Camerata ti scrivo…


Penso sia possibile, pur mantenendo una salutare distanza, comprendere, senza per questo giustificare o senza tentare di dire la propria. E come non comprenderti. In effetti sono, tenendoci bassi, tre-quattro decenni che a reti unificate (politici, media, istituzioni, università e scuole) non si fa altro che ripetere la stessa ipocrita e stucchevole retorica, condita sempre dalle stesse immagini trite e ritrite: i confini sono un retaggio del passato, il mondo globalizzato è la migliore alternativa che abbiamo, e sicuramente l’unico razionale, le nazioni non esistono, il Mercato ha il diritto (anche il dovere, per alcuni) di dettar legge in campo politico… Tu, animato dal sano e fisiologico istinto di ribellione della gioventù, o magari colto dallo sdegno per quelle che sono le reali condizioni create dal meraviglioso e razionale mondo globalizzato, hai deciso di andare radicalmente, almeno così volevi, contro questo. I palazzinari, le file sempre più lunghe davanti ai vari enti di carità, la distruzione degli spazi sociali, i quartieri pauperizzati ed infestati da una conseguente criminalità ti hanno spinto a fare una scelta. Avessi avuto casa due vie più in là, fossi andato in un’altra scuola, avessi avuto amici diversi forse la scelta sarebbe stata opposta, ma non è questo ciò che importa. Quello che conta è che tu hai scelto. Hai visto delle ingiustizie e hai fatto l’unica cosa che verrebbe in mente ad un essere umano sano: hai scelto di opporti.
Questo mondo ti è stato imposto da chi si definisce, assolutamente in maniera ipocrita ed opportunistica, “antifascista” e “sinceramente democratico”. E quindi tu sei andato nella posizione che reputavi più opposta a tale sistema. Sei diventato fascista, hai iniziato a militare in qualche organizzazione, grande o piccola, attirato anche dalla possibilità di trovare una comunità, di avere relazioni sincere, in qualche modo profonde e anche in questo opposte al modello consumista, che ha invaso persino gli affetti. Così, mentre i potenti si definivano “democratici”, tu hai iniziato ad odiare la democrazia, mentre si definivano “egualitari”, ti sei scoperto sostenitore della gerarchia e della dittatura, mentre si definivano “cosmopoliti” ti sei dichiarato nazionalista, mentre predicavano il “femminismo” tu condannavi la degenerazione, per il loro preteso “antifascismo”, sei diventato fascista. Pensavi così di fare grande ribellione, pensavi di opporti al sistema che tante ingiustizie ha portato, a te, ai tuoi cari, o magari ad altri che nemmeno conosci ma per i quali senti una ovvia empatia.
Hai agito d’istinto, ma se stato ingannato. Non una, ma ben due volte.
Il primo inganno lo hanno architettato e messo in atto i potenti della Terra, che mentre quattro secoli fa nascondevano i peggiori crimini dietro la facciata del “bravo cristiano”, oggi lo fanno dietro quella del “sincero democratico”. Ma come può essere democratico un sistema che nega sistematicamente l’uguaglianza? Come può essere anche solo lontanamente democratico un sistema che nega alla stragrande maggioranza degli esseri umani qualsivoglia potere politico, che vede tra le fila dei massimi reggitori esclusivamente miliardari, banchieri, grandi imprenditori o manichini prestanome di questi? Come può dirsi democratico un sistema dove “i mercati insegneranno agli italiani a votare”, dove basta avere abbastanza denaro per calpestare i diritti di qualsiasi essere umano, in qualsiasi continente? E come può dirsi “senza frontiere” un sistema dove esistono confini nettissimi, invalicabili, presidiati da guardie armate con l’ordine di sparare a vista, i confini che dividono gli esseri umani fra sfruttati e sfruttatori, fra ricchi e poveri? Come può definirsi “cosmopolita” (ammettendo l’accezione positiva del termine) un sistema che, dopo aver ampiamente sfruttato gli stati nazionali capitalisti per aprirsi tramite l’imperialismo e le guerre nuove opportunità di ricchezza, calca ancora la strada della competizione globale, formando blocchi di super-potenze pronti ad annichilire in qualsiasi momento il genere umano in base all’umore dei mercati? Come può definirsi “contro le discriminazioni” un sistema dove vige la più radicale delle discriminazioni, quella più aprioristica e brutale, quella basata sui possessi materiali, quella per cui la multinazionale può patteggiare con lo stato per pagare un centesimo delle tasse evase, mentre il povero diavolo, di ogni sesso e colore, è perseguitato da affitti, mutui, tasse e via dicendo in maniera certosina? E come può dirsi “antifascista” un sistema che si è fondato sullo sfruttamento e la connivenza con i vari regimi fascisti e fascisteggianti, che ha fondato uno stato nella Germania occupata grazie a funzionari e militari ex-nazisti, che ha impedito qualsiasi repulisti generale nella pubblica amministrazione, nelle polizia e nell’esercito italiani, che ha supportato golpe, genocidi, guerre, attentati e discriminazioni in giro per il mondo senza avere nemmeno il pudore di mascherare tali atti in maniera efficace, un sistema i cui accoliti gioivano all’assassinio di Gheddafi, al suicidio di Allende bombardato dai golpisti, all’arresto di Julian Assange…
Il secondo inganno, forse peggiore perché praticato col tradimento della fiducia, ti è stato fatto dai fascisti stessi. Magari non i tuoi “camerati” più vicini, i tuoi coetanei, ma coloro che tirano le fila, coloro che sfruttano la tua giusta, giustissima rabbia non certo a fini rivoluzionari, ma come puntello di questo sistema. Perché nel grande schema delle cose, per questo ti hanno usato, e forse, ma qui sarai tu a deciderlo, continueranno ad usarti.
Cos’è stato il regime fascista italiano? Cos’è stato al di là di ogni retorica, di ogni pregiudiziale così come al di là di ogni feticismo nostalgico? Ebbene, prendiamo le parole di un fascista, una persona di certo non accusabile di partigianeria bolscevica: Berto Ricci. “Una adunata non è Austerlitz, un treno festivo non è la marcia su Roma […] Discorsi che si aprono con alate invocazioni. Sedute inaugurali che si chiudono con la consegna di artistiche pergamene. Assemblee che scattano come un solo uomo…Fino a quando, Dio mio!”. Quest’immagine di un regime buffonesco nel voler conciliare una fiera retorica marziale ad una mollezza, un’inettitudine interna è peraltro la stessa che trasuda dalle pagine di “Marcia su Roma e dintorni”, di Emilio Lussu, in cui compaiono in sequenza davanti agli occhi dello scrittore una carrellata di personaggi più o meno improbabili ma egualmente grotteschi, animati tutti quanti da una confusa unione di opportunismo e voglia di fare. Non bisogna, e sottolineo il bisogna, dimenticare che dietro alle parate, ai costumi, agli “A noi!” e al “popolo di Santi, di eroi, di poeti, di navigatori”, non solo esisteva prepotentemente la brutale ed ingiusta realtà di qualsiasi stato colonialista, di qualsiasi economia capitalista, di qualsiasi potere politico dei confindustriali e dei grandi latifondisti, ma su di essa si costruiva tutta l’impalcatura del regime, con la soppressione sistematica dei diritti sindacali, dei diritti sociali, dei diritti associativi, dei diritti politici, con “l’impresa di Addis Abeba” e i suoi migliaia di morti ammazzati, con l’intervento al fianco del golpista ultra-cattolico Francisco Franco, con le leggi razziali e i treni verso i campi di sterminio, con l’assassinio di Matteotti, dei Rosselli, l’incarcerazione di Gramsci, la paralisi di Secondari, l’incendio di giornali, di sedi sindacali, di case di lavoratori,con la connivenza con l’invasore nazista, i rastrellamenti ai danni di altri italiani, con il “qui si ammazza troppo poco”, con la perpetuazione di odi etnici di confine, con la negazione di “fratellanze, sorellanze e ogni altra parentela bastarda”, con il “Mussolini ha sempre ragione”, con le decine di migliaia di giovani ragazzi mandati a morire tentando l’occupazione di Francia, Grecia ed Albania, che per noi sono più che fratelli, con la guerra civile, la banda Koch, la banda Carità, la “Ettore Muti”, le “leggi fascistissime”, l’Armir sepolto dalla neve su territorio straniero, a migliaia di chilometri da casa. Questo fu il fascismo. Non gli spauracchi corporativi, non una fantomatica “terza via”, non il completamento di qualche bonifica e di qualche chilometro di autostrada, ma la brutale soppressione di ogni libertà, di ogni aspirazione, di ogni sogno e ogni sentimento del popolo italiano. Certo, ti sei già preparato. Sicuramente, dietro consiglio di qualche “camerata” più anziano potrai tentare di rispondere “colpo su colpo”, descrivendo come lo stato fascista abbia puntato “all’armonizzazione di capitale e lavoro”, di come abbia fatto grande l’Italia tramite l’occupazione di terre che il contemporaneo nemmeno avrebbe saputo indicare sulla mappa, di come si siano evitati mali ben più terribili grazie al “provvidenziale” intervento delle camicie nere…ma intanto il dubbio è insinuato. E quel dubbio, coltivato, ti porterà a capire che il mondo gerarchico, dove hai sempre qualcuno da dominare e qualcuno da salutare in modo lusinghiero, il mondo basato sul conflitto, il mondo dove l’unica cosa a contare è la forza, dove il vicino è nemico, dove si è soli contro tutti, costantemente in guerra, questo mondo che è lo stesso che ti ha spinto a tentare la ribellione e che ora servi “sotto bandiere nere” non è razionale, non è l’unico dei mondi possibili, e di certo non è il migliore.
Il fascismo ha già ingannato intere generazioni. Ha già contribuito a dirottare gli istinti rivoluzionari di migliaia di giovani verso la reazione. Ha permesso ad una cosca di burocrati, di capitalisti, di gerarchetti e privilegiati vari di avere una guardia pretoriana solida e devota, atta a massacrare i suoi stessi fratelli, a difendere l’interesse di pochi. E qui vi è l’ultima parte del loro inganno, quello comune ai loro “nemici demo-plutocratici”: lo hanno chiamato interesse nazionale, difesa della patria. Si andava in Etiopia a sterminare chi difendeva la sua terra per la “grandezza della patria”, si andava ad imporre il giogo della dittatura ai popoli spagnoli per la “gloria dell’Italia”, si violava la terra di altre nazioni per punire pretese mancanze di rispetto…
“Ripassin le Alpi e tornerem fratelli”. Questo pensavano i nostri padri quando lottavano per l’indipendenza e l’unità della Patria. Non già un odio meschino, un bieco desiderio di dominio e sopraffazione del prossimo, ma un generoso sentimento di giustizia, che riconosce tanto il proprio diritto quanto l’altrui. Maggiore infamia del fascismo fu questa, portare la bandiera italiana, che fino a pochi decenni prima era stata esclusivamente la bandiera di volontari, di combattenti per la libertà in Polonia, Francia, Grecia (la Grecia! La terra dei nostri padri che tanto diede alla nostra cultura, alla nostra storia, alla nostra scienza, al nostro essere…assalita dalle orde fasciste), America Latina e in mille altri luoghi a guidare le orde imperialiste di chi andava a sottomettere altri popoli. Il fascismo prese la bandiera di Milano insorta e la mise nelle mani di Radetzky. Il patriottismo, di cui il fascismo si è ammantato per coprire i suoi crimini ed elevare l’interesse dei capitalisti ad interesse nazionale, è inconciliabile con tutto ciò che quel regime ha rappresentato. Il patriottismo è senso di comunità, è desiderio di giustizia, e quindi di eguaglianza, di emancipazione globale, è vedere nell’altro un fratello, e porta necessariamente a riconoscersi nell’Umanità come più grande insieme nel quale si sublimano, senza annullarsi, tutte le singole entità collettive. La storia italiana, con i suoi massimi campioni, ce lo ha presentato in questo modo. Dai garibaldini nel Rio Grande a quelli in Spagna sotto la bandiera repubblicana, dalla bandiera su cui Mazzini scriveva “Eguaglianza e libertà” al sacrificio di Pisacane che con sé aveva la Bandiera Rossa, dalla “Città del Sole” di Campanella ai migliori Tribuni della Roma repubblicana, da chi nel ‘36 disse “oggi in Spagna, domani in Italia” promettendo la riscossa della Patria a chi, meno di un decennio dopo, andò sulle montagne “cercando libertà tra rupe e rupe”, con la certezza di combattere non solo per la cacciata degli invasori, ma per l’avvento del Sol dell’Avvenire, per schiudere all’Italia le vie del progresso sociale, politico e morale, tutto ciò che il fascismo aveva negato aveva combattuto come massima espressione del potere borghese, per tanti anni.
Ribellati contro chi ti sfrutta e chi ti inganna, indipendentemente dal colore della sua bandiera, che sia essa azzurra o nera.

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