Gli amici si vedono nei momenti del bisogno. Di Eros R.F.

I nostri cari alleati statunitensi ci hanno dato un grandissimo aiuto, indistinguibile e incomparabile alle varie donazioni fatte dagli altri Paesi: un bel tweet di Trump con Pavarotti.
A cosa pensa il governo americano?
Ad incolpare l’Italia e l’Europa per star mal gestendo la situazione-pandemia, mentre negli Stati uniti quasi non si fanno tamponi e non è stato chiuso ancora quasi niente, se non New York e qualche altro stato.
A cosa pensa il governo americano? A trovare un vaccino per salvare l’umanità?
No. Tralasciando diversi pensieri, forse complottisti, che possano venire in mente, è palesemente certo che (anche) gli Usa stiano cercando un vaccino contro il coronavirus, ma i fini sono ben lontani dal salvataggio dell’umanità. Non a caso Trump, stando alla tedesca Die Welt che cita fonti governative, ha contattato la CureVac per acquistare l'”esclusiva” del potenziale vaccino, in modo tale da renderla gratuita (sempre se vogliono) solo negli Stati uniti, e costringendo tutti i Paesi del mondo ad acquistarla da loro. Altro che donazioni.
Già, è questo l’aiuto che ci ha dato il governo americano in un momento delicato come questo… anzi, siamo noi che, in pieno sviluppo della pandemia e senza aver raggiunto ancora il “picco”, abbiamo spedito loro mezzo milione di tamponi, con tanto di trasporto fatto con mezzi militari statunitensi partiti dalla base di Aviano.
Parlando di gesti seri,
Dopo i massicci aiuti Cinesi, e prima degli aiuti che stanno arrivando – 400 kit completi dal Vietnam, 1.2 milioni di mascherine dall’Egitto, 40 mila dall’India, ulteriori 1.5 milioni di mascherine e 100 ventilatori polmonari dalla Cina, e 1 milione di mascherine e altri mezzi spediti in 9 aerei dalla Russia – sono sbarcati in Italia 65 medici Cubani.
Cuba è da sempre, o meglio, sin dalla rivoluzione del ’59, un Paese all’avanguardia nel settore sanitario.
Vengono ignorati, almeno qui da noi in occidente, i vari progressi raggiunti da quell’incredibile Isola Caraibica martoriata da embarghi e sanzioni da circa 60 anni.
Un Isola che resiste e che non ha mai trovato pace dalla sua esistenza, prima sotto dominio spagnolo, poi nordamericano, e in perenne minaccia da quest’ultimo.
Un Paese del terzo mondo che ha raggiunto obiettivi invidiabili, quasi irraggiungibili per gli altri Paesi con condizioni storico-economiche simili.
Sin dalla rivoluzione Cuba ha “esportato” medici, che hanno lottato a fianco dei fratelli di altri Paesi contro le varie piaghe che affliggono l’Umanità. Non a caso questi 65 medici Cubani che son sbarcati ora in Italia lottarono pochi anni fa contro l’ebola in Africa.
Non stiamo qui a citare dati, che potrete facilmente trovare su internet o su vari libri.
Vogliamo citare, invece, estratti di due particolari discorsi di Fidel Castro, il lìder maximo.

“Devo dire veramente che noi – dico noi, tutti noi – siamo orgogliosi, e io, sinceramente, sono specialmente orgoglioso di quello che stanno facendo i nostri medici, perché questa è una misura dei valori creati dalla nostra Rivoluzione, al di là dei cattivi esempi che danno alcuni cittadini e di quelli che si lasciano trascinare, o sognano i canti di sirena della società di consumo, senza che abbiano niente nel petto e nella testa.
Continuamente osservo cosa fanno i nostri compatrioti, lo stesso quando gareggiano in competizioni difficilissime, in un ambiente ostile, che quando vanno in modo massiccio a prestare questi servizi di cui stiamo parlando. Da molto tempo i nostri medici non erano stati messi a prova. Ve ne erano alcuni che lavoravano all’estero, contrattati. Non si parla dei medici contrattati in un Paese del Terzo Mondo; forse alcuni pensano che ci fanno un favore quando contrattano uno dei nostri medici.
L’impatto umano e solidale, l’influenza che nel campo della salute ha la presenza dei medici che prestano servizi gratis, tramite programmi come quelli che stiamo attuando nel Centroamerica, ad Haiti e in alcuni Paesi dell’Africa, sono molto grandi; uno solo di loro produce l’impatto di 100 medici contrattati, anche se questi lo fanno con sacrificio, e per motivi di solidarietà del nostro Paese i loro servizi si prestano ad un costo molto inferiore a quello dei medici provenienti dai Paesi ricchi. E’ vero che i medici contrattati danno un certo contributo economico ai nostri servizi sanitari; ma questo non è niente paragonato con le spese totali in valuta nelle facoltà di medicina, non è niente, solo un quantitativo molto piccolo.
La nostra missione ha un obiettivo più elevato del fatto di raccogliere alcuni dollari. La nostra missione è quella di creare una dottrina nei confronti della salute umana, dimostrare un esempio di quello che si può fare in questo campo che, ovviamente, è il più delicato per qualsiasi persona nel mondo. Il medico ha nelle sue mani la vita e la salute delle persone.
Sono molto nobili altre professioni, molto, molto, come la professione di maestro; chiaro, senza di loro e la priorità data all’istruzione, non avremo avuto oggi le decine e decine di migliaia di medici sui quali contiamo. E’ una professione straordinaria; per me le due si trovano ai primi due posti, ma vedo che quella del medico, siccome ha a che vedere con la salute e la vita, è oggetto di grande ammirazione da parte dell’essere umano, anche di più delle conoscenze e dell’istruzione.
Non le separo, non avrei messo una davanti all’altra. Parlo semplicemente della reazione delle persone. Vi sono famiglie alle quali non interessa molto mandare i figli a scuola, o non lo fanno a volte per necessità, perché devono mandarli a lavorare, o perché hanno bisogno che li aiutino a sopravvivere, ovvero i figli non hanno neanche i vestiti, né le scarpe; ma non conosco una famiglia che non mandi il proprio figlio al medico, anche se deve percorrere lunghe distanze, come capitava nelle nostre montagne e campagne prima della vittoria della Rivoluzione, per trovare un medico, se si pensa che la vita del bambino sia in pericolo o che la sua salute è in grave rischio.
I servizi sanitari non hanno eccezioni, tutti li cercano, e sono momenti decisivi, drammatici per le persone. E’ drammatico che vi sia un bambino o un giovane analfabeta; ma è ancora più drammatico quando un bambino muore perché non ha assistenza medica, ovvero quando una persona, bambino, giovane o anziano, muore perché non ce l’ha. Per tale motivo penso che è così nobile, così importante la professione del medico, e perciò ci ripugna quando si fa commercio di questa professione.
Sapete quello che succede nello sport. Sapete che abbiamo atleti che valgono milioni sul mercato dello sport. E anche se ci può essere qualcuno che ceda e venda la sua anima per denaro, come un Giuda – per impiegare un termine della Bibbia-, d’altro canto vi sono moltissimi dei nostri atleti che vivono modestamente e, con incomparabile dignità e amore verso la loro patria e il loro popolo, disprezzano tutto il denaro che vogliono offrirgli.
I nostri medici non fanno commercio dei servizi sanitari. Ricevono il necessario per vivere, e penso che anno dopo anno riceveranno di più, mano a mano che andremo recuperando e progredendo.
Ma vi dicevo che ci ripugna la commercializzazione dei servizi medici, e questo non capita soltanto nei Paesi del Terzo Mondo ma nei Paesi supersviluppati come quelli dell’Europa. Ho parlato con ministri o ex ministri della sanità che hanno visitato il nostro Paese, che qualche volta hanno voluto, inutilmente, sopprimere il privilegio che hanno i medici che lavorano nell’ospedale pubblico di portare pazienti privati, e mi raccontavano che a volte per fare un intervento chirurgico, al cittadino che andava normalmente in ospedale per ricevere i servizi sanitari pubblici occorrevano due mesi, tre mesi o di più per ricevere l’intervento chirurgico per una malattia, invece, ai pazienti che pagavano, occorrevano cinque o dieci giorni, per essere ricoverati e usufruire del servizio.
La medicina privata privilegia quelli che hanno denaro, a scapito di quelli che non ce l’hanno, e non ci può essere niente di più inumano di questo. E’ impensabile che società ricche che applicano questa e altre molte cose simile parlino di diritti umani e di umanità, quando lo stesso sistema è il più inumano che esiste, il più egoista, individualista e alienante.
Siamo orgogliosi della nostra medicina. Continueremo a fidarci dell’onestà dei nostri medici. Che nessuno si lascerà trascinare mai dalla tentazione di privilegiare uno che gli faccia un regalo. Non bisogna rifiutare il regalo che si dà al medico come prova di gratitudine; ciò che un medico cubano non può mai fare è discriminare un cittadino nel nostro Paese perché non può fargli un regalo ovvero non ha l’abitudine di farlo.
Che non entri mai la corruzione nelle file dei nostri lavoratori della salute.
Conosco Paesi dell’Europa –
e non voglio menzionarne nessuno – ove il Ministro della Sanità ha dovuto rinunciare all’incarico perché ha voluto limitare gli eccessivi privilegi che avevano quelli che esercitavano la medicina privata.
E’ un’abitudine quasi generalizzata, la presenza di medici che dedicano un numero di ore alla medicina privata. E’ così. E’ molto umano nel nostro caso aver superato questa tappa grazie ai medici formati nella Rivoluzione.
(…) Vi è un’enorme differenza nella forma in cui si formano gli esseri umani in quelle società egoiste e individualiste e la forma di formare i giovani in un sistema come il nostro. Ecco i frutti. Chiedo se qualcuno può obiettare qualcosa; così come posso chiedere se un altro Paese, anche molto ricco, ha il nostro indice di medici pro capite. Il nostro medico si trova ovunque nel Paese, e questo non ce l’ha nessun altro Paese del mondo.
Mi chiedo come è possibile che un Paese del Terzo Mondo, e per di più sottomesso ad un rigoroso blocco economico, possa avere indici di mortalità infantile inferiori a quelli degli Stati Uniti. Bisogna chiedersi come è possibile questo; come sarebbe possibile senza il nostro sistema; come sarebbe possibile con quell’immondo capitalismo che esisteva nella neocolonia che eravamo dall’inizio del secolo fino al 1959. Ecco la nostra opera, anche in molti altri campi: nell’istruzione, nello sviluppo delle facoltà fisiche e lo sport, nella cultura, nell’intellettualità e nella formazione di personale qualificato e di professionisti.
(…) Abbiamo pubblicamente fatto una proposta per salvare centinaia di migliaia di vite tutti gli anni in questo emisfero. Che grande incentivo sapere che il nostro Paese, quel Paese al quale avevano portato via tremila medici lasciandogliene solo tremila, ne abbia oggi più di sessantamila con la formazione che hanno i nostri medici, e che possa offrire ad un emisfero le risorse umane sufficienti per salvare centinaia di migliaia di vite, senza danneggiare minimamente i propri servizi nazionali!”
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“Il nostro Paese non lancia bombe contro altri popoli, né invia migliaia di aerei a bombardare le città; il nostro Paese non possiede armi nucleari, né armi chimiche, né armi biologiche. Le decine di migliaia di scienziati e di medici di cui dispone il nostro Paese sono stati formati nell’idea di salvare vite. Sarebbe in assoluta contraddizione con la sua concezione costringere uno scienziato o un medico a produrre sostanze, batteri o virus per provocare la morte di altri esseri umani.
Non sono mancate neanche le denunce secondo cui Cuba realizzerebbe delle ricerche su armi biologiche. Nel nostro Paese si fanno ricerche per guarire malattie molto gravi come la meningite meningococcica, l’epatite, attraverso vaccini prodotti mediante tecniche di ingegneria genetica nonché, una cosa molto importante, la ricerca di vaccini o di formule terapeutiche utilizzando l’immunologia molecolare – scusatemi se ho utilizzato questa parola tecnica, vuol dire mediante metodi che attaccano direttamente le cellule maligne –; sia per prevedere che per guarire, e andiamo avanti per queste strade. Ecco l’orgoglio dei nostri medici e dei nostri centri di ricerca.
Decine di migliaia di medici cubani hanno prestato servizi internazionalisti nei luoghi più sperduti e difficili. Un giorno ho detto che noi non potevamo né potremmo mai fare attacchi lampo e preventivi contro nessun scuro angolo del mondo; che il nostro Paese invece era in grado d’inviare i medici necessari agli angoli più scuri del mondo. Medici e non bombe, medici e non armi intelligenti, perché loro sì che colpiscono il bersaglio esatto, perché, infatti, un arma che uccide a tradimento non è assolutamente un arma intelligente.”
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¹ dal discorso ai laureati dell’istituto superiore di scienze umane dell’Havana: http://www.fidelcastro.cu/it/discursos/discorso-ai-laureati-dellistituto-superiore-di-scienze-mediche-dellavana-teatro-karl-marx
² dal discorso pronunciato alla facoltà di diritto di Buenos Aires, Argentina: http://www.fidelcastro.cu/it/discursos/discorso-pronunciato-alla-facolta-di-diritto-buenos-aires-argentina

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