La verità sulla psicosi da coronavirus, di Leonardo Sinigaglia

Scuole ed Università chiuse, intari paesi blindati, famiglie in quarantena, chiusi i luoghi pubblici, supermercati assaltati, sospeso il diritto di sciopero e vietata qualsiasi manifestazione, e tutto questo a fronte di “solamente” 8 morti e qualche centinaio di contagiati. Ad un qualsiasi osservatore non contagiato dal panico generale, quello si pericoloso, che sembra oramai aver vinto una grande fetta degli italiani tutto ciò non può che apparire ingiustificatose non completamente folle e, anzi, controproducente. La responsabilità dell’ondata di terrore che sta sconvolgendo il paese è da attribuire in primo luogo a media e governo. Titoli come “Contagi e morte, il morbo è fra noi” de Il Giorno oppure “Italia infetta” del Giornale sono semplicemente innapropriati e fuorvianti guardando agli otto morti e 249 contagi sin ora registrati, un’inezia rapportata anche a qualsiasi influenza stagionale. Ma se la stampa “libera” può permettersi di titolare come meglio crede, allo Stato dovrebbe restare l’ovvio compito di riportare nella razionalità le masse sconvolte. Questa è la teoria, almeno. Nella pratica il governo non ha minimamente ostacolato la diffusione del panico, anzi nei continui rimpalli di responsabilità con le regioni e nell’emanazione di una sorta di “stato d’assedio” su tutto il territorio nazionale non si può leggere che un agire dettato da ansia e confusione. Ma per cosa? Per i possibili morti? Per i danni all’economia? Per la reazione di un mondo che ha già iniziato a rifiutare l’ingresso degli italiani? No, o almeno nessuna di queste è la ragione principale. Analizziamo i fatti: dal 2009 al 2019 sono stati tagliati 28 miliardi alla sanità, come denunciato l’anno scorso dalla Fondazione Gimbe, i quali hanno causato la perdità di 40.000 lavoratori del settore sanitario e di 35.000 posti letto. Il coronavirus, la cui mortalità è sì maggiore rispetto alle malattie stagionali, ma non in maniera spaventosa, è estremamente contagioso, e una grande percentuale dei contagiati necessità di un ricovero ospedaliero che può protrarsi anche per alcuni mesi. La risposta è semplice: perchè il panico? Perché gli ospedali sono già affollati di norma, non reggerebbero minimante ad una proliferazione della malattia. Abbiamo tutti ben presenti le immagini di pazienti stipati nelle corsie, intorno ai quali ronzano veloci medici ed infermieri distrutti dai turni massacranti. Ora immaginiamoci questo ma con decine di migliaia di pazienti in più. Mentre la Repubblica Popolare Cinese ha la volontà di costruire a grandissime velocità complessi ospedalieri e punti di soccorso, in Italia “non ci sono le coperture”. Diffondono il panico per tacere dei danni dell’austerità e del neoliberismo.