Il “nemico” è una persona? di Leonardo Sinigaglia

Rapporti economici basati sullo squilibrio generano necessariamente conflitti. Ma i soggetti di questi conflitti sono i singoli (o i gruppi di questi) visti in quanto attori economici. Se è lapalissiano che esista una conflittualità fra datore di lavoro e prestatore d’opera in quanto parti antagonistiche del processo produttivo, è altrettanto ovvio che da un punto di vista “umano” non esista in linea teorica nessuna differenza di interessi. Tutti gli esseri umani hanno i medesimi bisogni basilari, tutti rispondono alle medesime pulsioni biologiche ed emotive, ne risulta che gli interessi siano i medesimi. La divisione in classi, frutto di un sistema economico basato sul disequilibrio e sul conflitto, non modifica ciò, ma crea una situazione per la quale il soddisfacimento dell’interesse naturale (comunque intaccato dalle diverse forme d’alienazione) diviene unicamente possibile tramite l’opposizione all’interesse altrui. Con la divisione in classi, solamente la parte detentrice del potere è capace in potenza di andare verso la realizzazione dei propri desideri e l’appagamento dei bisogni. La divisione moderna e contemporanea fra proletariato e borghesia non crea una scissione naturale e biologica all’interno della specie, ma unicamente economica. Il borghese non è sostanzialmente diverso dal proletario, ma ricopre unicamente un ruolo differente e contrapposto rispetto a quello di quest’ultimo nel processo produttivo. Il nemico, quindi, è “di classe”, è economico, è la materializzazione di un particolare privilegio, di particolari dinamiche economiche. La lotta deve essere quindi rivolta non già verso le singole manifestazioni della società classista da un punto di vista generale, ma nella società classista in sé insita in queste manifestazioni, che rimangono per essa un veicolo. Contro il borghese in quanto soggetto economico, non in quanto essere umano, fermo restando la condanna della condotta pratica del singolo. Contro l’ideale capitalistico di società e le sue costruzioni giuridiche, morali e politiche, non già contro l’idea in sé di comunità e di relazione.

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