Nevrosi e rivoluzione, di Leonardo Sinigaglia

Non fanno notizia quanto i morti o i nuovi “cluster” trovati in giro per l’Italia, ma l’emergenza covid-19 sta causando anche altre vittime, forse, anzi certamente, in numero anche maggiore rispetto a quelle conteggiate nei giornalieri “bollettini”. Sto parlando delle milioni di persone alle quali il lockdown, la sospensione dei servizi, la perdita dei propri cari, del lavoro o delle proprie relazioni ha lasciato enormi ferite da un punto di vista psicologico, quando non ha aggravato situazioni pregresse già preoccupanti. Saltuariamente ne abbiamo notizia: una maestra che si butta dalla finestra, un’infermiera si tuffa in un fiume, un ristoratore si spara un colpo in testa. Ma questa è solo la superficie, sono solo i casi limite di un fenomeno ben più esteso e che ha avuto nello stress portato dal covid unicamente un aggravante, per quanto enorme.
Il 10% dei minorenni italiani ha fatto o fa uso di psicofarmaci, mentre in generale negli ultimi vent’anni si è assistito ad una crescita del consumo di psicofarmaci anche del 1000%, come attesta uno studio del CNR di Pisa, per quanto riguarda la Svezia. Una tendenza che non sembra quindi essere legata a fattori particolari, ma generale, che investe l’intero occidente, per raggiungere il suo apice negli Stati Uniti, dove un americano su quattro è sotto cure antidepressive o ansiolitiche (Neuroscience Therapeutic Resource Center).
E come non menzionare i disturbi alimentari, dei quali in Italia soffrono tre milioni di persone, ai quali va aggiunto un probabile 40% senza diagnosi, e che nei giorni del lockdown sono aumentati, o nuovamente esplosi, casi pari ad un altro 30%. La propensione alla distruzione del proprio corpo, all’annullamento di sé, è il peggiore indizio di una società malata fondata sull’esclusione “competitività” e la guerra di tutti contro tutti, dove il più debole è destinato a perire.
E mentre la precarietà della vita aumentava, trascinandosi dietro malessere, nevrosi e psicopatologie, il sistema medico italiano veniva tagliato in nome dell’austerità. A farne le spese è stato anche il servizio psicologico e psichiatrico, ridotto ai minimi termini ed incapace di gestire il crescente afflusso di pazienti, i quali non possono essere seguiti a tempo pieno e secondo un percorso di cura completo, e vengono così abbandonati al solo utilizzo di farmaci, che spesso sfocia in abuso, che spesso porta all’aggravarsi della condizione quando non alla morte.
Le contraddizione insite all’interno del sistema capitalista non si manifestano unicamente tramite la creazione di rapporti di forza e sfruttamento fra le classi, e nemmeno unicamente tramite l’alienazione degli uomini che prendono parte a questo meccanismo perverso, ma anche tramite la distruzione della loro psiche. Il capitalismo non corrode unicamente le forze fisiche di una persona, ma anche le sue forze mentali, il suo animo. Uno sfratto, un licenziamento, il vivere nel degrado quanto in balia degli elementi, la mancanza di certezze e di punti di riferimento causano ferite profondissime ed “invisibili”, o quasi. Le nevrosi, gli abusi, la violenza, le psicopatologie sono i segni manifesti della morsa della “Mano invisibile” sulle persone. E là dove le contraddizioni sono più forti, più forti sono le malattie mentali. Dove il capitalismo non uccide il corpo, lo lascia in vita abbastanza da frantumargli la mente.
Se è fra i nevrotici che si assiste ai frutti più estremi delle contraddizioni del sistema, da loro si deve partire per organizzare la rivolta contro di esso.