La situazione è tragica, ma non seria

La situazione è tragica, ma non seria
Eccoci qua, anno 2019. Il tanto promesso progresso ha consegnato smartphone nelle mani di miliardi di sottoproletari, che da quelle stesse mani vedono strappati sogni e speranze per il futuro. I nostri padri, anche se stretti fra il manganello e i missili della Nato, potevano aspirare ad una casa, ad una famiglia, a vivere e non solamente sopravvivere. Certo, il consumismo già alienava e reprimeva la libertà degli esseri umani, ma si poteva, magari nel proprio piccolo, coltivare piccoli spazi personali, isole di libertà nelle quali ritirarsi, magari per trovare energie per una ventura battaglia. Oggi l’unica lotta per la quale ci si prepara è quella con un albanese o un nigeriano per uno squallido posto da rider in qualche decadente metropoli. Parlano di “progresso”, come se dopo l’effimera parentesi socialdemocratica non si stia retrocedendo a veloci passi verso un neo-feudalesimo, forse ancora peggiore di quello medievale in quanto del tutto privo anche dell’etica cristiana che prevedeva in qualche modo una tutela del povero tramite la carità. Parlano di “progresso”, ma in cambio del computer adesso dobbiamo acconsentire a poter comprare casa, forse, solamente verso i quarant’anni. Non ci si deve chiedere come loro, che a scanso di equivoci presenteremo tramite alcuni casi campione, ossia Mario Monti, Jeff Bezos, Michael Bloomberg, riescano ad essere tanto vili da usare simili retoriche, alla fine stanno lottando per conservare dei privilegi acquisiti, ma invece ci si deve interrogare su come sia possibile che l’attenzione di supposti “cittadini” sia indirizzata verso problemi estetici, anzi, assurdi quali tortellini e crocefissi al posto che verso l’analisi sistemica e l’interpretazione di fenomeni quali il precariato diffuso e la precarizzazione della vita. E questo limitandoci solo ad alcuni aspetti dell’opulenta società occidentale. Andiamo a vedere le periferie del mondo, andiamo a vedere il silenzio di Onu, Nato ed Ue all’aggressione imperialista del despota Erdogan ai danni di Siria e popolo curdo. Andiamo a cercare, e dovremmo farlo noi, i media non si sporcano le mani, le immagini brutali delle repressioni del regime liberista che occupa l’Equador contro un popolo reclamante la sua libertà. E, tornando in Europa dopo questo viaggio mentale, soffermiamoci sulle piazze francesi, grondanti di sangue per le manganellate dei mercenari di Macron, oppure pensiamo all’Italia, dove la costruzione di un fronte democratico rivoluzionario è apertamente boicottata da una fitta rete di agenti provocatori al soldo del peggiore centro-destra reazionario. Andiamo a portare un fiore alle vittime del lavoro, agli ignoti lasciati marcire in mezzo alle strade, ai migranti deportati e stipati in campi di concentramento, alle vittime delle “spending review”, che si trovano la sanità negata o fondine difettose. E tutto questo, amarissima ironia, non è accompagnato dalle barricate, ma dalle catene di Sant’Antonio sulle scie chimiche, dai “minions” condivisi da donne tanto adulte quanto alienate sui cosiddetti “social network”, dalla diffusione di mortadella contro il “pericolo islamico”, dai terrapiattisti….insomma la situazione è grave, anzi gravissima, ma profondamente patetica.

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