Cronache di un urlo silenzioso, un disagio mai curato e dell’abolizione di una fragile democrazia. Di Perceval Giorgio

Rivolte carcerarie in Italia, psicosi da coronavirus e distaccamento dai veri problemi nazionali.
Cronache di un urlo silenzioso, un disagio mai curato e dell’abolizione di una fragile democrazia.

Siamo ad oggi, e chi scrive, chi si impegna, è ancora vivo. Resiste. Geme, ma piantando solidamente i piedi in un terreno umido delle lacrime di popolo, di fronte al trionfo dell’attuale incapacità governativa, si staglia solido come solo macigno ne è capace. Ma in realta, vorrebbe piangere. Sedersi, come diceva Paulo Coehlo in “Manuale del guerriero della luce” ed aspettare semplicemente che il tempo passi.
Siamo un popolo di inguaribili stolti. Vogliamo sicurezza nazionale, invocando misure restringenti, aborrenti la dignità umana, in nome di una psicosi gestita da rappresentanti forti e umanamente pavidi nella teoria, regalanti materiale sanitario a paesi esterni nel momento del bisogno, nella pratica.
Le situazioni facili si superano collettivamente, i dogmi naturali ce lo ricordano… “La forza del lupo sta nel branco”. Ma è anche vero che il lupo si unisce per cacciare, e per risolvere il problema della fame. Caccia sapendo di poter contare sul prossimo, e che quella battuta, si vincerà solo grazie all’aiuto di tutti.
Abbiamo ricevuto da poco la notizia che parte della contingenza “Defender Europe 2020” si è andata a sommare alle forze di becera occupazione statunitense e NATO già presenti sul nostro paese.
Abbiamo saputi tutti, anche se non c’eravamo, che ci sono stati poco meno di una decina di morti nelle rivolte carcerarie in tutta Italia, dove in nome dell’umanità di un paese basante la propria costituzione sulla libertà umana, i carcerari reclamavano terrorizzati dalle manganellate delle forze dell’ordine e dalla possibilità di contrarre il coronavirus, un sol grido, inalzantesi nell’aria densa di fumo: Libertà!
Abbiamo saputo tutti di misure anticivili, dove il tracollo fallimentare della sanità pubblica mostrava la sua ultima sanguinosamente sboccante chimera, nei principi di precedenza, decretanti la morte o meno di cittadini italiani, nati in un paese, dove la casa, loro simbolo di orgoglio e passione, è stata sadico oggetto di crollo, e morte, apotoesi di milioni di euro, dati per la costruzione di aerei da guerra.
Noi, compreso tu, caro lettore, siamo tutti coinvolti.
Queste, sebbene tu non possa vederle, sono lacrime, che bagnano la tastiera su cui scrivo.
Sono lacrime avvenute per stupro e morte, per sangue ed acqua, bagnanti, dilanianti una bandiera, un testo che vale più di mille parole.
Ma è certo, è sicuro, che le persone, non muoiono per nulla. La Storia insegna, la storia dirige, presente e futuro.
Questo non è un appello, non è uno sfogo, è un articolo. E come tale ha lo scopo di informare.
Ha lo scopo di informare che la Resistenza non ha mai abbassato la testa. E che la morte di persone, per causa repressiva o per causa pseudosanitaria che sia, non deve essere tollerata dall’Italia. E l’Italia, quella vera, deve mettersi in marcia. Sinchè, avrà conquistato l’indipendenza per cui tanti, troppi sono già morti.
Patria o morte.