Figli dei fiori e controcultura, di Nicolas Mariucci

Inizio questo articolo utilizzando uno stereotipo ormai impresso nella mente di tutti ,  citando in causa quei ragazzi  che durante la guerra imperialista del Vietnam portata avanti dagli interessi degli oppressori americani hanno scelto di tirarsi indietro manifestando il loro dissenso ballando e suonando nudi in campi di margherite . Sembrano tempi ormai lontani ed irrepetibili quelli della Controcultura giovanile del ’68 ; dove si è combattuto in termini moderni della libertà sostanziale ( e non solo teorica ) dell’individuo e della società di cui ne è parte , dell’emancipazione della donna e del fallimento evidentissimo del capitalismo borghese liberista.

Tutto era sbagliato e tutto era da cambiare .

Le masse popolari , soprattutto le fasce più giovani e speranzose della società intravidero oltre il grigiore opprimente del fungo atomico in agguato , un mondo diverso  fatto di libertà , amore e semplicità ; un mondo questo senza n’è servi n’è padroni .

Il Modello americano classista ed ipocrita  sembrava tramontare irreparabilmente quando milioni di giovani invadevano le strade appollaiati sui viali con i loro abiti laceri , i capelli lunghi fino alla vita ed il loro inestinguibili sorriso ebete sulle labbra.

L’odore di rivoluzione era presente nell’aria , magari una rivoluzione diversa da quella classica che tutti noi ci aspettiamo ,una rivoluzione fatta di abbracci e musica  con lo scopo di ridicolizzare il “nemico” seduto in giacca e cravatta sopra  un grattacielo di Wall street, intento a decidere sulla vita di centinaia di persone proprio come farebbe il vendicativo dio biblico del vecchio testamento .

Il Movimento Hippie non era perfetto , con i suoi evidenti eccessi e stramberie , con la sua apparente alienazione dal mondo “reale” e con tutte le  sue tangibili contraddizioni , MA  e dico ma , era un’opposizione ; un’opposizione a tutto il marcio della società capitalista , alla gelosia , alla competizione , all’odio ed alla guerra ; il sogno ancora vivo per milioni di giovani di ricostruire una nuova società basata sui più antichi valori universali professati dalle grandi religioni del mondo, private però della parte dogmatica ,reazionaria e beceramente violenta che le contraddistingue. Possiamo portare la pace , E la porteremo.

Il mondo è cambiato , il neo-liberalismo con la sua anacronistica filosofia nichilista pessimista e disfattista si è ramificato come si espande una metastasi tumorale inquinando ogni settore e  gran parte degli uomini moderni ; i movimenti “realmente” rivoluzionari si contano sulle dita di una mano , tutti gli altri sono stati assorbiti dalla grande macchina del “buonsenso civile” e sono stati privati della loro componente rivoluzionaria e sociale trasformandoli in poco più che loggie dove si elogia il dio denaro affinchè questo tuteli le nostre “differenze”. La semplicità degli hippy con i loro furgoncini sgangherati e le tasche vuote ma i cuori pieni ci ricorda che la rivoluzione interiore sta nell’affinare e scremare i pezzi più taglienti e sporgenti del proprio ego , tornare quindi ad essere e percepire il prossimo, la natura e la vita stessa come lo facevamo da bambini , con purezza e libertá.

Prima di essere coscienza di classe essa deve nascere come coscienza di umanitá , e per questo il legame fra i figli dei fiori e le lotte politiche moderne è stretto come lo è un sogno fra due innamorati , una bellissima utopia realizzabile a patto che la doppia lotta individuale per cercare l’autoperfezionamento e sociale per cercare la libertá e la pace internazionale debbano essere condotti all’unisono , come due manifestazioni della stessa anima che cerca di toccare il sole con un dito .