Bielorussia: l’ultimo tassello. Di Eros R.F.

A quanto pare abbiamo l’ennesima conferma che il Popolo occidentale non si rende minimamente conto della perenne presa in giro dei Paesi imperialisti. Non sono bastate le prese in giro che ci hanno raccontato sulla Germania dell’est, sull’Urss, sulla Jugoslavia, sulla Libia, sull’Iraq, sulla Siria, e poi sul Nord Corea, sul Venezuela, sulla Bolivia. No. A quanto pare l’uomo non impara mai, non comprende la sofferenza altrui finché non la prova lui stesso. Quand’è che rispetteremo la sacrosanta legge dell’autodeterminazione dei Popoli? Quand’è che capiremo che in un sistema in cui tutto gira intorno al capitale, e quindi alla competizione, le guerre, i golpe, e tutti i crimini vari sono conseguenze non solo possibili, ma necessarie ed inevitabili? Ciò che è successo lo scorso anno in Bolivia al povero Popolo andino e al suo presidente Morales dovrebbe non solo far inorridire, ma insegnare a tutti gli occidentali che: 1) gli Stati imperialistici fanno di tutto pur di accaparrarsi le risorse naturali di un Paese mal difeso (quindi, in genere, del terzo mondo) al più basso costo possibile; 2) il leader e i vari dirigenti scomodi in questi golpe non hanno che due scelte: morire da martiri (Allende, Gheddafi, Hussein, per dirne tre), o auto-esiliarsi: quest’ultimo è un gesto forse all’apparenza poco eroico e, considerato superficialmente, da vigliacchi, ma che a lungo andare potrebbe rivelarsi la scelta migliore dal punto di vista razionale, rendendo i vari politici esiliati, in futuro, ancora utili (si pensi a Bolivar); 3) la propaganda, i video che mostrano e commentano nei media di regime (cioè i nostri) sono praticamente tutti presi fuori contesto, tagliati, o addirittura presi da altri eventi. E con quale faccia quelli che prima tacciavano Gheddafi, Saddam, o Assad di dittatura, ricredendosi dopo un po’ di anni, ora cadono di nuovo nell’errore del principiante accusando Maduro, Morales, o Lukashenko di fascismo o tirannia? Errare è umano, ma perseverare è diabolico, o da semplici imbecilli.

Ed ecco quindi i soliti liberali che, con i soldi insanguinati già pronti nelle proprie mani tremolanti e la bava colante, festeggiano nel vedere “l’ultima dittatura in Europa” crollare. Festeggiano nel vedere addirittura che la polizia antisommossa faccia poco o niente, affermando che, paradossalmente, non si comportano in maniera dittatoriale [esempio: https://twitter.com/PolScorr/status/1292602273902854146?s=19]. Autoblinde che spruzzano acqua o spray al peperoncino, e non lacrimogeni o proiettili nel limite del legale come nella democraticissima Francia del re sole Macron, in quella terra della libertà chiamata Stati Uniti d’America, o nell’unico loro baluardo nel Medioriente, cioè il regno nazisionista d’Israele. Ignorando le naturali scaramucce che si possono sviluppare negli scontri fisici tra manifestanti – o meglio, ultras dell’estrema destra – e forze dell’ordine, tra le varie risse, è evidente che “l’ultimo tassello del regime sovietico” non stia reagendo nelle proporzioni in cui dovrebbe invece reagire. È quindi verosimile che anche questo Paese-fortezza cadrà nelle mani degli imperialisti: che siano i lacché della NATO, o la federazione Russa, ancora non è dato saperlo. Sta di fatto che i rapporti si sono inaspriti negli ultimi giorni perfino, appunto, con la storica alleata Russia. È infatti del 29 luglio l’arresto dei 32 cittadini russi che, stando al KGB della Bielorussia, sono membri della compagnia privata paramilitare Wagner, appunto russa e, seppur privata, palesemente filo-governativa ed impiegata da questa sul campo internazionale per evitare coinvolgimenti ufficiali del governo russo. E non sono mancate pesanti accuse da parte di Lukashenko, che ha affermato addirittura che i russi in questo momento stiano coprendo spie americane, anch’esse a quanto pare arrestate. È stato affermato più volte inoltre che, stando alle informazioni dei servizi segreti, nelle elezioni presidenziali sarebbero scoppiate rivolte violente con l’ovvio obiettivo del golpe mascherato con la solita “rivoluzione colorata” [I giochi sporchi potrebbero venire da entrambe le parti, articolo in inglese]. Vogliamo parlare poi dell’offerta da 940 milioni di euro – è sottinteso che parliamo di un prestito – in cambio di ovvie “riforme” imposte dal Fondo monetario internazionale (FMI)? Nei pochi canali mediatici in cui se ne è accennato, si è parlato di riforme mirate al contenimento del covid, come se la Bielorussia non si sapesse gestire da sola. Ma questa è solo una semplice scusa; sono riforme che non c’entrano assolutamente nulla col covid, e che somigliano chissà per quale motivo alle riforme imposte dalle solite organizzazioni usuraie quali l’UE, che fanno di tutto pur di smontare i pochi diritti sociali rimasti in certi Paesi ora a forte debito (indotto), o alla Francia, che da singolo Paese ha la faccia tosta di imporre riforme in Libano dopo il disastro avvenuto recentemente [Perché i media non parlano dell’offerta da 940 milioni fatta dal FMI]. La situazione della Bielorussia non è, come potete notare, così scontata. Non solo l'”alleata” Russia e la ormai scontata aquila spennacchiata nordamericana, ma perfino gli improbabili Paesi Bassi sono intrecciati in questa assurda trama contro il Paese-fortezza. È infatti emerso che i partiti d’opposizione sono stati finanziati anche dal piccolo Paese “frugale” – frugale soltanto a parole [Perché l’Olanda vuole destabilizzare la Bielorussia]. Non mancheranno ovviamente le solite sceneggiate già viste e riviste negli ultimi 30 anni. Ormai dei copia incolla che continuano ad esser fatti perché, dopotutto, la gente continua a cascarci. Come esempio, possiamo esser certi che questo video [https://twitter.com/alpaltinors/status/1292588070718627843?s=09] verrà tagliato nei telegiornali, mostrando solo la parte iniziale dove gli ultras di estrema destra sembrano esser pacifici, per poi assaltare i pochi poliziotti che non stavano facendo letteralmente niente, a differenza delle forze dell’ordine dell’amata patria della libertà a stelle e strisce, dove dopo aver accelerato con la propria auto sulla folla di manifestanti, i media di regime, o almeno la maggior parte di essi, non hanno esitato nel censurare tale video dando al cittadino un punto di vista totalmente diverso e palesemente deviato dalla realtà dei fatti.

È quindi evidente, se serve lo ripetiamo, che tutte queste proteste apparentemente popolari siano il solito frutto marcio della propaganda e dell’ingerenza occidentale e, stavolta, anche “orientale”. Ciò che sta avvenendo era prevedibile? Probabilmente sì, e vi abbiamo accennato i principali segnali che hanno fatto pensare a ciò. Ma perché il Cremlino ha fatto questa ambigua scelta, volendo far cadere Lukashenko nonostante tutti i fruttuosi accordi politici, ma anche e soprattutto economici, tra i due Paesi? Non va assolutamente sottovalutata la situazione lungo il confine russo proprio per via di questi segnali che, ad un occhio più attento, possono solo far sorgere timore per il futuro. Se la Russia si è giocata questa rischiosa carta vuol dire che faranno di tutto pur di prendere loro per primi la ormai destabilizzata Bielorussia: un territorio che agisce da cuscinetto tra il Paese più grande del globo e il continente più marcio del mondo. Sarà ormai risaputo da tutti i nostri lettori che una volta fatto il golpe in Ucraina la NATO non ha esitato nel costruir basi ed avamposti lungo il confine con la Russia, ed è ovvio che farà la stessa cosa se mai riuscirà ad affondare le proprie grinfie sulla Bielorussia. Le continue esercitazioni sempre più grandi e dispendiose che sta facendo la NATO in tutta Europa fanno ben comprendere il probabile scenario a cui purtroppo potremmo assistere tra qualche anno se non tra qualche mese. La defender Europe 2020 in fondo ha l’obiettivo di mappare, e quindi costruire o allargare, tutte le strade volte a facilitare il transito di mezzi militari, specialmente quelli pesanti quali carrarmati et similia. Non mancano poi i soliti spostamenti ed aumenti del personale militare lungo il confine tra i due blocchi, che sì avvengono spesso, ma che in una situazione delicata come questa non possono che esser altra carne messa su fuoco [Truppe USA dispiegate lungo i confini dell’est Europa].

Direte voi, se è così facile predire i golpe, perché non ci dite anche i prossimi che dovranno avvenire? Non ne abbiamo parlato noi in quanto M-48, ma altre testate – ovviamente tutt’altro che “mainstream” – hanno riportato la notizia di Lukashenko e perfino giornalisti indipendenti quali Sonja van den Ende, che ha, già a fine luglio, affermato: «Perché una rivoluzione colorata in Bielorussia? Non, ovviamente, per portare la democrazia. La Bielorussia è strategicamente l’unico ostacolo per la NATO e l’UE. La Bielorussia confina con Ucraina, Polonia, Lettonia, Lituania e, naturalmente, Russia. Ciò darà alla NATO e all’UE la possibilità di avvicinarsi ancora “più vicino” alla Russia e di essere in grado di posizionare truppe NATO lungo i suoi confini». Quali sono dunque, se vogliamo buttarci nella profezia, i prossimi Paesi posti nel mirino di Washington & co.? Tralasciando la situazione africana alquanto complessa, tra Libia ed Egitto-Sudan, possiamo tranquillamente dire che in Nicaragua ci saranno molte complicazioni nel novembre del prossimo anno, e cioè alle prossime elezioni – ormai è diventata una professione accusare ogni Paese scomodo di brogli ogni qualvolta ci sono elezioni o votazioni di altra natura –; gli scontri degli USA e dei loro scagnozzi con l’Iran e il Venezuela continueranno, così come quelli tra Turchia e Grecia, e ci saranno ovvie accuse rivolte verso la Guyana, dove hanno vinto ora i comunisti, appena questi nazionalizzeranno qualche settore strategico [Il punto della situazione in America Latina, articolo nostro]. Ci accuserete magari che la guerra non è probabile, che è un ennesimo allarme infondato, e che dopotutto ci son stati altri momenti molto delicati, quali l’assassinio di Soleimani, la minaccia di intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela con tanto di Russia che prontamente rispose che avrebbe reagito nel caso l’impero nordamericano avesse tentato di spodestare Maduro, o le solite provocazioni degli USA lungo i confini iraniani, cinesi o, appunto, russi. Tuttavia è da dire che, ogni qualvolta un potenziale punto di rottura viene superato, lo scoppio della guerra si avvicina. Più volte avvengono attriti ed eventi “borderline”, più i Paesi son pronti allo scontro. Sono state ignorate ad esempio le provocazioni degli USA lungo i confini cinesi, e non possiamo che notare un evidente aumento di questi attriti: ci son state infatti 35 sortite a maggio, 49 a giugno, e ben 67 a luglio [Video dell’aviazione cinese che invita i statunitensi ad indietreggiare, addirittura riportato dal Corriere].

Di questo passo dove potremo arrivare?