“Ci scusiamo per l’inconveniente, ma questa è una rivoluzione.”

“Ci scusiamo per l’inconveniente, ma questa è una rivoluzione.”

Subcomandante Marcos

É questa la frase che ha detto il portavoce del movimento zapatista al governo messicano che credeva di poter fare accordi assassini con gli USA senza pagarne le conseguenze. Ma come fare una rivoluzione? Prima di tutto bisogna costruirla, e la costruzione del risveglio popolare lo si fa tramite l’azione politica. Non servono a nulla dei millantatori e dei filosofi da salotto che pensano a parlare ma non ad agire, e purtroppo oggi sono numerosi. Agli zapatisti (o neo-zapatisti) non é servita un’intensa azione propagandistica per costruire la rivoluzione poiché tra il popolo “delle montagne del Sud-Est Messicano”- come si definiscono loro- rieccheggiava la coscienza della propria misera situazione e le sue cause, quindi é servita solo la scintilla dei guerriglieri rivoluzionari a far scattare la rivolta popolare.
Molti si chiederanno quale sia questa azione politica che punta alla rivoluzione, semplicemente bisogna fare un’azione intensiva e pedagogica che punta a mostrare al popolo: le motivazioni della rivoluzione, le falle, le malfunzioni e le ingiustizie del sistema vigente, come cambiare il sistema e come sarebbe il Nuovo Stato. Esempi concreti del suo funzionamento sono la Rivoluzione d’Ottobre, costruita da Lenin e dai bolscevichi per liberare la popolazione dalla povertá e dal feudalesimo che vigeva nella Russia Zarista; la Rivoluzione dei popoli latinoamericani, che grazie a Bolívar divennero liberi ed indipendenti, anche se per poco, in quanto Bolívar fu ucciso prima di poter avverare il sogno di un’America Unita; la rivoluzione centroamericana di Zapata, José Martí, Sandino; le varie rivoluzioni africane, che tentarono e tentano di liberare i loro popoli dalle oligarchie capitaliste, imperialiste e neocolonialiste; le rivoluzioni democratiche in Europa nel 700/800.

“Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo… l’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.” Disse Giordano Bruno, martire del libero pensiero, brutalmente arso vivo dalla Chiesa Cattolica. Questa frase rappresenta esattamente la nostra società, dove l’uomo pensa solo e unicamente a due cose: produrre e consumare a favore del Capitale Finanziario Internazionale. Allo stesso modo di Giordano Bruno noi dobbiamo creare un risveglio popolare che porti l’essere umano alla sua emancipazione.
Il Capitale e la Chiesa Cattolica hanno sempre collaborato in senso antipopolare e antidemocratico, respingendo ogni tentativo di emancipazione popolare, basti pensare al tiranno della Repubblica Dominicana Trujillo, che era supportato dalla Chiesa e dagli Stati Uniti (anche se non ufficialmente) nelle sue azioni repressive contro i rivoluzionari e le minoranze nere/haitiane presenti nel paese, fortunatamente il popolo dominicano è riuscito a liberarsi dalle sue catene dimostrando al mondo che la rivoluzione, per quanto ardua è possibile. Riassumendo la situazione, seimila tra militari e volontari civili dominicani sfidarono oltre sessantacinque mila soldati americani e sudamericani, il risultato fu la sconfitta, ma nel popolo rimase accesa la fiamma e poco tempo dopo si ribellarono ancora “all’Ancien Regime” che si era ricostituito, e anche oggi il partito che si è fatto portavoce del popolo dominicano governa il paese col pieno consenso popolare.
Un altro esempio da stimare è il coraggio e la forza con cui gli studenti e i professori cileni si ribellano al dispotismo di Piñera, degno successore del terrorista Augusto Pinochet, il quale in risposta alle proteste contro il regime liberista ha mandato carabinieri armati nell’Instituto Nacional, dove ci sono stati vari scontri con professori e studenti.
Evento eccezionale e più o meno raro sono state le rivolte contadine in Germania che tra il 1524 e il 1526 e tra il 1493 e il 1517 hanno dimostrato che il popolo ha il potere di ribellarsi ai padroni. I contadini richiedevano unicamente l’abolizione delle opere e dei censi feudali, l’abolizione dei diritti ecclesiastici e la restituzione delle terre collettive e delle proprietà ritenute comuni (boschi, pascoli e acque) alla popolazione contadina, tuttavia le rivolte furono fortemente represse e le speranze del popolo si dissolsero, almeno apparentemente.

Dopo questi vari esempi bisogna tuttavia fare una contestualizzazione: quelle rivolte erano e sono costruite sul forte malcontento popolare, perché in quei casi le situazioni erano o sono molto precarie, in Italia e in Europa tuttavia vige un sistema astuto, che contrappone all’anarchia economica uno strato sottile e inefficiente di “Stato Sociale” che serve a ben poco e che giova solo all’oligarchia per mascherare la realtà delle cose, è per questo che la nostra azione pedagogica dev’essere molto intensa e volta non direttamente a fare la rivoluzione, ma a porre le basi per essa.