Libri consigliati: “Controstoria del liberalismo” di Domenico Losurdo

“E’ necessario dire addio una volta per sempre al mito del passaggio graduale e pacifico, e a partire da motivazioni ed impulsi puramente interni, dal liberalismo alla democrazia, ovvero dal godimento generalizzato della libertà negativa al riconoscimento su scala sempre più ampia dei diritti politici”

Domenico Losurdo, “Controstoria del liberalismo”

Il Blocco Sovietico è crollato, seguito a ruota dai vari “Paesi non allineati” e da tutti gli stati alla ricerca di un certo grado d’autonomia: il liberalismo si è imposto sul mondo egemonizzando la cultura globale, portato dalla spada americana e dal suo “soft power” strangolatore. Ma la battaglia deve considerarsi per questo perduta? Assolutamente no! Il sistema capitalista ha nel suo seno contraddizioni troppo grandi perché non divengano, col tempo, evidenti ed esplodano. Studiare la storia del liberalismo, ideologia portante del sistema economico capitalista, e sopratutto delle sue espressioni materiali è sicuramente un modo fra i migliori di squarciare il velo di Maya di una narrazione monodirezionale che presenta il mondo attuale come zenith della civiltà umana e frutto di un progresso lineare avvenuto per motivazioni intrinseche, segno della bontà del sistema stesso, e finalizzate al bene supremo. Per questo è fondamentale, ora più che mai essendo probabilmente alle porte di una delle più grandi crisi della storia dell’economia di mercato, leggere (o ri-leggere) il testo dello scomparso Domenico Losurdo, “Controstoria del liberalismo”.

Punti di forza del libro, che lo rendo particolarmente utile a fini critici, sono sicuramente l’enorme apparato bibliografico e l’uso puntale di fonti e testimonianze, estratti e citazioni. Più di 600 opere di 300 autori diversi vengono citate, permettendo al lettore di ricostruire non solo le diverse tappe del pensiero liberale e delle posizioni socio-politiche dei suoi protagonisti, ma anche di gettare luce sulle condizioni pratiche dei loro contemporanei, aprendo così squarci sul mondo delle terribili “workhouses” e dei sistematici genocidi dei nativi, dell’esclusione sociale e della persecuzione razziale, dell’antisemitismo e del moralismo bigotto. Nel complesso si ottiene così una visione di ampio respiro che abbraccia continenti e secoli diversi, dal principio della modernità fino ai grandissimi sconvolgimenti del ‘900. Un libro che ha il merito di annientare la propaganda liberale, facendo apparire evidente come il liberalismo altro non sia stato, e sia tuttora, null’altro che l’ideologia delle classi agiate desiderose di difendere tanto la loro indipendenza rispetto ad un potere centrale, quanto la loro proprietà dalle masse diseredate, e che ogni rivolgimento sociale a favore di qeust’ultime ottenuto all’interno dell’ordine capitalsita altro non sia che un risultato “imposto dall’esterno, ad opera di movimenti politici e sociali coi quali il liberalismo si è ripetutamente e duramente scontrato”.