Emergenza sociale: ecco perché bisogna temere l’uomo forte, di Alfio Ladisa

In questi giorni il nostro paese, oltre all’emergenza sanitaria con cui ormai tutti convivono, è scoppiata l’emergenza sociale, causata dall’incapacità di moltissime persone (Partite IVA, Co.Co.Co., senzatetto e chi vive alla giornata) di pagare affitto e cibo.Cominciano a vedersi scene di disordini sociali che presto saranno la normalità, persone che litigano con la polizia in preda alla disperazione, rivolte nei supermercati e panico generale. Questa situazione non è assolutamente nuova, e sapendo questo dovremmo cominciare a porre le basi per una lotta seria.Esattamente un secolo fa, in un’Italia rovinata da decenni di liberismo e dalla guerra, scoppiò il biennio rosso, una stagione rivoluzionaria che in Russia portò alla nascita dell’Unione Sovietica e alla caduta di diversi imperi, come l’Austro-ungarico e l’ottomano. In Italia invece andò diversamente, alle elezioni vinse la lista, dichiaratamente liberale e liberista, dei Blocchi Nazionali, oggi nota come Partito Nazionale Fascista.Questo periodo deve insegnarci due lezioni: in primis che in una situazione di disordine sociale, l’ascesa di un uomo forte è da temere. Chi potrà essere quest’uomo forte non lo sappiamo ma possiamo analizzare la propaganda fascista, basata sulla retorica vaga dell’unità nazionale, e chi usa questa retorica ne uscirà sempre rafforzato, questo perché all’italiano medio non piace la politica, non piacciono ragionamenti più complicati di un “Forza Italia!”, di un “Andrà tutto bene”, ma vuole semplicemente illudersi di sentirsi al sicuro, magari con dei droni che gli sorvolano casa ogni mezz’ora.In assenza di figure rivoluzionarie di spicco, l’uomo forte avrà la strada spianata. La seconda lezione è collegata alla prima: le elezioni non risolvono niente, non siamo in democrazia, inoltre un partito che nasce dal basso con l’obiettivo di salire al potere con le elezioni (in un sistema autocratico o demagogico come il nostro) fallirà, questo viene spiegato bene da Lenin nel “Che fare?”, in cui critica l’apertura alla democrazia e alla partecipazione più ampia possibile (Ognuno vale uno!), magari anche di chi non condivide tutte le idee, in un partito che ha come obiettivo la rivoluzione. Non si vuole abolire la democrazia, ma sostituirla con la fiducia tra militanti e la formazione di rivoluzionari di professione, qualcosa che va oltre la democrazia. Il Movimento 5 stelle ha fallito, e c’era da aspettarselo sin dal 2013.Abbiamo davanti un quasi certo governo Draghi, verrà messo al potere con la scusa che bisogna sistemare i conti, e servirà per tutelare gli interessi della borghesia finanziaria dopo un’eventuale dissoluzione dell’Unione Europea (ormai altamente probabile).Davanti a noi l’unica soluzione è la rivoluzione, che non si farà con idee primitiviste come il trasversalismo, ma con una chiara coscienza di cosa verrà dopo.