Neoliberismo o ordoliberismo, il nemico rimane lo stesso

Le contraddizioni del “late stage capitalism” stanno esplodendo sotto ai nostri occhi in maniera incredibilmente violenta alle periferie del sistema stesso. Questo è il sintomo di una crisi sistemica destinata nel medio-lungo periodo a diffondersi sin nelle aree centrali dell’impero. Equador, Argentina, Colombia, Haiti: ovunque il popolo sta insorgendo in Sud America, stufo delle misure eterodirette di austerità. In questo contesto appaiono ancora più chiari i motivi che hanno spinto Draghi a parlare di MMT come valida opzione, o la Lagarde a bisbigliare “misure espansive”: venuti oggettivamente meno i paradigmi neoliberisti il capitale internazionale sta tentando di giocare la carta ordoliberista, nel tentativo di perpetuare la sottomissione dei popolo. Ma l’ordoliberismo non è libertà, ma anzi il più subdolo attentato ad essa. Non sono le pensioni o la previdenza sociale a rendere un popolo libero. Non ci si deve accontentare: vogliamo una democrazia sostanziale, l’uguaglianza di fatto e la libertà per ogni essere umano. Probabilmente non riusciranno i vari vassalli imperiali a cambiare ora sentiero, oramai ci siamo troppo addentrati, ma anche se fosse il compito dei patrioti rimane lo stesso, ossia combattere senza pietà e senza accordi ogni tirannia, anche quelle mascherate dal velo di uno stato sociale più o meno pronunciato.

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