Noi dalla parte di Lukashenko, contro l’imperialismo

Le proteste che in questi giorni si stanno succedendo in Bielorussia, seppur innestate su una base reale e “fisiologica” di dissenso, dimostrano schiettamente un carattere allogeno ed eterodiretto. Lungi dall’essere indefessi combattenti per la libertà, a capo di queste altri non vi sono che diretti agenti dell’imperialismo euro-atlantico, membri di organizzazioni naziste e provocatori stranieri. Persino l’origine finanziaria di queste, come di tutto il movimento “democratico” bielorusso, è da ricercare altrove.

Nel 2018 e nel 2019, sul sito ned.org (organizzazione statunitense col chiaro scopo di “esportare democrazia”), apparivano due rapporti sulla Bielorussia, i quali riportavano precisamente ogni finanziamento destinato alle “società civili” e all’opposizione: nel 2018 sono stati spesi 1.567.692 $, mentre nel 2019 1.743.898 $, indirizzati a promuovere varie attività come il “giornalismo indipendente”, “rafforzamento delle ONG”, e ad “ampliare e diversificare gruppi di attivisti, partiti e movimenti politici democratici”, o ancora per  “promuovere elezioni libere ed eque in vista delle elezioni parlamentari e presidenziali” (sic!). 

Secondo i media occidentali la principale opposizione al governo di Lukashenko sarebbe rappresentata da Siarhei Tichanouski, blogger e gestore del canale youtube “Paese per la Vita”. Il 9 Maggio 2020 il nostro “eroe della libertà” è stato arrestato dopo aver convocato una “anti-parata” per protestare contro la sfilata militare in onore del Giorno della Vittoria: alla fine, un po’ come in Ucraina e Polonia, i “democratici” sarebbero i neonazisti! Dopo essere stato rilasciato ha iniziato a occuparsi della campagna elettorale della moglie Svetlana, durante la quale, il 29 Maggio 2020, una raccolta firme è degenerata in uno scontro con la polizia al seguito del quale Siarhei è stato arrestato per aver ferito due agenti. 

In Bielorussia è solitamente vietato fare exit poll prima delle elezioni, ma la pagina twitter TUT.BY, una testata “indipendente” (ricordate i finanziamenti sopra citati?) ha miracolosamente trovato un’efficace soluzione! Hanno pubblicato un sondaggio chiedendo quale fosse il film preferito tra: “A Single Man” (Lukashenko), “3 Women” (Svetlana Tichanouski) e altre criptiche opzioni. Dal sondaggio risulta che “Lukashenko” avrebbe preso il 3% dei voti, mentre Tichanouski il 61%. Nonostante la palese assurdità di tale sondaggio, i media occidentali hanno ripreso questo dato come oggettivo e confutante rispetto a quello emerso dalle regolari elezioni. Inutile evidenziare le falle di una tale “prova”: il campione risulta essere molto esiguo, appena 5 mila votanti sui 5 milioni di voti conteggiati, peraltro esso fa riferimento unicamente al ben poco eterogeneo pubblico di un blogger anti-governativo! Insomma, si vorrebbe far passare una consultazione web fra oppositori per il suffragio universale di un’intera nazione. 

Altri sondaggi presi come validi dai media occidentali sono, ad esempio, quelli di Radio Europa Libera e Telegraph.by che, senza indicare fonti o criteri di giudizio, avrebbero assegnato a Lukashenko cifre fra il 3 e il 20 %. Insomma, i già poco numerosi oppositori non riuscirebbero nemmeno a mettersi d’accordo sull’entità dei presunti brogli elettorali. Il 9 Agosto si sono svolte le elezioni presidenziali in Bielorussia, l’affluenza risulta essere stata  circa il 79%, il Presidente Lukashenko ha vinto le elezioni con l’80% dei voti, tanto è bastato per innescare la macchina del fango gridando ai brogli, alla dittatura, al regime, secondo un copione già sperimentato, ormai d’uso solito, perfettamente riscontrabile come modello d’azione delle potenze imperialiste. E, sempre secondo lo schema ben collaudato, manifestazioni iniziano a mettere a ferro e fuoco le cittò principali, manifestazioni ben poco spontanee e palesemente  manovrate dall’esterno (http://www.giovineitalia.org/bielorussia-lultimo-tassello-di-eros-r-f/). Numerosi video, tutti palesemente montati e registrati da esperti (https://southfront.org/lights-camera-action-staging-of-protests-in-belarus-videos/), mostrano “la brutalità della polizia”, anche se si vede che sono palesemente i manifestanti a provocare la polizia, che nella maggior parte dei casi non assalta i manifestanti finché essi non intraprendono azioni violente (nel pieno rispetto della legge). Fino ad ora un solo deceduto nelle manifestazioni, un ragazzo che, nel tentativo di lanciare un ordigno, è rimasto ucciso. E’ quindi palese il tentativo di destabilizzazione della Repubblica di Bielorussia ad opere delle potenze straniere, come è palese la volontà di far cadere l’ultimo tassello europeo prima della totale egemonia euro-atlantica. Non si può pensare in questa fase di ammettere ambiguità alcuna: il ruolo di ogni autentico socialista è al fianco di Lukashenko e del popolo bielorusso. L’operato del presidente eletto potrà anche essere criticabile, e ciò è per perfettamente legittimo, ma ora come ora ogni attacco al governo bielorusso altro non è che un assist all’asse Nato-Ue e ai suoi servi nazisti, che dalla Polonia all’Ucraina sono accorsi già numerosi a Minsk per combattere contro un governo che onora e rivendica la sua natura antifascista e figlia dell’esperienza sovietica. E’ quindi per coerenza socialista, per solidarietà internazionalista e per volontà antimperialista che ci schieriamo, sicuri della giustezza della nostra scelta, nel campo del governo bielorusso, già riconosciuto dai vari paesi socialisti, dalle Americhe all’Asia, pronti a portare avanti la causa della pace, della libertà e della fratellanza fra i popoli.

Comitato Centrale M-48