Contro il neoliberismo, dopo l’Unione Europea

Il Movimento ’48 appoggia e fa suo l’appello unitario europeo per la sconfitta del neoliberismo e per la liberazione dei popoli dal giogo del capitale. Solamente organizzando l’offensiva le masse popolari potranno approfittare dell’esplosione del sistema europeo per costruire una società diversa, migliore, più equa e giusta, socialista.

CONTRO IL NEOLIBERISMO, DOPO L’UNIONE EUROPEA

La pandemia da Covid-19, avendo scatenato la “tempesta perfetta”, è uno spartiacque storico. Il vaso di Pandora si è aperto, tutti i mali cronici del sistema capitalistico iperfinanziarizzato sono venuti alla luce. Sull’umanità aleggia lo spettro della “stagnazione secolare”. Col tramonto della globalizzazione neoliberista entriamo in un periodo di grandi turbolenze e catastrofi sociali le quali possono aprire delle nuove opportunità di cambiamento In questo quadro il rischio di uno scontro tra i partigiani del potere popolare e quelli di un regime autoritario è nell’ordine delle cose. Gli sconvolgimenti travolgeranno gli attuali equilibri geopolitici, col rischio di un cataclisma devastante tra le grandi potenze.

L’Unione europea, a causa delle sue fragilità strutturali e delle sue contraddizioni interne, non resisterà al terremoto mondiale in arrivo. La pandemia da Covid-19 ha infatti messo a nudo la totale incapacità dell’Unione di far fronte all’emergenza, la sua incapacità a riformarsi. Nonostante sia evidente l’insostenibilità delle sue rigide regole ordoliberiste, la Germania, che è il dominus dell’Unione e non ha mai smesso di agire pro domo sua, si ostina invece a difenderle, anzitutto a danno dei paesi mediterranei — nonostante essi rischino di sprofondare nell’abisso. Questo ci dice la recente sentenza della Corte costituzionale tedesca.

Nessuna traccia di eurobond, cioè di mutualizzazione del debito. Gli strumenti concepiti per sostenere questi paesi (Bei, Sure, Esm) sono come la corda sostiene l’impiccato. Si tratta infatti di prestiti, di nuovo debito per stati i cui titoli sono già considerati quasi spazzatura. Peggio ancora: per accedere a questi prestiti queste nazioni dovranno accettare severe condizioni che includono la possibilità di essere posti sotto regime di protettorato e di stretta sorveglianza. Ciò sottoporrà questi paesi, in primo luogo l’Italia, a tensioni sociali e politiche formidabili, tensioni che potrebbero spingerli sulla via dell’uscita dalla gabbia dell’euro.

Questa fuga in avanti dell’Unione europea non è che un modo per prolungare l’agonia. Il cosiddetto e aleatorio Recovery fund non cambierà niente. Non è un’alternativa la proposta di Mario Draghi di consentire alla Bce di funzionare come tutte le altre banche centrali (agendo cioè come un prestatore di ultima istanza, così da creare l’enorme liquidità necessaria allo scopo di rimettere in moto l’economia). Questa proposta, concepita nel quadro del rispetto di una visione liberista classica, sarebbe pur sempre moneta a debito. La banca centrale dovrebbe finanziare gli stati usando i canali delle banche private, stati che poi dovrebbero rimborsare i prestiti accollandosi i fallimenti del settore privato. Il principio è noto: pubblicizzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti.

Tuttavia, legati da un vero e proprio patto di sangue, i settori dominanti e transeuropei del capitalismo, in nome del dogma monetarista per cui la moneta deve restare un bene scarso, hanno escluso questa possibilità. La ragione di questa ostinazione è evidente: è l’idea monetarista secondo cui la politica monetaria sia una variabile indipendente, che essa non sia anche politica fiscale e non abbia pesanti ricadute sociali. Per i dominanti la leva monetaria deve restare una vera e propria arma con cui soggiogare le masse popolari, per mettere i lavoratori gli uni contro gli altri e farli sgobbare come schiavi.

I diversi paesi, anzitutto quelli con la pistola del debito puntata alla tempia, non usciranno dal marasma né con mezze misure, né con manovre, per quanto virtuose, di ingegneria finanziaria e/o monetaria. Ne possono uscire solo attribuendo un nuovo ruolo dello Stato, che deve assumere il pieno controllo non solo della moneta e del sistema bancario, ma anche dei principali mezzi di produzione e di scambio. Il settore privato indirizza e investe le sue risorse solo a condizione che abbia certezza di strappare a breve un conveniente tasso di profitto. E’ appunto questa condizione che il capitale privato non incontra in un contesto caratterizzato da una crisi generale come quella attuale. Per questo considera preferibile fermare i suoi motori, anche a costo di gettare la società tutta nella catastrofe.

La rottura con questo sistema è ormai necessaria.

Da questa crisi generale, anzitutto i paesi sotto attacco da parte finanza predatoria, ne possono venir fuori, infatti, solo uscendo dalla doppia gabbia del neo liberismo e della mondializzazione. Doppia gabbia di cui l’Unione europea è un baluardo. I diversi paesi possono salvarsi solo disdettando i trattati che li tengono in catene,  riprendendosi quindi la loro sovranità nazionale, politica e monetaria, imboccando la strada di un’economia in mano pubblica, regolata e pianificata.

Non si tratta solo di un auspicio, l’Unione europea non reggerà l’urto di questa crisi generale e sistemica. La disgregazione dell’Unione è nell’ordine delle cose. Quel che sorgerà sulle ceneri dell’Unione europea dipenderà da molti e ancora incalcolabili fattori. E’ certo che nuove configurazioni geopolitiche sorgeranno. Ove le masse popolari non scendessero in campo, ove non si riuscisse a formare per tempo dei potenti fronti democratici e popolari, forze capitaliste nazionali e/o d’estrema destra, potrebbero approfittare del caos instaurare regimi autoritari.

Questa è la sfida che si staglia all’orizzonte, a questa sfida occorre prepararsi. Vanno quindi costruite in ogni singolo paese egemoniche alleanze di massa, strumenti per organizzare e guidare radicali mobilitazioni popolari, affinché dall’odierna debole resistenza sia possibile passare all’offensiva.

La posta in palio, prima o poi, sarà il potere. Per vincere occorre avere un programma di profonde e ampie trasformazioni che sappiano tenere assieme eguaglianza sociale, democrazia politica e diritti di libertà. Ogni singolo Paese, date le sue radici storico-culturali, date le peculiarità del proprio tessuto economico-sociale, seguirà necessariamente una sua strada. Non basta che gli Stati tornino sovrani. Dopo aver vinto l’ideologia neoliberista dello sfruttamento, della predazione e delle privatizzazioni, occorrerà un potere popolare che, tenuti a freno gli spiriti antisociali del capitalismo, stabilisca la primazia del proprietà pubblica dei settori strategici e pianifichi l’economia in vista del bene comune della collettività.

Solo liberi popoli in nazioni democratiche e sovrane potranno stabilire reciproche relazioni di solidarietà e, contro ogni nazionalismo ravanchista e imperialista, costruire un nuovo ordine mondiale basato sul non allineamento, il mutuo rispetto e la fratellanza.

Un vento forte è cominciato a spirare, tracciamo la rotta ma apriamo le vele!

PRIMI FIRMATARI:

Italia

  • Liberiamo L’Italia
  • MPL-Programma 101
  • Nuova Direzione
  • SIAMO
  • Riscossa Italia
  • Movimento ’48
  • Gianluigi Paragone, senatore
  • Tiziana Alterio, giornalista
  • Thomas Fazi, economista (MMT)
  • Diego Fusaro, filosofo
  • Alessandro Gallo, attivista R2020
  • Leonardo Mazzei, Liberiamo l’Italia
  • Moreno Pasquinelli, Liberiamo l’Italia
  • Mauro Scardovelli, giurista

Spagna

  • Colectivo Prometeo
  • Coordinadora Salir del euro
  • Partido Socialista Libre Federación
  • Socialismo 21
  • Javier Aguilera, giurista
  • José Aguza Rincón, infermiere
  • Jorge Alcazar, professore
  • Alejandro Andreassi Cieri, professore (rtd) Universitat Autònoma de Barcelona
  • Juan Balsera, dipendente pubblico (rtd)
  • Antonio Bujalance Cantero, sindacalista
  • Rosa Cañadell Pascual, professoressa e membro di XS21
  • Rafael Carretero Moreno, professore
  • Rafael del Castillo Gomáriz, professore
  • Maite Cebrian, dipendente pubblico
  • Remedios Copa, infermiere (rtd)
  • Sergi Cutillas, economista
  • Ramón Franquesa, economista Universidad Barcelona
  • Carlos García Hernández, editore
  • Ernesto Gómez, ex vice presidente dei portuali della CCOO
  • Luis Miguel González López, economista
  • Eduardo Luque, giornalista
  • Carlos Martínez, politologo
  • José Manuel Martínez Monereo, operaio
  • José Manuel Mariscal Cifuentes, ex senatore di Izquierda Unida
  • Antonio J. Mayor, economista
  • Stuart Medina, economista
  • Manolo Monereo, ex parlamentare di Unidos-Podemos
  • José Manuel Montes, regista
  • Pedro Montes, economista
  • Manuel Mulet Romero, operaio
  • María Dolores Nieto, femminista
  • Rafael Pedrera, tecnico
  • Silvio Peressini Prado, pensionato
  • Emilio Pizocaro, giornalista
  • Juan Rivera, professore
  • Rafael Robles, pensionato
  • Rafael Juan Ruiz, tecnico
  • Juan Vázquez Sanz, ingegnere
  • Diosdado Toledano, attivista

Francia

  • Devoir de résistance – La Sociale
  • Les Insoumis democrats
  • MS 21
  • Pardem
  • RPS FIER
  • Jacque Sapir, economista
  • Denis Collin, professore, giornalista
  • Jacques Cotta, giornalista and autore
  • Michèle Dessenne, presidente Pardem
  • Patrice Hemet, portavoce di MS21
  • Djordje Kuzmanovic, fondatore e presidente di République souveraine
  • Jacques Nikonoff, economista
  • Patrick Richard, Les Insoumis democrats

Germania

  • Duisburger Netzwerk gegen Rechts
  • Jürgen Aust, avvocato (rtd), dirigente di Antikapitalistische Linke, Duisburg
  • Jochen Becker, pensionato, Hamburg
  • Rainer Brunath, chimico (rtd), Hamburg
  • Georg Gärtner, dipendente pubblico, Mönchengladbach
  • Annette Groth, ex parlamentare di Die Linke, Stuttgart
  • Inge Höger, ex parlamentare di Die Linke, Chairperson Die Linke Northrhine-Westphalia, Anti-capitalist Left (AKL, Antikapitalistische Linke)
  • Mustafa Ilhan, attivista curdo, Aachen
  • Marco Imme, operaio, Stendal, Sachsen-Anhalt
  • Lothar Lux, pensionato, Herten, NRW
  • Franz Pöschl, farmacista, Bergisch Gladbach
  • Peter Rath-Sangkhakorn, editore, Bergkamen, NRW
  • Harry Ruderisch, ingegnere, Duisburg
  • Stefan Rossi, Euroexit, Munich
  • Andreas Wisuschil, giurista, Munich
  • Thomas Zmrzly, sindacalista, Duisburg

Grecia

  • Paremvasi
  • EPAM
  • Lampropoulos Aris, giurista, Atene
  • Nikos Progoulis, insegnante, Atene
  • Yiannis Rachiotis, giurista, presidente di Hellenic Union of Progressive Lawyers, Atene
  • Maria Tzortzi, giurista, Athens
  • Gerassimos Sklavounos, autore, Atene

Austria

  • Antiimperialistische Koordination
  • Euroexit
  • Solidarwerkstatt Österreich
  • Steirische Friedensplattform
  • Peter Bachmaier, storico, Vienna
  • Gernot Bodner, professore, Vienna
  • Wolfgang Friedhuber, ativista, Graz
  • Leo Xavier Gabriel, politologo, Vienna
  • Leo Gabriel senior, Social Forum mondiale, Vienna
  • Imad Garbaya, attivista, Wiener Neustadt
  • Markus Gartner, autore, Hornstein, Burgenland
  • Gerhard Hertenberger, biologo e giornalista, Vienna
  • Christine Hödl, attivista, Graz
  • Wilhelm Langthaler, Campo Antimperialista, Vienna
  • Boris Lechthaler, Solidarwerkstatt, Linz
  • Brigitte Lindner, sociologa, Vienna
  • Gerald Oberansmayr, editore, Solidarwerkstatt, Linz
  • Albert F. Reiterer, sociologo
  • Waltraud Schauer, attivista, Wien
  • Konrad Schön, attivista, Graz
  • Helmut Seidl, operaio, Pöllauberg Steiermark
  • Maria Seidl, attivista, Pöllauberg Steiermark
  • Franz Sölkner, ex membro del Consiglio comunale, Thal, Styria
  • Irina Vana, sociologa, Vienna

Danimarca

  • Ron Ridenour, autore

Norvegia

  • Trond Andresen, professore, Norwegian University of Science and Technology, Trondheim

Polonia

  • Kacper Wittig, studente, Szczecin

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