L’Italia ripudia la guerra… oppure no: di Nikolay

Quando nell’ottobre del 2019 la Turchia scagliò un’offensiva contro la Siria una parte delle bombe sganciate contro il popolo Curdo erano di produzione italiana.

L’esportazione delle armi alla Turchia è passata dai 128 milioni del 2015 ai 362 milioni nel 2018. Esportiamo di tutto: elicotteri, bombe, missili, software, armi automatiche e munizioni, veicoli, apparecchiature e protezioni. Tutto ciò appare strano e paradossale, può l’Italia vendere armi ad un paese retto da un presidente con manie autoritarie e che viola sistematicamente i diritti umani? Non proprio.


La Turchia fa parte della Nato dal 1952 quindi sarebbe tutto legale, ma la legge del 9 luglio 1990 vieta l’esportazione e il transito di armamenti verso paesi in un conflitto non difensivo. Con noi anche la Germania, la Francia e l’Olanda vendono armi alla Turchia.

L’Italia non si limita a questo, ma violerebbe (come la maggioranza dei paesi) il trattato ONU sul commercio delle armi. L’articolo 13 di questo trattato impone infatti che ogni anno i paesi membri presentino un rapporto sulle autorizzazioni o effettive esportazioni e importazioni. L’Italia non ha presentato il proprio rapporto negli anni che vanno dal 2009 al 2012 e dal 2015 al 2018. Anzi nel 2001 furono 124 paesi a presentare il proprio rapporto, nel 2011 furono solo 53 e nel 2018 solamente 31. I trattati quindi si fanno ma non si rispettano (se non rispettano i propri interessi). Sì, perché il giro d’affari è molto grande: nel 2018 l’Italia ha esportato per un totale di 4,8 miliardi di euro mentre nel 2016 si arrivò a 14,6 miliardi. Questi cali sono fisiologici, avendo venduto molto un anno l’anno successivo le vendite diminuiscono, ma torneranno a crescere in quelli successivi. L’industria di armamenti fornisce lavoro a circa 150.000 persone e le principali aziende sono Leonardo col quasi 70% del mercato, RWM Italia, Iveco Defence, Beretta e MBDA. Inoltre l’Italia indirettamente arma i gruppi terroristi vendendo armi a paesi con una pace instabile come la Nigeria dove sono attivi vari gruppi islamisti. Le autorizzazioni per vendere sono tutte tracciate dal ministero degli Esteri, e vietano al destinatario la rivendita delle armi. Può essere facile controllare che non vengano rivenduti elicotteri e veicoli, ma il discorso cambia con armi individuali e munizioni, che molte volte finiscono appunto nelle mani di gruppi terroristici come appunto Boko Haram. Secondo i dati dello Stockholm International Peace Research Institute l’Italia tra il 2014 ed il 2018 è stato il nono più grande esportatore d’armi al mondo. L’Italia dopotutto non sembra ripudiare così tanto la guerra se i guadagni si mostrano tanto larghi.

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