Nazione, identità ed etnia

Innanzitutto va fatto notare che in Natura l’entropia non è presente semplicemente nel “mondo fisico” e nelle sue leggi, ma anche nel mondo vivente.
Mi spiego meglio, una singola Cellula, praticamente tra le forme di vita più semplice che ci sia, col passare del tempo ha avuto discendenti sempre più complessi. Certo è un evoluzione lenta, che necessita tempo e anche spazio per svilupparsi.
Necessita spazio in quanto più esso è vasto, più ci saranno cambiamenti a seconda dell’ambiente e di altre circostanze.
Si pensi agli innumerevoli esempi di Animali che da una singola specie son venute fuori più specie per via di divisioni di spazi ed ecosistemi. L’Africa e il Sud America dividendosi hanno avuto questo effetto, parlando ovviamente di moltissimi anni fa; lo stesso è accaduto, e accade ancora, nelle dinamiche Isole del Pacifico, analizzate anche da Darwin.

Questa diversificazione immanente esiste anche nel microcosmo del “mondo umano”.
Da una civiltà più o meno comune degli albori, della semplice cultura della caccia o della pesca, siamo arrivati ad avere arti diverse e molto vaste, a seconda del territorio.
Le arti, insieme alla lingua, sono ciò che distinguono profondamente le Nazioni, ed è anche per questo che praticamente tutti gli Animali non abbiano “Nazioni” ma semplici distinzioni comportamentali sviluppatisi a seconda della Razza nei vari ambienti diversi. Esistono comunque Specie che hanno sviluppato un sistema comunicativo, una forma di linguaggio primitivo che consiste in semplici segnali uditivi o in certi casi olfattivi e visivi; l’esempio più incredibile è forse quello dei Cetacei. Sia Orche che Balene hanno infatti “accenti” diversi a seconda del territorio in cui son cresciuti e quindi vivono, oltre ad esserci piccole differenze sui segni presenti sulla spessa pelle, sempre a seconda del territorio. Sono ancora piccole differenze genetiche, e non sono considerabili come differenze razziali per ora; ma si possono già notare queste minime differenze linguistiche.
Oltre l’esistenza delle Nazioni possiamo dire di avere anche identità macroregionali (o sub-Nazionali), regionali, e addirittura cittadine; ma anche identità continentali o sub-continentali.
Una Nazione si distingue dalle altre perché gli Umani tendono a comportarsi diversamente a seconda del territorio, ed è inevitabile che la Terra ospiti tante Nazioni quanti sono, più o meno, i vari (bio)territori del Pianeta; così come più spazio c’è a disposizione, più diversificazioni prendono luogo: immaginatevi quante possibili culture potrebbero nascere con la colonizzazione dei Pianeti, molto più in là.
Un Italiano è ovvio che abbia una cultura differente da un Arabo, per via dell’ambiente circostante oltre che da influenze esterne. L’Arabo avrà come costume tradizionale un qualcosa di leggero che lo possa coprire ma che allo stesso tempo non lo faccia sudare nel deserto, e accampamenti che siano in grado di resistere all’enorme sbalzo di temperatura che avviene nelle notti. L’Italiano invece vive in un clima mite, mediterraneo, seppur con differenze nel nord Italia lungo le Alpi (ma anche gli Appennini in parte); qua c’è appunto l’influenza esterna. In precedenza, prima dell’espansione dei Romani, i Popoli Italici si estendevano fino al confine meridionale della Pianura Padana; col passare del tempo e le varie conquiste è inevitabile che le cartine geografiche vengano completamente ridisegnate. Mezza Europa è passata dalle mani dei Celti, sviluppatisi in centro europa e quindi culturalmente adatti per molti luoghi (Alpi, Germania meridionale, Carpazi, e clima Britannico), alle mani di Popoli conquistatori che seppur “nati” in circostanze diverse si sono saputi anch’essi adattare al nuovo ambiente, cambiando certe abitudini ma rimanendo comunque con una certa impostazione nazionale e quindi culturale ed artistica, simile od uguale ai connazionali provenienti dal territorio nativo.
È da folli ormai affermare che la Padania, che si estende dalla Pianura alle Alpi, sia in qualche modo una Nazione distinta. È certo che abbiano un identità macroregionale (e anche regionale) diversa da quella del meridione, per via dell’ambiente (come detto prima) e anche per vari motivi storico-politici; ma tra identità macroregionale e Nazionale c’è una certa differenza. È vero inoltre che hanno ancora certe tradizioni ereditate dalle Popolazioni Celtiche, ma queste sono davvero poche e si possono contare con le dita della mano, esiste ad esempio l’halloween (festa ora americanizzata e resa quindi commerciale) in certi paesi del nord Italia, in cui ci si traveste da spiriti e si chiede un po’ di pane invece dei dolciumi; ma la lingua che si parla in Padania è ormai l’Italiano da un bel po’ di tempo, ed ha più influenze Italiche che Celtiche (al contrario della Francia che ha ereditato moltissimo sia dai primi che dai secondi).
Per unire l’Italia si è lottato a lungo in quanto Popolo, questo non significa comunque che tutti i confini nazionali siano stabiliti e “disegnati” nel modo giusto.
La colonizzazione ha portato caos ovunque essa sia avvenuta. Dall’Africa all’Asia all’America, ma anche Oceania.
Mentre abbiamo parlato prima di conquiste, avvenute comunque in moltissimo tempo e per via di eserciti numerosi e continui “mescolamenti”, la colonizzazione è effettuata con pochi uomini che rimangono in disparte e con un imposizione di una cultura fatta dall’alto, questo per via di una discriminazione razziale. Anche i Romani o i Greci si sentivano ovviamente superiori ai barbari, per via dell’avanzato sviluppo; ma non c’è comunque stata, almeno dal punto di vista “macroscopico”, una discriminazione razziale che avrebbe ritenuto la “razza italica” superiore alle altre obbligando i primi a non riprodursi con i secondi.
In Africa e in Asia la questione, come detto prima, è diversa. Gli Europei avevano sì conquistato i territori dei Nativi ma è stata evitata il più possibile la mescolanza delle due Razze (o etnie).
Questo ha portato alla imposizione della cultura Europea ma anche alla preservazione, seppur minima, della cultura Nazionale Nativa. Si pensi ad esempio al fatto che gli Africani di tutte le ex-colonie Francesi ora parlino appunto il Francese; eppure, allo stesso tempo, tutte queste persone sanno anche parlare la propria lingua nazionale. Preferiscono ormai parlare il Francese perché questo è un linguaggio divenuto internazionale ed aiuta anche a comunicare con Africani di nazionalità diversa, ma nel caso uno Stato Africano imponesse di parlare la propria lingua nazionale nei media e nelle arti si risolverebbe la questione. Per preservare (o anche sostituire) una lingua basta insegnarla nelle scuole, utilizzarla come lingua ufficiale nei notiziari (giornali e telegiornali), e nelle varie arti (libri, film, o altro); la Popolazione farà il resto: non puoi di certo imporre di parlare una lingua nelle proprie case, è indispensabile un input da parte delle istituzioni.
Purtroppo non esistono, a parte singole eccezioni, Nazioni Africane totalmente sovrane. La colonizzazione è sì finita, ma si è passati alla neocolonizzazione, cioè quella effettuata sotto il punto di vista economico-finanziario (e quindi legalmente, in modo più nascosto attraverso meccanismi come il Franco CFA).
La questione Americana è ben diversa, nel caso del nordamerica c’è stata prima una colonizzazione, poi una conquista abbastanza “”soft””, per poi passare ad una vera e propria conquista aggressiva dopo l’indipendenza delle colonie dalla corona Inglese.
Mentre nel caso del sudamerica c’è stata prima una colonizzazione, poi una semplice mescolanza in moltissimi casi non aggressiva.
Mi spiego meglio; nel nordamerica i primi coloni Inglesi occuparono ovviamente un certo territorio, lungo la costa orientale, ma si limitarono più o meno allo sviluppo di queste senza avere ulteriori progetti di espansione. La mescolanza della cultura Nativa era assai rara. Le colonie ad un certo punto iniziarono comunque ad espandersi, e dopo aver reclamato l’indipendenza delle 13 Colonie si passò ad uno stato di conquista verso l’ovest (ignorando diversi patti di non-aggressione stretti con i Nativi). Questo portò allo sterminio degli Indigeni (circa il 98%) avendo allo stesso tempo davvero poche mescolanze per via di un senso di superiorità sentito dalla maggior parte della Popolazione “bianca”.
In sudamerica, o meglio l’America latina (quindi anche centro America e Caraibi), c’è stata una storia davvero molto differente. I primi coloni Spagnoli e Portoghesi erano molto aggressivi verso le Popolazioni Native, ma c’è stato un forte cambiamento nel giro di poche generazioni, creando una sorta di nuova Razza composta da Creoli.
I Creoli si sentivano come gente del posto, fratelli sia degli Indigeni che dei bianchi che dei neri (schiavi deportati con la forza da un ennesimo continente, anche questi, come i Nativi, erano discriminati razzialmente nel nordamerica); la cultura Azteca, Maya, Incas, Mapuche, Aruachi, ecc. vennero ovviamente quasi soppiazzate, ma rimasero molte parole, accenti, e tradizioni del posto nella “cultura Creola”. C’è stato inoltre un importante rinascita di queste Culture dei Nativi, che stanno aumentando col tempo anche nei giorni nostri, perché perfino i Creoli (essendo anch’essi almeno in parte Nativi) reclamano ormai di voler riadottare certe tradizioni perdute, o quasi perdute.
Si pensi ad esempio alla Bolivia, che sembrava molto ispanizzata fino a 20 anni fa, ma che ha fatto riemergere la cultura Indigena Andina, con tanto di bandiera Wiphala resa bandiera Nazionale alternativa (parte della grande Nazione degli Incas); o anche al Cile, che con le sue proteste la Popolazione ha iniziato a sbandierare la bandiera Mapuche, in certe parti anche più presente della bandiera Cilena.
I confini delle colonie sono stati decisi dall’alto, non dalla gente del posto. Questi Popoli non hanno lottato per ridisegnare in modo giusto i propri confini, o comunque lo si è fatto molto poco e solo in certe parti (ad esempio c’è stato il tentativo di Bolivar, e la sua influenza la si vede nelle bandiere delle ex-repubbliche della Gran Colombia ora tutte molto simili).
Di confini fatti arbitrariamente ce ne sono molti. L’Africa ne è veramente piena, e basta vedere tutte le linee rette che sembrano esser fatte da bambini di 3 anni con un righello, totalmente a caso (prendendo poi ogni tanto qualche fiume come riferimento per far vedere che ci sia stato qualche impegno nel disegnarlo).
Altro esempio è l’India col Pakistan e il Bangladesh, questi ultimi due disegnati senza fondamenti storico-culturali ma col semplice intento di dividere musulmani da Indù (e altre religioni minori come i Sikh); appena fatti i confini ci fu la più grande immigrazione di massa nella storia dell’Umanità, per via del numero enorme della Popolazione del continente Indiano e per via, soprattutto, dello stato nato totalmente a caso che ha costretto i Nativi ad emigrare per via di una religione diversa.
La verità è che i confini degli stati colonizzati sono stati poi ridisegnati per fini politici, il Pakistan ad esempio è stato creato dall’impero Britannico per accattivarsi i musulmani Indiani, prendendoli sotto la propria ala per poi installare basi militari anche senza che essa sia più una colonia (evitando quindi le varie proteste violente che erano nate dopo la seconda guerra mondiale in seno al continente Indiano; facendo pensare al Popolo che esso sia veramente indipendente e sovrano). Le basi militari erano necessarie in quel territorio per via di una paura, da parte di churchill, di una presunta espansione verso sud dell’Unione Sovietica in cerca di petrolio.
I confini disegnati per via di circostanze politiche (quindi non culturali) sono presenti anche in Europa. L’Austria a fine guerra mondiale doveva esser unita (finalmente) alla Germania, ma lo si evitò per via delle precedenti guerre e di una sorta di sbilanciamento di Popolazione: se la Germania avesse l’Austria (o peggio ancora Slesia e Pomerania) diverrebbe la Nazione più popolosa (e anche ben armata) dell’Europa, a parte la gigantesca Russia. Il Belgio è una sorta di stato-cuscinetto, e, non avendo una forte storia Nazionale dietro, secondo i sondaggi gran parte della Popolazione si sente più “Europea” (ormai confusa come Nazionalità) che Belga; la parte meridionale è di fatto Francese, e quella settentrionale, o Fiandre, è Olandese. Ci sono poi i vari regni o ex-regni che, seppur identificabili come una unica Nazione, rimangono ancora divisi sotto il punto di vista politico-giuridico; e non avendo neanche una coscienza Nazionale è inevitabile che la Popolazione non si rendi conto di far parte di una Nazione più grande. Ne sono un esempio la Lettonia e la Lituania (errore dell’Unione Sovietica nel tenerli divisi come lo erano prima con i regni), ma anche i Paesi Scandinavi Danimarca, Svezia, Islanda, e Norvegia (da non confondere la Finlandia e l’Estonia che non sono invece Scandinavi/Germanici ma semplicemente Finnici). Ci sono poi esempi di Nazioni precedentemente unite, poi divise per fini politico-economici, come la Jugoslavia (o meglio, chiamata da pochi Sclavenia per via delle antiche Popolazioni Slave da cui provengono tutti i Serbi, Croati e Sloveni).
Il “dividi et impera” ha sempre funzionato: dividere delle Nazioni creando conflitti interni, dicendo che uno odia l’altro perché pensa di esser superiore, ha sempre fatto vincere il conquistatore o il colonizzatore. Storia che si ripete, dall’Impero Romano a quello Britannico e Francese, e ora Americano.

Che fare quindi?
È oggettivamente indispensabile che le Nazioni si autodeterminino e lottino per avere indipendenza e quindi sovranità sul proprio territorio, su questo concordano tutti i Socialisti coerenti.
Affermare che le Nazioni non esistano, come fa qualche Trotskysta o anarchico, è da folli. La globalizzazione, che sia fatta da capitalisti (come lo è ora) o socialisti, è sbagliata per principio.
La Nazione non è un costrutto artificiale creato per manipolare le masse e metterle l’una contro l’altra; è stata senza dubbio sfruttata, così come le religioni, per fini economici dei pochi e non dei tanti.
Le Nazioni, così come le varie fedi, possono esser sfruttate come appartenenza ad una comunità superiore alle altre, l’unica legittima di esistere, trasformando questo amore per la propria gran Famiglia in uno sciovinismo o nazionalismo, che sfocia spesso nel razzismo, odio e disprezzo verso il diverso.
Certo esistono certe tradizioni dannose che vanno semplicemente cancellate o sistutuite, nate da qualche perverso uomo primitivo o per interessi politico-economici, così come in certe religioni; ad esempio l’usanza del “loto d’oro” presente in Cina, una tortura verso le donne che venne praticamente sradicata quasi del tutto dal socialismo di Mao; usanze che vanno superate, come i sacrifici animali nelle religioni pagane ed anche quella ebraica, affinché si mantengano solo i lati positivi e condivisibili, che vadano in accordo con gli ideali socialisti come fratellanza, equità, e rispetto.
Le Nazioni sono forme di comunità nate spontaneamente per via della Natura sociale dell’Uomo, queste sono nate a seconda dell’ambiente e delle varie conquiste ormai avvenute molto tempo fa.
Negare l’esistenza delle Nazioni è stupido tanto quanto negare l’esistenza delle Famiglie, quest’ultima è la forma di comunità più naturale che esista, come affermava Rousseau, in quanto appena si nasce si è già parte di una Famiglia.
La Nazionalità è diversa dalla Razza, la Nazionalità la si sente dentro man mano che si cresce in un territorio, in una comunità.
La Razza (non nel senso in cui lo si intende spesso, alla hitleriana, qui si intende infatti la comune etnia) è una semplice appartenenza genetica, e non influisce certamente sulla propria cultura. Uno nasce nero per via di un evoluzione, una selezione naturale, che ha scelto esemplari più adatti al clima e alla luce dell’Africa; sicuramente uno non nasce nero per esser schiavizzato da un altro ominide più chiaro, e non nasce nemmeno nero per esser etichettato automaticamente come uno con l’identità Nazionale Congolese o Senegalese o altro; certo veder un bianco fa automaticamente pensare all’Europa, uno con gli occhi a mandorla all’Asia, e uno nero all’Africa, ma ciò per via della differenza estetica delle Razze sviluppatisi in quei territori; viviamo in un mondo dove ci si può spostare dagli albori e sempre più velocemente, ci si può innamorare e quindi far Famiglia dove si vuole, di conseguenza può nascer un Asiatico in Europa così come può nascere un Europeo in Asia.
E mentre non si può imporre chi amare o chi odiare per “preservare la Razza”, perché non ha nessun fondamento morale, si può invece imporre alle istituzioni, allo Stato, di comunicare in una certa lingua e promuovere certe particolarità culinarie o certi “costumi”. In questo modo si potrebbe seriamente salvaguardare la propria identità Nazionale.
Allo stesso tempo è innegabile il fatto che ci sia una forte necessità di una lingua internazionale. Una lingua che non sia l’Inglese o lo Spagnolo, una lingua che non sia frutto di espansioni od imposizioni imperialiste, che siano esse dirette o indirette, ma che sia una vera e propria lingua internazionale creata da tutti i Popoli. Problema risolvibile in un modo più semplice di ciò che si possa pensare; basta infatti che un istituzione internazionale, come l’Onu, si prenda la responsabilità di riunire 100 o più linguisti provenienti da tutte le svariate parti del mondo, e che creino una lingua artificiale efficiente e senza troppe influenze dalle solite lingue. Serve una lingua di tutti, che sia semplice da imparare, insegnare, e ovviamente scrivere e parlare; una lingua che venga tuttavia utilizzata solo ed esclusivamente per comunicare tra soggetti di Nazionalià diversa, che venga insegnata anche a scuola (messa in secondo piano all’Italiano), e che non venga comunque imposta con “bombardamenti” perenni come l’onnipresente Inglese ai giorni nostri.
Certo sto parlando di un ideale di società socialista, senza dubbio non un mondo capitalista dove la mercificazione del lavoro e le enormi differenze economiche tra le Nazioni costringono indirettamente i più “deboli” a trasferirsi in altri Paesi per offrire una manodopera tra l’altro a basso costo. Questo non fa che disintegrare sia l’identità Nazionale del povero migrante, che non ha scelto sinceramente di trasferirsi in una Nazione a lui straniera, sia l’identità della Nazione stessa che si trova costretta a soddisfare la massiccia richiesta dei migranti. Richiesta che può essere di vario genere, dall’utilizzo di una certa lingua (ecco l’inglese, parlato da più Nazioni e quindi preferito fin troppo per scambi internazionali e perfino nazionali), un certo cibo (spesso economico e senza una forte “identità” tradizionale, come l’hamburger, che seppur tedesco è ormai considerato americano), o un certo vestiario (vestiti ormai tutti uguali, sia i “proletari” che i ricconi con la solita giacca e cravatta; anche qui si può notare l’esempio di Evo Morales, o prima di lui Sankara e Gheddafi, che cerca di dare una originalità alla propria Nazione anche nelle piccole cose, come nell’aggiungere particolari presi dall’arte Andina sulle proprie giacche eleganti; cosa che non è piaciuta ai grigi economisti e imperialisti occidentali, che hanno giudicato con disprezzo questa scelta di anti-omologazione).
L’omologazione è nemica dei Popoli; Popoli fratelli ma comunque diversi.
L’omologazione porta alla noia, alla disperazione della perenne mancanza di alternativa. Da un punto di vista umano è davvero brutto esplorare (tralasciando i Paesaggi Naturali) per poi trovare città tutte uguali, con stesse architetture, stessa lingua, stessi vestiari, stessi aspetti, stessa musica e stesse tradizioni; che razza di mondo sarebbe?
Ciò che rende vario il mondo umano è la sua diversità nelle tradizioni e nella cultura, il bello di viaggiare è vedere colori e sentir odori diversi, esser curiosi di andare oltre alla propria Patria senza comunque rinnegare le proprie origini e le proprie radici; certo che se poi ci si innamora particolarmente di una nuova cultura si è liberi di trasferirsi, questa sarebbe una vera migrazione spontanea e non spinta da tristi necessità economiche; tuttavia nessun immigrato scorderà mai la propria terra, la Patria su cui si è cresciuti, ed è inevitabile che prima o poi ritorni per breve o lungo tempo, come fa d’altronde ogni Animale.

Così come ogni Famiglia, ogni individuo ha il diritto ad un abitazione, essenziale per vivere dignitosamente, la Nazione ha diritto di avere un territorio su cui abitare e svilupparsi; tuttavia non per forza il territorio deve essere esclusivamente di una sola Nazione.
Parliamo ad esempio della situazione in Palestina: sia gli Israeliti che i Palestinesi (“discendenti” dei Filistei) son sempre vissuti nel piccolo territorio del Caanan. La questione è senz’altro complessa, ed è difficile stabilire chi sia “arrivato” davvero per primo, ma è inevitabile dire che vivano entrambi lì da troppi anni, ed entrambi hanno diritto ad una terra. Per questo, oltre la metodologia controversa e discutibile applicata dal governo-burattino degli Usa, è impensabile dare (quasi) tutto il territorio esclusivamente ad Israele ignorando la Popolazione Palestinese. Innanzitutto va detto che il conflitto Israele-Palestina, così come qualunque conflitto nazionale, non è altro che frutto di interessi di chi sta a potere e chi detiene il capitale; la Popolazione ebraica, a parte i complici del regime di Israele come ad esempio chi offre il servizio militare, non ha colpe per la scandalosa politica di guerra che sta portando avanti Israele. La guerra non è mai veramente tra i Popoli, compresa quella tra Israele e Palestina, in quanto prima della seconda guerra mondiale e dell’arrivo dei Britannici condividevano pacificamente insieme le due Nazioni; detto questo le soluzioni più diplomatiche sono quindi le seguenti: l’esistenza di uno Stato unico con nome neutro (ad esempio Caanan) che rappresenti sia la Nazione Palestinese che quella Israeliana, avendo come capitale Gerusalemme essendo una città importante sia per gli uni che per gli altri; o la spartizione, più equa e giusta, tra Israele e Palestina adottando entrambi capitali diverse, e lasciando Gerusalemme in qualche modo indipendente, similmente al Vaticano, rendendola una pacifica e condivisa città-meta di pellegrinaggio per tutti i credenti delle 3 Religioni Abramitiche.
La particolarità del territorio del Caanan è appunto la città di Gerusalemme, che essendo importante per entrambe le Nazioni rimane contesa e motivo di sanguinarie guerre. Queste due soluzioni generiche, di Stato multi-Nazionale o di spartizione equa dei territori, può esser applicata anche in altri casi.
Ne è un esempio la depredata nordamerica; abbiamo detto precedentemente che nella storia ci sono state miriadi di conquiste e colonizzazioni, come quello dell’espansione delle ex-colonie statunitensi. Da quest’ultimo, tuttavia, è passato relativamente poco tempo. Mentre con lo sterminio che successe in Gallia (circa 2/3) sotto Giulio Cesare è successo ormai più di 2000 anni fa, cambiando definitivamente la storia di quel Popolo scomparso (ma con qualche traccia ancora presente nella cultura Francese), ciò che successe in nordamerica non è totalmente irreversibile. Sono rimasti circa il 2% dei Nativi, parlando numericamente, ma la loro cultura, la loro lingua e le loro arti sono ancora vive. I Nativi sono segregati, costretti a stare in delle riserve come se fossero allo zoo o al circo, eppure i loro vari Spiriti Nazionali continuano a lottare e a non morire.
Per questo, essendo essi ancora una Nazione totalmente distinta da quella statunitense, hanno il diritto di vivere su un territorio indipendente. Tra l’altro se vogliamo esser precisi, rispettando le regole dei trattati internazionali, i Sioux (una grande Nazione, ma solo una delle tante Native) dovrebbero esser in possesso dell’intero territorio Lakota secondo gli accordi che fecero circa l’epoca della guerra di secessione.
Gli Stati uniti e il Canada dovrebbero quindi cedere gran parte del proprio territorio ai Nativi, ancora presenti nel continente della “grande Tartaruga”; ovviamente stiamo parlando di visioni idealistiche, visto che tutto questo è attualmente impossibile: gli Usa pensano di esser i padroni del mondo intero e non vogliono levar le proprie basi militari da nessun territorio straniero, figuriamoci se si mettano a cedere più di 2/3 del proprio territorio.
Può sembrare impensabile ridisegnare l’intera mappa di un continente, ma è ciò che è più giusto. Sia nel caso del Canada che degli Stati uniti basta vedere qualche cartina demografica per notare che in verità la Popolazione è concentrata per circa il 90% proprio sul territorio delle 13 Colonie iniziali, la parte costiera della California, e parte del Texas, per via del suo clima particolarmente temperato anche più abitabile. Cedere territori come le Grandi Pianure o le vaste foreste del Canada sono più che altro una perdita economica, non una perdita culturale. Questo discorso vale allo stesso modo per le Popolazioni Native del Messico come i Maya, che sono anche più presenti dei Nativi nordamericani. I Zapatisti ad esempio sono composti soprattutto da Indigeni Maya.

C’è ovviamente una domanda che potrebbe sorgere a molti; come si fa a far rinascere una Nazione quasi scomparsa senza opprimerne un altra? Si commetterebbero gli stessi orrori degli ex-coloni ed ex-conquistatori?
La verità è che in un mondo veramente socialista non ci sarebbe alcun interesse nello scacciare un Popolo fratello. In un mondo socialista c’è comunque il bisogno, la necessità di dar un territorio a tutte le Nazioni.
Di conseguenza, anche con dei confini, chiunque sarebbe libero di vivere in un altra terra. Il passaggio di mano dagli Stati uniti alle Nazioni Native non farebbe cambiare di molto la vita dei “bianchi” presenti su quel territorio, dovrebbero semplicemente abituarsi ad una nuova lingua nazionale usata dalle istituzioni, per il resto, nelle proprie abitazioni ma anche in luoghi pubblici (ma non istituzionali come le scuole), tutti son liberi di comunicare e comportarsi secondo le proprie abitudini e tradizioni.
Per favorire la rinascita di una Nazione, considerando che in questo caso i nordamericani sono davvero pochi, servirebbe una politica demografica che dia un grande aiuto economico ai Nativi che vogliono formare una Famiglia. Allo stesso tempo, per far ritornare tutti i Popoli nelle proprie terre, basta che lo Stato Nazionale offri dei soldi ai propri cittadini all’estero in cambio di un abitazione, un lavoro, e del denaro iniziale nella propria Patria d’origine.
In questo modo tutti i migranti che son stati indirettamente esiliati per necessità economiche avranno i mezzi, sempre se di loro desiderio, per tornare nella propria terra.
Nel caso preferissero rimanere sul suolo in cui lavorano in quel momento sarebbero più che liberi di rifiutare l’offerta da parte della Nazione d’origine, in quanto, preferendo di vivere su quella terra nonostante l’offerta del denaro gratuito, vorrebbe dire di apprezzar davvero il luogo in cui soggiornano in qualità di Patrioti.
Uno può infatti sentirsi Italiano anche non essendo nato o cresciuto in Italia, anzi, spesso molti stranieri si sentono più Italiani di certi nati in Italia.
Il senso di appartenenza, di Patriottismo, infatti, può essere di due tipi: appartenenza culturale e appartenenza d’origine.
La prima è sentirsi parte di una Nazione perché in genere ci si è cresciuti, adottando quindi la sua cultura e le sue usanze; fuori di essa ci si sente quindi, più o meno, come pesci fuor d’acqua.
La seconda invece è un qualcosa di innato, anche crescendo in un Paese come l’Italia e sentendosi Italiani, basta avere un Genitore straniero, ad esempio Cinese, per sentirsi automaticamente anche Cinese, almeno in parte. Saper di avere origini straniere, anche senza saper bene la lingua di questa o quella Nazione, spinge inconsciamente a cercare, visitare, ed esplorare i propri Luoghi d’origine. È quindi impossibile chieder ad un Figlio di stranieri se preferisce il suolo su cui è nato e cresciuto, o quello da cui provengono i suoi Genitori; esser Patrioti per una Nazione non esclude l’esser Patrioti per l’altra.

Insomma, l’identità Nazionale è fondamentale. Sentirsi parte di una Comunità, aver la possibilità di stare con Persone che condividono gli stessi modi di vivere, far parte di una Famiglia e conoscere le proprie radici vuol dire scoprire sé stessi e quindi conoscersi più a fondo.
Così come Frederick Douglass, abolizionista nero, reputava la conoscenza della propria data di nascita indispensabile per la dignità dell’uomo in quanto uomo (agli schiavi neri era negata perfino la conoscenza della propria data di nascita, in quanto reputati come oggetti), è allo stesso modo, se non di più, indispensabile sapere le proprie origini perché anch’esse, oltre a dar una dignità ed una storia al nostro essere umani, definiscono profondamente il nostro sentirsi uomo e parte di una società.

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