Libia: a 50 anni dalla Rivoluzione

Mu’ammar Gheddafi in divisa da ufficiale

Il primo settembre 1969 un pugno di giovani ufficiali guidati da Mu’ammar Gheddafi spodestavano il fantoccio monarca Idris I e suo figlio Hasan. L’obbiettivo dei rivoluzionari era chiaro: instaurare un sistema socio-politico che avrebbe garantito il potere alle masse, che le avrebbe messe in grado di autodeterminarsi e di difendersi. Questo sistema democratico trovò completezza nella Giamahiria, ossia nella Repubblica popolare del popolo libico. Questa costruzione politica, ignorata e tacciata di dispotismo da parte dei prezzolati giornalisti occidentali, si basava sull’autogestione delle singole comunità, sulla democrazia diretta e sull’abolizione di ogni forma di sfruttamento. Fondamento della Repubblica popolare era la morale islamica, che unita al socialismo dava le basi ideali del progetto politico di Gheddafi. Oggi questa Repubblica è stata distrutta, assassinata dagli autocrati atlantici per puri interessi geopolitici, ma la sua anima vive ancora nelle migliaia di guerrieri della Resistenza Verde, che tutt’ora combattono per una Libia libera e democratica.

Militi della Resistenza Verde

La Guerra Civile

Qualche tempo fa abbiamo sentito parlare i nostri telegiornali di un assalto in corso da parte del generale Khalifa Haftar, parte di una campagna nota come “Operazione Dignità”.
In poco tempo tutto è caduto nell’oblio.

Il 20 Ottobre 2011 cadde ufficialmente la Gran Jamahiriya Araba Libica Popolare Socialista, la Repubblica delle Masse costruita da Gheddafi e sostenuta dal popolo tramite congressi e comitati popolari, base della democrazia diretta di quella che una volta era la Libia.

Le cause della rivolta libica, parte della Primavera Araba, sono riconducibili a ingerenze esterne come dimostrano varie lettere della Clinton rese pubbliche da WikiLeaks.
Le intenzioni del governo degli Stati Uniti erano chiare: la Libia popolare stava prosperando e gli alleati francesi volevano consolidare la loro potenza militare ed economica in Africa e in Europa (contrastando gli interessi dell’Italia in nome della competitività), una triste coincidenza che permise al presidente Obama di cominciare ad addestrare, finanziare e consegnare armi ai ribelli islamisti presenti in Libia, molti dei quali affiliati ad Al-Qaeda. Cominciò così una reazione a catena che portò a numerose infiltrazioni da parte dell’intelligence statunitense che si occupava di boicottare il sistema libico e fomentare le rivolte. (Tutta la spiegazione con link di tutte le lettere comprese a questo link: https://www.byoblu.com/2016/01/09/ecco-perche-hanno-ammazzato-gheddafi-le-email-usa-che-non-vi-dicono/
mentre se volete leggere personalmente le lettere della Clinton seguite questo link: https://wikileaks.org/clinton-emails/?q=libya+%7C+lybia+%7C+gaddafi+%7C+gadhafi+%7C+gadafi+%7C+qaddafi+%7C+qadhafi+%7C+qadafi+%7C+kaddafi+%7C+kadhafi+%7C+kadafi+%7C+qaddafy+%7C+kaddafy+%7C+gaddafy&mfrom=&mto=&title=&notitle=&date_from=&date_to=&nofrom=&noto=&count=50&sort=0&page=5&)

Haftar (destra) e Sarraj durante una conferenza di pace
Saif al-Islam

I protagonisti della guerra in Libia sono essenzialmente tre:
Il più importante è senza dubbio Khalifa Haftar. Ex-generale di Gheddafi, sfiduciato durante la guerra del Ciad è fuggito negli Stati Uniti dove è finito sul libro paga della CIA, infatti fu anche lui uno dei tanti capi ribelli mandati in Libia per destabilizzare il governo del popolo. È lui che gestisce oggi la maggior parte del territorio libico e che tiene sotto costante assalto Tripoli.
Un altro importante personaggio è il presidente (riconosciuto dall’ONU) Fayez al-Serraj. Architetto che durante la Jamahiriya svolgeva vari incarichi secondari, in seguito al rovesciamento del regime popolare ha condotto i dialoghi di pace e nel 2015, in seguito ad alcuni negoziati, è diventato presidente riconosciuto internazionalmente, tuttavia il suo governo è soppravvissuto solo grazie alle milizie islamiste di Misurata (che hanno svolto un ruolo cruciale nell’omicidio di Gheddafi).
Saif al-Islam è forse il più misterioso tra i protagonisti di questa guerra. Secondogenito di Mu’ammar Gheddafi, è stato più volte definito il figlio più politico della Guida della Rivoluzione e infatti sarebbe stato il suo erede. Scampato per poco alla morte è stato assolto da Haftar e ora vive in un luogo segreto, probabilmente in Cirenaica. Saif gestisce la principale “Resistenza Verde” grazie al partito politico-militare creato nel 2016 e chiamato Fronte Popolare per la Liberazione della Libia, che si presenterà alle elezioni di quest’anno.

In seguito al rovesciamento di Gheddafi la tensione in Libia non si allievò, ma la vera scintilla arrivò nel 2014 quando Haftar ha proclamato alla televisione libica l’inizio dell’Operazione dignità.
In circa un anno Haftar è riuscito a conquistare tutta la Cirenaica e la maggior parte del Fezzan.
Dopo alcuni trattati di pace falliti è iniziato nel 2015 l’assalto alla Tripolitania che tuttavia rimase sempre una guerra di posizione. Nel frattempo, a Bengasi si combatteva una feroce guerra urbana con cui Haftar è riuscito a liberare quasi completamente la Cirenaica dal controllo dei Mujahideen, finchè non si aggiunse un altro problema, molto conosciuto nell’ambito mediorientale: l’ISIS

Alla fine del 2015 lo Stato Islamico aveva conquistato tutta tutta la zona della città di Sirte ma la sua azione era principalmente spinta verso est, nelle zone controllate dalle “guardie del petrolio” (una milizia nata tra la Cirenaica e il Fezzan del Nord che rimase alleata, fino al 2015, del Generale Haftar e che aveva lo scopo di proteggere i pozzi petroliferi presenti sulla zona), tuttavia fu respinto dall’Esercito Nazionala Libico di Haftar a est e dall’Esercito Libico di Sarraj a ovest.
Nel 2016 (anno di massima forza dell’ISIS), lo Stato Islamico ha iniziato ad espandersi, ed è arrivato a controllare oltre a Sirte tutta la costa Nord dal confine con la Cirenaica fino ad arrivare a pochi chilometri da Misurata, tenendo ben salde le sue posizioni. La guerra era ora combattuta su quattro fronti principali: contro l’ISIS, contro Haftar, contro Sarraj e Misurata e contro le milizie di Tuareg, che controllavano tutta la parte ovest e nord del Fezzan.
L’ISIS fu sbaragliato in pochi mesi e in circa 60 giorni Sirte è stata praticamente liberata dal suo dominio.
Nei primi due mesi del 2017 la guerra sembrava essersi fermata, mentre nel mese di Marzo Haftar si riorganizza e ricomincia l’assalto alla tripolitania di Sarraj e al Fezzan delle Milizie di Tuareg e a Dicembre aveva già conquistato buona parte di quest’ultimo e raggiungendo in poco tempo Tripoli e cominciando una guerra di posizione a pochi chilometri dalla zona Sud di Tripoli.
Il 2018 fu un anno relativamente tranquillo per la Libia. Haftar, nei mesi centrali, assalta Derna, l’ultima città della Cirenaica rimasta sotto il controllo dei Mujhaideen, diventati ora Derna Protection Force. Nel frettempo l’ISIS prova un ultimo assalto disperato nella zona sud di Sirte, ma viene quasi subito respinto nei primi mesi del 2019.
A Gennaio di quest’anno le milizie del sud della Libia (le Toubou Militias), prima alleate, dichiararono guerra ad Haftar, il quale in circa un mese invase quasi tutto il loro territorio, che tuttavia rimase sotto il loro controllo.

Il 6 Giugno 2019 il Popular Front for the Liberation of Libya di Saif al Islam Gheddafi annuncia alla televisione libica che il suo partito politico-militare partecipa all’offensiva di Tripoli al fianco dell’Esercito Nazionale Libico.
Tra gli ultimi assalti segnalati nel 2019 il principale è quello a Ghariyan, dove Haftar si è quasi aggiudicato una forte posizione strategica a Sud di Tripoli e particolarmente vicina all’aeroporto, tutt’ora sotto attacco.
Oltre agli attacchi delle forze di terra Haftar continua a bombardare Tripoli per indebolire le forze di Sarraj e di Misurata in attesa di poter rifornire le truppe e avanzare ancora.

Fondazione del Popular Front for the Liberation of Libya: https://web.archive.org/web/20170312132101/https://libya360.wordpress.com/2017/01/09/founding-declaration-of-the-popular-front-for-the-liberation-of-libya/