La concezione individualista e pessimista dello “stato” liberale


Lo stato liberale si basa principalmente sull’interesse personale, sulla proprietà privata e su di un radicale pessimismo antropologico.
Sembra strano e lapalissiano ripetere ciò, ma è importante tenere a mente questo quando si esaltano paesi, come il Regno Unito, dove è stato distrutto sia l’industria statale, sia lo stato sociale.
In questi paesi, come anche negli Stati Uniti d’America, inoltre vi è il fenomeno della beneficenza. Gesto che può e deve essere riconosciuto come valoroso, se non fosse che gli stessi donatori sono coloro che, in realtà, non vogliono una redistribuzione delle ricchezze all’interno della società.
Sono gli stessi che, incuranti dei poveri, girano per le strade delle capitali europee e mondiali in sella alle loro ferrari in nome del”essermi fatto il mazzo”oppure del “io ogni anno dono più di 100000 euro”.
Una realtà triste, che aliena tutti quanti; ci rende invidiosi, ci fa credere che nella vita si debba soltanto pensare a se stessi e, nel caso, agli altri, che la via retta è quella di fregare gli altri, non fidarsi, fare di tutto per quello che vogliamo e che dobbiamo avere. Ma l’uomo è nato per associarsi, collaborare. Tesi come quelle di Hobbes, che ritiene che gli uomini si aggreghino solo per convenienza, non hanno senso e sono prive di fondamento.
L’uomo è un animale sociale, lo stato liberale ne distrugge solo la natura. Lo stato liberale legittima la povertà, quasi come se quest’ultima fosse un diritto.