Cosa ci ha insegnato il Primo Maggio (ma non solo…)

Primo maggio 2019, anche quest’anno questa data ha portato alla luce le contraddizioni e l’ipocrisia di buona parte della scena politica, parlamentare e non, e dei sempre più corporativi sindacati tradizionali.

Sindacati: bandiera rossa o bandiera blu? Scegliete.

Partiamo dai cortei, che immancabili hanno riempito le piazze e le vie d’Italia. Cosa chiedevano a gran voce i vari “sindacati”, spalleggiati dai propri padroni e padrini? Ma null’altro che più Europa! Viene da chiedersi come possano essersi trasformati i vari sindacati, partendo da una natura contestataria e proletaria, in strutture di controllo e repressione dei lavoratori. Il danno fatto da queste organizzazioni è immenso, poiché grazie alle proprie risorse riescono a monopolizzare l’organizzazione dei lavoratori, deviandola da qualsiasi posizione discordante dai dettami del partito unico liberista. Nonostante le sigle siano varie, non cambia il contenuto del loro servile discorso. Lo ammettono caldamente gli stessi segretari, facendo presumere un futuro dove sulla scena sarà presente un unico sindacato, ipotesi distopica vista la collusione di questo ambiente non solo col padronato nazionale, ma bensì anche con la grande finanza europea.

Tanto assurdo da dire quanto lo è da accettare, ma i sindacati oggigiorno invocano e promuovono il liberismo. Essi si sono omologati al verbo padronale secondo il quale è l’impresa che crea lavoro, è il padrone il vero centro della produzione, ma in realtà non è così. E’ il lavoro, sono i lavoratori, a rendere possibile il profitto del padrone. Come dimostrano casi recenti, e ci si riferisce alla Italcables di Caivano, alla cartiera di Pirinoli e a molte altri, un’azienda senza padrone riesce a funzionare, arrivando in moltissimi casi anche ad aumentare i soci.

Uniti nel chiedere maggiori cessioni della sovranità democratica, i vari sciacalli si dimenticano di certi dati, allarmanti quando non inquietanti. Il primo di quelli che menzioneremo viene dalla Grecia, che, come ammesso dal Vicedirettore del Corriere della Sera, Federico Fubini, ha visto a causa della crisi aumentare la mortalità infantile a causa della crisi e delle criminali politiche d’austerità imposte. 
“Il dibattito in Italia è avvelenato, sarei stato strumentalizzato da chi è contro l’Europa e ostracizzato dagli altri”Così dichiara il giornalista, peraltro membro della Commissione europea che si occupa di combattere la disinformazione, a Tv2000.

Altri due dati riguardano le cosiddette “morti bianche”, spesso causate dall’avidità dei padroni che costringono i lavoratori ad operare in condizioni pericolose, l’altro i suicidi per ragioni economiche. A Gennaio scorso, erano quasi mille le persone che hanno scelto di togliersi la vita dal 2009 a questa parte, mossi dall’incertezza sul futuro e dalla totale assenza di uno stato che sempre più assomiglia ad una S.P.A. E’ proprio la situazione economica la principale causa dei suicidi, e non vedere in questi l’effetto di politiche anti-democratiche volte a garantire “stabilità” ai ceti possidenti sarebbe assurdo. Questi dati, uniti a quelli delle morti sul lavoro ( 1133 censiti nel 2018, ai quali vanno aggiunti 60.000 casi di malattie professionali e più di mezzo milioni di infortuni), non possono che far pensare ad una vera e propria politica di pulizia sociale, volta a costringere ad una vita vegetativa le fasce deboli, quando non eliminate fisicamente.

Vi è stata inoltre un’altra grave omissione, vista la ricorrenza significativa della Festa dei Lavoratori, ossia la mancata denuncia dell’aggressione imperialista al Venezuela e alla sua Rivoluzione proletaria. Sono finiti i tempi della solidarietà internazionale ai popoli in lotta, e in effetti come potrebbero sostenere sindacati e partiti di centro-sinistra chi lotta per la propria sovranità quando la loro stessa agenda è molto chiara sulla cessione di essa? Oramai vi è un’altra “sinistra”, la quale ha perso totalmente le proprie distinzioni qualitative rispetto alla “destra” istituzionale e non. E’ buffo vedere come il fronte pro-golpe vada da Salvini alla C.G.I.L passando per la Meloni e Forza Italia.

Altri tempi. altri atteggiamenti da parte della sinistra istituzionale e dei sindacati.

Tra padroni e traditori

Tutto ciò non deve stupire: è palese la tendenza anti-operaia, anti-nazionale ed anti-democratica dei sindacati. Oramai essi stessi sono da considerarsi null’altro che una vera e propria sezione di Confindustria, sulla falsa riga di un tentativo neo-corporativo che è altro che il contraltare socio-economico del totalitarismo liberista. Come non menzionare il manifesto firmato da tutti loro, uniti, in vista delle prossime elezioni europee: un retorico ed ipocrita appello agli elettori in nome di “democrazia e lavoro”. Insomma, quello che in passato era stato un importante strumento di lotta è ormai infiltrato da elementi filo-padronali, i quali si prodigano per condurre sì la lotta di classe, ma contro i lavoratori.

Se questa è la situazione globale, altri discorsi si dovrebbero aprire per le singole città. Abbiamo visto in molte città importanti lotte portate avanti dai sindacati, i quali comunque risentono dei limiti e delle imposizioni delle segreterie nazionali. Esemplificativo è il caso degli operai piacentini della G.L.S, i quali, per protestare contro i licenziamenti, hanno occupato per diversi giorni il tetto della struttura. Battaglia vinta, ma resa più complicata a causa di numerose beghe fra le varie sigle.

I lavoratori italiani sono le principali vittime del sistema di sfruttamento istituzionalizzato ora vigente, non si capisce perciò come sia possibile che parole quali “sovranità”, “indipendenza”, “piena occupazione” e “socialismo” siano ormai scomparse dal linguaggio delle organizzazioni che li dovrebbero rappresentare. Siamo ai prodromi di un regime, è tempo che il popolo lavoratore riconosca i suoi giuda, e che spontaneamente si organizzi. L’associazione del popolo italiano, dei cittadini tutti, quest’associazione e questa sola può ridare libertà ad una Patria oppressa da secoli, e mai veramente redenta.