Nichilismo, globalismo e rivoluzione. Di Luca degli Angeli

Si dice spesso che i lavoratori non possono reagire come una volta perché la globalizzazione dell‘economia mondiale consente alle aziende di chiudere e riaprire altrove. La globalizzazione certamente significa che gli speculatori possono spostare enormi quantità di denaro da un paese all’altro con un clic di un computer.

Ma vi è anche una tendenza per le imprese di un paese ad acquistare quelle di altri paesi. Ma è più difficile spostare la produzione da un paese all’altro piuttosto che spostare i soldi. Il capitale produttivo è costituito da fabbriche e macchinari, miniere, moli e uffici. Questi richiedono anni per essere costruiti e non possono essere semplicemente eliminati.

A volte un’azienda può spostare macchinari e attrezzature. Ma di solito si tratta di un processo arduo e, prima che le attrezzature possano essere utilizzate altrove, l’impresa deve reclutare, e possibilmente formare una forza lavoro sufficientemente qualificata.

Nel frattempo non solo gli investimenti nei vecchi edifici devono essere cancellati, ma non vi è alcun ritorno sugli investimenti nei macchinari.

Inoltre pochi processi produttivi sono mai completamente autonomi. Dipendono da degli input esterni, e dai collegamenti alle varie reti di distribuzione. Per esempio prima che un’azienda stabilisca un impianto automobilistico, deve assicurarsi che siano disponibili forniture di acciaio di qualità, fonti sicure di dadi e bulloni, una forza lavoro con il giusto livello di istruzione, alimentazione elettrica, approvvigionamento idrico, un sistema finanziario affidabile, e una rete stradale e ferroviaria in grado di spostare i prodotti finiti.

Deve inoltre convincere altre aziende o governi a fornire queste cose, e il processo di assemblaggio può richiedere mesi o anni di contrattazione.

Le multinazionali non buttano mica via questi beni sperando di trovarli a migliaia di miglia perché in quella zona il lavoro è leggermente più economico o il governo leggermente più cooperativo. Oggi ogni lavoratore è più importante per il sistema che in passato. Ad esempio nei settori di edilizia, stampa di giornali, servizio civile, smaltimento dei rifiuti, distribuzione di alimenti e supermercati.

Naturalmente, le aziende delocalizzano e gli investimenti non si verificano sempre negli stessi luoghi. Il settore dell’edilizia comporta spesso lo spostamento della produzione in una nuova zona, e talvolta in un altro paese, e questo probabilmente aumenterà nei decenni a venire.

Ma tali decisioni comportano costi, e non vengono mai prese alla leggera.

Le imprese di edilizia di solito preferiscono agire gradualmente, spostandosi da un vecchio impianto ad uno nuovo, mantenendo intatte le reti di approvvigionamento e distribuzione, e minimizzando la dislocazione. Nel processo i lavoratori mantengono il potere di fermare la produzione e respingere i tentativi di licenziamento o chiusura della fabbrica.

I maggiori effetti causati dal movimento di denaro da un paese all’altro sono:

Aumento dell’instabilità economica;
Insicurezza;

Le imprese spesso giocano su questo ultimo, minacciando di spostare la produzione all’estero quando in realtà hanno poca intenzione di farlo, nella speranza che ciò demoralizzi i lavoratori e li convinca ad accettare condizioni disumane. Ma si tratta di un semplice bluff dei capitalisti, i lavoratori possono iniziare a scoprire la loro capacità di lottare per un mondo senza insicurezza e dove tutte le nazioni sono libere.