Ascoltare le masse, di Leonardo Sinigaglia

“Il popolo, il popolo soltanto, è la forza motrice, il creatore della storia.”

“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.


“Bisogna comprendere che i veri protagonisti sono le masse, e noi siamo spesso ridicolmente infantili. Se non sicomprendono queste cose, non si può acquistare nemmeno un minimo di conoscenza.”

“Prefazione e poscritto ai Materiali per lo studio delle campagne (marzo-aprile 1941), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.


Fra i peccati mortali della moderna sinistra occidentale se ne riscontrano tre grandissimi, a monte dell’insuccesso politico e della degenerazione ideologica di questo schieramento: il rifiuto del lavoro fra le masse popolari, il rifiuto di una linea di massa, l’ostilità nei confronti delle masse.

Con piglio aristocratico le masse vengono sottoposte ad un giudizio inappellabile che parla chiaro, anzi chiarissimo: esse sono rozze, ineducate, ignoranti, retrive, spaventate dal “progresso”, quando non direttamente “razziste” e fascisteggianti. SI potrebbe dire molto dell’evoluzione storica di questa corrente di pensiero, come per esempio il fatto che abbia iniziato a prendere piega in contemporanea rispetto all’abbandono da parte della “sinistra” di posizioni rivoluzionarie e l’adeguamento al modello socio-culturale occidentale, ma vogliamo ora porre in luce unicamente due fatti: questa linea di pensiero, che vorrebbe essere la garanzia di una pretesa “purezza progressita”, nasconde in seno un retroterra culturale iper-conservatore, reazionario e squisitamente alto-borghese;

gli effetti pratici di tutto questo sono riscontrabili nel progressivo slittamento a destra dei partiti e dei gruppi di “sinistra” da un punto di vista delle posizioni ideologiche, e un equivalente ricomposizione della classe sociale di riferimento dalle grandi masse proletarie e popolari alle fasce più abbienti della società. Si è arrivati al punto da condannare in toto non solo il popolo, ma persino la sua sovranità, il suo diritto legittimi all’autogoverno e all’indipendenza.

Questa deriva neo-reazionaria è peraltro ben sintetizzata dalle parole del giornalista liberale Rocco Todero, che pochi giorni fa scriveva sul suo twitter: “Andasse a fanculo la volontà popolare; se è questa degli ultimi anni che mi devo sorbire. Viva l’elite, abbasso la democrazia populista degli ignoranti. Meglio un colpo di mano di Palazzzo e poi vedremo chi ha stoffa”. In questa summa del pensiero liberale possiamo leggere condensati secoli di avversione alle masse e alla democrazia: da chi denunciava gli “eccessi” della Grande Rivoluzione a chi osteggiava l’emancipazione degli schiavi, dagli apologeti della tirannia illuminata ai feticisti di un riformismo fallace e connivente col potere.

L’avversione alle masse popolari è il più grande segnale della mutazione genetica della sinistra, culturalmente oramai a destra di quella che viene presentata come destra più nera. CI si beffa delle preoccupazioni, delle paure, delle richieste di sicurezza di milioni di lavoratori, di disoccupati, di pensionati, di studenti senza il minimo tentativo di comprenderle, di analizzarle, ma unicamente mossi da un aristocratico disprezzo per la plebaglia, che matematicamente si ritrova così nelle mani di chi, invece, ascolta le sue domande, dando una personale risposta. Perché la sfiducia nei vaccini, nell’avanzamento tecnologico, nei media, nelle narrazioni ufficiali dei governi e degli enti sovranazionali non sono “difetti di fabbrica” del popolino, ma la manifestazione di contraddizioni del nostro sistema che vengono dalle masse percepite, ma espresse in maniera limitata ed immediata.

Al posto di dare un’interpretazione di classe dei fenomeni, al posto che porsi come avanguardia politica, un passo avanti rispetto alle masse ma a queste fortemente ed indissolubilmente legata, la “sinistra” ha preferito l’ostilità, il rifiuto, la ridicolizzazione. E qui piovono i vari insulti come “analfabeta funzionale”, la diarrea verbale dei vari “blastatori”, gli “ok boomer” di qualche saccente pariolino europeista fino a spingersi alle richieste di limitazione del suffragio. In questo non si possono che vedere i germi del fascismo: la presunzione della borghesia unita al disprezzo per la democrazia e per i “poveri”.

Non solo: lasciate a sé stesse le masse inevitabilmente andranno verso chi da risposta alle loro domande. E così, al posto di una lettura di classe che vede nella mercificazione della sanità un attacco ai diritti umani e alla salute, viene promossa la visione “complottistica” di uomini neri intenti a inniettare chip e veleni per non chiari progetti di controllo mondiale, al posto della corretta identificazione del progresso tecnico in seno al capitalismo come portatore di vantaggi unicamente per la classe possidente, si arriva alla denuncia di improbabili progetti di sterminio o sterilizzazione di massa grazie a raggi ed onde elettromagnetiche. E la responsabilità di ciò non è delle masse “ignoranti”, ma dell’ignoranza politica di chi ha preteso di poter essere democratico in assenza di “demos”.

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