Il rogo di Odessa: europeismo applicato, di Andrea Gallazzi

Oggi sono esattamente 6 anni dall’Euromaidan, nel pensiero comune la liberazione da parte degli ucraini di uno spietato dittatore servo della Federazione Russa, l’arrivo della democrazia in Ucraina, l’alba di una nuova era, ma è veramente così?
Ebbene, il 2 Maggio 2014 ci arrivò una risposta chiara come il sole: no.

In questo giorno, dopo violenti scontri tra patrioti comunisti/socialisti ed europeisti, i “rossi” si rifugiarono nella Casa dei Sindacati della città di Odessa e vennero accerchiati dai neonazisti sostenitori dell’Euromaidan.
In poco tempo i militanti dell’estrema destra appiccarono il fuoco dentro l’edificio a forza di molotov e come se non bastasse impedirono ai vigili del fuoco di passare per spegnere l’incendio.
Il governo ucraino, con la benedizione dell’Unione Europea, affermò che si era trattato di “piccole scaramucce”, piccole scaramucce costate la vita di 48 persone, tra cui alcune donne violentate.
L’Euromaidan, che da solo provocò massacri, repressioni, scissioni e una guerra civile, non è altro che l’europeismo “reale”, l’altra faccia della medaglia costellata di confini aperti e libero mercato, di erasmus e libertà (dei ricchi).