La nostra lotta

DICHIARAZIONE DI RAPPORTI FRATERNI TRA MPL-P101 E M-48

 
La lotta di liberazione delle classi subalterne non ha futuro se queste perdono memoria di se stesse.
Questa lotta esige identità, e questa è data dall’incontro tra idee forti e altrettanto solide radici storiche.
 
Il Movimento Popolare di Liberazione (P101) e l’organizzazione giovanile Movimento 48 si considerano eredi della migliore tradizione di pensiero e d’azione del movimento rivoluzionario italiano. C’è un filo rosso che unisce noi alla generazione che si gettò con ardore nella lotta per l’unità e l’indipendenza dell’Italia, a quella che combatté per evitare l’avvento del fascismo e gli resistette, a quella che armi in pugno combatté per la liberazione nazionale e la fondazione della Repubblica, a quella che successivamente animò il più potente movimento operaio d’Occidente. Al contempo raccogliamo l’eredità della grande ondata delle lotte di liberazione dei popoli oppressi dall’imperialismo. Come sinistra patriottica critico è invece il nostro giudizio sulla “nuova sinistra” post-’68, che in larga parte è finita, seguendo quella “storica”, nel campo nemico.
 
La politica è lotta incessante affinché diventino egemoni determinate idee valori e interessi. Essa implica un atto preliminare: l’individuazione del nemico. Il sistema capitalistico non solo si fonda sull’oppressione del popolo lavoratore e della maggioranza dei cittadini, è strutturato per impedire la loro liberazione. Creando e riproducendo ingiustizie e diseguaglianze sociali questo sistema ha  un carattere antagonistico. Se ad un polo ci sono oppressi a quello opposto ci sono oppressori. Nostri nemici sono queste belve (convinte come sono che noi esseri umani non saremmo che lupi egoisti condannati a sbranarci a vicenda), anche quando si travestono da agnelli.
 
Noi facciamo tesoro della storia di cui siamo figli, fatta di sconfitte e vittorie, di avanzate e ritirate. Abbiamo imparato che merita la fiducia del popolo solo quell’avanguardia umana e politica che tiene fede alla sua promessa di lottare fino alla vittoria finale. Vittoria che consiste nella conquista del potere statale da parte del popolo, vittoria che non si può ottenere senza la più larga e organizzata sollevazione rivoluzionaria. Che il rovesciamento delle classi dominanti sia pacifico, come ci auguriamo, o violento, non è mai dipeso da chi stava sotto bensì da chi stava sopra, che sempre ha dimostrato di non voler cedere privilegi e potere. Quali che siano le modalità e la via che vorremo e dovremo percorrere, la nostra stella polare era e resta una società socialista, libertaria e democratica. Il fallimento dei tentativi sin qui seguiti ci aiuta ad evitare quegli errori ed orrori. Il sosicliamo che vogliamo è descritto a grandi linee nei documenti di P101 “I Dieci comandamenti. Il socialismo che vogliamo” (gennaio 2013) e “ Il socialismo a misura d’uomo, un socialismo per l’Italia” (dicembre 2015).
 
Il carattere antagonistico del sistema viene meglio alla luce nei suoi momenti di sua crisi organica. Organica è la crisi in cui il sistema è entrato da un decennio. Dopo decadi di neoliberismo sfrenato sono aumentate le ingiustizie e le diseguaglianze sociali: ad una minoranza di depravati che concentra nelle sue mani enormi ricchezze e tutto il potere, fa da contraltare l’inasprimento delle tribolazioni di un’ampia maggioranza, la cui sofferenza si manifesta ad ogni livello, fino all’infelicità esistenziale. Il capitalismo iper-finanziarizzato e plutocratico, portata l’umanità verso il baratro di una catastrofe combinata economica, militare ed ecologica, non sembra in grado di fare marcia indietro. L’Unione europea, artefice e frutto amarissimo di questa dissennata finanziarizzazione neoliberista, è ora vittima di questa crisi storico-sistemica, ed è destinata a soccombere. Non dobbiamo agire affinché ciò non avvenga ma, al contrario, lottare per accelerare la sua dipartita. Le nazioni possono e debbono tornare pienamente sovrane, la democrazia ripristinata, il potere consegnato ai popoli.
 
L’Italia è il Paese che ha pagato a caro prezzo la iper-finanziarizzazione neoliberista e l’adesione all’Unione europea. Non ha scampo se non quello di un declino storico, se non esce dalla gabbia, se non riconquista la piena sovranità: politica, istituzionale, economica e monetaria. L’Italexit, la rottura della gabbia dell’Unione europea (e della NATO) che tengono incatenato il nostro Paesi ad un regime di sudditanza, non è per noi solo un auspicio, è un obbiettivo imprescindibile. Esso implica una battaglia paziente ma tenace per contrastare e battere le forze politiche interne che fanno capo all’élite neoliberista e che hanno tutto l’interesse a svendere gli ultimi brandelli di sovranità nazionale. Contro i due blocchi di centro-sinistra e di centro-destra occorre adoprarsi per dare vita ad un terzo polo democratico alternativo. Un terzo polo di massa che punti ad essere una forza motrice della mobilitare i cittadini, che sappia poi costruire un largo fronte popolare senza il quale non otterremo la liberazione nazionale — e senza questa non avremo quella sociale. Di questo fronte, ne siamo sicuri, saranno protagoniste le giovani generazioni, verso le quali occorre rivolgersi in via prioritaria per portarle fuori dal torpore e dall’apatia politica. Il loro risveglio sarà il segnale della rinascita popolare, democratica e nazionale.
 
Su queste basi il Movimento Popolare di Liberazione (P101) e l’organizzazione giovanile Movimento 48, allo scopo di dare seguito all’accordo politico, stabiliscono quanto segue:
 
(1)  svolgere riunioni congiunte regolari dei rispettivi organismi dirigenti e di consultarsi stabilmente per concordare comuni prese di posizione;

(2)  attuare, ogni volta che entrambi lo ritengano necessario, azioni pubbliche congiunte;

(3)  realizzare seminari di formazione politica per i rispettivi militanti;

(4)  pubblicare con regolarità sui rispettivi organi di comunicazione contributi, scritti o filmati dell’uno e dell’altro;

(5)  aiutarsi reciprocamente in caso di bisogno;

(6)  agire di concerto per rafforzare Liberare L’Italia e portare a compimento il suo processo costituente.