Libia, la rivincita del Sultano, di Andrea Gallazzi

In questi ultimi anni la Turchia, con Erdogan, sta provando a riconquistare un ruolo di spicco nella geopolitica internazionale: il sogno neo-ottomano del presidente turco lo ha portato ad importanti eventi che non possono in alcun modo essere ignorati. La Turchia è sempre stato un paese “a sé stante”, fin dai tempi del presidente Mustafa Kemal Atatürk si è tenuta su un certo equilibrio tra essere amica di tutti e essere nemica di tutti, attaccare tutti e mediare in tutte le situazioni. Certamente gli ultimi eventi hanno ridato una certa rilevanza al paese e al suo presidente in particolare.

La Turchia è nella NATO e ha relazioni commerciali molto forti con UE e USA, tuttavia si avvale di ottimi rapporti con Russia e Cina.
L’Unione Europea è il principale partner Turco, tanto che tra loro vi è un’Unione Doganale Bilaterale, che stabilisce delle tariffe comuni su tutte le merci esclusi i prodotti agricoli. Le relazioni turche con gli Stati Uniti sono altalenanti, e in questo periodo sono in forte crisi.

L’evento certamente più rilevante da quando Erdogan è al potere è la guerra in Siria: Ankara infatti ha fin da subito sostenuto i terroristi del Free Syrian Army contro il legittimo presidente Bashar al-Assad, in questi ultimi anni in particolare si è caratterizzata per un appoggio diretto alle forze islamiste, inviando l’esercito a Idlib, dove tutt’ora sta combattendo contro l’esercito siriano senza grandi risultati, così l’anno scorso i turchi hanno invaso il nord del Rojava, costituendo una “zona cuscinetto” per riportare i migranti in Siria, anche se il vero motivo probabilmente è sterminare le forze curde, che dopo il tradimento statunitense si sono alleate con Assad.
Il clamoroso fallimento della politica di Ankara in Siria li ha costretti a una misura drastica: portare buona parte dei loro mercenari da Idlib a Tripoli. Infatti, si calcola che oltre 10.000 soldati siriani e turchi siano arrivati in Libia da Gennaio di quest’anno.

La guerra in Libia l’abbiamo già trattata in un altro articolo ( http://www.giovineitalia.org/libia-a-50-anni-dalla-rivoluzione/ ), ma ultimamente ci sono novità molto rilevanti. Da quando sono arrivati in Libia i militari turchi, Haftar si è ritrovato da attaccante ad attaccato: in questi giorni le milizie islamiste hanno riconquistato tutta la zona a Sud di Tripoli, scacciando l’LNA dalla tripolitania e cominciando un forte assedio alla città di Sirte.

Con queste azioni Erdogan sta lanciando un forte messaggio: la Turchia è una potenza, fate attenzione.
Questo negli ultimi anni ha creato grandissimi problemi, il più grande fu sicuramente quando minacciarono di chiudere le due basi NATO strategiche in Turchia di Incirlik e Kurecik, che contengono varie armi atomiche americane. Questa situazione si è creata perchè Erdogan si è comportato come un doppiogiochista (tra l’altro molto abile) sia con Russia che con gli USA, infatti nel Dicembre 2019 stava acquistando i sistemi anti-aerei russi S-400 e allo stesso tempo gli aerei di ultima generazione americana F-35, questo evidentemente ha irritato il Pentagono, che ha minacciato sanzioni.

Tuttavia, Ankara non si comporta solo in maniera militarista, quando si tratta di “sicurezza nazionale” entra subito in gioco come “portatrice di pace”: è il caso dell’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani. Dopo questo vile attacco, la tensione tra Teheran e Washington era al massimo, allora Erdogan, per evitare ulteriori conflitti che avrebbero dannaggiato la sua economia (certo non lo ha fatto per benevolenza), ha cominciato a mediare tra le due parti.

Anche l’Italia ha rapporti molto particolari con la Turchia, tanto che sia Roma che Ankara supportano al-Serraj in Libia, e l’ultimo intervento turco potrebbe salvare gli interessi petroliferi italiani. Oltre a ciò, a ulteriore dimostrazione del fatto che Erdogan sta consolidando il suo potere in tutta la regione, la Turchia ha avuto un ruolo rilevante nel ritrovamento di Silvia Romano, la cooperante volontaria in Somalia rapita da un gruppo Jihadista locale noto come al-Shabab. L’espansionismo di Erdogan in Somalia è cominciato quando, in seguito alla carestia del 2011, l’Europa voltò le spalle al Corno d’Africa e lui ne approfittò soccorrendo i paesi africani, infatti oggi viene visto quasi come un “salvatore”.

Nonostante queste opere “di bene” Erdogan si è dato un vantaggio quasi assoluto sull’Europa, infatti il suo controllo sui flussi migratori in Siria e Libia sta influenzando pesantemente la politica europea, per avere qualcosa gli basta minacciare di far partire 300 o 500 mila migranti da Istanbul e Tripoli e subito Bruxelles si mette in riga, questa tecnica è stata utilizzata da erdogan negli scorsi anni per convincere i paesi europei ad aiutarlo in Siria, dato che i curdi e l’SAA stanno facendo strage degli uomini di Ankara.

Traendo le dovute conclusioni, si può capire come il sogno Neo-Ottomano è ancora chiaro nella mente di Erdogan, che sta facendo di tutto per diventare una potenza politica, economica e militare in medio oriente e africa.

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