Cambiano i burattini, non i burattinai.

Il Primo Ministro Conte ha annunciato la sua volontà di consegnare le dimissioni, bagarre in aula su “climi d’odio” e fondi russi, tutti uniti per agenda economica “liberale e dinamica”.

Conte col suo “europeismo critico” rappresenta una quinta colonna del sistema liberista. Salvini, con la sua critica delle “regolette”, è il peggior nemico del popolo e il miglior alleato di Bruxelles e dell’internazionale neoliberista di Bannon. La destra berlusconiana, non contenta dei suoi vent’anni all’insegna del precariato e delle privatizzazioni, invoca misure liberali. Il Partito Democratico, con la sua solita pappa del cuore, non desiste da una pretesa battaglia morale, ignorando che la guerra fra poveri è stata scatenata anche dai suoi provvedimenti sociali. Silenzioso il Movimento.

In poche parole si sta assistendo all’ennesima partita fra le varie correnti del Partito Unico Liberale, le quali sono tutte saldamente arroccate su posizioni liberal-liberiste, ultraeuropeiste ed antidemocratiche.

Salvini è un pericolo per la democrazia tanto quanto i suoi molto poco onorevoli colleghi che ogni giorno infangano il Parlamento con la loro ignobile presenza. Nessuna di queste figure dovrebbe godere della benché minima credibilità difronte al popolo italiano, ma anzi dovrebbero essere celermente giudicati da tribunali popolari assieme ai propri padroni e vassalli.

Contro la Lega, contro l’Unione del Padronato Europeo, contro ogni deriva liberista.