Che la terra ti sia lieve, André.

A differenza dei media di regime – ormai paragonabili a dei media nazistoidi eredi degli insegnamenti di Goebbels – vogliamo, nel nostro piccolo, ricordare un immenso giornalista, uno degli ultimi giornalisti veri rimasti in Occidente.
Non parliamo, ovviamente, della Rossandra che, tralasciando la sua persona, è stata oggettivamente una pessima giornalista e tutt’altro che una socialista, al soldo dell’Impero Atlantico. Parliamo di André Vltchek: non solo un giornalista ma inevitabilmente un attivista, un guerriero che lottava per la verità perché, quando un giornalista, che si può definir umano, va incontro a delle ingiustizie, è inevitabile che diventi un oppositore del regime. André era questo.
Egli era russo, un sovietico – a dispetto di ciò che stanno dicendo oggi i pochi notiziari che ne parlano, definendolo americano –, ha iniziato a viaggiare e a scrivere da quando era piccolo e a 15 anni ha iniziato a girare l’Europa da solo, per poi trasferirsi all’età di 20 anni, negli Stati Uniti. Qui, capirà che tutta la massiccia propaganda fatta in Occidente era falsa e che gli Stati Uniti, insieme all’Europa, erano anzi la principale causa dei problemi che affliggono i Paesi del Terzo Mondo. Lascia dunque tutti i suoi averi, tutti i suoi cari, e inizia a fare il giornalista in America latina, partendo dal Perù, per poi finire in Africa e in Asia. Perù, Kashmir, Messico, Bosnia, Sri Lanka, Congo, India, SudAfrica, Timor est, Indonesia, Turchia, e Medio Oriente sono solo parte dei tanti luoghi visitati da Vltcheck per reportage e analisi del contesto socio-politico-economico, per analizzare le varie guerre, le carestie e le condizioni di povertà assoluta; insomma, ha viaggiato in ben 160 Paesi.

Diciamolo, André era scomodo; ha scritto centinaia di articoli, di testi sull’imperialismo, contro il revisionismo, schierandosi dalla parte dei “Paesi canaglia” (Russia, Cina, Siria, Iran, Venezuela, Cuba, ecc.). È stato trovato morto ieri ad Istanbul, Turchia, stranamente mentre era in auto, secondo la polizia in condizioni sospette; siamo scettici sui vari risultati che verranno fuori, ma auspichiamo che sarà fatta giustizia.
Qui, in Occidente, la tragica notizia del probabile omicidio di André verrà passata in sordina – a differenza dei vari “giornalisti scomparsi” (e ricomparsi) in Cina o dei vari Navalny avvelenati (senza esporre prove) e sopravvissuti di cui invece se ne parla per minimo un paio di mesi se non un anno intero –, ma vogliamo far notare il calibro di questo giornalista, scrittore e fotografo, che non è assolutamente un tipo sconosciuto, ma anzi conosciuto almeno fuori dall’Occidente (pensiamo ad esempio alla grande testata giornalistica russa “RT”) e che ha collaborato anche con Noam Chomsky, celebre filosofo ed accademico anch’esso anti-imperialista.
André era dunque un Compagno, non solo perché Comunista, ma perché martire. Che sia stato questo un martirio volontario è improbabile, ma tutte le volte che ha fatto reportage in prima fila nei Paesi in piena guerra o comunque nel mezzo di gravi situazioni, ha rischiato perennemente la vita, cosciente di star facendo il giusto e il meglio per l’Umanità intera, per la Verità.

Vogliamo ricordare André condividendo due interviste dove racconta brevemente la propria intensa biografia e i propri pensieri, ricche di riflessioni [“Come sono diventato un rivoluzionario e un internazionalista”  e “Sono un Comunista”; entrambi in inglese] e consigliamo naturalmente di approfondire sul personaggio e sui vari articoli che, anche se ormai scritti nel passato – tralasciando gli ultimi articoli scritti sul conflitto Usa-Cina –, possono offrire spunti per un’analisi del presente e del futuro.
Ed infine vogliamo onorare André con uno dei suoi ultimi scritti, estratto da “L’Antidiplomatico” – con cui intratteneva ottimi rapporti in Italia – e tradotta da questi, e cui vogliamo condividere anche noi. Può essere effettivamente considerato un testamento, per ciò che questo testo esprime:

Ora l’Occidente si dovrebbe sedere, restare in silenzio e ascoltare “gli Altri”

Sono anni che ci viene detto cosa pensare; quello che è corretto e ciò che è sbagliato. E ci viene imposto da persone bianche che vivono o provengono dall’Europa e dal Nord America.
Sono a conoscenza di tutto. Sono i più qualificati.
Quando scrivo “bianco”, non intendo solo la razza o il colore della loro pelle. Per me, “bianco” identifica la cultura a cui appartengono, la loro identità.
Noi russi, cubani, venezuelani, cinesi, iraniani, turchi non siamo veramente “bianchi”, anche se il nostro colore della pelle in realtà lo è.
Non che moriamo dalla voglia di essere bianchi, credeteci!
Abbiamo il nostro modo di vivere, di pensare e la maggior parte di noi è dalla parte degli oppressi, dei “miserabili del mondo”, intuitivamente.
Per secoli, le nostre nazioni sono state saccheggiate e attaccate. Abbiamo perso milioni di nostri fratelli, la nostra gente, per invasioni, genocidi, come quelli avvenuti in Africa e in tutte le altre parti del mondo “non bianche”.
Siamo sempre stati oggetti di studio; analizzati e descritti da quegli scribi e giornalisti provenienti principalmente dal Regno Unito e dal Nord America. Sanno loro chi siamo e che tipo di sistemi politici e culturali ci meritiamo o quelli ai quali dovremmo mirare.
Queste persone sanno come parlare. I loro accenti sono così perfetti, così “scientifici”. Se dicono qualcosa, deve essere pura verità, semplicemente perché sono qualificati, governano il mondo da secoli.
Noi, gli Altri, dobbiamo stare zitti e ascoltare. Dobbiamo imparare chi siamo veramente, dai padroni dell’universo. Perché ai loro occhi non siamo nessuno, siamo solo un po’ più che animali.
E gli animali non parlano; ascoltano, prendono ordini e servono. Vengono anche obbedientemente massacrati, quando “è necessario”.
Ci si aspetta che i governanti bianchi del mondo sappiano di noi più di quanto noi stessi conosciamo del nostro popolo e dei nostri paesi.
Dio non voglia che uno di noi, individui “non bianchi”, possa esprimere pubblicamente un giudizio, soprattutto negativo, sull’Europa, il Nord America o l’Australia!
Nessuno ci ascolterebbe, non ci è permesso giudicare l’Occidente. Siamo qui per sederci educatamente, sottomessi, per ascoltare e prendere appunti.
Avete visto mai un cinese apparire in uno show televisivo britannico o statunitense, offrendo analisi comuniste sul tenore di vita dell’Occidente? Avete visto mai un socialista iraniano o un chavista venezuelano criticare il capitalismo britannico o canadese nelle vostre TV? Sarebbe impensabile, no?
E prestate poi attenzione ai cosiddetti media indipendenti o “progressisti” negli Stati Uniti o in Canada. La situazione è sostanzialmente la stessa dei principali giornali e televisioni, con alcune rare, rarissime eccezioni.
Ancora una volta, uomini bianchi, principalmente anglosassoni “conoscono ciò che è meglio”. Vale per le recenti proteste antirazziste negli Stati Uniti o per l’origine del COVID-19. Anche se non sanno dannatamente niente, assolutamente niente, sono comunque considerati i più informati, gli “esperti” più qualificati. Solo perché hanno nomi, aspetto e pronuncia adatti. Solo perché sono bianchi, curati in un certo modo e capaci di mentire in modi accettabile.
*
Qualche ora fa ho visto una registrazione, un dialogo tra due “esperti”, che è stato caricato online da un media nordamericano “indipendente”. Stavano discutendo di COVID-19.
Ciò che mi ha colpito di più è stata l’arroganza e quei piccoli sorrisi sarcastici “sappiamo tutto e tu non sai niente”. Due uomini che stavano chiaramente dimostrando un disprezzo degenerato per il mondo entrambi erano bianchi. Ancora una volta, non solo per il colore della pelle, ma per il loro atteggiamento; la loro cultura.
Nei 40 minuti del loro inutile parlare, non ci sono stati riferimenti alla grandiosa vittoria della Cina sulla pandemia, nessuna menzione dei successi Vietnam o Cuba. Erano loro a parlare e riguardava solo loro, il loro mondo e, decisamente, non la verità oggettiva.
L’industria editoriale mi ha praticamente buttato fuori; hanno smesso di ristampare i miei saggi, subito dopo che le nostre opinioni hanno cominciato a divergere su tutti gli argomenti importanti, come la rivolta nel Stati Uniti, il COVID-19 e Cina. Quando ho smesso di comportarmi come un bianco, sono stato subito sbattuto fuori.
Non era né il mio posto né il mio diritto parlare dell’Occidente, in questo momento storico cruciale. Dopotutto, ero solo un altro russo / cinese. Questo è il momento in cui i governanti del mondo brillano. Loro e solo loro sono qualificati per definire le crisi nella loro società. Le loro pubblicazioni hanno chiuso le porte agli Altri.
Non a tutti, ma la maggior parte di loro certamente lo ha fatto.
A volte gli Altri potevano criticare i propri paesi. Una volta ogni tanto veniva concesso di spazzare via i loro compagni nazioni non bianche. Ma mai e poi mai venivano tollerati come i principali critici dell’Occidente al potere; dei bianchi!
Inoltre, non sono autorizzati ad esprimere giudizi intellettuali importanti: in Occidente, i cinesi non sono autorizzati a decidere se il loro paese è comunista o no!
Ma quello che dice non è altro che spazzatura incomprensibile. È solo una sciocchezza razzista, fantasmagorica e irrazionale.
Discorsi politici occidentali, chiacchiere accademiche, degenerazione allucinogena mentale di Hollywood, danni cerebrali alla Disney sin dalla prima infanzia, narrazioni surreali dei mass media: tutto ciò sta riducendo la nostra razza umana a nulla, allo zero intellettuale.
Il caos e la mancanza di logica patologica stanno sostenendo lo status quo. In tali condizioni, nessuna ideologia progressista potrebbe sopravvivere. Pertanto, questo è l’ambiente più adatto per i ragazzi bianchi occidentali e la loro dittatura globale.
È ora di far tacere la maggior parte degli oratori occidentali, smettere di ascoltare e, se possibile, rinchiudere alcuni degli oratori più squilibrati in un istituto mentale!
Più facile a dirsi che a farsi! Ma non c’è altro modo.
*
Francamente, ne ho abbastanza di questa situazione. Lavoro in tutto il mondo e posso fare paragoni. È chiaro che dal mio punto di vista la maggior parte degli occidentali bianchi ha perso il vantaggio creativo. I loro pensatori, i loro scrittori e registi producono quasi esclusivamente spazzatura. Con alcune eccezioni, lo stesso si può dire del loro mondo accademico e del giornalismo investigativo.
Un giornalista russo, cinese e venezuelano ha potuto vedere il collasso delle società occidentali con molta più chiarezza degli stessi occidentali. E’, in generale, molto più qualificato ed istruito, in grado di descrivere la realtà e di criticare oggettivamente.
In Occidente, il livello di ignoranza è davvero impressionante. La conoscenza non è un requisito. Solo pezzi di carta, diplomi e francobolli forniti dal regime hanno importanza.
Il mondo ha un disperato bisogno di sentire gli Altri. Poiché ha bisogno che gli Altri siano coinvolti, che siano se stessi, che impediscano ai ragazzi bianchi occidentali di uccidere milioni e milioni di persone innocenti in tutti gli angoli del mondo, come hanno fatto per diversi secoli senza interruzioni. Il mondo ha bisogno degli Altri per erigere nuovi concetti, nuove ideologie e nuovi principi morali.
I concetti colonialisti, imperialisti e razzisti del Nord America e dell’Europa semplicemente vanno spazzati via per il bene del mondo.
In preda al panico, gli occidentali bianchi stanno recentemente gridando (dopo che il signor Floyd è stato assassinato dalla polizia sadica e la ribellione è scoppiata in tutto il mondo): “Non si tratta di razza!”
Ma notate bene una cosa: sono loro, che ci dicono cosa pensare, ancora una volta, che dicono al mondo cosa è e cosa non è! Non ascoltereste mai dichiarazioni del genere in Africa, Medio Oriente o Asia. Là, le persone sanno perfettamente di cosa si tratta veramente, che si tratti di razza o meno!
Ho appena trascorso due settimane negli Stati Uniti, analizzando le profonde crisi della società statunitense. Ho visitato Washington, D.C., Minneapolis, New York e Boston. Ho parlato con molte persone in tutti quei posti. Ciò a cui ho assistito è stata la confusione e l’ignoranza totale sul resto del mondo. Gli Stati Uniti, un paese che ha brutalizzato il nostro Pianeta per decenni, non è assolutamente in grado di vedersi nel contesto del mondo intero. Le persone, comprese quelle dei media, sono scandalosamente ignoranti e provinciali.
E sono egoisti.
Ho chiesto molte volte: “Le vite dei neri contano in tutto il mondo? Hanno importanza nella Repubblica Democratica del Congo e sono importanti nella Papua occidentale? ” Lo giuro, non ho ricevuto una risposta coerente.
Qualcuno deve dirglielo … Qualcuno deve costringerli ad aprire gli occhi.
Alcuni anni fa, sono stato invitato nel sud della California per mostrare il mio lavoro di documentario dall’Africa (il mio film documentario Rwanda Gambit, sui genocidi innescati dall’Occidente sia in Ruanda che successivamente nella Repubblica Democratica del Congo), dove si trovano milioni di neri morendo, in modo che la stragrande maggioranza dei bianchi statunitensi possa vivere nell’opulenza da maialini.
Ma prima che mi fosse permesso di presentarlo, ho ricevuto un monito ben preciso:
“Ricorda, le persone qui sono sensibili … Non mostrare troppa realtà brutale, perché potrebbe disturbarle …”
Sentendo questo, ho quasi lasciato l’evento. Solo il mio rispetto per l’organizzatore mi ha fatto restare.

Adesso sono convinto: è ora di costringerli a guardare; per vedere fiumi di sangue, che la loro pigrizia, egoismo e avidità hanno innescato. È ora di costringerli a sentire le grida dell’agonia degli altri.

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