Come stanno le forze di polizia?

La polizia rappresenta il monopolio statale della forza entro i suoi confini. I suoi membri soni coloro che più di ogni altro cittadino vivono a contatto con armi da fuoco, e sono fra quelli più sottoposti a situazioni stressanti. Stress e armi da fuoco, uniti alle sempre più precarie condizioni di vita non generano di certo grandi risultati. Quasi 300 suicidi a partire dal 2010 sono un dato molto eloquente sulle condizioni psichiche di un’intera categoria che al posto di venir dallo stato inserita nella società e tutelata è abbandonata a se stessa, con tutti i problemi che ciò comporta sia in relazione al rapporto col resto della cittadinanza sia alle condizioni mentali e materiali dei singoli agenti. A tutto questo si aggiunge anche una sempiterna carenza di mezzi materiali: se da un lato si hanno iperinflazionate macchine sportive a scopo pubblicitario dall’altro manca l’equipaggiamento quotidiano, come spesso denunciano i sindacati di categoria, manca un servizio sanitario e psicologico che riesca a mettere un freno alle tendenze distruttive. Con le forze di polizia da parte dello stato vi è un un’atteggiamento quasi bipolare: da un lato, se ciò conviene allo status quo, nessuno si scandalizza per la brutale repressione di manifestanti e scioperanti, dall’altro si arriva a creare scandali mediatici sul nulla, con indagini e condanne basate su minuzie e presunti danni. Le istituzioni fanno vivere le forze dell’ordine in uno stato di tensione continua, e si potrebbe dire che ciò sia anche voluto: la valvola di sfogo a questo è aperta in concomitanza con manifestazioni e cortei, poco importa se poi, per l’indifferenza generale, qualcuno si fa saltare il cervello nel suo ufficcio, danni collaterali accettabili.
Ciò che è successo a Trieste è ulteriore prova di ciò, di quanto la polizia sia considerata solo per elogiarne i morti. La follia di un sistema che deumanizza ogni persona e riesce addirittura a sfruttare i corpi ancora caldi è sempre più manifesta