Facciamo i seri. di Brustolo

Ovviamente, la scienza è anche strumento del potere. Ma questa sua declinazione non può certo portare ad una grave miopia colpevole di confondere l’applicazione particolare con lo strumento in sé, le capacità con gli effetti materiali. Come una stessa parola  se pronunciata in due discorsi diversi può servire intenti opposti, così può comportarsi la scienza. All’interno del sistema capitalista essa non può che divenire instrumentum regni della classe borghese, in quanto solamente essa dispone dei capitali necessari a mettere in piedi programmi di ricerca e sviluppo. Ma come la potenza dell’atomo può illuminare una città sia col fuoco di strutture che con l’energia elettrica, così l’applicazione della scienza può servire l’emancipazione umana. Invero è già così: anche in epoca classista il progresso scientifico ha portato indubbi benefici alle masse, ma il problema è che ciò è stato effetto collaterale, non meta prefissata. Il socialismo deve quindi porre la scienza al servizio degli interessi popolari, svincolandola dalla ricerca del profitto e liberandola dalle strettoie del mercato. Quello che bisogna comprendere è che la scienza non è imparziale. Se una legge matematica è indiscutibile, così non può avvenire per l’applicazione pratica di tale conoscenza, poiché essa avviene per forza di cose in un determinato contesto sociale e ha come protagonisti enti coinvolti in precisi rapporti di forza. Portare avanti il nome della “Scienza” come se si trattasse di una divinità laica dotata di ragione oggettiva è assurdo, e crea una narrazione che porta inevitabilmente al supporto per lo status quo. E’ ovvio infatti che la scienza prodotta sotto al capitalismo vada nella direzione di garantire il controllo alle classi dominanti in tale sistema. Se questo è, non bisogna però incorrere nell’errore opposto, contrapponendo allo scientismo un “antiscientismo” radicale fondato sul dubbio disorganizzato e sul rifiuto della preparazione accademica. Questa particolare “prassi” purtroppo è divenuta molta in voga negli ultimi tempi, ammantata da un alone “ribellistico” che in realtà non ha: non è certo affidandosi a guru improbabili, a santoni della domenica, a chi vorrebbe curare ogni malanno con cristalli e succo di limone che si potranno invertire i rapporti di forza all’interno del mondo scientifico, ma unicamente comprendendo quali sono i meccanismi che garantiscono alla classe dominante il monopolio dello sfruttamento del sapere. Vedere ovunque vi sia un camicie la mano di Bill Gates o l’ombra dell’Uomo Talpa pronto ad iniettare chissà quali sostanze, non si fa un gran servizio alla causa dell’emancipazione popolare, ma anzi si dirotta l’attenzione su vari “uomini neri” a cui addossare la colpa dell’esplosione delle contraddizioni sistemiche e, cosa ancora più grave, si alimenta mediaticamente l’equazione “posizione critica=schizofrenia paranoide”. E’ ben concepibile come possano essere nate istanze ostili alle case farmaceutiche, ai vaccini, alle cure chemioterapiche e via dicendo, ma se non si riescono ad inserire queste istanze in un discorso politico, un discorso che individui correttamente cause, effetti ed agenti tutto ciò resterà unicamente un misto di vaghe idee, deliri complottistici e sana preoccupazione. Solo individuando nella realtà del sistema capitalista e dell’economia di mercato la vera sorgente del potere delle multinazionali del farmaco si potrà portare avanti una concreta lotta politica, e solo ponendo come soluzione la produzione statale, monopolistica, svincolata alle logiche del profitto dei farmaci e l’instaurazione di un sistema sanitario omnicomprensivo, gratuito, basato sul benessere integrale della persona si potranno garantire a tutti cure sicure, certe e col minore grado di rischio possibile.

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