“Bandiera rossa”, storia di un inno rivoluzionario, di Leonardo Sinigaglia

Tutti la conoscono: “Bandiera Rossa”, celeberrimo canto d’area socialista, è da più di un secolo conosciuto sia in Italia che all’estero. Non serve essere politicamente attivi per averla sentita cantare e conoscerne, anche se forse non interamente, il testo.

Tuttavia pochi ne conoscono l’origine. Il testo di “Bandiera Rossa” nasce come canto repubblicano intorno al 1848. Il drappo rosso era infatti già largamente utilizzato sin dal secolo diciannovesimo, e se ne testimonia il comparire sia nelle rivolte in Francia contro Napoleone III, sia a Milano sia durante la Repubblica Romana, dove addirittura una bandiera rossa venne posta sulla sommità di Castel Sant’Angelo assieme ad un tricolore. Il testo originale presenteva ovviamente delle variazioni rispetto alla versione attuale, era composto da una sola strofa e seguiva una melodia differente. “Avanti o popolo/alla riscossa/bandiera rossa/bandiera rossa/avanti o popolo/alla riscossa/bandiera rossa/trionferà/ evviva la Repubblica e la libertà”.

Ad inizio ‘900 venne rielaborato sulla base di un canto popolare lombardo “Ciapa on saa, pica la porta”, e la parola “Repubblica” fu sostituita da “socialismo”. Tale versione, scritta da Carlo Tuzzi, continuava con diverse strofe contenenti all’unità della classe operaia “dai campi al mare/alla miniera”. Con la Grande Guerra e la rivoluzione bolscevica iniziò a prendere piede una versione che sostituiva “socialismo” con “comunismo”, versione che sarà poi la più conosciuta nella seconda metà del ‘900 e che sarà per alcuni mesi l’inno ufficiale del Partito Comunista Italiano. “Bandiera Rossa” è un canto di lotta che, attraversando il Risorgimento, le lotte di inizio ‘900 e la Resistenza, giunge fino a noi come testimone della lunga battaglia affrontata dalle classi popolari per il loro riscatto e la loro libertà.

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