Marxismo e femminismo. di Samuele Amaddio

Ci sono sempre stati due approcci diversi alla liberazione delle donne: il femminismo borghese e il femminismo socialista rivoluzionario. Quello borghese è dominante nei movimenti femministi sorti nei paesi capitalisti avanzati negli anni ’60 e ’70. Si parte dal punto di vista che gli uomini opprimono sempre le donne, che esiste qualcosa nella biologia maschile che li induce a trattare le donne come esseri inferiori. Ciò porta all’idea che la liberazione sia possibile solo mediante la separazione delle donne dagli uomini, o la separazione totale delle femministe che cercano “stili di vita liberati”, o la parziale separazione dei comitati delle donne, dei caucus delle donne o degli eventi riservati alle sole donne.

Molte di coloro che sostengono questa separazione si definirebbero “femministe socialiste“. Ma negli ultimi anni queste idee femministe radicali riguardo questa separazione totale hanno fatto il loro ingresso nei movimenti femministi borghesi. Le idee separatiste si sono sempre dimostrate come una semplice ala leggermente radicale dei “servizi sociali“. Questo fallimento ha portato più femministe in altre direzioni, verso i partiti social-liberali. Credono che mettere le donne giuste nei posti giusti aiuterà in qualche modo tutte le donne a trovare l’uguaglianza sociale.

La tradizione del socialismo rivoluzionario parte da una serie di idee molto diverse. Marx ed Engels, scrivendo già nel 1848, sostenevano, in primo luogo, che l’oppressione delle donne non derivasse da delle strane idee nelle teste degli uomini, ma dallo sviluppo della proprietà privata e, con essa, dall’emergere di una società basata sulle classi. Per loro, la lotta per la liberazione delle donne era inseparabile dalla lotta per porre fine a tutte le società classiste, la lotta per il socialismo.

Marx ed Engels hanno anche sottolineato che lo sviluppo del capitalismo, basato sul sistema delle fabbriche, ha portato profondi cambiamenti nella vita delle persone, e specialmente nella vita delle donne. Queste ultime furono riportate alla produzione sociale, da cui erano state progressivamente escluse con lo sviluppo della società classista.
Ciò ha dato alle donne un potere che non avevano mai avuto prima. Organizzate collettivamente come lavoratrici, avevano una maggiore indipendenza e capacità di lottare per i loro diritti. Ciò era in netto contrasto con le loro condizioni di vita precedenti, quando il loro ruolo principale nella produzione, attraverso la famiglia, le rendeva completamente dipendenti dal capofamiglia, fosse quest’ultimo il marito o il padre.

Da ciò Marx ed Engels conclusero che le basi materiali sulla famiglia, e quindi sull’oppressione delle donne, non esistevano più. Quello che ha impedito loro di avere tali benefici è stato il fatto che la proprietà è rimasta nelle mani di pochi. Ciò che le opprime oggi è il modo in cui è organizzato il capitalismo, specialmente il modo in cui il capitalismo usa una particolare forma della famiglia per assicurarsi che i suoi lavoratori portino i loro figli a diventare la prossima generazione di salariati. È un grande vantaggio il fatto che, mentre gli uomini lavorano, le donne dedichino invece le loro vite, non retribuite, per assicurarsi che i loro uomini siano idonei a lavorare nelle fabbriche e che i loro figli crescano per fare lo stesso.

Al contrario il socialismo vedrebbe la società assumere molte delle funzioni familiari che pesano così tanto sulle donne. Ciò non significava che Marx, Engels e i loro successori predicassero “l’abolizione della famiglia“. I sostenitori della famiglia sono sempre stati in grado di mobilitare molte delle donne più oppresse a loro sostegno, poiché queste vedono “l’abolizione della famiglia” come dare ai loro mariti la licenza di abbandonarle con la responsabilità di prendersi cura dei bambini.

I socialisti rivoluzionari hanno sempre cercato di mostrare come, in una società socialista, le donne non sarebbero costrette a vivere nella misera e angusta vita fornita dalla famiglia odierna. Le femministe borghesi hanno sempre rifiutato questo tipo di analisi. Lungi dall’avvicinarsi alle donne come a persone che hanno il potere di cambiare il mondo e porre fine alla loro oppressione nel momento in cui sono collettivamente forti, si avvicinano alle donne come “sofferenti“.

Le campagne degli anni ’80, ad esempio, si sono concentrate su questioni come la prostituzione, lo stupro o la minaccia alle donne e alle famiglie dalle armi nucleari. Tutto parte dalle posizioni secondo cui le donne sono deboli. Le femministe borghesi iniziano con questo presupposto, che l’oppressione prevalga sulla divisione di classe. Ciò porta a conclusioni che lasciano intatta la società classista, migliorando nel contempo la posizione di “alcune” donne, solo una piccola parte di queste. Il movimento femminista ha avuto la tendenza a essere dominato dalle donne della “nuova classe media“: giornaliste, scrittrici, impiegate agli uffici. Le dattilografe, le impiegate ai depositi, e le operaie sono state lasciate fuori.

La rivoluzione bolscevica del 1917 produsse un’uguaglianza per le donne molto più grande di quanto si fosse mai visto prima nel mondo. Divorzio, aborto e contraccezione furono resi disponibili gratuitamente. L’assistenza pediatrica e le faccende domestiche diventarono responsabilità della società. Inoltre vi fu la nascita di ristoranti comuni, lavanderie e asili nido che davano alle donne una maggiore scelta e un maggiore controllo sulle proprie vite. La liberazione delle donne può essere raggiunta solo attraverso il potere collettivo della classe operaia, cosa che significa respingere le idee femministe borghesi. Solo le donne e gli uomini che agiscono insieme come parte di un movimento rivoluzionario unito possono distruggere la società classista e con essa l’oppressione delle donne.

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