La verità sulla guerra di secessione americana e la liberazione degli schiavi neri

La disinformazione regna sovrana in un’epoca post ideologica come quella odierna, ma va detto che alcuni errori storiografici ed ideologici ce li portiamo dietro da tanto tempo. Da troppo. Quanti di noi, patrioti e per l’autodeterminazione, sono rimasti folgorati dalle epiche storie di ribellione e di indipendenza degli americani durante la seconda metà del 700, che sono sfociate con la dichiarazione d’indipendenza del 1776 che, ad ogni modo, presentava già molte contraddizioni che saranno palesi, poi, nel “Manifest Destiny” di cui avremo modo di parlare dopo. Perché, vedete, i problemi affiorano con la guerra di secessione americana, consumatasi dal 1861 al 1865. Benché ci fossero uomini realmente animati da ideali di libertà, con gli eserciti unionisti vi era pure una divisione garibaldina (fatto sconosciuto a molti), la realtà del conflitto fu differente da quella raccontata nei libri di testo scolastici dei paesi anglofoni e non. Viene infatti spacciata, in modo errato, come una guerra in cui si è consumata una lotta fra idee : fra chi propugnava la libertà, il nord, e chi effettivamente, il sud, rendeva ancora legale la schiavitù.
Ma cerchiamo di contestualizzare meglio, altrimenti tirare le somme sarebbe fin troppo semplice.
LA COSTITUZIONE AMERICANA
La costituzione americana garantiva il diritto alienabile alla libertà e alla felicità. E fin qui tutto più che lecito.
MA COSA SI INTENDE CON FELICITÀ?
Qui la questione si complica e ci può far riflettere sulla realtà della società americana, figlia di quella europea e puritana, che oggi giorno va criticata ed osteggiata in qualsiasi modo. Si perché la felicità per il popolo Americano, soprattutto per i grandi industriali non certo per gli “underdogs”(come li chiamerebbe Popper) , significava conquista. E ancora conquista. In un atto di superamento dei limiti umani, tanto di voga anche nella letteratura europea di quel secolo.
MANIFEST DESTINY
Il MANIFEST DESTINY era un pensiero largamente sviluppato nell’America ottocentesca che riteneva che gli abitanti del continente delle 13 colonie iniziali fossero destinati ad espandersi.
Gli americani infatti erano considerati :
-Virtuosi;
-Gli Stati Uniti avevano un compito, quello di redimere la parte ovest degli states per farla ad immagine e somiglianza dell’America già “moderna” ;

  • un irresistibile destino a portare a termine questo obiettivo essenziale.
    Certo, non tutti i politici americani erano concordi su questo manifesto (ad esempio Lincoln) ma ciò rappresenta appieno la voglia di rivalsa e conquista degli Stati Uniti che, soprattutto dopo la dottrina Monroe del 1823, vollero staccarsi totalmente dal continente europeo.
    MA ALLORA PERCHÉ QUESTO MANIFESTO È COSÌ IMPORTANTE?
    Semplice, fu utilizzato a più riprese dalle forze politiche americane per giustificare le immense acquisizioni e guerre portate avanti per tutto l’Ottocento che, in realtà, si protraggono fino all’acquisto dell’Alaska e delle Hawaii.
    (N.B., parlare di acquisizioni di territori fa realmente pensare come l’autodeterminazione dei popoli non fu mai presa in considerazione dagli Stati Uniti)
    Il manifest destiny fu il pretesto per spartirsi l’Oregon con gli inglesi, per comprare la Louisiana, la California nel 1848, il New Messico e sottomettere le popolazioni native
    THE GOLD RUSH
    Ed eccoci arrivati ad una decina di anni prima della “gloriosa” guerra di secessione.
    La corsa all’oro stava impazzando, ce ne furono a più riprese ma quella del 1848 è la più celebre, e la concorrenza fra gli stessi stati americani era feroce. Gli Stati del Nord si lamentarono della concorezza sleale degli stati del sud, i quali potevano utilizzare manodopera gratuita, mentre essi erano “obbligati” a pagare i propri lavoratori.
    (N.B. Nel nord vi era il capitalismo, i poveri operai esistevano, comunque. Le paghe erano alla fame)
    LA GUERRA DI SECESSIONE
    Abraham Lincoln è eletto presidente nel 1860. I delegati degli stati del sud, vista la posizione anti schiavista del nuovo presidente, decidono di creare un governo indipendente, con a capo Jefferson Davis.
    Nell’aprile del ’61 scoppia la guerra, dopo una piccola scaramuccia. Morale della favola? Gli unionisti vincono. Nel ’62, importante citarlo, Lincoln con l’ “emancipation Proclamation” liberava tutti gli schiavi in territorio nemico a partire dal 1 gennaio 1863. Nel 1867, con il Reconstruction Acts, gli stati del sud (dopo la sconfitta) vengono riammessi nell’Unione.
    E GLI SCHIAVI LIBERATI?
    Ecco, nel 1868 il 14esimo emendamento gli dà ufficialmente la cittadinanza americana e, con il 15esimo emendamento, nel 1870 gli uomini neri possono votare. Però non facciamoci ingannare dall’apparenza; le cose non cambiarono sino, almeno, all’arrivo di M.L.King. Andando più nello specifico, possiamo dire che i neri liberati durante la guerra spesso furono obbligati ad arruolarsi nell’esercito e trattati come scarti. Inoltre, nei territori del sud, si sviluppó il fenomeno del K.K.K. e, come si vede nel bellissimo film “the free state of Jones” (tratto da una storia vera), molto spesso i neri erano scoraggiati a votare.
    Ma, spingendoci fino al 900, fa ridere che i neri avessero uno scompartimento a sé sui treni e sui bus, però fossero ritenuti uguali durante le guerre, dove furono impegnati spesso (ne abbiamo prova dagli scritti di R. Capa, nei quali racconta lo sbarco in Normandia e parla “di un nostromo di colore”).
    CONCLUSIONI
    Nessuno nega che, dopo la guerra di indipendenza, le condizioni dei neri migliorarono. Niente è peggio della schiavitù. Ma, come detto prima, nel nord (come nel sud) il processo dell’industrializzazione era più forte che mai. La “gilded age” rappresentò la ricchezza dei vari industriali del paese, ma i neri morivano di fame accanto ai loro compagni di lavoro bianchi!
    Tornando alla guerra di secessione, si può obiettare(forse giustamente) che Lincoln fu assassinato e che, magari, se fosse rimasto al governo la situazione dei neri sarebbe realmente migliorata(cosa di cui si può dubitare, visto il periodo storico). Ovviamente non vanno dimenticati le gesta eroiche di uomini come Levi Coffin, il quale fece scappare molti schiavi dagli Stati del sud. Certo onorevole, ma tutto inscrivibile in un contesto totalmente marginale.

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