Erdogan sfida l’Europa: 120.000 rifugiati premono verso Atene, di Leonardo Sinigaglia

120.000 profughi siriani pronti a riversarsi in Europa passando dal confine turco, profughi causati dall’intervento militare di Erdogan nel conflitto siriano al fianco delle bande ribelli del nord, profughi usati ora come arma diplomatica contro la Grecia e, più in generale, l’Europa. Era solo questione di tempo: il Sultano di Ankara più volte aveva minacciato tali ritorsioni, e ora, alle prime avvisaglie di un conflitto diretto con la Siria, cerca in questo modo di garantirsi l’appoggio, più o meno diretto, dei paesi occidentali. Erdogan si dimostra cinico, anche rispetto ai suoi precedenti. Certo, in questo momento sono quasi tre settimane che otto avvocati turchi stanno facendo, nell’indefferenza generale, uno sciopero della fame a favore dei detenuti politici. Certo, non passa giorno senza attacchi ai danni dei curdi o delle opposizioni politiche dentro e fuori i confini anatolici. Certo, Erdogan era stato più volte accusato (e a ragione) se non di collaborazione senz’altro di connivenza con diversi gruppi islamisti, fra i quali ll Stato Islamico. Tutto questo è vero, ma sembra ad oggi aver toccato un nuovo picco la sua folle volontà di potenza: gettare nella Grecia distrutta dell’austerità centinaia di migliaia di disperati. Tutto ciò dovrebbe spingere ad una seria riflessione sull’effettiva utilità della NATO, di cui sia Grecia che Turchia sono stati membri, e anche sull’onestà dei media, che incolpano i governi russo e siriano di quello che sta accadendo, tacendo sulla presenza illegale di truppe turche in profondità nel territorio siriano impegnate nel supporto diretto sia terrestre che aereo delle formazioni ribelli.