Sovranità popolare contro il capitale

La propaganda liberista tende a mistificare qualsiasi istanza sovranista come un apologia della xenofobia e volontà di chiusura. La critica all’Unione Europea è, al contrario di quanto vorrebbero far credere i suoi mercenari, principalmente un attacco ad un sistema reazionario ed antidemocratico. Tutto ciò risponde ad esigenze politiche ben precise, ossia la necessità da parte dell’oligarchia liberale di convalidare nelle menti delle persone l’equazione ‘sovranismo uguale destra, fascismo ed intolleranza.

Sovranità è democrazia

Al contrario di quanto propone la vulgata liberal-capitalista, sovranità non significa chiusura, paura o regresso, ma la libertà di un popolo. Un popolo si dice ‘sovrano’ quando è possibile per esso esercitare liberamente la propria volontà, quando al di sopra di esso non esistono poteri capaci di esercitare un controllo coercitivo. Come scrive Carlo Galli in “Sovranità”:

“Sovranità come volontà della nazione non è necessariamente nazionalismo: è autonomia di quella volontà; e la sovranità come creazione della distinzione fra interno ed esterno non è necessariamente xenofobia, ma volontà di determinare uno spazio sul quale il soggetto politico abbia diretto potere e responsabilità.”

Essere sovrani significa essere liberi, poter disporre liberamente delle proprie risorse e poter rapportarsi da pari rispetto agli altri popoli. E’ chiaro come un popolo privato della sua sovranità non possa, essendo sottomesso ad un potere esterno, parlare ad un altro popolo da eguale, ma sempre da una posizione d’inferiorità. Cedere la sovranità significa generare una gerarchia, stabilire i ruoli di servo e padrone: coloro che vedono nell’Unione Europea o nel capitalismo dei fari della libertà sono in gravissimo errore, poiché questi sistemi non generano altro che brutali rapporti di forza generanti moti centrifughi all’interno delle società.

La sovranità del popolo è l’anima della Democrazia, il cui nome letteralmente significa “comando del popolo”, derivando dai termini greci demos e krateo. La sovranità del popolo non può che costituire una Res Publica, ossia un’istituzione la quale, essendo pubblica, non può che appartenere e fungere da rappresentanza di tutti in maniera eguale. Ne consegue che la disparità di forza economica, la quale genera disparità di forza politica e quindi il rapporto servo-padrone, non può che essere antidemocratica.

L’Unione Europea, lontana da essere associazione dei popoli europei, cerca proprio di privare la Democrazia della sua anima, trasportando il potere politico (e quindi economico) dal popolo a enti privati propagandati per pubblici, o alle strutture da essi create. Non è un mistero che l’Unione si sia sempre espressa a favore delle privatizzazioni, arrivando fino ad imporle agli stati membri. Ricordiamo come nel periodo della querelle-farsa fra “Governo del Cambiamento” ed istituzioni europee il ministro Tria abbia voluto rassicurare i propri padroni che il debito sarebbe sceso grazie proprio alle privatizzazioni, vero feticcio delle classe politica italiana ed europea almeno sin dagli anni ’80.

Tutto ciò è ancora più evidente pensando alla struttura stessa del “Parlamento” europeo, strumento solo nominalmente democratico ma in realtà sottomesso alla potestà della Commissione Europea e impossibilitato a rescindere i trattati già in precedenza approvati. Questo sistema a tenuta stagna è stato pianificato ed attuato allo scopo preciso di rendere irreversibile il processo di creazione di un’Europa dei padroni unita ed inespugnabile.

Non solo suicidio politico, qualsiasi cessione di sovranità è anche incostituzionale. Essa non può in alcun caso essere ceduta (ricordiamo l’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana), ma solo limitata e solamente in condizioni di reciprocità e al fine esclusivo di garantire la pace e la giustizia fra le Nazioni. Ciò non avviene all’interno dell’Unione Europea, in quanto essa viene ceduta ad un ente terzo, non limitata da un’accordo fra popoli come potrebbe essere un patto di non proliferazione nucleare o l’abolizione di dazi. La sovranità della Repubblica, e quindi del popolo, è letteralmente ceduta ad un ente totalitario, finalizzato, come più volte dichiarato, alla stabilità del mercato, e non al progresso morale ed economico dei popoli. Non stupisce come la piena occupazione permanente, la quale dovrebbe essere obbiettivo di ogni Stato, non sia presa minimamente in considerazione da parte delle istituzioni europee.

Parlando dei gruppi e dei partiti che spingono per una sempre maggiore cessione di sovranità, non c’è altro da dire che citare il Codice Penale, il quale all’articolo 241 sanziona con una pena non inferiore ai 12 anni chi attenta all’unità e all’indipendenza della Repubblica.

Uno dei tanti atti compiuti dal regime per invalidare ogni possibile opposizione.

Il Regime e la sua propaganda

L’Unione per propagandarsi come fine invidiabile mette in campo una foltissima schiera di vere e proprie bufale. La più importante e diffusa di queste riguarda i supposti “70 anni di pace” dei quali sarebbe stata artefice. Questa supposizione non regge alla prova dei fatti: le decine di migliaia di morti nei Balcani, in Libia e sulle zone di confine fra Russia ed Ucraina testimoniano altro. L’Unione Europea, coadiuvata dalla N.A.T.O si è limitata a spostare le guerre sul suo cortile di casa, avendo cura di finanziare le parti del conflitto ad essa più favorevoli. L’Unione Europea appoggia i neonazisti e i golpisti in Ucraina, ha appoggiato milizie islamiste in Libia e cerca tutt’ora di indirizzare il Continente in quella che potrebbe essere una guerra nucleare contro la Federazione Russa, oltre che intrattenere rapporti più che amichevoli con stati canaglia quali Israele e l’Arabia Saudita. Le bombe che uccidono gli yemeniti, le mani che bruciano i lavoratori ad Odessa sono sufficientemente eloquenti per screditare qualsiasi ipotesi di un’Unione portatrice di pace.

La situazione non è migliore sul fronte interno: 5000 suicidi all’anno per disoccupazione, migliaia di vittime di “morti bianche”, milioni gli infortuni, decine di manifestanti assassinati dalle forze di polizia, milioni di disoccupati, uso di psicofarmaci in crescita, tassi di mortalità infantile maggiorati (e volutamente occultati…). L’Unione Europea si comporta da quello che è, ossia un controllore, ostile e separato dal popolo interessato unicamente al benessere dei gruppi industriali e finanziari ad essa legati.

Proprio di questi gruppi essa è espressione politica. Non serve a nulla scomodare termini quali “libertà” e “democrazia” quando l’intero sistema si regge in piedi grazie al e per favorire il dominio di una classe padronale capitalista che si esprime nel suo lato dirigente sopratutto nella confindustria franco-tedesca. Come testimonia l’accordo d’Aquisgrana, o “Trattato di cooperazione Franco-tedesca”, la relazione fra i due governi è sempre più stretta, ed è evidente l’esistenza di un unica intelligenza dietro l’Unione, al momento governata da questi gruppi di potere. Del resto è bene ricordare il “doppiopesismo” delle istituzione europee, che accusano l’Italia di fare concorrenza sleale alla Francia permettendo allo stesso tempo la svendita a questa di componenti sostanziose dell’economia nazionale.

Infine, garantisce amicizia fra i popoli europei questa unione padronale? Assolutamente no, e i recenti eventi libici lo dimostrano benissimo, essendo i governi francese ed italiano, che ricordiamo essere stati fondatori, contrapposti in una guerra per procura.

L’alter-europeismo di Salvini e dei suoi

In questo contesto occorre non farsi ingannare dalla Lega e dai supposti “sovranisti”. Essi rimangono saldamente ancorati ad un’ideologia capitalista e liberista, semplicemente gli interessi per i quali combattono sono di cosche economiche differenti rispetto a quelle francesi o tedesche. Sovranità popolare non significa sovranità delle classi abbienti, ed è per queste che questo schieramento combatte, a partire dai “sovranisti conservatori” della Meloni ai feticisti del “buonsenso”. I secondi, ben più rilevanti dei primi, puntano a tutelare gli interessi ed ad espandere il potere della classe industriale del nord-est, sfruttando finanche i voti dell’elettorato meridionale, per consentire a loro un ruolo da protagonisti in una nuova Europa Federale a trazione Padana.

Nonostante i cornuti sostenitori dell’indipendenza della Padania abbiano accusato il “Capitano” di una svolta filo-italiana da loro ovviamente condannata, i piani del leader della Lega non sembrano essere cambiati quanto lo è la sua propaganda. L’apparente svolta nazionale e l’ambiguità sul tema sovranità non lasciano dubbi: a Salvini interessano i voti per poter coronare il suo sogno, ossia una Padania stato federato europeo, tutto ciò col pieno appoggio della classe industriale veneto-lombarda, in barba ai lavoratori italiani.

Occorre contrapporre a questi disegni capitalistici e padronali una vera lotta di popolo e una vera Associazione delle genti europee. L’unico modo per ottenere ciò è con un ampio fronte militante che raccolga tutti i difensori della Libertà e della Sovranità a tutela degli interessi dei popoli lavoratori. Occorre sfuggire ai modelli di lotta parlamentare governati dal sistema per intraprendere una campagna che sia sindacale e politica in quanto mira ad autodeterminare il popolo. E’ l’esempio dei Gilet Gialli che deve guidare in ciò, non quello dei compromessi col padronato per arrivare alle poltrone.

Col Venezuela che resiste, onore alla casa di Bolivar!

Da anni ormai il Venezuela, simbolo del bolivarismo in sudamerica, insieme alla Bolivia di Evo Morales, è sotto attacco dalla borghesia e dagli Stati Uniti.

Il paese era, grazie al socialismo chavista, il più ricco in Sudamerica e le politiche di welfare di Chavez e di Maduro hanno migliorato incredibilmente la vita delle persone, con la povertà scesa di diverse decine di punti percentuali rispetto al periodo liberista. Ma da alcuni anni gli Stati Uniti, che si sono autoproclamati poliziotti anti-socialisti del mondo, hanno iniziato a bombardare il paese di sanzioni economiche che sono andate (e continuano ad andare) a colpire il suo settore petrolifero, in un momento molto fragile della sua economia. Data la solidità del governo e la fiducia del popolo in esso, gli Stati Uniti hanno messo su Juan Guaidò, il fantoccio autoproclamato presidente ad interim, il fatto divertente e assurdo è che cita continuamente gli articoli 233 e 333 per legittimare questo suo atto, ma cosa dicono seriamente questi articoli?
L’art. 233 cita 5 condizioni tassative di impedimento permanente che permetterebbero al presidente del parlamento di autoproclamarsi presidente fino a nuove elezioni:
1) la morte o rinuncia del Capo dello Stato
2) la sopraggiunta incapacità fisica o mentale, dichiarata dalla corte suprema di giustizia
3) la destituzione decretata con sentenza della corte suprema di giustizia
4) l’abbandono dell’incarico dichiarato dall’Assemblea Nazionale
5) volontà popolare attraverso referendum revocatorio.
Nessuna di queste condizioni è in atto, di conseguenza è il golpe di Guaidò ad essere anticostituzionale, e non la presidenza di Maduro.
Mentre l’articolo 333 invita semplicemente la popolazione a proteggere la costituzione.

L’insediamento di Maduro è stato dichiarato illegittimo dall’opposizione anti-democratica e dalle potenze imperialiste per due motivi principalmente:
-è stato impedito al partito d’opposizione di partecipare alle elezioni
-non ha giurato di fronte al parlamento, ma di fronte alla Corte di Giustizia.
Entrambi questi motivi sono falsi, infatti è il partito ‘Voluntad Popular’ che ha deciso volontariamente di non partecipare alle elezioni per protestare contro “il regime di Maduro”. Per il secondo punto, l’articolo 231 della costituzione stabilisce che “Il candidato eletto prende possesso dell’incarico di Presidente della Repubblica […] prestando
giuramento dinanzi all’Assemblea Nazionale (ovvero il parlamento del Venezuela). Se per qualsiasi motivo sopravvenuto il Presidente della Repubblica non possa prendere possesso dinanzi all’Assemblea Nazionale, lo fa dinanzi al Tribunale Supremo di Giustizia”
Quindi Maduro ha costituzionalmente giurato di fronte alla Corte Suprema di Giustizia dato che la situazione nel parlamento era irregolare.

Bisogna ricordare inoltre che il Venezuela è una repubblica presidenziale, quindi il parlamento non può in nessun caso delegittimare il presidente in carica, è come se in Italia il Senato decidesse di delegittimare Mattarella: non gli sono garantiti questi poteri.

Noi sosteniamo vivamente il Venezuela Bolivariano, il suo presidente e il suo popolo che giornalmente subisce le violenze della borghesia e della destra estrema, la quale punta unicamente a destabilizzare il paese per prendere il potere e fare gli interessi di pochi oligarchi.

Cosa ci ha insegnato il Primo Maggio (ma non solo…)

Primo maggio 2019, anche quest’anno questa data ha portato alla luce le contraddizioni e l’ipocrisia di buona parte della scena politica, parlamentare e non, e dei sempre più corporativi sindacati tradizionali.

Sindacati: bandiera rossa o bandiera blu? Scegliete.

Partiamo dai cortei, che immancabili hanno riempito le piazze e le vie d’Italia. Cosa chiedevano a gran voce i vari “sindacati”, spalleggiati dai propri padroni e padrini? Ma null’altro che più Europa! Viene da chiedersi come possano essersi trasformati i vari sindacati, partendo da una natura contestataria e proletaria, in strutture di controllo e repressione dei lavoratori. Il danno fatto da queste organizzazioni è immenso, poiché grazie alle proprie risorse riescono a monopolizzare l’organizzazione dei lavoratori, deviandola da qualsiasi posizione discordante dai dettami del partito unico liberista. Nonostante le sigle siano varie, non cambia il contenuto del loro servile discorso. Lo ammettono caldamente gli stessi segretari, facendo presumere un futuro dove sulla scena sarà presente un unico sindacato, ipotesi distopica vista la collusione di questo ambiente non solo col padronato nazionale, ma bensì anche con la grande finanza europea.

Tanto assurdo da dire quanto lo è da accettare, ma i sindacati oggigiorno invocano e promuovono il liberismo. Essi si sono omologati al verbo padronale secondo il quale è l’impresa che crea lavoro, è il padrone il vero centro della produzione, ma in realtà non è così. E’ il lavoro, sono i lavoratori, a rendere possibile il profitto del padrone. Come dimostrano casi recenti, e ci si riferisce alla Italcables di Caivano, alla cartiera di Pirinoli e a molte altri, un’azienda senza padrone riesce a funzionare, arrivando in moltissimi casi anche ad aumentare i soci.

Uniti nel chiedere maggiori cessioni della sovranità democratica, i vari sciacalli si dimenticano di certi dati, allarmanti quando non inquietanti. Il primo di quelli che menzioneremo viene dalla Grecia, che, come ammesso dal Vicedirettore del Corriere della Sera, Federico Fubini, ha visto a causa della crisi aumentare la mortalità infantile a causa della crisi e delle criminali politiche d’austerità imposte. 
“Il dibattito in Italia è avvelenato, sarei stato strumentalizzato da chi è contro l’Europa e ostracizzato dagli altri”Così dichiara il giornalista, peraltro membro della Commissione europea che si occupa di combattere la disinformazione, a Tv2000.

Altri due dati riguardano le cosiddette “morti bianche”, spesso causate dall’avidità dei padroni che costringono i lavoratori ad operare in condizioni pericolose, l’altro i suicidi per ragioni economiche. A Gennaio scorso, erano quasi mille le persone che hanno scelto di togliersi la vita dal 2009 a questa parte, mossi dall’incertezza sul futuro e dalla totale assenza di uno stato che sempre più assomiglia ad una S.P.A. E’ proprio la situazione economica la principale causa dei suicidi, e non vedere in questi l’effetto di politiche anti-democratiche volte a garantire “stabilità” ai ceti possidenti sarebbe assurdo. Questi dati, uniti a quelli delle morti sul lavoro ( 1133 censiti nel 2018, ai quali vanno aggiunti 60.000 casi di malattie professionali e più di mezzo milioni di infortuni), non possono che far pensare ad una vera e propria politica di pulizia sociale, volta a costringere ad una vita vegetativa le fasce deboli, quando non eliminate fisicamente.

Vi è stata inoltre un’altra grave omissione, vista la ricorrenza significativa della Festa dei Lavoratori, ossia la mancata denuncia dell’aggressione imperialista al Venezuela e alla sua Rivoluzione proletaria. Sono finiti i tempi della solidarietà internazionale ai popoli in lotta, e in effetti come potrebbero sostenere sindacati e partiti di centro-sinistra chi lotta per la propria sovranità quando la loro stessa agenda è molto chiara sulla cessione di essa? Oramai vi è un’altra “sinistra”, la quale ha perso totalmente le proprie distinzioni qualitative rispetto alla “destra” istituzionale e non. E’ buffo vedere come il fronte pro-golpe vada da Salvini alla C.G.I.L passando per la Meloni e Forza Italia.

Altri tempi. altri atteggiamenti da parte della sinistra istituzionale e dei sindacati.

Tra padroni e traditori

Tutto ciò non deve stupire: è palese la tendenza anti-operaia, anti-nazionale ed anti-democratica dei sindacati. Oramai essi stessi sono da considerarsi null’altro che una vera e propria sezione di Confindustria, sulla falsa riga di un tentativo neo-corporativo che è altro che il contraltare socio-economico del totalitarismo liberista. Come non menzionare il manifesto firmato da tutti loro, uniti, in vista delle prossime elezioni europee: un retorico ed ipocrita appello agli elettori in nome di “democrazia e lavoro”. Insomma, quello che in passato era stato un importante strumento di lotta è ormai infiltrato da elementi filo-padronali, i quali si prodigano per condurre sì la lotta di classe, ma contro i lavoratori.

Se questa è la situazione globale, altri discorsi si dovrebbero aprire per le singole città. Abbiamo visto in molte città importanti lotte portate avanti dai sindacati, i quali comunque risentono dei limiti e delle imposizioni delle segreterie nazionali. Esemplificativo è il caso degli operai piacentini della G.L.S, i quali, per protestare contro i licenziamenti, hanno occupato per diversi giorni il tetto della struttura. Battaglia vinta, ma resa più complicata a causa di numerose beghe fra le varie sigle.

I lavoratori italiani sono le principali vittime del sistema di sfruttamento istituzionalizzato ora vigente, non si capisce perciò come sia possibile che parole quali “sovranità”, “indipendenza”, “piena occupazione” e “socialismo” siano ormai scomparse dal linguaggio delle organizzazioni che li dovrebbero rappresentare. Siamo ai prodromi di un regime, è tempo che il popolo lavoratore riconosca i suoi giuda, e che spontaneamente si organizzi. L’associazione del popolo italiano, dei cittadini tutti, quest’associazione e questa sola può ridare libertà ad una Patria oppressa da secoli, e mai veramente redenta.

Se lo dice pure il Corriere…

“Diversamente dal Giappone il nostro debito è determinato sul mercato…” a dirlo non è un sovranista come Barnard da sempre impegnato a denunciare la natura mercantilista e capitalista dell’euro e della UE con i suoi antidemocratici trattati, ma sono due alfieri del libero mercato, ossia Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, a riprova di come questo paese, da quando ha adottato una moneta straniera presa in prestito ed applicato i vari trattati a questa conseguenti, di fatto sia diventato un S.P.A in svendita a buon prezzo per capitali stranieri.

La distruzione dei diritti delle fasce deboli, dei lavoratori, degli studenti e dei piccoli commercianti altro non è che una guerra di classe dichiarata a questi dai padroni della finanza e dell’industria, intenti tramite i propri servi politici a seppellire i faticosamente acquistati diritti e a propagandare gli stessi come privilegi antieconomici.
La Guerra contro questa finta Unione, prodotto del più bieco e rapace capitalista, non ha solamente carattere patriottico, ma anche di classe. Non è solo nazionale, ma internazionale.

Arriva il C.E.T.A, ennesimo attacco capitalista alla democrazia

Una sentenza dell’Unione Europea ha di fatto legittimato il sistema di protezione degli investimenti inserito nel C.E.T.A, il quale permetterà alle multinazionali di fare causa ad uno Stato presso un tribunale non ordinario (arbitrato internazionale) se in ballo vi è il profitto dell’azienda.


Così l’alta corte Europea dà un’altra sentenza a favore dei padroni, con buona pace degli “ambientalisti” del regime, che furbescamente si prodigano per non toccare quel sistema di libero mercato che alimenta proprio ingiustizie ed inquinamento. Ma si sa, nel mondo sfigato dei “millennials”, gli eroi preconfezionati escono dall’ovetto kinder, pronti a portare avanti battaglie fra lo sterile ed il ridicolo, proprio come vogliono le elites mercantili.


Nello specifico, uno stato membro, ratificando il C.E.T.A, cosa ignorata dai patetici Salvini e Di Maio, vere star per ignoranti che riescono a parlare solo di temi migratori o di giustizialismo da ladri di polli, sarà obbligato partecipare ad un arbitrato, sempre come imputato, se ostacola il commercio per qualsiasi motivo, sanitario, sociale o di qualsivoglia natura.

Questo obbrobrioso atto, benedetto dagli infami di +Europa, commissione Europea e partiti, compreso i finto-sovranisti, dovrebbe far capire come questa unione non è altro che una dittatura capitalista, ed il libero commercio null’altro che il lascia passare universale per i padroni a sfruttare liberamente per il mondo e le sue genti.


Chiunque si dichiari favorevole di ciò è nemico del popolo, della Patria, del Lavoro e della Libertà. A costoro noi dichiariamo guerra.

Italia libera, ora e sempre.

La Libertà non è mai un dono, ma sempre una sanguinosa conquista. i popoli che nei secoli si sono trovati soggiogati dalle tirannidi lo hanno ben sperimentato, poiché mai essi si emanciparono se non dietro cospicua offerta di sangue. Non elargizione, ma conquista, non fatto ma atto. Per essere liberi occorre agire e pensarsi come tali.

“Per concessioni, per beneplaciti principeschi, per addobbate menzogne non si redimono i popoli, essendo Libertà un dono sì caro e sì grande che Iddio nol concede se non a prezzo di patimenti e di sangue”
G. Mameli, patriota

Oggi per le strade italiane sfileranno anche molti ipocriti, desiderosi di infarcire il proprio messaggio reazionario e filo-oligarchico di nobili termini quali Libertà, Patria e Fraternità. Ci stiamo riferendo a quell’immondo insieme composto dai partiti istituzionali e delle sigle a loro amiche, lacchè dei tiranni ostili all’emancipazione del popolo italiano. Questi finti democratici, che mai hanno condannato abusi ed oppressioni reali, da quella vissuta dai popoli africani ai vari tentativi di golpe a danno di governi incaricati dai popoli, sono da osteggiare e da combattere, come lo sono gli enti che fungono da loro mandanti. Indegni del sacrifico di chi vorrebbero ricordare, per ogni vero italiano il fatto stesso che questi servi opportunisti si fregino del tricolore, che evochino i nomi dei martiri è un affronto intollerabile.

“Se Dio m’assisterà, un giorno potrò sacrificarmi per la Libertà, la Giustizia e la Fratellanza […]. Possa questa fiamma che ci arde nel cuore mantenersi viva in queste pagine, preservarle dalla morte e propagandarsi ad ogni nobile animo che le avvicini!”

G. Buranello, patriota

Il semplice reducismo, la commemorazione fine a se stessa sono sterili. Occorre incarnare seguire l’esempio incarnando le idee nell’azione. E’ inutile continuare a contemplare il passato quando quotidianamente si chiudono gli occhi sul mondo contemporaneo, ed altrettanto inutile è parlare di vittorie su nemici sconfitti quando ve ne sono ancora di vivi e vegeti, e per di più incredibilmente pericolosi e potenti. Diciamo i loro nomi, colpiamoli con tute le nostre forze. Facciamogli sapere che un popolo che per secoli ha lottato contro tirannie straniere e domestiche non ha intenzione di essere nuovamente sottomesso. L’Unione Europea, la Nato, il neocolonialismo a trazione occidentale, il capitalismo: ecco chi sono i moderni despoti, coloro che, ostili alla libertà dell’Uomo, per ogni dove si adoperano per soggiogarlo con catene politiche ed economiche.

Ricordiamo quali sono i nostri fratelli di battaglia, esempi contemporanei di lotta e resistenza al regime, ricordiamo i siriani vittoriosi contro l’assalto terrorista internazionale, ricordiamo i venezuelani vittime di complotti e congiure, ricordiamo i francesi destatisi dopo un sonno pluridecennale, ricordiamo tutti i popoli che resistono sotto l’embargo e tutti i patrioti che ogni giorno combattono la tirannia sul proprio suolo. La nostra battaglia per quanto dura non è senza speranze, noi siamo in tanti, e crediamo più di loro. Sarà la nostra volontà, il nostro voler essere liberi, come italiani, come Uomini, come Cittadini, a garantirci, oggi come ieri, la Vittoria.

American way of life

Sono settecentocinquantamila i bambini che soffrono la fame nel solo stato di New York, e non stiamo parlando dei senzatetto, ma dei figli della classe lavoratrice americana. Come ci si può ostinare ancora a definire il modello capitalistico come efficiente solamente perché permette ai ricchi di aumentare i propri patrimoni? Vediamo ogni giorno le contraddizioni intrinseche in tutto ciò: i veri creatori della ricchezza della classe padronale sono costretti a vite precarie e abbandonati a se stessi, come vogliono i dogmi del non-intervento, davanti ai rovesci della vita.

Già a metà del ‘800, in un’Inghilterra in piena rivoluzione industriale, Giuseppe Mazzini attaccava duramente le conseguenze sociali di questa, giungendo ad affermare che :

sebbene alcuni paesi siano oggi innanzi all’Italia in libertà, potenza, sviluppo d’industria, attività di commercio e produzione di ricchezza, la condizione materiate de’ loro operai non ha migliorato.” 

Il potere politico ed economico restava saldamente nelle mani di una piccola cerchia di individui, i quali vedevano costantemente migliorare le loro condizioni. Tutto il contrario per chi era costretto a vivere alla loro mercede: salari sempre minori, condizioni di lavoro non migliorate, ma rese peggiori dalle macchine, impossibilità di concepire una propria vita al di fuori di quella lavorativa, impossibilità di assolvere al proprio ruolo famigliare e di coltivarsi come persone.

Questa era la triste sorte dell’operaio, che è rimasta invariata sino ai giorni nostri. Nei secoli scorsi gli oppressi dal sistema si sono organizzati per resistere alle angherie degli oligarchi, basti pensare ai moti democratici in tutta Europa nel XX secolo, i quali videro la creazione delle prime associazioni di lavoratori, o alle sanguinosamente repressi scioperi nei primi decenni del secolo scorso. Il discorso, tuttavia, cambia giungendo agli ultimi decenni. A partire dagli anni ’80 i sindacati hanno visto la progressiva infiltrazione al loro interno di elementi proni ai dettami del regime liberista mondiale.

Ma come fanno i lavoratori a credere ancora a chi firma documenti europeisti assieme ai padroni? Semplice, l’operaio ormai non è solo alienato sul posto di lavoro, ma anche al di fuori di esso, Egli non cerca più una vita migliore per se e i suoi fratelli, ma cerca solo di sopravvivere, ragionando con le stesse meccaniche egoiste di coloro che lo opprimono.

Ritornando alla situazione americana, 750.000 bambini significano, almeno, un milione e mezzo di genitori. Un milione e mezzo di persone che ogni giorno, per pochi spicci e una casa umida accettano di vendere la propria vita. Un milione e mezzo di cittadini potrebbero, volendo, veramente cambiare la propria sorte, senza ricorrere ad ambigui intermediari. Per far si che ciò accada, in America come in Italia, occorre ridare speranza a queste persone, far capire loro che la strada per l’emancipazione non può passare da accordi e rinunce.

Il capitalismo ha fallito, è tempo che l’uomo, rotte le catene a lungo portate, possa associarsi liberamente ai suoi fratelli secondo i principi di equità e giustizia. “Associarsi in un solo corpo, e sotto una sola bandiera, perché la verità è una sola perché a preparare un solo paese è necessaria una sola Associazione – perché la vera forza sta nell’Unione”

Nessuna intesa è possibile fra servo e padrone

Nel corso della storia vari movimenti e scuole di pensiero sono sorti con l’obbiettivo di propagandare una supposta comunione d’intenti e d’interessi fra servi e padroni. Da coloro che sostenevano che schiavitù e colonialismo fossero vantaggiosi per gli oppressi a chi poneva come “risoluzione” della lotta di classe l’intervento autoritario dello stato, l’errore è sempre lo stesso: credere che esista un “giusto mezzo” fra i privilegi e diritti, fra il desiderio di libertà e la volontà d’oppressione. Tutte queste dottrine non sono, in realtà, che ad uso e consumo della classe padronale, poiché oltre a cristallizzare la situazione socio-economica, bollando ogni istanza radicale come “pericolosa”, legittimano ed istituzionalizzano il dominio di un oligarchia sul popolo.

Dall’infausto e colonialista regno dei Savoia al maldestro tentativo corporativo del Regime, si sono susseguiti i tentativi di tutelare gli interessi dei tiranni procedendo a concessioni velleitarie quando non puramente retoriche, come per esempio il facilmente aggirabile ed ambiguo Statuto Albertino, o la creazione delle Corporazioni, le quali, sciolti i sindacati, avrebbero dovuto esprimere allo stesso tempo gli interessi di proprietari e di lavoratori. Tutto ciò, calato nel proprio contesto, non ha fatto che rinsaldare uno status quo in crisi.


“Perciò, di nostra certa scienza, Regia Autorità, avuto il parere del nostro Consiglio, abbiamo ordinato ed ordiniamo, in forza di Statuto e Legge Fondamentale, perpetua ed irrevocabile della Monarchia, quanto segue…”: lo Statuto si configurava come concessione del sovrano al popolo da lui oppresso.

La realtà è che non può esistere via di mezzo in una lotta mortale ed assoluta come quella che contrappone padroni e servi. Nessuna conciliazione è possibile, in quanto le forze sono sempre state e sempre saranno in favore della classe dominante, e ciò è vero a prescindere dalle illusioni di intellettuali incapaci di vedere la realtà per ciò che è. dato uno squilibrio di risorse, la situazione risultante non potrà mai rendere giustizia al popolo, ma al massimo andare a mediare gli interessi di questo con chi lo opprime.

Oggi giorno vediamo questo pensiero ben rappresentato nei finti sovranisti desiderosi di instaurare un dialogo con l’Unione Europea. Individui come Salvini, la Meloni o i partiti “euro-scettici” minori non rappresentano un vero attacco al sistema, ma anzi qualcosa che potenzialmente viene in soccorso dell’ordine costituito. In un regime vicino al collasso e pesantemente attaccato dalla stragrande maggioranza del popolo, cosa potrebbe esserci di più salutare che un cambiamento di faccia? Si preannuncia una grossa vittoria dei movimenti “populisti” alle prossime elezioni europee, ma questa vittoria sarà limitata a loro, non sarà una vittoria dei popoli. Essi rappresentano il volto umano del sistema, sono qualitativamente uguali ai loro avversari, essendosi polarizzato il contrasto intorno ad argomenti puramente formali e secondari.

Chi tentenna nel prendere una posizione collabora coi nemici del popolo. Non è possibile fare allo stesso tempo gli interessi della nazione e quelli degli oligarchi. Votare alle prossime elezioni europee, anche segnando il simbolo di un partito “euro-scettico”, non può che rafforzare il sistema. Occorre cimentarsi in una lotta radicale, contro l’ordine costituito e i principi che ne stanno alla base.

L’appello finale dell’assemblea delle assemblee dei Gilets Jaunes


Riteniamo che sarà necessario uscire dal capitalismo

“Noi Gilets Jaunes, costituiti in assemblee locali, riuniti a Saint-Nazaire, il 5, 6 e 7 aprile
2019, ci rivolgiamo al popolo nel suo insieme. Dopo la prima assemblea di
Commercy, circa 200 delegazioni presenti continuano la loro lotta contro l’estremismo
liberista, per la libertà, l’uguaglianza e la fraternità.

Nonostante l’escalation repressiva del governo, l’accumulo di leggi che aggravano per tutti
le condizioni di vita, che distruggono i diritti e le libertà, la mobilitazione mette radici per
cambiare il sistema incarnato da Macron. Come unica risposta al movimento dei Gilets Jaunes e altri movimenti di lotta, il governo andato nel panico risponde con una deriva autoritaria. Per cinque mesi ovunque in Francia, nelle rotonde, nei parcheggi, nelle piazze, ai cancelli delle autostrade, nelle manifestazioni e nelle nostre assemblee, continuiamo a discutere e lottare contro tutte le forme di diseguaglianza e ingiustizia e per la solidarietà e la dignità.

Chiediamo l’aumento generale dei salari, delle pensioni e dei minimi sociali, così come servizi pubblici per tutti. La nostra solidarietà nella lotta va in particolare ai nove milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà. Consapevoli dell’emergenza ambientale, affermiamo che la fine del mondo e la fine del mese derivano dalla stessa logica e richiedono una stessa lotta.

Di fronte alla buffonata dei grandi dibattiti, di fronte a un governo non rappresentativo al servizio
di una minoranza privilegiata, stiamo creando nuove forme di democrazia diretta.

In termini concreti, riconosciamo che l’assemblea delle assemblee può ricevere delle proposte da parte delle assemblee locali e redigere linee guida come ha fatto la prima Assemblea delle Assemblee di Commercy. Questi orientamenti sono in seguito quindi sistematicamente sottoposti ai gruppi locali. L’Assemblea delle Assemblee riafferma la sua indipendenza nei confronti dei partiti politici, dei sindacati e non riconosce alcun leader autoproclamato.

Per tre giorni, in plenaria e per gruppi tematici, tutti noi abbiamo discusso ed elaborato proposte per definire le nostre richieste, le azioni, gli strumenti di comunicazione e di coordinamento. Siamo lavorando per durare e abbiamo deciso di organizzare una prossima Assemblea delle Assemblee a giugno.

Per rafforzare a nostro favore i rapporti di forza, organizzare i cittadini nella battaglia contro questo
sistema, l’Assemblea delle Assemblee chiede di intraprendere azioni il cui calendario sarà
sarà prossimamente diffuso tramite una piattaforma digitale.

L’Assemblea delle Assemblee vi chiede di allargare la partecipazione alle assemblee sovrane dei cittadini e di rafforzarle, nonché di crearne delle nuove. Invitiamo tutti i Gilets Jaunes a diffondere quest’appello e le conclusioni dei lavori della nostra assemblea. I risultati del lavoro svolto in plenaria alimenteranno le azioni e le riflessioni delle assemblee.

Lanciamo diversi appelli, sulle elezioni europee, sulle assemblee popolari cittadine locali, contro la repressione e per l’annullamento delle sentenze per i detenuti ed i condannati del movimento. Ci sembra necessario impiegare le prossime tre settimane per mobilitare tutti i Gilets Jaunes e convincere chi ancora non lo è. Facciamo appello ad una settimana gialla d’azione a partire dal 1 ° maggio.

Invitiamo tutti coloro che vogliono porre fine al saccheggio di tutte le forme di vita ad entrare in conflitto con il sistema attuale, per creare insieme, con tutti i mezzi necessari, un nuovo movimento sociale, ecologico, popolare. La moltiplicazione delle lotte attuali ci impone di ricercare l’unità d’azione.

Lanciamo un appello a tutti i territori, a qualsiasi livello, al fine di combattere collettivamente per ottenere la soddisfazione delle nostre richieste sociali, fiscali, ecologiche e democratiche.

Consapevoli che dobbiamo combattere un sistema globale, riteniamo che sarà necessario uscire dal capitalismo. Così collettivamente realizzeremmo lo slogan “tutte e tutti insieme” che noi scandiamo e che rende tutto possibile. Ad ogni livello territoriale, noi costruiamo tutte e tutti insieme.

Il potere del popolo, con il popolo, per il popolo. Non guardateci, unitevi a noi. ”

RIPRENDIAMO IL NOSTRO POTERE DECISIONALE, SPAZIO ALLE ASSEMBLEE CITTADINE

“Noi, Gilets Jaunes riuniti in Assemblea delle Assemblee chiamiamo tutti i GJ e tutti i nostri concittadini a impegnarsi per la riappropriazione del nostro potere politico.

Un passo importante in questa riconquista passa per il livello locale.
Chiamiamo a creare in ogni Comune della Francia dove questo è possibile uno o più assemblee popolari. Perché questo potere ci è stato confiscato come vediamo in molti campi: ecologia, pubblico/privato (privatizzazione), democrazia, ecc.

Queste assemblee sono l’espressione della volontà popolare.
Ogni assemblea conduce le proprie esperienze in completa autonomia nel rispetto dell’interesse collettivo (in connessione con associazioni, GJ isolati, gruppi di cittadini, associazioni di quartiere, presentazione di liste oppure no …).

Chiamiamo le assemblee popolari dei cittadini così create, a federarsi in rete per lo scambio delle loro esperienze.
Re-impariamo a condividere i nostri problemi per definire insieme ciò che vogliamo.

Re-impariamo a vivere insieme là dove abitiamo”

ACT 27 GILET GIALLI | CHIEDIAMO L’ANNULLAMENTO DELLE PENE PER I DETENUTI E PER I CONDANNATI DEL MOVIMENTO!

“Negli ultimi cinque mesi, la repressione poliziesca e giudiziaria contro il movimento dei Gilets Jaunes è stata enorme. Abbiamo avuto migliaia di feriti, 22 persone hanno perso un occhio, 5 le mani e una persona è stata uccisa. Le violenze della polizia che mutilano e uccidono sono un atto di intimidazione politica, cercano di terrorizzarci per impedirci di agire: esse costituiscono un crimine di Stato. Per giustificare questo crimine, il governo, con il sostegno di alcuni media, criminalizza tutte quelle e tutti quelli che contestano la sua politica. La repressione giudiziaria dà seguito alle violenze della polizia per soffocare il movimento: 8.700 fermi di polizia, 2.000 processi di cui 1.500 con rito immediato, quasi il 40% con pene detentive, più di 400 fermi giudiziari detentivi.

Quello che viviamo oggi è la vita quotidiana dei quartieri popolari da decenni. Adesso, l’autoritarismo si generalizza nei confronti di tutta la società.

Noi, GJ nell’Assemblea delle Assemblee a Saint-Nazaire, vi chiediamo di partecipare ad una grande manifestazione nazionale (Acte national) sabato 18 maggio ovunque in Francia, in occasione dell’Acte XXVII.

Esigiamo:
l’annullamento delle pene per le migliaia di detenuti e condannati del movimento dei GJ e di tutte le altre lotte criminalizzate
la cancellazione dei procedimenti a carico degli accusati e degli imputati
la difesa delle libertà pubbliche e dei diritti fondamentali
il riconoscimento come prigionieri politici delle centinaia di persone rinchiuse, nell’ambito del movimento dei GJ, dei quartieri popolari e di tutte le lotte per difendere i beni comuni, ecologiste e di rivendicazione della democrazia diretta.

Dobbiamo resistere con tutte le nostre forze contro questo autoritarismo!

Vi chiediamo di rafforzare i fondi di sostegno esistenti, di crearne di nuovi e di costituire gruppi di sostegno legali. Chiediamo la costituzione di una piattaforma nazionale per censire i casi di repressione giudiziaria, sostenere gli imputati ed i prigionieri. Chiediamo la condivisione di tutte le competenze per difenderci dalla repressione poliziesca e giudiziaria.

L’Assemblea dell’Assemblee invita a manifestare il 13 aprile per il ritiro della legge “anti-casseurs” su richiesta di oltre 50 organizzazioni tra le quali la Lega dei Diritti dell’Uomo.

Sabato 18 maggio, incontriamoci ovunque per manifestare davanti ai tribunali ed alle prigioni!

Questo Appello sarà condiviso ed inoltrato ai gruppi, alle rotatorie ed alle Assemblee Generali locali perché lo facciano proprio e lo facciano vivere se lo desiderano! ”

APPELLO PER UNA CONVERGENZA ECOLOGICA

“L’Assemblea delle Assemblee dei Gilets Jaunes prende atto dell’urgenza ambientale, sociale e democratica.

È la stessa logica di sfruttamento infinito del capitalismo che distrugge gli esseri umani e la vita sulla Terra. La limitazione delle risorse ci costringe a porre la questione della loro condivisione e del controllo della produzione.

I cambiamenti climatici, il collasso della biodiversità e il pericolo nucleare sono altrettante minacce che pesano sul nostro futuro. I beni comuni (acqua, aria, suolo, diritto ad un ambiente sano) non devono essere trasformati in merci.

La Carbon tax è l’esempio perfetto della finta ecologia punitiva che penalizza le persone che non sono responsabili. Mentre ci sono dei responsabili e degli inquinatori da combattere direttamente con delle azioni coordinate.

I GJ invitano tutte le persone che vogliono porre fine al saccheggio di tutte le forme di vita ad entrare in conflitto con il sistema attuale, per creare insieme, con ogni mezzo necessario un nuovo movimento popolare, sociale ed ecologico.

L’indignazione non basta più, entriamo in azione. ”

APPELLO ALL’AZIONE E ALLA MOBILITAZIONE  PER IL PERIODO DELLE ELEZIONI EUROPEE

“Noi, Gilets Jaunes riuniti nell’Assemblea delle Assemblee di Saint-Nazaire, denunciamo la natura anti-democratica e ultraliberista delle istituzioni europee. Il Parlamento europeo che eleggiamo non ha nemmeno il potere di proporre una legge! La Commissione europea decide su tutto senza alcun controllo democratico. Le istituzioni europee sono soggette alla pressione di 25.000 lobbisti nella sola capitale europea!

All’opposto del modello attuale, i GJ hanno un modello di democrazia diretta, nel quale l’interesse generale ha la precedenza sugli interessi particolari. Un modello democratico in cui prevarranno finalmente le nostre condizioni di vita e di lavoro, i nostri diritti, la qualità dei nostri servizi pubblici e del nostro ambiente.

Abbiamo come nostro principio fondamentale l’autonomia dei gruppi di GJ e degli individui in generale. Ecco perché facciamo la scelta non dare indicazioni di voto o anche di partecipazione a queste elezioni. Noi condanniamo tutti i tentativi di costituire una lista politica a nome dei Gilets Jaunes !

Chiamiamo i GJ e le cittadine e i cittadini di fare di questo periodo elettorale un grande periodo di mobilitazione. Proponiamo:
– di organizzare una campagna di informazione e sensibilizzazione contro le istituzioni europee e la loro politica liberista
– di mettere in ridicolo questa buffonata elettorale. Ci affidiamo per questo alla creatività dei gruppi locali, ad esempio: carnevale, voto parallelo in bare gialle, attacchinaggio giallo, presenza gialla il giorno del voto il 26 maggio, ecc.

Proponiamo ai Gilets Jaunes del Belgio di co-organizzare una confluenza di tutti i popoli a Bruxelles. Perché qualunque sia il risultato del voto, dovremo contare solo su di noi! È nella lotta che sarà costruita l’Europa dei popoli.

Proponiamo a tutti i popoli europei di prendere questo appello, di tradurlo nella propria lingua, o di trarne ispirazione per redigerne uno loro. È conducendo una lotta coordinata contro i nostri comuni sfruttatori che noi porremmo le basi per un’intesa fraterna tra i popoli dell’Europa e d’altrove. “

Per la Libertà e la Costituzione: astensione!

Sta iniziando l’infausto ed abominevole periodo della propaganda in vista delle elezioni europee. Contrariamente ai finti sovranisti amici del regime, noi vi invitiamo a difendere la Costituzione italiana e la Libertà dei popoli disertando le urne e boicottando il voto in ogni modo possibile. Non deve essere data nessuna legittimità al parlamento della nuova Santa Alleanza, istituzione antidemocratica e puramente di facciata.

Coloro che farneticano di fantomatici “cambiamenti dall’interno” non sono che i peggiori collaborazionisti. Essi sono ben peggiori delle canaglie liberiste, che almeno hanno la decenza di palesarsi nel loro ruolo di apologeti dell’oligarchia capitalista. Salvini, Meloni, estrema destra e compagnia cantante invece, alla ricerca del modo per alimentare i propri progetti politici, sono pronti ancora una volta a barattare la Libertà dell’Italia con qualche poltrona. Se ora vi vomitano nelle orecchie i loro slogan “rivoluzionari” è perché già si sono strette le mani, già sono stati fatti gli accordi: serve dare spazio ai populisti perché l’Europa resti sottomessa.

Mentre la Francia esplode nei tumulti, e i patrioti si sono espressi nella maniera più radicale contro la farsa delle elezioni, nel nostro paese ciarlatani chiedono i nostri voti. Ma la nostra Libertà vale più dei loro profitti! Non con una croce sul nome di un servo, ma con la lotta, solo con la lotta potremo emanciparci. occorre agire coi nostri fratelli europei e non per contrapporre a questa Internazionale dei Padroni un’Internazionale dei Popoli, capace di dare battaglia ai despoti in ogni campo.

Il primo passo su questa strada non può che essere quello di formare un fronte nazionale di resistenza, opponendosi con ogni mezzo consentito dalla situazione alla messa in pratica delle politiche del Regime. Ora come ora, a poche settimane dalle elezioni europee, la resistenza non può che configurarsi come dura opposizione a queste. Convincere i propri amici, i propri parenti e colleghi a non votare deve essere l’impegno di ogni patriota.

Molti possono controbattere sostenendo che il voto alle elezioni serva materialmente a cambiare la situazione in favore, ma a questi pochi in buona fede non possiamo che rispondere che gli accordi siglati non possono essere messi in discussione dal Parlamento, a prescindere dalla maggioranza presente. Solo all’unanimità degli stati membri, e quindi dei governi, ciò sarebbe possibile. Non vi è quindi utilità nell’andare a votare per un organo che non gode praticamente di funzione legislativa. I vari buffoni che si prodigano per ingannare l’elettorato sono tutti nemici, a priore dal coloro o dagli slogan usati. Questi stessi che oggi vi promettono grandi cambiamenti e si battono il petto per la “sovranità”, un domani, come è già successo, saranno pronti a siglare altri accordi. Lo abbiamo visto a più riprese dal 2000 a questa parte, non ultima la legge di bilancio del settembre scorso.

Ogni italiano che abbia a cuore la propria Costituzione, la Democrazia e la Libertà non ha che un’opzione questo maggio non hanno che una opzione: astensione e sabotaggio.