“Land of the poor”: la povertà negli Stati Uniti

Il fatto che una grossa fetta della Popolazione degli Stati Uniti sia in stato di povertà può esser ignorato da gran parte del Mondo. Eppure, per chi si “intende” di politica ed economia, non è una novità.
Può sconvolgere qualcuno questo fatto: addirittura 1 Americano su 3 è senza un abitazione.
La verità è che, seppur apparentemente folle, i poveri e soprattutto i senzatetto negli Stati uniti vengono ostracizzati ed ignorati: dai notiziari ai film si vedono relativamente poco i cosiddetti “homeless”. Eppure pensateci un attimo: quante volte avete visto nei film questi senzatetto, che vivono in genere in posti nascosti e poco frequentati, bui e freddi, riscaldarsi col classico barile o cestino in fiamme? Clochard riuniti intorno ad un piccolo fuoco, per sopravvivere. Il fatto sta che, nella maggior parte dei casi, la povertà viene considerata come cosa naturale, inevitabile: può succedere (stesso discorso potrebbe esser applicato con i tossicodipendenti, le prostitute, e in certi casi i ludopatici).
I poveri sono inoltre esclusi, costretti a vivere nei margini della società anche sul piano fisico: ovviamente i senzatetto non sono i benvenuti nella parte borghese della città, non sono i benvenuti perché fanno suscitare ribrezzo ai ricchi, delusione per i turisti; spesso esser coscienti della violenza e della disperazione presente nel mondo provoca una chiusura mentale, che sia volontaria ed inconscia, in modo tale da rifiutare la realtà e quindi le proprie responsabilità in ciò che di negativo accade.
Costretti quindi a vivere nelle periferie o ancora più ai margini, si crea conflitto perfino tra i poveri stessi: penultimo contro ultimo; se io non posso avere un posto di lavoro non lo devi avere neanche tu, se io non posso avere un abitazione non la devi avere neanche tu. Prendendo un semplice esempio: se vengo licenziato perché un migrante accetta un salario più basso del mio, me la dovrei prendere con questo o col padrone? Pensate davvero che al migrante non farebbe piacere un salario più alto? Pensate davvero che accetti un salario più basso proprio per far perdere il posto di lavoro a voi? Oppure accetta perché il padrone se ne apprifitta della situazione economica del disperato?
È così che i padroni, la causa dei mali di entrambi le vittime, godono alla vista della “lotta tra polli”.
È indispensabile che il Popolo prenda coscienza di chi sia il nemico, che riprenda la propria vista e che si renda conto di esser oppresso. È indispensabile comprendere che la storia della società si basa sulla lotta di classe.
La lotta di classe viene quindi messa in secondo piano, mettendo al primo posto in genere la lotta tra cittadino e migrante (sembra di parlare solo dell’Italia, eppure è ciò che avviene in tutto l’occidente, soprattutto negli Usa).

Ci sono poi due “linee di pensiero” presenti nell’occidentale medio: la visione Cristiana, che cerca di aiutare i poveri, offrir loro assistenzialismo, perché tutti in teoria potrebbero finire come loro; e la visione liberista che non si degna neanche di offrir un minimo di aiuto al senzatetto in quanto la sua condizione è causata dal senzatetto stesso, colpa sua ed esclusivamente sua.
Entrambi le visioni sono limitate, e mentre, seppure con dei paraocchi che evitano la visione complessiva della questione mettendo in questione il sistema vigente, la prima testimonia la presenza di “umanità” anche nella classe più o meno più agiata (almeno rispetto al senzatetto), la seconda non mostra alcuna pietà verso la vittima del sistema che ha dato invece ricchezza alla persona che giudica.
Negli Usa prevale la seconda: politici, media, gente comune, e spesso artisti considerano i poveri come reietti, gente che ha scelto di viver senza una casa, gente che non ha seguito “il sogno americano”.
E proprio da reietti vengono considerati anche dalla legge: “reato contro la qualità di vita” la chiamano, e la si può vedere ultimanente anche in Europa e in Italia: hanno suscitato scalpore a molti, infatti, i vari episodi dei sindaci (di tutti i partiti, da destra a “sinistra”) che hanno fatto mettere delle sbarre interne alle panchine sparse per i propri Comuni, o perfino mettere dei pungiglioni sotto i ponti, tutto per intralciare appunto la vita e la dignità già calpestata dei senzatetto (impossibilitati in quelle città a dormire o ad “accamparsi”).
Inoltre, questo sistema che penalizza già di suo i poveri, si spinge addirittura ad aumentare il divario tra le classi premiando per l’appunto i ricchi. Questi vengono premiati proprio perché son ricchi, con riduzioni fiscali, agevolazioni nell’acquisto di nuove abitazioni (più sono costose e più lo Stato ti aiuta); letteralmente una regressività fiscale, l’opposto del razionale modello progressivo.
È noto a tutti, non solo noi socialisti ma anche gli economisti capitalisti (forse ad eccezione di qualche liberista che cerca di bendarsi da solo), che la percentuale del consumo in rapporto al guadagno scende all’aumentare di quest’ultimo: in poche parole uno che guadagna 500 euro al mese li spenderà probabilmente al 100% (perché per vivere servono anche più di 500 euro), mentre uno che guadagna 50000 euro al mese (sì, esistono) ne spenderà un 10% o poco più (la percentuale varia a seconda degli andamenti economici). È dunque una semplice questione di logica, se vogliamo lasciar ai la morale ai socialisti, che le tasse e le imposizioni fiscali abbiano una percentuale maggiore al crescere del reddito. I soldi devono circolare, serve consumare, e il capitalismo, purtroppo per loro, si basa su questo (anche per questo esiste l’assistenzialismo, proposto dagli stessi capitalisti).
Ritornando a noi, quindi, i ricchi vengono premiati, ed oltre ad aver la vasta possibilità economica di acquistare e riacquistare nuove abitazioni, possono aver ulteriori fonti di reddito con innumerevoli affitti.
Proprio questi, gli affitti, sono un altra questione cruciale. Sono innumerevoli i casi di cittadini statunitensi che, per un motivo o per un altro, non hanno (spesso per un breve periodo di tempo) la capacità economica per pagar l’affitto o estinguere eventuali debiti. Saltare una quota mensile basta per finire in tribunale, cacciati da una casa sì presa in affitto, ma con tutti i propri beni dentro e senza avere altro tetto a disposizione. Ed è proprio il tribunale un altro problema, circa il 90% dei “sfrattati” non ha i mezzi economici per permettersi un avvocato e quindi una difesa, alla faccia de “la Legge è uguale per tutti”.
Non stiamo parlando di “scansafatiche” che non vogliono pagare l’affitto. Stiamo parlando di Persone che nella maggior parte dei casi, per l’appunto, non può permettersi una difesa nella corte; stiamo parlando inoltre, perché succede molto spesso, di vari proprietari di abitazioni che decidono di alzare d’un tratto la quota dell’affitto proprio per cacciare l’inquilino, per dar spazio a qualcuno di più abbiente, qualche altra preda succolenta. Succede spesso inoltre che, quando un proprietario viene a conoscenza della perdita del lavoro del proprio inquilino, la quota d’affitto viene alzata in modo tale da levarsi preventivamente di mezzo un eventuale problema futuro (nel caso questo non trovi un lavoro al più presto).
In una società che si basa sulla concorrenza, sull’idea della sopravvivenza, dove chi non uccide viene ucciso, dove tutti son nemici di tutti, è quindi ovvio che non ci possa essere un senso di compassione verso il prossimo. Fin da piccoli viene insegnato ai cittadini americani che chi è ricco va premiato, chi è povero va sì aiutato con qualche spicciolo, per farlo mangiare, ma guai a dargli un lavoro, sarà sicuramente uno scansafatiche che non vuole essere cittadino. È pazzia non trovare similiarità con il lavaggio di cervello che veniva fatto alla gioventù nella Germania nazista, dove veniva insegnato che dar sostegno economico ai disabili era davvero dispendioso per lo Stato, e che i disabili in fin dei conti erano tali per causa loro.
Disabili e senzatetto hanno tuttavia una cosa in comune, entrambi sono finiti in questa disgrazia per pura influenza esterna e non di certo per propria scelta; chi per fatalità fisiche chi per fatalità causate dalla “mano invisibile” che tutt’altro fa che regolare i mercati.

Alla fine, purtroppo, molti cascano nell’inutile autocritica, rassegnandosi al sistema e inziando a pensare che alla fin fine la colpa è la loro se hanno perso lavoro, famiglia, amici, casa, e dignità. Si autoescludono da tutti, e accettano la dura realtà; altri si aggrappano alla fede, sperando che una volta morti la “vita” possa esser migliore di quella terrena (e qui entra in gioco l’influenza che ha la Chiesa, spesso aiutando o spesso lucrando, sui disperati).
Parliamo di un Paese che ospita il 41% dei più ricchi al mondo, insieme ad altri 105.300.000 abitanti che invece soffrono letteralmente la fame.
Altra piccola considerazione sull’inefficacia del sistema è questo dato: il 50% della ricchezza globale è detenuto da sole 26 persone (già, con nessun 0 a seguire), mentre due anni fa era in mano a 43, 4 anni fa ne erano 62. I ricchi secondo i sondaggi infatti sono sempre di meno, i poveri sempre di più; e mentre i primi si arricchiscono a dismisura, i secondi sprofondano senza incontrare mai un fondo, cancellando quindi la vecchia “classe media” (e questo lo si può vedere e sentire spesso anche nei notiziari), proletarizzando quindi tutti.

Ma è un problema dell’amministrazione Trump o del precedente Obama? Dei repubblicani o dei democratici? Insomma, la situazione è così da sempre?

Secondo il Libro “Guai ai poveri. La faccia triste dell’America” la povertà iniziò a decollare, negli Stati uniti, a partire dagli anni ’70.
Proprio in questi anni infatti gli Usa hanno avuto un forte cambiamento nell’economia, passando dal settore industriale a quello dei servizi. In questo modo i tassi di disoccupazione hanno raggiunto le stelle depenalizzando i “meno qualificati”.
Sempre secondo il Libro “A differenza del clochard ubriacone, maschio, bianco e vecchio che rispecchiava lo stereotipo non solo letterario dell’ homeless, la popolazione dei senzatetto è oggi formata in grande misura da famiglie e la categoria di homeless in maggior crescita è quella dei bambini”. Il Libro afferma che sono 2 milioni e mezzo i bambini senzatetto minori: 1 ogni 30 bambini americani, in aumento, dal 2007 del 64%.
In verità gli Stati Uniti hanno avuti sali e scendi nella propria economia, ma la vasta povertà e l’eccessiva ricchezza ci sono sempre state.
È da illusi pensare che il governo degli elefanti o degli asini sia la causa di questa povertà dilagante, la verità è che il problema è il sistema capitalista. Proprio il fatto che la povertà (così come le sue conseguenze citate all’inizio: prostituzione, alcolismo, ecc.) sia considerata una cosa “alla norma”, inestirpabile e irrisolvibile, testimonia che questi problemi ci sono da sempre stati. E mentre il blocco orientale si scandalizzò dalle conseguenze del libero mercato dopo la caduta del muro (basti leggere i commenti di vari Tedeschi della DDR che abbiamo citato in un articolo scritto tempo fa), l’occidente ha sempre considerato la prostituzione “il più antico lavoro al mondo” e la povertà una semplice disgrazia incurabile dalla medicina.
Avrete visto tantissime foto scattate durante le varie carestie che ci sono state in Ucraina con l’holodomor (rivelatisi poi scattate durante la prima guerra mondiale, quindi false e fuori contesto), morti di fame, una sorta di “Africa” in Europa. Ma quante foto avete visto di quelle scattate durante la grande depressione?
Del ’29 nero sicuramente ne avrete sentito parlare: crollo della borsa di Wall Street, broker finiti con gli scatoloni nelle vie (portando a casa le cose dall’ufficio avendo perso il lavoro), e il “new deal” di Roosevelt.
Ma dite la verità: mai visto scenari apocalittici dove centinaia e migliaia di americani vivevano in delle abitazioni fatte letteralmente di alluminio e cartone? Parliamo di realtà, nessun film. Gente costretta letteralmente a vendere o donare i propri Figli, per dar a questi ultimi una vita più dignitosa e per avere in cambio almeno un po’ di Pane per far continuare a vivere i Genitori disperati. Stiamo parlando di Stati uniti, l’emblema del capitalismo e della “democrazia, “patria della libertà”; non della “totalitaria” Nord Corea, Unione Sovietica, o Cuba.

La crisi del ’29 è stata probabilmente la crisi economica più disastrosa che ci sia stata a livello globale nell’intera Storia dell’Umanità.
Fino ad allora ci si appellava infatti alla “mano invisibile”, alla cosiddetta “economia classica” o liberismo. Si pensava che i mercati si auto-regolassero, che la domanda e l’offerta potessero efettivamente avere qualche turbolenza temporanea, ma niente di più. Tutto si basava sul fatto che, secondo i liberisti, gli uomini agissero per puro egoismo; questo egoismo avrebbe portato benefici a tutta la comunità, perché, sempre secondo loro, quando uno agisce seguendo i propri interessi e le proprie ambizioni, investendo e producendo, si crea ricchezza che viene poi automaticamente “distribuita” a tutta la Popolazione secondo i propri meriti. Nessuna regola è necessaria.
Ed è proprio allora, dopo centinaia di bolle accadute nella storia (la più famosa e disastrosa è stata quella del Papavero), che il liberismo crollò, almeno apparentemente.
La crisi del ’29 era la prova definitiva che occorreva adottare un nuovo sistema, moltissimi liberisti “ortodossi” proprio in quell’occasione cambiarono idea rendendosi conto che continuare col sistema economico vigente era insostenibile.
Si scelse quindi, nonostante forti opposizioni da parte di vari economisti ed imprenditori di parte, di seguire le teorie di Keynes. Quest’ultimo, economista abbastanza ignoranto almeno fino alla crisi, poi diventato una sorta di “rockstar” ed idolo di molti, aveva già affermato che il sistema capitalistico aveva bisogno di interventi provenienti da un ente esterno affinché si potesse regolare, evitando quindi continue crisi cicliche.
La teoria Keynesiana aveva certamente delle basi condivisibili, ma non si spingeva oltre alla regolamentazione del mercato. Non metteva infatti in dubbio l’efficienza del capitalismo; proponeva anzi metodi per farlo “campare” per più tempo.
A breve termine tuttavia dava effettivamente i suoi frutti. Il new deal non è sicuramente stato un “miracolo” come molti lo dipingono al giorno d’oggi; la disoccupazione rimase e la povertà non c’è neanche il bisogno di dirlo.
Tuttavia queste manovre economiche, che consistevano principalmente in grandi opere pubbliche, fecero risollevare l’economia americana e diede occupazione a molti. Giusto il necessario per “dare una botta” agli ingranaggi inceppati.

Le crisi sono state tante, innumerevoli, e nel sistema capitalista ci sono sempre state. L’ultima grande crisi avvenuta a livello mondiale che c’è stata è quella del 2008, anch’essa partita dagli Usa. Anch’essa provocò migliaia se non milioni di poveri, se consideriamo le conseguenze che essa ha avuto sull’intero globo; e non solo, questa crisi ha portato ad un austerità sempre maggiore in occidente, ripescando quindi il liberismo e scartando il modello keynesiano: austerità può essere una parola che non provoca né caldo né freddo, ma allo stesso tempo, che piaccia o no, significa tagli all’istruzione, ai servizi sociali, e quindi alla sanità. Povertà vuol dire aumento di morti a lungo termine, tagli alla sanità vuol dire aumento di morti soprattutto a breve termine, tagli all’istruzione vuol dire futuro buio.

Tornando agli Stati Uniti,
La Popolazione è ormai convinta che la concorrenza sia giusta, e che in fin dei conti la società funziona così perché rispecchia giustamente la Natura selvaggia (ignorando ovviamente che la civiltà esiste per portare progresso ed equità); l’individualismo è così dilagante che il Patriottismo è ormai raro.
Questo andamento lo si può notare anche in Europa, dove da anni ormai si insegna nelle scuole che la concorrenza porta progresso e ricchezza a tutti, e che l’inseguimento delle proprie ambizioni porta benesse a sé stessi e a chi ci sta intorno.
Vediamo ovviamente gente sbandierare il proprio stendardo assiduamente come se fosse un tifo, come se fosse una squadra sportiva (ed effettivamente vediamo questa “manifestazione di patriottismo” proprio in concomitanza di grandi tornei sportivi), vediamo gente cantare l’inno come se fosse una filastrocca o un coro da stadio; ma quanti veramente si sentono Americani, o Italiani?
Vediamo Statunitensi cantare commossi il proprio inno al super bawl (praticamente il torneo americano d’eccellenza, consumismo alle stelle, e strisce), vediamo americani “tifare” per la propria Nazione quando vanno in guerra, ovviamente in senso imperialistico, contro altre Nazioni sorelle, vediamo americani fare l’alzabandiera perfino nelle scuole, li vediamo poi, proprio nelle scuole, imparare solo la storia della propria Nazione, quasi a memoria, ignorando tutto il resto; ignorano perfino le origini di quella Nazione, basata in teoria su valori più o meno “socialisti” (con molti limiti sulla schiavitù e anche sulla proprietà), ed ignorano anche il sangue su cui si è fondata quella Nazione, non dei coloni ma dei Nativi, visti ormai come i “cattivi” nei classici film hollywoodiani e nell’immaginario dell’occidentale medio.
È un sistema costruito per render, o anzi sfruttare, la Patria come mezzo di propaganda; così come avveniva prima (o spesso anche ora) con le varie Fedi e Religioni. Ti fanno odiare il prossimo, dicendo che la società è composta da altre belve egoiste come te; poi ti dicono che questo in cui vivi è il modello migliore, la Nazione con più libertà al mondo; ti costringono all’ignoranza, dicendoti poi che questa o quella Nazione è un rischio per la vita di tutti gli americani. Giustificano così qualunque interventismo, mirato ovviamente da fini imperialistici quali l’appropriazione del petrolio, di materie prime di alto valore o necessarie per l’industria (specialmente quella tecnologica), o per vie politiche comprensibili solo se viste su un vasto contesto a lungotermine.
E tutto questo è ovviamente basato sull’ignoranza: basti sapere che, secondo i sondaggi, la parte degli americani favorevoli ai vari interventi militari (o delle varie sanzioni, anch’esse di crimine pari a quelle delle guerre) sono proprio quelli che non sanno indicare la Nazione in questione su una comune cartina geografica; sono completamente alienati, e proprio perché alienati non sanno ciò che sta accadendo nel mondo a causa loro e non sono coscienti della mostruosa ingiustizia che c’è a casa loro.

Gli Stati uniti sono probabilmente la “Nazione” (se può esser definita tale) più controversa economicamente, ed anche politicamente.
Vivere negli Usa vuol dire viver nella “pancia del dragone” (come disse anche José Martì), vivere nella pancia del mostro del capitalismo; vuol dire rischiare di finire sotto un ponte, ma anche raggiungere le stelle e il godimento edonistico, prevalicano ovviamente il prossimo per raggiungere questo fine.