Cari euroinomani, di Massimiliano Moresco

Cari euroinomani, bevitori di cicuta proveniente dalle profonde falde velenifere dell’informazione mainstream, assaggiatori voraci di bias che confermino di quanto siamo cattivi e indisciplinati, produttori automatici dell’anti-italianità imperante e senza via di scampo, vi scrivo questa lettera dal profondo del mio disgusto. Quando a metà degli anni 90 a scuola ci invitavano al pensiero dell’integrazione Europea, si prospettava un sogno dove i popoli erano coesi, fratelli, desiderosi di crescere ognuno con le proprie diversità tenendoci mano nella mano, con un nuovo patto di amore e bellezza. E io sognavo questo ideale con gli occhi protesi al cielo trasognanti e molti sognavano questa prospettiva e tutti sognavamo di emanciparsi dalle logiche della piccola italietta, provinciale e collusa. Peccato che di tale sogno sia rimasto nulla ma soprattutto nulla o poco rimarrà di ciò che è pubblico. Cosicché i geni del debito pubblico potranno capire sulla loro pelle quando questo aumenterà ulteriormente quanto è bello e produttivo il privato. Purtroppo l’Italia è sottomessa a poteri più grandi di lei. Gli eredi del grande PCI sono diventati i maggiordomi del grande capitale, gli altri brancolano nel buio, il popolo vuole un uomo forte che vada oltre le logiche parlamentari, (fantastico) che fa la voce grossa alla TV ma che sembra squittire davanti a Frau Merkel e a tutti i suoi epigoni. Non mi addentro in analisi economiche pur tuttavia non so perché ogni volta che sento parlare di Mes, eurobond e altri strumenti simili mi viene spontaneo non piegarmi più per raccogliere qualcosa per terra, anche fosse qualche spicciolo di Euro.

In fondo sono positivo e mi auguro, nonostante queste belle prospettive che mettano una pezza, nonostante altri paesi non vadano a chiedere prestiti a privati come noi: devoti ai principi della sottomissione. Forse nou taliani siamo semplicemente vittime di una clamorosa sindrome di Stoccolma. Potremo mai guarire?