran è il tassello fondamentale di questo progetto, Paese alleato di Cina e Russia, recentemente attaccato diplomaticamente e anche simbolicamente recentemente dagli Stati uniti per via della scandalosa uccisione di Soleimani (se fosse accaduto lo stesso con gli Usa, con l’uccisione, ad esempio, di Mike Pompeo, sarebbe iniziata davvero una terza guerra mondiale).
Tutto parte ormai da là, dalla Cina, e, nonostante i dazi imposti, gli Usa si sono resi conto che non è sufficiente prendere provvedimenti economici. L’unico modo per far tornare tutto “come prima”, sottraendo quindi l’importanza alla Cina, è bloccare l’intero Paese-produttore costringendo tutte le aziende, o gran parte di esse, a trasferirsi nel continente Americano, che non pagherà dazi se produrrà il 75% sul territorio.
Gli Usa, in poche parole, vogliono prender il posto della Cina avendo capito che il loro sistema economico, basato sul consumo e la produzione interna, sia incredibilmente più efficiente. Certo questa è comunque una misura che porterà le sue contraddizioni a lungo termine. Gli Stati uniti non hanno gli stessi diritti sociali che ha il Paese asiatico, e gli Stati uniti, per motivi finanziari intrinsechi nel sistema capitalistico, hanno il bisogno di espandere il mercato ed intervenire con l’imperialismo dove “necessario”, rubando petrolio ed altre risorse oltre a costringere quei Paesi a commerciare con gli Usa.
E questo piano, se è davvero un piano, si sta ben realizzando: hanno già fermato la produzione diverse fabbriche di Fiat, Toyota, Hyundai, Airbus, Samsung, Apple, e molti altri.
Solo questo virus si è dimostrato capace di metter in ginocchio la Cina.
E non è mancata ovviamente la solita incosciente dichiarazione vergognosa da parte del ministro del commercio Statunitense Wilbur Ross, che ha affermato che l’epidemia del 2019-n-Cov in terra cinese aiuterà ad “accelerare il ritorno dei posti di lavoro in Nord America” [https://m.ilgiornale.it/news/mondo/coronavirus-segretario-commercio-usa-cina-ginocchio-pi-1820751.html]; riconfermando quindi le tesi sopra argomentate.

Un punto fondamentale è la crisi.
È ormai risaputo, almeno tra gli economisti e i politici ai piani alti, che una crisi stia per incombere sui mercati occidentali.
Di questa crisi se ne parla già da un po’, e non è di certo una novità.
Tuttavia, i media preferiscono tacere a riguardo, scatenando un putiferio quando invece tutto questo accadrà materialmente.
Fino ad allora, parleranno solo di virus, di “Paesi cattivi” amici della Cina, e di “socialisti fannulloni”.
Guai a parlare del MES e delle sue conseguenze (precauzionali alla crisi, in aiuto della Germania), o della crisi imminente, catastrofica più di quella del 2008 (sperando comunque che sia meno disastrosa del ’29).
[Per approfondire sulla crisi vi citiamo qualche articolo:
-sui segnali di una imminente crisi: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-investire_nelloro_la_recessione_globale_incombe_parola_di_peter_schiff_analista_tra_i_pochi_a_predire_la_crisi_dei_mutui_subprime_del_2007/82_32291/;
-un articolo di linkiesta: https://www.linkiesta.it/it/article/2019/10/29/crisi-29-economica-wall-strett/44137/;
-sulla recessione e la crisi in Ue: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lunione_europea_tra_crisi_delleuro_e_uneconomia_fragile/11_32737/;
-sull’abuso della stampa della moneta da parte degli Usa: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-stampano_moneta_ma_gli_stati_uniti_non_sanno_come_affrontare_la_crisi_di_liquidit/5871_32536/;
-sull’indebitamento delle famiglie in Usa: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-usa_il_debito_delle_famiglie_raggiunge_i_14_trilioni_di_dollari_15_in_pi_rispetto_a_quello_dellinizio_della_crisi_finanziaria_globale_del_2008/82_33040/
-sulla debolezza del sistema bancario per una futura crisi: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-studio_mckinsey__co_met_delle_banche_nel_mondo_sono_troppo_deboli_per_sopravvivere_alla_crisi/82_31286/].
È quindi indiscutibile il fatto che la crisi fosse già imminente. Il virus della Cina non fa che affrettare i termini visto che la produzione di diverse multinazionali, anche colonne del mercato globalizzato, è bloccata.
È altrettanto inevitabile quindi una criminalizzazione della Cina, attribuendole tutte le colpe. Secondo l’opinione pubblica sarà stato “il socialismo” ad aver scatenando la crisi, mozzando quindi le molte speranze di cambiamento da parte della Popolazione.
Una volta finito il virus sarà verosimile un aggiunta di tutte le morti nel famigerato “libro – se lo si può chiamare così – nero del comunismo”, aggiungendo questo fatto storico alla sfilza di revisionismi in atto da anni.

3- piano politico:
È palese il fatto che la Cina, nonostante la sua autorevolezza e la sua alta capacità nel gestire l’emergenza virus, si sia sporcata l’immagine in occidente (e creando scontento, come detto, anche a “casa propria”).
E con lei si son sporcati – di nuovo e, come sempre, ingiustamente – il socialismo e il comunismo.
Si può dire ciò che si vuole sulla Cina, si può anche dire che non sia veramente socialista – lo stesso autore di questo articolo non vede molto di buon occhio il Paese orientale – ma è indubbio il fatto che la persona comune quando sente della Cina pensa automaticamente al comunismo. Non c’è una visione critica ed oggettiva della politica, e l’occidentale medio crede a tutto ciò che dicono i notiziari; e se quindi un politico italiano, o americano, dice che la Cina sia un regime comunista e totalitario, allora è automaticamente così.
Questo virus, che secondo diversi media è nato nel laboratorio di Wuhan, ha sporcato l’immagine della Cina ritraendola ancora più di prima come un regime totalitario, che sperimenta armi batteriologiche (ignorando che lo facciano tutti, Usa in primis, e che quindi serva armarsi per difesa) e che ha poche misure di sicurezza, in quanto Paese irresponsabile.
Ora, si può dir di tutto della Cina, e si è più che liberi nel criticarla. Ma non si può negare il fatto che questo Paese, oggi tartassato, sia una delle colonne portanti, insieme alla Russia, del fronte anti-occidentale. E in quanto tale va più che sopportato, e vanno quindi denunciate tutte le tentate destabilizzazioni, che minano tra l’altro l’autodeterminazione dei Popoli.
Va inoltre ribadito il fatto
Quindi, tornando a noi, è indiscutibile il fatto che nella visione comune dell’occidentale medio il socialismo abbia di nuovo “fallito” e mostrato i propri “orrori” ed “inefficienze”.
E da qui non possiamo non venir a pensare ai moti, di stampo soprattutto socialista, che si stavano sviluppando in America Latina, non possiamo non pensare alla Francia. Che fine faranno?
Continueranno a lottare, rendendosi conto che c’è alternativa al liberismo e il capitalismo, o si rassegneranno alle dicerie dell’occidente?
I partiti socialisti e comunisti che stavano crescendo di popolarità in Europa, vedranno ancora svilupparsi la propria popolarità, o cadranno ulteriormente nell’oblio?
E il revisionismo storico che l’Ue e la Nato stanno portando avanti da anni, andrà forse più a fondo riscrivendo la storia? Avrà ancora la stessa quantità di fermi oppositori? O qualcuno cambierà idea? (Per non parlare ancora degli anziani che andranno via a via morendo, ovviamente anche senza il virus).
E la situazione negli Stati uniti?
Come andranno le elezioni presidenziali?
Bernie Sanders sta andando a gonfie vele, dicono. Ma riuscirà a vincere contro gli altri dem, corrotti e favoriti dai media, e gli altrettanto ricchi e guerrafondai repubblicani?
Non consideriamo Sanders un socialista, ma la gente comune, e lui stesso, lo etichettano come tale. Una crisi del genere in Cina porterebbe (ulteriore) scetticismo da parte della purtroppo già ignorante ed alienata popolazione americana verso il socialismo?
Un presidente come Sanders ribalterebbe del tutto lo scacchiere mondiale.
Finirebbe forse il conflitto Israelo-Palestinese, le ingerenze Statunitensi in medio-oriente, e la fine dei blocchi – almeno parziale – verso i Paesi “non allineati” quali Cuba e Venezuela, e magari un capovolgimento della situazione in Bolivia.
Sanders attuerebbe molto probabilmente delle politiche molto popolari nel suo Paese, quali il diritto alla salute, l’innalzamento delle tasse verso le grandi multinazionali, la lotta contro le lobby delle armi, e una serie di politiche keynesiane con l’obiettivo di risollevare l’occupazione e l’economia del Paese.
Certo, non è socialismo, ma per gli Stati uniti sarebbe comunque un cambio di rotta storico; paragonabile forse alla presidenza di Jimmy Carter. Un cambio di rotta troppo drastico, da trovarsi contro tutti quelli che dovrebbero invece essere i suoi alleati, i “dem”. [Per ulteriori approfondimenti sull’argomento: http://www.giovineitalia.org/sanders-vincera/].
Ma cosa accadrebbe se, mettendo caso vincesse Sanders, scoppiasse una crisi economica?
Come abbiamo già detto prima nel secondo punto, parlando delle conseguenze del virus sul piano economico, una crisi globale porterebbe forte perdita di fiducia verso il socialismo per un bel po’ di tempo. E lo stesso si potrebbe dire degli Stati uniti. Sanders sarebbe politicamente “morto”, e non se lo filerebbe più nessuno; nonostante il fatto ovvio che la crisi non sia partita né da lui e né dal socialismo, e che sia anzi una crisi inevitabile. Ma questo, si sa, non lo sa “l’uomo comune”, bombardato da false informazioni sui media.
È prevedibile anche il fatto che anche se vincesse, Sanders potrebbe esser messo da parte dalle oligarchie d’oltreoceano con qualche scandalo-gate montato ad aria, e qualche empeachment per “politiche altamente impopopari”, ergo crisi inevitabile scoppiate coincidentalmente mentre era in presidenza. Potrebbero anche avversarsi rivolte “popolari” scatenate dalle solite lobby americane, facendo sorgere – deja-vu – un governo fascista in modo tale da “ristabilire l’ordine” dopo la degenerazione socialista; a quel punto Sanders sarebbe anche morto fisicamente, oltre che politicamente.
Un po’ come nel “1984” di Orwell: “C’erano attentati continui e ingiustificati. Fatti a caso. Servivano allo stato per eliminare le libertà dei cittadini. Ad ogni attentato si facevano leggi restrittive delle libertà”.
E su questo rischio di ritorno al fascismo ci sarebbe molto da dire.
Come evidenzia Francesco Benigno nel suo saggio “terrore e terrorismo”, sin dall’800 si sono da sempre sfruttati i momenti di disagio quali proteste (con operazioni di false flag fatte dalla polizia) per aumentare le repressioni, in questi momenti quasi legittimate o giustificate. E queste misure, ovviamente, in molti casi rimarrebbero anche finita l’eventuale emergenza, lasciando i decreti ed i provvedimenti fatti in tali situazioni per giustificare in futuro repressioni comode al regime e alla borghesia contro probabili proteste Popolari.

È difficile ovviamente predirre cosa possa succedere da qui a 5 anni: la storia ci insegna che tutto è imprevedibile, cose ovvie e altamente possibili possono non accadere mai, e cose impensabili possono prender piede da un giorno all’altro.

Sulla teoria del laboratorio di Wuhan invece non c’è molto da dire. È tutto iniziato con l’ex ufficiale dell’intelligence militare Israeliano, Dano Shoham, che ha accusato per l’appunto la Cina di non aver contenuto il virus dal laboratorio “segreto”, facendolo quindi spargere ovunque per sbaglio.
Questa notizia è stata sbandierata su tutti i media occidentali nel giro di pochi minuti o comunque poche ore, sporcando gravemente l’immagine politica della Cina.
Per non parlare del fatto che sia davvero difficile che un virus esca da un laboratorio del genere senza eventuali spie e manomissioni.
Mentre la Cina, nonostante girino ormai da tempo varie voci su un attacco batteriologico da parte degli Stati uniti, non ha mai accusato alcun Paese non avendo alcuna prova concreta, l’Europa ha discusso di questa teoria prendendola senza farsi due domande.
Secondo l’europarlamentare Fabio Massimo Castaldo, infatti, il virus fuoriuscito dal laboratiorio P4 di Wuhan è “collegato al programma di armi biologiche segrete della Cina” (…) “…Notizia che gira anche, da alcune ore, sui profili Twitter di dissidenti cinesi e attivisti dei diritti umani.”
“L’Unione Europea deve incalzare il governo cinese sull’esistenza di laboratori di questo tipo, e su una corretta informazione riguarda il numero dei contagi del virus e delle vittime.”

Già, la deve incalzare, nonostante l’OMS, organismo internazionale ed in teoria imparziale, presente già sul campo.
Niente da stupirsi ovviamente. Già dagli inizi del virus i media occidentali iniziarono a buttare merda sul Paese del dragone, accusandolo durante i giorni pari di esser troppo totalitario nel metter in quarantena immobilizzando intere città, ed accusandolo di costruire ospedali da 2.000 posti letto in 10 giorni perché gli infetti erano più di 100 e la Cina li stava nascondendo.
Non mancavano poi le grandissime bufale, come il video condiviseo ovunque che mostrava un infermiera – a detta sua di Wuhan – dire che il governo cinese stesse nascondendo più di 9.000 morti (quando ne erano circa 100), rivelatasi poi falsa non essendo né un infermiera né un video girato a Wuhan. Oppure queste immagini, prese da un video creato da un artista in memoria dell’olocausto usato invece per dimostrare che il virus sia altamente mortale e che sia impossibile da gestire:

La Cina ha continuato senza badar più di tanto alla demenza occidentale, adottando le precauzioni che più riteneva opportune, anche a costo di limitare drasticamente la libertà della Popolazione (almeno temporaneamente). E le misure si sono dimostrate più che efficienti. Basta vedere la drastica differenza tra i 30 infetti raggiunti nel giro di un mese in Cina, in una città, Wuhan, popolosa e densa quanto Londra, e i 70 infetti (e molti probabilmente ancora non accertati) sparsi nel giro di 10 giorni in qualche paesino in Italia. È ovvio poi che gli infetti siano saliti, da quei 100, ai 80.000 odierni, pressoché concentrati nei focolai originari ormai isolati dal resto del mondo.
La Cina continua a lottare. Entro il 25 febbraio dovrebbero aprire altri 19 ospedali offrendo un totale di 30.000 posti letto.

Per ora possiamo riportare qualche notizia passata sotto banco ma almeno in parte rassicurante.
Il 30 gennaio il ministero della Salute Russo comunica che il nuovo coronavirus può essere combattuto con ribavirina, lopinavir/ritonavir, e interferone beta-1b. Questi farmaci sono in genere usati per trattare rispettivamente l’epatite C, l’HIV e la sclerosi multipla. La ribavirina, inoltre, è stata utilizzata nel trattamento dell’epidemia della SARS.
Il 5 febbraio la Cina ha iniziato ad usare il farmaco Russo Triazaverin, in grado di curare 15 tipi differenti di influenza.
Il 10 febbraio la Cina inizia ad utilizzare anche l’interferone alfa-2b, un farmaco – udite udite – Cubano.
Per ora la Cina sta utilizzando più di 30 farmaci diversi per lottare il virus a seconda dei casi, ma necessita ovviamente di un antisoto finale e completo.
Non resta che aspettare. Impossibili fare previsioni, ma supponiamo che, semmai si trovasse un antidoto, è probabile che questo venga prodotto e venduto da qualche privato Statunitense spuntato “all’ultimo”.

Quest’anno è solamente agli inizi, e si prospettano cambiamenti drastici nei piani geopolitici.
Abbiamo potuto vedere l’anno scorso i vari cambiamenti [http://www.giovineitalia.org/2019-un-anno-di-lotta/], soprattutto i movimenti embrionali di questa potenziale primavera dei Popoli che si sta sviluppando.
I Popoli sono stanchi del neoliberismo, delle politiche austere, sono stanchi del capitalismo e della globalizzazione logorante.
Abbiamo visto un restringimento della cerchia oligarchica che domina la finanza, l’economia, e quindi il mondo.
Nel 2018 soltanto 26 individui possedevano la ricchezza di 3,8 miliardi di persone, la metà più povera della popolazione mondiale. Nel 2017 queste fortune erano concentrate nelle mani di 46 individui e nel 2016 nelle tasche di 61 miliardari.
nell’ultimo anno la ricchezza dei Paperoni nel mondo è aumentata di 900 miliardi di dollari (pari a 2,5 miliardi di dollari al giorno) mentre quella della metà più povera dell’umanità, composta da 3,8 miliardi di persone, si è ridotta dell’11,23%.
E in questi abnormi movimenti di capitale nelle mani dei pochi, burattini del mondo, corrispondono altrettanti spostamenti e passaggi di potere. Veri e propri terremoti, spostamenti tettonici.
Il più recente, avvenuto quest’anno, è l'”alleanza” tra Koch-Soros, ultramiliardari interventisti che hanno da sempre messo le proprie mani sporche di sangue sui conflitti mondiali e sui processi “democratici” occidentali [https://www.zerohedge.com/geopolitical/koch-soros-quincy-project-train-wreck-neocon-and-humanitarian-interventionists].
Concludendo, può d’arsi che tutto ciò che abbiamo scritto sia “infondato”. Forse il virus è nato per vie naturali, forse è sfuggito davvero dai controlli del laboratorio cinese. Fatto sta che le conseguenze che abbiamo esposto rimangono. Il virus, seppur non altamente letale come già detto diverse volte, cambierà drasticamente i rapporti di forza e le relazioni, sia economiche che politiche, di tutti i continenti.
Il mondo sta cambiando. E forse è difficile accorgersene mentre si vive il presente. La storia parlerà di questi momenti chiave, molti per ora sottovalutati, e ci renderemo conto che questo virus sarà più che influente sulla geopolitica dei prossimi mesi e prossimi anni.
Speriamo, dunque, che tutto vada per il meglio e che si risolvi questo disastro. Che si trovi un antidoto, senza che ci siano privati a specularci sopra; e che, nonostante tutto, non si perda speranza in un mondo migliore.
Il Popolo ha la necessità di esser informato su questa gigantesca partita a scacchi tra titani, ha la necessità di rendersi conto chi sta nel torto e chi, più o meno, nel giusto.
Sta a noi, quindi, informarlo. Sta a noi, in ruolo di avanguardia, portare avanti il socialismo nonostante tutte le falsità che ci butteranno addosso. Sta a noi portare la verità, e quindi, speriamo, la giustizia in questo mondo infetto.

Spagna: agricoltori in rivolta contro il governo

È ormai da mesi che gli agricoltori spagnoli sono in rivolta contro il governo “socialista” (se così possiamo definirlo) di Sanchez, infatti sono a migliaia i lavoratori che sfilano nelle piazze di Madrid e non solo. Il motivo? I prezzi di produzione si abbassano, quelli di consumo si alzano: come mostrano i dati della COAG, la Coordinadora de Organizaciones de Agricultores y Ganaderos, a gennaio del 2020 un chilo di arance viene pagato al produttore (all’origine) 0,20 euro; al consumo sale a 1,60 euro. La verza viene venduta per 19 centesimi al chilo, che diventano 1,25 euro sui banchi della grande distribuzione. Stesso problema con il latte, ed anche il grano è ai minimi da 30 anni. Sull’olio extra vergine andrebbe aperto un capitolo a parte, ma anche lì i prezzi sono bassi, poco sopra i 2 euro al chilo. Con questi prezzi, denunciano i produttori, «si va in perdita». Ma il ministro dell’agricoltura ovviamente ha subito precisato che “il governo non può fissare prezzi”, certo non sia mai infastidire i mercati per proteggere il popolo.
Comunque in tutto questo casino potrebbe esserci un qualcosa di positivo: la Spagna è al limite e si teme (o meglio, si spera) che possa nascere un movimento gemellato ai Gilet Gialli francesi. I protagonisti però non saranno solo agricoltori e operai, ma tutta la popolazione rurale, che dopo un lungo esodo durato 60 che ha spostato gran parte della popolazione nelle città è praticamente abbandonato.

Roma: in piazza per Assange

Roma, 23 febbraio 2020.
Questo pomeriggio i militanti della sezione romana del Movimento ’48 “Aurelio Saffi” hanno partecipato al presidio in Piazza del Popolo indetto dal Gruppo Italiani per Assange a sostegno del giornalista antimperialista sotto processo per aver svelato al mondo tramite wikileaks i crimini internazionali della dittatura neoliberista. Sottoposto ad un regime carceraio barbarico ed immotivato ed crollato in un pericoloso stato di salute psicofisica, Assange deve essere scarcerato immediatamente. La sua difesa è motivo di vanto per il nostro movimento e per ogni vero antimperialista.
Movimento ’48, sezione “Aurelio Saffi”

No al taglio dei parlamentari: le nostre ragioni

Il 29 marzo saremo chiamati ad esprimerci per confermare o bocciare il disegno di legge sul taglio dei parlamentari, il quale sottrarrebbe ben 345 seggi al parlamento, che si troverebbe composto così da 400 deputati e 200 senatori. Il disegno di legge è stato votato alla Camera l’anno scorso, ed approvato con un vero e proprio plebiscito: per “ragion di stato” o per posizione ideologica quasi tutto l’arco parlamentare si è trovato concorde nell’acconsentire alla mutilazione del parlamento, da Italia Viva a Fratelli d’Italia, dal Partito Democratico alla Lega. Ben 553 i si, 14 i no, due gli astenuti. Già di per sé questi dati dovrebbero far rizzare le orecchie ad ogni attento osservatore in quanto si sta assistendo ad una “casta” che starebbe scegliendo di sua sponte di “indebolirsi”, o almeno questo sarebbe accettando la logica antipolitica grillina. In verità non possiamo prendere una posizione sull’accaduto e sul prossimo referendum limitandoci ad analizzare il fatto contingente della votazione, ma occorre contestualizzarlo nel periodo storico che stiamo vivendo. Con un’Unione Europea sempre più aggressiva, un’Alleanza Atlantica pronta a minacciare guerra e un Vaticano sempre più invadente ed arrogante, qualsiasi attacco al Parlamento della Repubblica, a priori della sua composizione ed eterodirezione, non può che essere un assist ai nemici del potere popolare. Per ottenere la progressiva emancipazione le masse devono conquistare il potere politico. Nell’attuale sistema esso è rappresentanto dal Parlamento, il quale, nonostante il ruolo collaborazionista dell’oggi, un domani potrebbe essere uno strumento di democrazia e progresso. Ma perché il Parlamento, e di conseguenza il popolo, ne uscirebbe indebolito? Privato di un terzo dei suoi membri, sempre più facile sarà per i grandi partiti e grandi finanziatori spartirsi il controllo sopra la Cosa Pubblica, mentre sempre più difficile diverrà far eleggere un proprio rappresentante, non solo per l’altissima ed ingiustificata soglia di sbarramento ma anche per l’inferiore numero di deputati e senatori. Opporsi al taglio dei parlamentari e votare NO dunque, e farlo da una precisa prospettiva e con motivi altrettanto precisi.

-La perdita di influenza sul Parlamento da parte delle formazioni minori non farebbe che fortificare l’Unione Europea e le Confindustrie, i cui interessi sono strettamente legati ai grandi partiti (Lega, Partito Democratico, Fratelli d’Italia..)

-La maggior parte delle regioni vedrebbe quasi dimezzati i propri rappresentanti alle Camere, il che non farebbe che allontanere ulteriormente esse dal paese reale.

-In ossequio ai principi democratici, la Cosa Pubblica dovrebbe essere gestita direttamente dal Popolo, il quale dovrebbe nominare unicamente in funzione di portavoce commissari in qualsiasi momento sindacabili e removibili. Il taglio dei parlamentari va in direzione perfettamente opposta.

-Combattere la cultura antipolitica diffusa dal Movimento 5 Stelle passa anche dall’opposizione al taglio. Sfruttando il malcontento generale, il Movimento ha creato un suo successo politico mirato ad insterilire qualsiasi istanza rivoluzionaria e a ricondurre nell’alveo liberal-liberista ogni voce dissenziente. Parte integrante del loro piano culturale riguarda la criminalizzazione della politica, la diffusione dell’equazione “politico uguale ladro” che, priva di qualsiasi spessore politico e pratico, non fa che accrescere sempre di più il potere dei centri d’influenza extrapolitici e quindi svincolati dal controllo democratico: grandi capitali, orgnanismi transnazionali, gruppi militari, creditizi ed industriali.

-Combattere la cultura “notarile” della demonizzazione della spesa pubblica, che ovviamente vede nella retribuzione dei politici un’intollerabile “spesa improduttiva” da abbattere in ossequio alle direttive neoliberiste e ai paradigmi debitofobici.

Per questi motivi votate e fate votare NO al referendum del 29 marzo!

Movimento ’48

Ravenna: svastiche profanano i monumenti patriottici, di Nikolay

Ancora una volta è successo. A pochi giorni di distanza dallo sfregio del sacrario di Camerlona un ennesimo atto vile ed ignobile ha colpito il monumento alle vittime della strage del ponte degli Allocchi e quello ai caduti della Gruppo di Combattimento Cremona. Entrambi i monumenti sono stati imbrattati con delle svastiche. Tali atti volti all’offesa della memoria di tutti coloro che combatterono e caddero nel nome della libertà sono assolutamente inqualificabili e intollerabili, ma la cosa più grave è che nel tempo questi atti sembrano moltiplicarsi. Sono decine i monumenti, le statue, le lapidi e le targhe vandalizzate da viscidi nazifascisti che pensano così di ledere il ricordo dei martiri per la libertà. RESISTENZA ORA E SEMPRE!

Sanders, vincerà?


Arrivano buone notizie dagli Stati Uniti. Sanders sembra inarrestabile, è certo che se vincerà anzitutto le primarie si tratterà di uno scontro epocale. Uno scontro che sta portando all’ascesa un candidato democratico differente da H. Clinton & co. Al momento Sanders ha vinto nel New Hampshire ed in Iowa è arrivato secondo, vicinissimo a Pete Buttigieg.


Ma che succederebbe se Sanders vincesse le elezioni americane? Sarebbe un cambio epocale. Se infatti si ipotizza che Sanders vincesse assisteremmo ad un cambio straordinario. Certo, Buttigieg sta risalendo nei sondaggi. Come in Italia il PD ha spesso vinto grazie ai “voti per arginare le destre” il rischio che venga operata questa scelta è alto. Ma se Sanders, che si definisce Socialista (ci perdonerete se abbiamo dubbi a riguardo) , riuscisse ad avere la meglio e a sconfiggere Trump, che sta stravincendo nelle primarie americane, i ceti americani più in difficoltà riuscirebbero ad intravedere un barlume di speranza. Un nuovo domani, un ritorno ad un passato che sembra tanto lontano. Una great society 2.0, insomma (le riforme sociali portate avanti da Johnson in un periodo fortemente diverso, che avevano come obbiettivo l’eliminazione della povertà e che portarono, grazie anche all’economista Galbraith, ad un aumento dei redditi medi delle famiglie americane).
Ci sarebbe, è evidente, uno scontro con il deep state made in Us, il quale non vedrebbe di buon occhio questo “progressismo” in campo sociale.


E a livello estero?
È probabile pensare ad un ammorbidimento degli embarghi verso i paesi socialisti, come Cuba o il Venezuela. Proprio su quest’ultimo stato la stampa americana si scatenò contro Sanders circa un anno fa quando lui, a ragion veduta, asserì che Maduro non fosse un dittatore, ma che le elezioni si fossero svolte senza alcun tipo di broglio.


Per quanto riguarda le missioni militari americane è ben più complesso. Se Sanders vincesse dovrebbe comunque confrontarsi con le lobby americane delle armi, che ha già avuto modo di attaccare, la Camera ed il Senato (che non è detto siano entrambi a maggioranza democratica). Ma, secondo noi, farebbe bene anche a guardarsi dai suoi “compagni” di partito.


Se infatti i democratici sono tutti come la Clinton, ci auguriamo di no, la guerra non è certo una priorità. Anzi, lo è ma solo al fine di tutelare gli interessi imperialisti americani. Vedremo, certo è che un’eventuale elezione di Sanders cambierebbe totalmente la politica degli Usa, si spera in meglio.

“Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io”

Donbass: le forze popolari respingono l’offensiva atlantista

In questi ultimi mesi il governo ucraino, lungi dal mantenere le promesse di cessare il conflitto, ha lanciato una vasta offensiva che ha colpito tutta la zona di Zolote, Donetsk, Sartana, Zaitseve e Krymske.

I metodi sono stati vari ma sono tutti falliti: tentativi di sabotaggio tramite piccole squadre di guastatori, artiglieria pesante e droni telecomandati. Fortunatamente i soldati delle milizie separatiste sono riusciti a sventare il peggio, ovvero una avanzata delle truppe filo-naziste in punti strategici.

Come se non bastasse il governo ucraino e il criminale comandante della 93 Brigata delle Forze Armate hanno disposto vari giornalisti nella zone per diffamare i separatisti e far credere che fossero stati loro ad attaccare per primi violando il cessate il fuoco, tentativo riuscito in pieno guardando i media mainstream.
Massimo supporto e solidarietà ai fratelli russi che combattono per la loro libertà.