Il Plan de la Patria 2019-2025 e la consolidazione del Socialismo Venezuelano di Andrea Gallazzi

Era il lontano 2007 quando il presidente Venezuelano Hugo Chàvez decide di creare una pianificazione economica, politica e sociale che andasse ad incrementare e rafforzare la Rivoluzione Bolivariana. Citandolo testualmente gli obiettivi sono:
-Difendere, espandere e consolidare il bene più prezioso che abbiamo riconquistato dopo 200 anni: l’indipendenza nazionale.
-Continuare a costruire il socialismo bolivariano del 21 ° secolo in Venezuela come alternativa al sistema distruttivo e selvaggio del capitalismo e garantire così “la massima felicità possibile, la massima sicurezza sociale e la massima stabilità politica” per il nostro popolo.
-Trasforma il Venezuela in un forte paese in campo sociale, economico e politico, all’interno della nascente potenza dell’America Latina e dei Caraibi, che garantisca la creazione di una zona di pace nella nostra America.
-Contribuire allo sviluppo di una nuova geopolitica internazionale, in cui prende forma il mondo multicentrico e pluripolare, che consenta il raggiungimento delll’equilibrio universale e garantire la pace nel mondo.
-Contribuire alla conservazione della vita sul pianeta e alla salvezza della specie umana.

Dal 2007 furono fatti solo due piani, il primo (2007-2013) fu redatto da Chavez con il preciso scopo di promuovere una democrazia partecipativa, spingere per una nuova geopolitica internazionale e sviluppare il modello produttivo socialista, il secondo fu invece fatto da Maduro (2013-2019) e un anno fa il presidente Nicolas Maduro ha annunciato il terzo Plan de la Patria. In cosa consiste questo piano? Questi sono i punti principali riportati da varie fonti governative:

  • Difendere la sovranità territoriale e politica.
  • Continuare a costruire il socialismo bolivariano per giungere alla maggiore felicità sociale e stabilità politica.
  • Convertire il Venezuela in una grande potenza in ambito sociale, economico e politico.
  • Contribuire allo sviluppo di una nuova geopolitica internazionale, del mondo multipolare.
  • Contribuire alla salvaguardia della vita sul pianeta, andare oltre l’Accordo di Parigi, fermare i cambiamenti climatici.
  • Arrivare a quota 18 milioni di occupati, vale a dire portare l’indice di disoccupazione al 2% «per stabilire la piena occupazione».
  • Portare l’indice di Gini (che misura la disuguaglianza sociale) a 0,260 punti e l’Indice di sviluppo umano (HDI) da 0,75 a 0,85. Traguardo che porterebbe il Venezuela nel gruppo di paesi ad alto sviluppo umano.
  • Raggiungere 5 milioni di alloggi popolari costruito nell’ambito della Gran Mision Vivienda
  • Sviluppare l’equità di genere attraverso la scolarizzazione per tutte le donne in età di studio in Venezuela.
  • Sostenere i giovani superando il numero di 2 milioni incorporati nella missione Chamba Juvenil entro il 2025.
  • Costruire 1 milione di case famiglia per i giovani, attraverso l’auto-costruzione e la riabilitazione abitativa.
  • Raggiungere i 5 milioni di ettari coltivati entro 6 anni e una produzione di petrolio di 5 milioni di barili al giorno.
    -organizzare, attivare e installare 8 mila comunas, in piena attività e legalmente registrate, per avanzare nell’autonomia comunale, il governo del locale per garantire tutto. Questo è il futuro: avanzare verso lo stato comunale

Ovviamente tutti questi obiettivi saranno raggiunti dal Governo dopo un lungo e duro lavoro, ma se riesce è molto probabile che si stabilizzi completamente e che l’opposizione perderebbe tutte le sue forze. Come vediamo, il Socialismo Venezuelano è diverso dai solito che conosciamo: loro puntano a costruire il Socialismo dal basso, appunto, dalle Comunas e dai Sindacati. Il Progetto delle Comunas punta a stabilire quella che Gheddafi definiva “Repubblica delle Masse” e che Ocalan chiama “Democrazia senza Stato”, in pratica vengono stabiliti sul territorio nazionale questi comuni che, responsabilizzando i cittadini, permettono l’autogoverno al fine di stabilira pace, equità e socialismo. Chavez questo progetto lo chiama “estado comunal”, una delle più avanzate forme di democrazie “alternative” a quella liberale.