Dal popolo per il popolo: ecco perché la democrazia diretta

Spesso quando si pensa alla democrazia si pensa ad un sistema rappresentativo, dove il popolo delega la propria sovranità a rappresentanti esterni ad esso. Questo è forse il sistema più comune, a livello formale, in tutto il mondo tant’è che è arrivato a “modellare” il significato stesso di Repubblica. Etimologicamente, questo termine, deriva da “Res Publica”, “cosa pubblica” o “cosa del popolo”, e un organismo che a tutti appartiene allo stesso modo e sul quale ogni cittadino esercita la medesima forza.

La Democrazia Diretta come alternativa ad un sistema gerarchico e capitalista

Molto spesso la democrazia rappresentativa è, nei fatti, degenerata in un sistema oligarchico capace di utilizzare le divisioni e le contraddizioni interne al popolo al fine di perpetuare una politica corporativa ed elitaria. Tutto ciò non può succedere all’interno della democrazia diretta, ossia all’interno di quel sistema dove è il popolo ad essere sovrano, senza intermediari. In realtà non vi è alcuna differenza fra un “rappresentante” dotato di un potere politico particolare ed un monarca, dato che entrambi, spinti dal rapporto di forza che si viene a creare fra deboli e forti, non possono che spingere per aumentare i propri privilegi. Il popolo, per essere libero ed emanciparsi, deve obbligatoriamente porre se stesso come unico artefice e timoniere del proprio destino. Eventuali commissari o portavoce non hanno da essere in nessun modo portatori di una maggiore sovranità, di una qualsiasi delega o di maggiori diritti, e devono essere costantemente passibili di revoca e sottoposti a giudizio popolare. Al contrario dei “politici” attuali, un commissario dev’essere al di sotto, non al di sopra del Popolo.

A ragion veduta, possiamo affermare che un sistema nel quale la sovranità delegata a terzi non possa definirsi come “democrazia”. Se il potere non è esercitato in maniera collettiva, se la capacità di esercitarlo non è identica per ogni Cittadino, se esistono poveri e ricchi, e di conseguenza potenti e deboli, non vi è situazione più lontana che la Democrazia. Il regime feudal-capitalista potrà pure professarsi democratico, ma ciò rimane vuota retorica difronte all’indiscutibile realtà dei fatti.

“Non c’è peggior dittatura di una falsa democrazia` “

Mohamed Fedi Ben Sa’adi


Dal popolo per il popolo: ecco perché la democrazia diretta



Le cosiddette “democrazie” occidentali sono il classico esempio di un elitarismo subdolo che controlla il popolo tramite una dittatura non tanto materiale quanto intellettuale, e che non accetta alcun tipo di dissidenza, cercando in ogni modo di emarginare questi ultimi tramite la censura ed una sistematica ostracizzazione.
L’oligarchica è un pericolo per il popolo in quanto non pensa a fare il bene collettivo, ma a fare il necessario poiché essa possa perpetuarsi, e le ricchezze dei suoi padrini prosperare. I tiranni, regnando tramite il privilegio, non possono perseguire gli interessi del popolo, opposti a i suoi. Per questo occorre combattere ogni sistema tirannico.
Ovviamente, lo stesso capitalismo è antitetico rispetto alla democrazia, in quanto "la Democrazia esiste laddove non c’è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi" come ci ricorda Jean-Jacques Rousseau. Questo sistema vede le sue fondamenta economiche e morali proprio sullo squilibrio di forze e sulla sfrenata competizione, ma l’uomo non può essere libero se gli viene imposto questo terribile stato di guerra omnium contra omnes.

Poiché esiste la Democrazia è necessaria l’esistenza di un popolo cosciente di sé, e dunque libero dall’alienazione. Questa non è che uno dei tanti effetti del sistema capitalista, che già Mazzini individuò come la causa della totale ignoranza morale delle persone che, mortalmente stancate dal doversi vendere per ottenere quel poco sufficiente a mantenersi in piedi, non possono aspirare a null’altro che ad una condizione di automi. Ricordiamo anche Nelson Mandela, eroe rivoluzionario Sudafricano, il quale disse "Un popolo educato, illuminato e informato è una delle vie migliori per la promozione della democrazia".

Luoghi comuni ed infondate accuse

  • “il popolo non è in grado di autogovernarsi”: una delle accuse più comuni, ed una delle più ipocrite visto che spesso esce dalle bocche di chi, sulla carta, propugna la “sovranità” del popolo, non vedendo in essa che una difesa delle locali classi agiate. Il popolo è perfettamente in grado di autogovernarsi, ciò che conta è renderlo cosciente di ciò. L’Uomo non è fatto per essere schiavo, è fatto per essere libero e liberamente in grado di mettere a frutto le sue potenzialità. Ci sono stati migliaia di esempi storici di efficienti forme di autogoverno, dalla Libia al Chiapas, ma non vi è mai stato un esempio di padrone in grado di donare la libertà ai suoi sottoposti.
  • “Un potenziale tiranno potrebbe prendere più facilmente il potere”. Accusa infondata, in quanto un popolo libero e cosciente sarà geloso della sua condizione, pronto a combattere ogni suo nemico in maniera radicale e spietata. AL contrario, in un sistema gerarchico e disomogeneo, un tiranno potrebbe facilmente prendere il potere facendo leva sullo scontento degli oppressi.
  • “La democrazia diretta è pura utopia”. Siamo convinti, con una certa dose di sicurezza, che accuse simili siano state mosse ai propugnatori dell’immoralità della schiavitù, o della parità razziale e di genere, o a qualsiasi rivoluzionario in ogni tempo e luogo. La Storia, che è progresso, farà il suo corso.
  • “Si verrebbe a creare caos e malgoverno”. Come può il governo del popolo, ossia del soggetto che percepisce direttamente le conseguenze delle decisioni, decidere scientemente e ripetutamente per il male di se stesso? Ciò viola il principio di autoconservazione che sta alla base dell’azione degli essere senzienti, è un accusa illogica e frutto di una ristretto campo visivo mentale, il quale resta incatenato all’altrettanto incatenato uomo-suddito del sistema gerarchico.

Spunti sul funzionamento di un sistema a diretta sovranità popolare

La democrazia diretta prevede la massima dose d’indipendenza e di libertà per ogni uomo e per ogni comunità da lui formata, dal livello locale a quello mondiale. Ogni questione che esula dal contesto proprio di una comunità andando a ricadere ad un livello maggiore è giusta che sia presa al livello massimo di coinvolgimento di questa. Conseguentemente, tutto ciò che riguarda una sfera comunitaria limitata, sia essa il singolo o la nazione, dev’essere gestita unicamente da questa, senza influenze o pressioni esterne. Si deve evitare in qualsiasi modo che l’interesse personale, da scardinare comunque attraverso un’opera pedagogica, prevalga ora dall’alto verso il basso, ora viceversa, sulla sovranità dell’ente chiamato a decidere della propria sorte.

Per ogni settore della società, dall’economia all’esercito, occorre istituire comitati popolari, chiamati a deliberare sulla situazione. Tale modello organizzativo dev’essere mutuato ad ogni livello, creando un gran numero di istituzioni complementari e consecutive, dotate di un campo d’azione crescente ma di pari sovranità.

Unicamente questo sistema, il quale garantisce la piena sovranità all’uomo, esso, coerentemente con la sua vocazione e la sua etologia, potrà dare libero sfogo alla sua forza creatrice e al suo essere sociale, non essendo oppresso dalle malate logiche della competizione, del profitto, e di un’eterna guerra volta a fortificare i padroni.