Lettera al presidente Toti

All’attenzione del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.


Gli ultimi anni sono stati particolarmente difficili per la nostra terra: alle catastrofi naturali si sono uniti tragici eventi di natura ben più spiacevole perché dolosa. Abbiamo visto frane, alluvioni, borghi spazzati via dalla furia di fiumi ed onde.Abbiamo visto la Liguria venire
spezzata assieme alla vita di 43 persone. Abbiamo visto la desertificazione economica, licenziamenti, fallimenti, sfratti, le periferie sempre più deserte…Ma quella che stiamo affrontando ora sarà la prova più dura della nostra storia recente. Chiamare medici ed infermieri eroi non basta, mettere i droni alle costole di chi corre sui monti non serve, invocare la legge marziale è ridicolo. Si sarebbe dovuto agire prima. Si sarebbe dovuto rifiutare, rifiutare con forza ogni invito a tagliare i fondi destinati alla sanità, si sarebbe dovuto difendere a spada tratta il diritto di tutte le persone ad una sanità pubblica, totalmente gratuita, democratica, diffusa sul territorio. Cosa si è fatto invece? Si sono tagliati i fondi, si sono bloccate le assunzioni di medici ed infermieri, si è mantenuta la follia del numero chiuso alla facoltà di medicina, si sono chiusi reparti, sono stati smantellati i piccoli presidi medici, si sono privatizzati intere strutture. Tutto questo ha due cause ben precise ed intrecciate fra di loro: l’accettazionr passiva, quando non pregna di entusiasmo repubblichino, dei dettami dell’Unione Europea; la fiducia in un modello aziendalistico che vede il malato come un cliente, la sanità come un prodotto, l’ospedale come un qualsiasi fornitore di servizi. Questi i due peccati originali che hanno portato alla morte migliaia di italiani, che ne stanno costringendo milioni alla clausura, che causeranno una crisi spaventosa e senza precedenti. Lei si è macchiato di entrambi. Entusiasta, affermava che avrebbe portato la presenza dei privati nella sanità al 15%, cercando di seguire il “virtuoso
modello lombardo” che ora riempie di cadaveri gli ospedali. A questo non si fermava: disponeva il via libera alla privatizzazione di intere strutture, regalando ai liguri una sanità più costosa, una sanità elitaria e attenta solamente al portafoglio. La salute è un diritto di ogni essere umano, l’assistenza è un dovere della collettività. Abbracciando l’idea che debbano esistere due “sanità” diverse, una dissanguata e misera per i poveri, una hightech ed esclusiva per i facoltosi imprenditori, lei ha contribuito moralmente a causare la crisi che stiamo vivendo. In ogni ospedale affollato veda gli effetti dell’austerità, in ogni cittadino che è
costretto a scegliere tra curarsi o lavorare, tra cibo e medicine, veda gli effetti del credo para-economico liberista. Veda in tutto questo anche una sua colpa, perché così è.

Settantamila posti letto, quarantaduemilaottocento fra infermieri e medici, trecentocinquantanove reparti ospedalieri, ai quali vanno aggiunti numerosissimi presidi sanitari locali: questi sono stati i risultati di anni di “lacrime e sangue”, di “spending review”, come emerge dal rapporto di settembre 2019 della fondazione GIMBE. Pensi a quanti cittadini si sarebbero potuti salvare, a quanti lavoratori avremmo in questo momento in più per far fronte all’emergenza coronavirus. La vostra soluzione è stata diabolica: distrutto il
pubblico, ci si è lamentati di una sua pretesa “inefficienza”. Fatti due sorrisi in campagna elettorale, è partita ovunque la corsa al privato, per la gioia dei vostri amici imprenditori, e per la miseria del popolo, privato di un suo diritto fondamentale. CIò che è stato fatto da Lei
e da molti suoi colleghi, dal Lazio di Zingaretti alla verde Lombardia, è stato un deliberato attacco non solo alla salute dei cittadini, ma alla stessa democrazia: avete permesso a cosche di venditori di cure di insediarsi nel paese, avete permesso a questi di dettar legge, di mettere il profitto al di sopra della vita.

Un giorno sarete giudicati.

Movimento ’48, sezione “Giuseppe Mazzini”, Genova