La trappola negazionista. Di Leonardo Sinigaglia

Forse non erano un milione e mezzo, ma anche se i manifestanti che hanno sfilato a Berlino 2 giorni fa fossero stati 100.000, come è ben più probabile, si tratterebbe comunque di una protesta oceanica e degna d’attenzione. Ma guai a parlare di espressione delle proprie opinioni, quelli che hanno sfilato erano “negazionisti“. Si, perché nel nuovo mondo del covid-19 mostrare le minime perplessità per quanto riguarda i lockdown o gli interventi statali volti a combattere la pandemia non è accettabile, è anzi segno di follia, di squilibrio mentale, di “Negazionismo“. In poche parole, usando questo termine che richiama nemmeno troppo velatamente il mondo neonazista, si vuole far passare ogni posizione che non sia da “bimba di Conte” come intollerabile e pericolosa. E ovviamente, ai “negazionisti” si accompagna l’estrema destra.

Così quelli per le vie di Berlino erano “un gruppetto negazionista spalleggiato dalla destra estrema“, che ci siano i video di cori antifascisti, di bandiere rosse, della pace, tedesche, oltre che delle mascherine indossate dalla stragrande maggioranza dei presenti conta poco, anzi nulla: la manifestazione era nazista, di pazzi negazionisti, e se non l’attacchi sei uguale a loro. Di questo comportamento è lecito stupirsi, ma sino ad un certo punto. Moltissimi governi hanno fatto del modello emergenziale uno strumento di governo, quello italiano in primis.

E’ ovvio che questi non possano tirare a campare che alimentando la retorica catastrofista e proponendo la soluzione più securitaria e nazistoide possibile. Quello che invece è, tristemente, più incoprensibile è come molti “compagni” siano caduti nella trappola della retorica “emergenziale“. Dal ribellismo si è passati in un paio di giorni alla peggiore apologia dell’ “ordine e disciplina“, con tanto di attacchi per chiunque osasse anche solo criticare, timidamente, scelte politiche che prevedono l’impossibilità di passeggiare per i monti ma non quella di ammassarsi in fabbrica.

Insomma, il fronte “pro-lockdown” è ampio e trasversale, e va dai settori governativi vogliosi di incrementare il controllo sociale a tutta quella parte di “sinistra” che sarebbe disposta anche ad andare a cena con Adolf Hitler pur di fare il contrario di ciò che pensa farebbe Salvini. La faccenda avrebbe del ridicolo, ma in realtà è molto grave. Sono bastate un paio di settimane di martellanti pubblicità televisive e di reportage apocalittici per far perdere a milioni di persone ogni capacità di “pensiero critico“, in primis quelli che più di tutti sbandieravano questa dote. Ieri hanno colpevolizzato le interazioni sociali, ora l’espressione del dissenso, domani che succederà? Quando verranno a prenderci, sarà rimasto qualcuno a dire qualcosa?