In Memoria di Allende e dei Socialisti Cileni

Oggi è quel giorno dell’anno in cui vengono ricordate le vittime dell’11 settembre. Non possiamo che denunciare l’ingiusta morte delle vittime delle torri gemelle, uccise, probabilmente, per mano dello stesso governo americano che andrà poi, legittimato, ad assassinare migliaia di innocenti in medio oriente.
Tuttavia non dobbiamo per alcun motivo far in modo che la tragedia che è avvenuta a New York vada ad oscurare e metter in secondo piano un massacro assai più tragico, quale quello che è successo in Cile nel 1973. I nostri lettori sapranno già a cosa ci riferiamo, ma purtroppo la maggior parte della popolazione ne è “stranamente” all’oscuro, o ne avrà sentito parlare in modo superficiale.
Insomma, nel 1973 è avvenuto uno dei crimini più orrendi degli Stati uniti, arrivando a supportare (se non organizzare) un golpe militare – sostenuto dall’oligarchia borghese cilena ed estera – contro il governo socialista di Allende. Dovrebbe come minimo inorridirci l’opinione esplicitamente espressa da Henry Kessinger, a quei tempi assistente del Presidente Nixon nella “sicurezza nazionale”: “Non vedo alcuna ragione per cui ad un paese dovrebbe essere permesso di diventare marxista soltanto perché il suo popolo è irresponsabile. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli.” Dirà, 38 anni dopo, “Io e Nixon non fummo dispiaciuti del golpe contro Allende”, e di che stupirsi? Dovrebbero, tuttavia, inorridirci nello stesso modo altri esponenti e paladini del liberalismo e del liberismo, quali Milton Friedman e la “scuola di Chicago”, tanto amati dai nostri cari “democratici” europei; è infatti noto che dal 1956 Albion Patterson, direttore dell’Amministrazione per la Cooperazione Internazionale in Cile, che sarebbe poi diventata l’Usaid, e Theodore Schultz, presidente del dipartimento di economia all’università di Chicago, diedero vita al “Progetto Cile“. L’obiettivo era quello di sperimentare il modello economico teorizzato dalla scuola di Chicago, pregno di privatizzazioni e privo di politiche sociali, sul Cile. Proprio il Cile perché, oltre al fatto che prima o poi si sarebbe dovuto levare di torno Allende e il partito popolare perché scomodi alla classe borghese, era ormai diventato uno dei Paesi dell’America latina col miglior sviluppo economico, ed era dunque il Paese ideale dove testare un sistema da attuare in altri Paesi ben più sviluppati. Stando alle parole dello stesso Schultz della scuola di Chicago: “Gli Stati Uniti devono fare il punto dei loro programmi economici all’estero.” L’università cattolica del Cile fungerà da fulcro per questa impresa, finanziata direttamente dagli Stati uniti, riuscirà a sfornare centinaia di economisti liberisti formati direttamente da intellettuali nordamericani, riuscendo a creare addirittura consenso tra molti giovani economisti ad un eventuale intervento militare estero per spodestare il “governo statalista che viola la libertà d’impresa”.

Lo Stadio Nazionale, trasformato in un campo di concentramento

Allende, il primo politico apertamente comunista divenuto presidente per vie elettorali e parlamentari, spodestato da un sanguinario fascista di nome pinochet.
Insieme ad Allende non sappiamo con precisione quanti socialisti siano morti: oltre ai celebri Victor Jara e Pablo Neruda, parliamo di più di 3.000 morti accertate e 38.000 scomparsi (deseparacidos). Non solo, ovviamente, politici, ma attivisti e artisti apertamente  socialisti, perché con l’impresa di Allende il Cile stava avendo un nuovo rinascimento artistico ed intellettuale. Di questi ne sono sopravvissuti fortunatamente diversi: pensiamo agli Inti Illimani, che erano in una tournée in Italia, o di Luis Sepulveda, grandissimo scrittore – morto quest’anno – che nel momento del golpe è riuscito a raggiungere l’esilio. Gli sfortunati, e cioè la maggioranza degli attivisti, furono catturati già da subito: lo Stadio Nazionale venne istantaneamente trasformato in un campo di concentramento, dove vennero detenuti circa 40.000 socialisti; oltre allo Stadio ci furono ovviamente molteplici centri di detenzione altrettanto disumani: nell’arco di meno di 3 anni si stima che vennero detenute in totale almeno 130.000 persone. Vennero torturati spesso fino alla morte, o mandati a fare il “volo della morte”, cioè imbottiti di droghe e mandati su elicotteri ed aerei, per poi esser gettati nell’oceano pacifico. La tirannia di pinochet è celebre infatti per questa pratica a dir poco distopica.
Vogliamo dunque ricordare questa triste giornata con l’ultimo discorso pronunciato da Allende alla radio nazionale, prima di esser bombardato dall’aviazione militare nel palazzo presidenziale.

Il Palazzo presidenziale, 11 settembre 1973

L’ultimo discorso di Salvador Allende

Amici miei,
Sicuramente questa sarà l’ultima opportunità in cui posso rivolgermi a voi.
La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Portales e Radio Corporación.
Le mie parole non contengono amarezza bensì disinganno.
Che siano esse un castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento: soldati del Cile, comandanti in capo titolari, l’ammiraglio Merino, che si è autodesignato comandante dell’Armata, oltre al signor Mendoza, vile generale che solo ieri manifestava fedeltà e lealtà al Governo, e che si è anche autonominato Direttore Generale dei carabinieri.
Di fronte a questi fatti non mi resta che dire ai lavoratori: Non rinuncerò!
Trovandomi in questa tappa della storia, pagherò con la vita la lealtà al popolo.
E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente.
Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza.
La storia è nostra e la fanno i popoli.
Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e così fece.
In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i suoi profitti e i suoi privilegi.
Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini.
Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società capitalista.
Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all’allegria e allo spirito di lotta.
Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere.
Erano d’accordo.
La storia li giudicherà.
Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e l’audio tranquillo della mia voce non vi giungerà più.
Non importa.
Continuerete a sentirla.
Starò sempre insieme a voi.
Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.
Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi.
Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.
Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino.
Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi.
Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.
Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!
Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento.

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