Fiume, laboratorio sociale e rivoluzionario

Il 12 settembre del 1919 D’Annunzio occupa la città di Fiume, contesa tra il regno d’Italia e il nuovo regno iugoslavo nato dalle ceneri dell’Austria-Ungheria. La città, a maggioranza italiana, era da sempre obbiettivo degli irredentisti, una delle ultime terre italiane ancora occupate da uno stato straniero, occupazione resa ancora più odiosa dalle politiche anti-italiane dell’Impero Asburgico. Il trattato di Londra (il patto segreto firmato dall’Italia con la Gran Bretagna per sancire i territori da annettere all’Italia dopo una vittoria sull’Austria) non prevedeva la città tra i territori che spettavano all’Italia, e la pace di Versailles non dava motivo ai patrioti di vedere la città sotto il dominio italiano; emblematica la reazione del comitato italiano guidato da Vittorio Emanuele Orlando, che abbandona la conferenza disgustato dalla rigidità del presidente americano. Quest’azione gli causò parecchie critiche provenienti da più parti, sopratutto perché a causa della sua assenza l’Italia fu tagliata fuori dalle trattative, tanto che dovette tornare, umiliato, sui suoi passi.
Per D’Annunzio quello era il momento di agire: la politica non lo avrebbe fermato, e gridando l’iconico “me ne frego” dinanzi alle disposizioni del governo regio, marcia alla volta di Fiume con i suoi legionari. Le truppe che vengono inviate per fermarlo disertano una dopo l’altra e si uniscono all’impresa.
Una volta proclamata la repubblica fiumana, sotto gli elogi della popolazione nativa, D’Annunzio non si limita a proclamare la città come una parte d’Italia: vuole creare un banco di prova per il futuro, un nuovo stato che voleva raggiungere il “comunismo senza dittatura”, dove il “cardo russo” si sarebbe trasformato in un’italianissima rosa, come ebbe ad affermare il poeta. Così nacque uno dei progetti più grandiosi della nostra storia: l’esperienza di Fiume fu una vera e propria epopea socialista, dove i diritti non erano astrazioni giuridiche, le donne potevano votare, l’omosessualità era tollerata, la religione libera e lo stato nelle mani dei lavoratori, divisi per settore, e degli artisti. Un progetto ispirato al modello sovietico ma influenzato dall’estetismo del Vate; un’opera che si ispirava senza paura alla Comune francese di un secolo prima.
La costituzione di tale stato, scritta da Alceste de Ambris (grande politico mazziniano e anarco-socialista da sempre attento alle esigenze del popolo), prevedeva la democrazia diretta, l’uguaglianza tra la maggioranza italiana e la minoranza slava, parità di salario tra uomini e donne e una politica di lotta contro la tirannia e il capitale nel nome di tutti i popoli. Non a caso, l’unico stato al mondo a riconoscere la repubblica del Carnaro fu proprio la repubblica sovietica russa, e Lenin stesso dichiarò che D’Annunzio fosse l’unico grande rivoluzionario presente in Italia.
Nell’impresa fiumana presero parte molti sindacalisti, anarchici e socialisti, anche di varie nazionalità, non solo europee (un esempio è Harukichi Shimoi, scrittore giapponese che divenne ardito durante la guerra e sostenne D’Annunzio, definito il “samurai di Fiume”), proprio per la matrice internazionalista e di liberazione globale che ispirava la repubblica fiumana. Da queste influenza straniere nacque un’ambizioso progetto di una Lega dei popoli, atta a federare le rivendicazion idi ogni popolo oppresso, dagli irlandesi agli arabi.

L’esperienza legionaria durò appena 16 mesi, dopo che a causa del tradimento del governo italiano, culminato nel terribile Natale di sangue, e della povertà causata dall’embargo a cui la città era sottoposta, D’Annunzio dovette piegarsi alla politica internazionale e terminare il suo progetto politico.
Nonostante l’effimera esistenza della repubblica fiumana, non possiamo non considerare il grande impatto storico e ideologico che essa ebbe per l’Italia, con le sue speranze di libertà e il suo ottimismo, la sua estetica e i suoi scopi, senz’ombra di dubbio Fiume appartiene a tutti noi, e dovremmo iniziare e prenderla come esempio e rispolverarla dalla vecchia vulgata che la definisce un’impresa fascista, quando in realtà fu qualcosa di molto più immenso e libertario. Inoltre, è da Fiume che nacquero alcune delle più radicali e combattive formazioni antifasciste, come gli Arditi del Popolo e la Legione Proletaria Filippo Corridoni.

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