Il ministro-dj

La politica non è un gioco. Certo, fra gioco e politica vi è la creatività in comune, ma le analogie finiscono qui. Il gioco è leggerezza, la politica sacrificio ed impegno. Non siamo fra coloro i quali propongono un’austerità quasi monastica nei comportamenti, ma fra questa e l’estremo opposto la scelta è abbastanza facile. La politica, ossia la gestione della comunità, è fatta di uomini, idee e simboli. L’inno nazionale e le figure istituzionali non sono solo simboli politici, ma comunitari: il primo perché di tale comunità rappresenta lo spirito, le seconde perché dovrebbero eseguirne la volontà. Il ridicolizzare questi è ridicolizzare ogni cittadino. L’idea che il Canto degli Italiani sia ridotto a remix da festa in spiaggia, il tutto sotto la gestione del ministro degli interni è un qualcosa di abominevole e criminale, in quanto vilipendio dello stato -anche se in questo caso Salvini uccide un uomo morto- e della Nazione tutta. Dopo questo teatrino non possiamo che aspettarci un Presidente della Repubblica che si cimenta come attore porno e magari un presidente del Senato eroinomane.

Il finto uomo del popolo

Il gioco di Salvini è molto vecchio, è un qualcosa di consolidato e che ha sempre dato risultati. Salvini si atteggia a “uomo del popolo”, fa credere a chi lo vede di essere “uno di loro”, di condividere con loro estrazione, speranze ed emozioni. Già Mussolini, il “figlio del fabbro”, faceva ciò, andando col piccone in mezzo ai cantieri o a dorso scoperto in mezzo ai campi di grano. Anche Salvini lo vediamo a petto nudo, ma non più con in mano gli attrezzi del popolo lavoratore. Salvini è dietro la console, in mezzo alle cubiste, abbronzato, perfettamente mimetizzato all’interno di una “cultura” che sa di rifiuto della politica, di passività, di edonismo e frivolezza. Salvini a questo punta, a rendere la politica sempre meno seria e sempre più associata a twitter, alla moda, alla mancanza di azione. Così non solo si generano elettori, ma si evita che possa sorgere qualsiasi forma di opposizione. L’impegno politico perde qualsiasi valore qualitativo, qualsiasi carica negativa nei confronti di questo sistema per tramutarsi nella consumistica difesa di ora questa, ora quell’altra istanza assolutamente cosmetica, secondaria e marginale. Così siamo passati dal “complotto pluto-giudaico-massonico” al “buonsenso”, passaggio solamente esterno che racchiude al suo interno le medesime volontà ordoliberiste di un’alta borghesia arrogante e narcisista. Salvini non è un uomo del popolo, non fa parte del popolo, la nostra sofferenza non è la sua, i nostri interessi non gli appartengono e, anzi, vengono da lui osteggiati. In divisa da poliziotto, con bislacche felpe o in spiaggia lui rimane un uomo di Bruxelles, rimane un propugnatore del federalismo europeo a trazione padana, il fautore di una secessione dei ricchi e di una riduzione delle loro tasse.

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