La realtà del classismo odierno, di Brustolo

I movimenti rivoluzionari del 20°secolo erano incentrati sulla classe operaia industriale. Innumerevoli accademici e giornalisti sostengono che ciò rende i lavoratori totalmente irrilevanti nella questione rivoluzionaria odierna perché la classe operaia è diminuita come forza.
Non vi è dubbio che la percentuale di persone impiegate nella produzione e estrazione manuale sia diminuita in Italia e in altri paesi del primo mondo.

Ma ciò non significa che la classe operaia industriale sia scomparsa. Ancora più importante, il concetto di proletariato non può essere limitato a quelle specifiche industrie.

I media, i politici e gli accademici trattano la classe come una questione di stili di vita o, in base alle “possibilità di vita” del sociologo tedesco Max Weber. Il loro punto di partenza è il modo in cui le persone si vestono e parlano, che tipo di lavori svolgono, il grado in cui sono tenuti in considerazione o la misura in cui vivono in povertà. Ciò porta all’affermazione che viviamo in una società sempre più borghese, poiché la proporzione di lavori manuali pesanti è diminuita, mentre un numero crescente di persone lavora nel settore dei “colletti bianchi”, nel settore dei servizi.

Viviamo in una società dove a quanto pare la maggior parte delle persone prospera (facile, quando vivi nel primo mondo la cui borghesia deruba i paesi del terzo mondo) e una minoranza costituisce una ”sottoclasse”. Molti a sinistra vedono la questione di classe in modo simile, identificando una “aristocrazia operaia” di abili lavoratori manuali, e una sottoclasse impoverita, o raffigurando gli operai industriali come parte del proletariato, mentre i colletti bianchi e quelli nel settore dei servizi come parte della classe media.

Queste teorie oscurano il fatto che la divisione fondamentale nella società è tra coloro che controllano i mezzi di produzione e coloro che lavorano con questi mezzi. Stile di vita, abbigliamento, reddito e consumo sono i prodotti di questa divisione, non le sue cause. È irrilevante se un borghese perde una parte del suo profitto, o se un lavoratore ottiene dei vantaggi marginali e ”imita” aspetti dello stile di vita dei suoi sfruttatori.

Il fatto che il capo di una banca e un impiegato ad una filiale di tale banca indossino giacca e cravatta non colma il divario tra di loro. L’impiegato alla banca, l’operatore informatico e il dipendente del call center sono obbligati ad accettare la schiavitù salariale.