Se lo dice pure il Corriere…

“Diversamente dal Giappone il nostro debito è determinato sul mercato…” a dirlo non è un sovranista come Barnard da sempre impegnato a denunciare la natura mercantilista e capitalista dell’euro e della UE con i suoi antidemocratici trattati, ma sono due alfieri del libero mercato, ossia Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, a riprova di come questo paese, da quando ha adottato una moneta straniera presa in prestito ed applicato i vari trattati a questa conseguenti, di fatto sia diventato un S.P.A in svendita a buon prezzo per capitali stranieri.

La distruzione dei diritti delle fasce deboli, dei lavoratori, degli studenti e dei piccoli commercianti altro non è che una guerra di classe dichiarata a questi dai padroni della finanza e dell’industria, intenti tramite i propri servi politici a seppellire i faticosamente acquistati diritti e a propagandare gli stessi come privilegi antieconomici.
La Guerra contro questa finta Unione, prodotto del più bieco e rapace capitalista, non ha solamente carattere patriottico, ma anche di classe. Non è solo nazionale, ma internazionale.

Arriva il C.E.T.A, ennesimo attacco capitalista alla democrazia

Una sentenza dell’Unione Europea ha di fatto legittimato il sistema di protezione degli investimenti inserito nel C.E.T.A, il quale permetterà alle multinazionali di fare causa ad uno Stato presso un tribunale non ordinario (arbitrato internazionale) se in ballo vi è il profitto dell’azienda.


Così l’alta corte Europea dà un’altra sentenza a favore dei padroni, con buona pace degli “ambientalisti” del regime, che furbescamente si prodigano per non toccare quel sistema di libero mercato che alimenta proprio ingiustizie ed inquinamento. Ma si sa, nel mondo sfigato dei “millennials”, gli eroi preconfezionati escono dall’ovetto kinder, pronti a portare avanti battaglie fra lo sterile ed il ridicolo, proprio come vogliono le elites mercantili.


Nello specifico, uno stato membro, ratificando il C.E.T.A, cosa ignorata dai patetici Salvini e Di Maio, vere star per ignoranti che riescono a parlare solo di temi migratori o di giustizialismo da ladri di polli, sarà obbligato partecipare ad un arbitrato, sempre come imputato, se ostacola il commercio per qualsiasi motivo, sanitario, sociale o di qualsivoglia natura.

Questo obbrobrioso atto, benedetto dagli infami di +Europa, commissione Europea e partiti, compreso i finto-sovranisti, dovrebbe far capire come questa unione non è altro che una dittatura capitalista, ed il libero commercio null’altro che il lascia passare universale per i padroni a sfruttare liberamente per il mondo e le sue genti.


Chiunque si dichiari favorevole di ciò è nemico del popolo, della Patria, del Lavoro e della Libertà. A costoro noi dichiariamo guerra.

PER UN PRIMO MAGGIO DI LOTTA

Genova, 1 maggio 2019

Nella tarda mattinata le sezioni locali della Giovine Italia, del Fronte Sovranista Italiano e di AlterLab hanno deposto, di fronte al cippo per i caduti del lavoro in via Diaz, una corona d’alloro in occasione del 1 Maggio.

Questo giorno non è da intendersi come un giorno di festa, ma anzi come eterno sprone alla lotta per gli interessi del popolo lavoratore.

Alla deposizione della corona sono seguiti interventi dei tre portavoce delle organizzazioni, i quali hanno ricordato sia il volume della tragedia delle cosiddette “Morti Bianche”, che l’attacco alla democrazia e alla sovranità popolare costituito dalle riforme liberiste e dal “mito” della competitività.

È stato inoltre ricordato l’ennesimo infame attentato contro il Venezuela bolivariano e la sua rivoluzione.

La corona posta davanti al monumento.

I Savoia, macellai di Genova

Una certa retorica liberale e conservatrice ha da sempre propagandato casa Savoia come baluardo della libertà italiana, scambiando per supporto ideale quello che in realtà non è stato che bieco machiavellismo. Il Regno di Sardegna, con la sua liberaleggiante estensione dei privilegi aristocratici alle classi mercantili, non presentava che differenze formali rispetto ad altri dispotismi ad esso contemporanei, come il Regno delle Due Sicilie e l’Impero asburgico. E’ bene ricordare che alle elezioni politiche del 1849, furono 82.369 gli aventi diritto al voto su di una popolazione di circa 7 milioni di individui, e tutto questo mentre nella Roma insorta si decretava il suffragio universale.

I Savoia sono sempre stati indefessi nemici del popolo italiano, della libertà e della democrazia. Non è nostra intenzione ora ricordare le sanguinose repressioni a danno dei lavoratori che macchiarono interi decenni della parentesi monarchica, né delle persecuzioni ai danni dei patrioti che si protrassero fino alla dissoluzione del Regno, quanto ad un fatto meno noto ma assolutamente esemplificativo della condotta dello stato nei confronti dei “regnicoli”, ossia la cruenta repressione dei moti di Genova.

La città Ligure, insorta contro la Corona a causa dell’ignominia e dell’insostenibilità delle condizioni sancite dall’armistizio di Vignale, nel quale si era anche ipotizzata la cessione agli Asburgo del porto della stessa, venne prontamente attaccata dagli eserciti piemontesi che, perduta la guerra contro l’invasore, si prodigarono a cercare riscatto per la loro gloria nel massacro di altri italiani. Il Generale La Marmora, non volendo affrontare le migliaia di volontari e di militi della Guardia Nazionale, ordinò il bombardamento della Città, coadiuvato da alcune navi inglesi. Occupato il sistema di fortificazioni che già cingeva Genova, i mercenari dei Savoia fecero piovere sulla città centinaia di bombe che, colpendo l’abitato senza risparmiare nemmeno gli ospedali, in meno di 36 ore uccisero 400 cittadini.

Vinta la resistenza dei patrioti, La Marmora diede mano libera ai suoi uomini per un’intera giornata, nella quale si compirono efferati crimini, saccheggi ed orrende violenze. “[…] che ella (la città di Genova, nda) impari per una volta finalmente ad amare gli onesti che lavorano per la sua felicità e a odiare questa vile e infetta razza di canaglie di cui essa si fidava e nella quale, sacrificando ogni sentimento di fedeltà, ogni sentimento d’onore, essa poneva tutta la sua speranza.”: così un festante Vittorio Emanuele scrisse, in francese, al Generale la Marmora. Genova avrebbe dovuto “imparare ad amare gli onesti che lavorano per la sua felicità”, pena lo sterminio.

Durante questo infame attacco cadde anche il patriota Alessandro De Stefanis, repubblicano, decorato a Custoza, che ferito durante uno scontro a fuoco nei pressi di Forte Begato venne rintracciato da una pattuglia nemica e ucciso a bastonate. Chiunque si ostini a propagandare i Savoia come eroi nazionali abbia ben presente il sangue da loro versato per realizzare le proprie ambizioni dinastiche

Italia libera, ora e sempre.

La Libertà non è mai un dono, ma sempre una sanguinosa conquista. i popoli che nei secoli si sono trovati soggiogati dalle tirannidi lo hanno ben sperimentato, poiché mai essi si emanciparono se non dietro cospicua offerta di sangue. Non elargizione, ma conquista, non fatto ma atto. Per essere liberi occorre agire e pensarsi come tali.

“Per concessioni, per beneplaciti principeschi, per addobbate menzogne non si redimono i popoli, essendo Libertà un dono sì caro e sì grande che Iddio nol concede se non a prezzo di patimenti e di sangue”
G. Mameli, patriota

Oggi per le strade italiane sfileranno anche molti ipocriti, desiderosi di infarcire il proprio messaggio reazionario e filo-oligarchico di nobili termini quali Libertà, Patria e Fraternità. Ci stiamo riferendo a quell’immondo insieme composto dai partiti istituzionali e delle sigle a loro amiche, lacchè dei tiranni ostili all’emancipazione del popolo italiano. Questi finti democratici, che mai hanno condannato abusi ed oppressioni reali, da quella vissuta dai popoli africani ai vari tentativi di golpe a danno di governi incaricati dai popoli, sono da osteggiare e da combattere, come lo sono gli enti che fungono da loro mandanti. Indegni del sacrifico di chi vorrebbero ricordare, per ogni vero italiano il fatto stesso che questi servi opportunisti si fregino del tricolore, che evochino i nomi dei martiri è un affronto intollerabile.

“Se Dio m’assisterà, un giorno potrò sacrificarmi per la Libertà, la Giustizia e la Fratellanza […]. Possa questa fiamma che ci arde nel cuore mantenersi viva in queste pagine, preservarle dalla morte e propagandarsi ad ogni nobile animo che le avvicini!”

G. Buranello, patriota

Il semplice reducismo, la commemorazione fine a se stessa sono sterili. Occorre incarnare seguire l’esempio incarnando le idee nell’azione. E’ inutile continuare a contemplare il passato quando quotidianamente si chiudono gli occhi sul mondo contemporaneo, ed altrettanto inutile è parlare di vittorie su nemici sconfitti quando ve ne sono ancora di vivi e vegeti, e per di più incredibilmente pericolosi e potenti. Diciamo i loro nomi, colpiamoli con tute le nostre forze. Facciamogli sapere che un popolo che per secoli ha lottato contro tirannie straniere e domestiche non ha intenzione di essere nuovamente sottomesso. L’Unione Europea, la Nato, il neocolonialismo a trazione occidentale, il capitalismo: ecco chi sono i moderni despoti, coloro che, ostili alla libertà dell’Uomo, per ogni dove si adoperano per soggiogarlo con catene politiche ed economiche.

Ricordiamo quali sono i nostri fratelli di battaglia, esempi contemporanei di lotta e resistenza al regime, ricordiamo i siriani vittoriosi contro l’assalto terrorista internazionale, ricordiamo i venezuelani vittime di complotti e congiure, ricordiamo i francesi destatisi dopo un sonno pluridecennale, ricordiamo tutti i popoli che resistono sotto l’embargo e tutti i patrioti che ogni giorno combattono la tirannia sul proprio suolo. La nostra battaglia per quanto dura non è senza speranze, noi siamo in tanti, e crediamo più di loro. Sarà la nostra volontà, il nostro voler essere liberi, come italiani, come Uomini, come Cittadini, a garantirci, oggi come ieri, la Vittoria.

American way of life

Sono settecentocinquantamila i bambini che soffrono la fame nel solo stato di New York, e non stiamo parlando dei senzatetto, ma dei figli della classe lavoratrice americana. Come ci si può ostinare ancora a definire il modello capitalistico come efficiente solamente perché permette ai ricchi di aumentare i propri patrimoni? Vediamo ogni giorno le contraddizioni intrinseche in tutto ciò: i veri creatori della ricchezza della classe padronale sono costretti a vite precarie e abbandonati a se stessi, come vogliono i dogmi del non-intervento, davanti ai rovesci della vita.

Già a metà del ‘800, in un’Inghilterra in piena rivoluzione industriale, Giuseppe Mazzini attaccava duramente le conseguenze sociali di questa, giungendo ad affermare che :

sebbene alcuni paesi siano oggi innanzi all’Italia in libertà, potenza, sviluppo d’industria, attività di commercio e produzione di ricchezza, la condizione materiate de’ loro operai non ha migliorato.” 

Il potere politico ed economico restava saldamente nelle mani di una piccola cerchia di individui, i quali vedevano costantemente migliorare le loro condizioni. Tutto il contrario per chi era costretto a vivere alla loro mercede: salari sempre minori, condizioni di lavoro non migliorate, ma rese peggiori dalle macchine, impossibilità di concepire una propria vita al di fuori di quella lavorativa, impossibilità di assolvere al proprio ruolo famigliare e di coltivarsi come persone.

Questa era la triste sorte dell’operaio, che è rimasta invariata sino ai giorni nostri. Nei secoli scorsi gli oppressi dal sistema si sono organizzati per resistere alle angherie degli oligarchi, basti pensare ai moti democratici in tutta Europa nel XX secolo, i quali videro la creazione delle prime associazioni di lavoratori, o alle sanguinosamente repressi scioperi nei primi decenni del secolo scorso. Il discorso, tuttavia, cambia giungendo agli ultimi decenni. A partire dagli anni ’80 i sindacati hanno visto la progressiva infiltrazione al loro interno di elementi proni ai dettami del regime liberista mondiale.

Ma come fanno i lavoratori a credere ancora a chi firma documenti europeisti assieme ai padroni? Semplice, l’operaio ormai non è solo alienato sul posto di lavoro, ma anche al di fuori di esso, Egli non cerca più una vita migliore per se e i suoi fratelli, ma cerca solo di sopravvivere, ragionando con le stesse meccaniche egoiste di coloro che lo opprimono.

Ritornando alla situazione americana, 750.000 bambini significano, almeno, un milione e mezzo di genitori. Un milione e mezzo di persone che ogni giorno, per pochi spicci e una casa umida accettano di vendere la propria vita. Un milione e mezzo di cittadini potrebbero, volendo, veramente cambiare la propria sorte, senza ricorrere ad ambigui intermediari. Per far si che ciò accada, in America come in Italia, occorre ridare speranza a queste persone, far capire loro che la strada per l’emancipazione non può passare da accordi e rinunce.

Il capitalismo ha fallito, è tempo che l’uomo, rotte le catene a lungo portate, possa associarsi liberamente ai suoi fratelli secondo i principi di equità e giustizia. “Associarsi in un solo corpo, e sotto una sola bandiera, perché la verità è una sola perché a preparare un solo paese è necessaria una sola Associazione – perché la vera forza sta nell’Unione”

Giovine Italia supporta Assange!

Julian Assange è un prigioniero politico, colpito perché ha diffuso la verità celata dal regime ai popoli. Arrestato da traditori del popolo britannico grazie al servo Moreno, a lui va il nostro totale supporto e solidarietà. Il regime deve iniziare a capire che i popoli sono stanchi di subire, e che in tutto il mondo essi si stanno organizzando per riottenere la Libertà.

Lo striscione, attaccato questa notte, dalla sezione genovese

Resoconto incontro-dibattito sull’Unione Europea tenutosi a Genova il 13 Aprile 2019

Nella giornata di ieri si è tenuto, nella sede di un sindacato genovese, un incontro per discutere dell’Unione Europea, della sua natura e delle sue contraddizioni, del modo in cui il Capitalismo oggigiorno si esplica, del libero mercato, dell’assenza dello stato dalla vita sociale ed economica, del paese, dell’imperialismo ad esso connesso e l’incessante costruzione di un regime continentale, Un’ottima occasione per chiarire, anche con esponenti esterni di altri movimenti e del mondo sindacale, le posizioni che possono essere accomunabili e i punti cardini da tenere fissi nella mente. La conversazione ha, poi, toccato alcuni vicende storiche, quali la rivoluzione francese e bolscevica, il concetto di società capitalista secondo scrittori e storici e i principi filosofici e morali sui quali questa si basa, concludendo con un’analisi sulla figura di Mazzini e i suoi rapporti con altri esponenti europei del movimento anti-classista e democratico.

Punto centrale della discussione è stato, come da programma, il rapporto fra l’Europa, l’Unione Europea e il Capitalismo. Come più volte ripetuto nel corso dell’evento, essendo l’Ue espressione della classe padronale europea, essa non può che avere interessi distinti ed opposti rispetto ai popoli, i quali, per fronteggiare questo mostro imperialista, sono tenuti ad associarsi in nome dei comuni principi di fratellanza, libertà ed eguaglianza.

Nessuna intesa è possibile fra servo e padrone

Nel corso della storia vari movimenti e scuole di pensiero sono sorti con l’obbiettivo di propagandare una supposta comunione d’intenti e d’interessi fra servi e padroni. Da coloro che sostenevano che schiavitù e colonialismo fossero vantaggiosi per gli oppressi a chi poneva come “risoluzione” della lotta di classe l’intervento autoritario dello stato, l’errore è sempre lo stesso: credere che esista un “giusto mezzo” fra i privilegi e diritti, fra il desiderio di libertà e la volontà d’oppressione. Tutte queste dottrine non sono, in realtà, che ad uso e consumo della classe padronale, poiché oltre a cristallizzare la situazione socio-economica, bollando ogni istanza radicale come “pericolosa”, legittimano ed istituzionalizzano il dominio di un oligarchia sul popolo.

Dall’infausto e colonialista regno dei Savoia al maldestro tentativo corporativo del Regime, si sono susseguiti i tentativi di tutelare gli interessi dei tiranni procedendo a concessioni velleitarie quando non puramente retoriche, come per esempio il facilmente aggirabile ed ambiguo Statuto Albertino, o la creazione delle Corporazioni, le quali, sciolti i sindacati, avrebbero dovuto esprimere allo stesso tempo gli interessi di proprietari e di lavoratori. Tutto ciò, calato nel proprio contesto, non ha fatto che rinsaldare uno status quo in crisi.


“Perciò, di nostra certa scienza, Regia Autorità, avuto il parere del nostro Consiglio, abbiamo ordinato ed ordiniamo, in forza di Statuto e Legge Fondamentale, perpetua ed irrevocabile della Monarchia, quanto segue…”: lo Statuto si configurava come concessione del sovrano al popolo da lui oppresso.

La realtà è che non può esistere via di mezzo in una lotta mortale ed assoluta come quella che contrappone padroni e servi. Nessuna conciliazione è possibile, in quanto le forze sono sempre state e sempre saranno in favore della classe dominante, e ciò è vero a prescindere dalle illusioni di intellettuali incapaci di vedere la realtà per ciò che è. dato uno squilibrio di risorse, la situazione risultante non potrà mai rendere giustizia al popolo, ma al massimo andare a mediare gli interessi di questo con chi lo opprime.

Oggi giorno vediamo questo pensiero ben rappresentato nei finti sovranisti desiderosi di instaurare un dialogo con l’Unione Europea. Individui come Salvini, la Meloni o i partiti “euro-scettici” minori non rappresentano un vero attacco al sistema, ma anzi qualcosa che potenzialmente viene in soccorso dell’ordine costituito. In un regime vicino al collasso e pesantemente attaccato dalla stragrande maggioranza del popolo, cosa potrebbe esserci di più salutare che un cambiamento di faccia? Si preannuncia una grossa vittoria dei movimenti “populisti” alle prossime elezioni europee, ma questa vittoria sarà limitata a loro, non sarà una vittoria dei popoli. Essi rappresentano il volto umano del sistema, sono qualitativamente uguali ai loro avversari, essendosi polarizzato il contrasto intorno ad argomenti puramente formali e secondari.

Chi tentenna nel prendere una posizione collabora coi nemici del popolo. Non è possibile fare allo stesso tempo gli interessi della nazione e quelli degli oligarchi. Votare alle prossime elezioni europee, anche segnando il simbolo di un partito “euro-scettico”, non può che rafforzare il sistema. Occorre cimentarsi in una lotta radicale, contro l’ordine costituito e i principi che ne stanno alla base.

L’appello finale dell’assemblea delle assemblee dei Gilets Jaunes


Riteniamo che sarà necessario uscire dal capitalismo

“Noi Gilets Jaunes, costituiti in assemblee locali, riuniti a Saint-Nazaire, il 5, 6 e 7 aprile
2019, ci rivolgiamo al popolo nel suo insieme. Dopo la prima assemblea di
Commercy, circa 200 delegazioni presenti continuano la loro lotta contro l’estremismo
liberista, per la libertà, l’uguaglianza e la fraternità.

Nonostante l’escalation repressiva del governo, l’accumulo di leggi che aggravano per tutti
le condizioni di vita, che distruggono i diritti e le libertà, la mobilitazione mette radici per
cambiare il sistema incarnato da Macron. Come unica risposta al movimento dei Gilets Jaunes e altri movimenti di lotta, il governo andato nel panico risponde con una deriva autoritaria. Per cinque mesi ovunque in Francia, nelle rotonde, nei parcheggi, nelle piazze, ai cancelli delle autostrade, nelle manifestazioni e nelle nostre assemblee, continuiamo a discutere e lottare contro tutte le forme di diseguaglianza e ingiustizia e per la solidarietà e la dignità.

Chiediamo l’aumento generale dei salari, delle pensioni e dei minimi sociali, così come servizi pubblici per tutti. La nostra solidarietà nella lotta va in particolare ai nove milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà. Consapevoli dell’emergenza ambientale, affermiamo che la fine del mondo e la fine del mese derivano dalla stessa logica e richiedono una stessa lotta.

Di fronte alla buffonata dei grandi dibattiti, di fronte a un governo non rappresentativo al servizio
di una minoranza privilegiata, stiamo creando nuove forme di democrazia diretta.

In termini concreti, riconosciamo che l’assemblea delle assemblee può ricevere delle proposte da parte delle assemblee locali e redigere linee guida come ha fatto la prima Assemblea delle Assemblee di Commercy. Questi orientamenti sono in seguito quindi sistematicamente sottoposti ai gruppi locali. L’Assemblea delle Assemblee riafferma la sua indipendenza nei confronti dei partiti politici, dei sindacati e non riconosce alcun leader autoproclamato.

Per tre giorni, in plenaria e per gruppi tematici, tutti noi abbiamo discusso ed elaborato proposte per definire le nostre richieste, le azioni, gli strumenti di comunicazione e di coordinamento. Siamo lavorando per durare e abbiamo deciso di organizzare una prossima Assemblea delle Assemblee a giugno.

Per rafforzare a nostro favore i rapporti di forza, organizzare i cittadini nella battaglia contro questo
sistema, l’Assemblea delle Assemblee chiede di intraprendere azioni il cui calendario sarà
sarà prossimamente diffuso tramite una piattaforma digitale.

L’Assemblea delle Assemblee vi chiede di allargare la partecipazione alle assemblee sovrane dei cittadini e di rafforzarle, nonché di crearne delle nuove. Invitiamo tutti i Gilets Jaunes a diffondere quest’appello e le conclusioni dei lavori della nostra assemblea. I risultati del lavoro svolto in plenaria alimenteranno le azioni e le riflessioni delle assemblee.

Lanciamo diversi appelli, sulle elezioni europee, sulle assemblee popolari cittadine locali, contro la repressione e per l’annullamento delle sentenze per i detenuti ed i condannati del movimento. Ci sembra necessario impiegare le prossime tre settimane per mobilitare tutti i Gilets Jaunes e convincere chi ancora non lo è. Facciamo appello ad una settimana gialla d’azione a partire dal 1 ° maggio.

Invitiamo tutti coloro che vogliono porre fine al saccheggio di tutte le forme di vita ad entrare in conflitto con il sistema attuale, per creare insieme, con tutti i mezzi necessari, un nuovo movimento sociale, ecologico, popolare. La moltiplicazione delle lotte attuali ci impone di ricercare l’unità d’azione.

Lanciamo un appello a tutti i territori, a qualsiasi livello, al fine di combattere collettivamente per ottenere la soddisfazione delle nostre richieste sociali, fiscali, ecologiche e democratiche.

Consapevoli che dobbiamo combattere un sistema globale, riteniamo che sarà necessario uscire dal capitalismo. Così collettivamente realizzeremmo lo slogan “tutte e tutti insieme” che noi scandiamo e che rende tutto possibile. Ad ogni livello territoriale, noi costruiamo tutte e tutti insieme.

Il potere del popolo, con il popolo, per il popolo. Non guardateci, unitevi a noi. ”

RIPRENDIAMO IL NOSTRO POTERE DECISIONALE, SPAZIO ALLE ASSEMBLEE CITTADINE

“Noi, Gilets Jaunes riuniti in Assemblea delle Assemblee chiamiamo tutti i GJ e tutti i nostri concittadini a impegnarsi per la riappropriazione del nostro potere politico.

Un passo importante in questa riconquista passa per il livello locale.
Chiamiamo a creare in ogni Comune della Francia dove questo è possibile uno o più assemblee popolari. Perché questo potere ci è stato confiscato come vediamo in molti campi: ecologia, pubblico/privato (privatizzazione), democrazia, ecc.

Queste assemblee sono l’espressione della volontà popolare.
Ogni assemblea conduce le proprie esperienze in completa autonomia nel rispetto dell’interesse collettivo (in connessione con associazioni, GJ isolati, gruppi di cittadini, associazioni di quartiere, presentazione di liste oppure no …).

Chiamiamo le assemblee popolari dei cittadini così create, a federarsi in rete per lo scambio delle loro esperienze.
Re-impariamo a condividere i nostri problemi per definire insieme ciò che vogliamo.

Re-impariamo a vivere insieme là dove abitiamo”

ACT 27 GILET GIALLI | CHIEDIAMO L’ANNULLAMENTO DELLE PENE PER I DETENUTI E PER I CONDANNATI DEL MOVIMENTO!

“Negli ultimi cinque mesi, la repressione poliziesca e giudiziaria contro il movimento dei Gilets Jaunes è stata enorme. Abbiamo avuto migliaia di feriti, 22 persone hanno perso un occhio, 5 le mani e una persona è stata uccisa. Le violenze della polizia che mutilano e uccidono sono un atto di intimidazione politica, cercano di terrorizzarci per impedirci di agire: esse costituiscono un crimine di Stato. Per giustificare questo crimine, il governo, con il sostegno di alcuni media, criminalizza tutte quelle e tutti quelli che contestano la sua politica. La repressione giudiziaria dà seguito alle violenze della polizia per soffocare il movimento: 8.700 fermi di polizia, 2.000 processi di cui 1.500 con rito immediato, quasi il 40% con pene detentive, più di 400 fermi giudiziari detentivi.

Quello che viviamo oggi è la vita quotidiana dei quartieri popolari da decenni. Adesso, l’autoritarismo si generalizza nei confronti di tutta la società.

Noi, GJ nell’Assemblea delle Assemblee a Saint-Nazaire, vi chiediamo di partecipare ad una grande manifestazione nazionale (Acte national) sabato 18 maggio ovunque in Francia, in occasione dell’Acte XXVII.

Esigiamo:
l’annullamento delle pene per le migliaia di detenuti e condannati del movimento dei GJ e di tutte le altre lotte criminalizzate
la cancellazione dei procedimenti a carico degli accusati e degli imputati
la difesa delle libertà pubbliche e dei diritti fondamentali
il riconoscimento come prigionieri politici delle centinaia di persone rinchiuse, nell’ambito del movimento dei GJ, dei quartieri popolari e di tutte le lotte per difendere i beni comuni, ecologiste e di rivendicazione della democrazia diretta.

Dobbiamo resistere con tutte le nostre forze contro questo autoritarismo!

Vi chiediamo di rafforzare i fondi di sostegno esistenti, di crearne di nuovi e di costituire gruppi di sostegno legali. Chiediamo la costituzione di una piattaforma nazionale per censire i casi di repressione giudiziaria, sostenere gli imputati ed i prigionieri. Chiediamo la condivisione di tutte le competenze per difenderci dalla repressione poliziesca e giudiziaria.

L’Assemblea dell’Assemblee invita a manifestare il 13 aprile per il ritiro della legge “anti-casseurs” su richiesta di oltre 50 organizzazioni tra le quali la Lega dei Diritti dell’Uomo.

Sabato 18 maggio, incontriamoci ovunque per manifestare davanti ai tribunali ed alle prigioni!

Questo Appello sarà condiviso ed inoltrato ai gruppi, alle rotatorie ed alle Assemblee Generali locali perché lo facciano proprio e lo facciano vivere se lo desiderano! ”

APPELLO PER UNA CONVERGENZA ECOLOGICA

“L’Assemblea delle Assemblee dei Gilets Jaunes prende atto dell’urgenza ambientale, sociale e democratica.

È la stessa logica di sfruttamento infinito del capitalismo che distrugge gli esseri umani e la vita sulla Terra. La limitazione delle risorse ci costringe a porre la questione della loro condivisione e del controllo della produzione.

I cambiamenti climatici, il collasso della biodiversità e il pericolo nucleare sono altrettante minacce che pesano sul nostro futuro. I beni comuni (acqua, aria, suolo, diritto ad un ambiente sano) non devono essere trasformati in merci.

La Carbon tax è l’esempio perfetto della finta ecologia punitiva che penalizza le persone che non sono responsabili. Mentre ci sono dei responsabili e degli inquinatori da combattere direttamente con delle azioni coordinate.

I GJ invitano tutte le persone che vogliono porre fine al saccheggio di tutte le forme di vita ad entrare in conflitto con il sistema attuale, per creare insieme, con ogni mezzo necessario un nuovo movimento popolare, sociale ed ecologico.

L’indignazione non basta più, entriamo in azione. ”

APPELLO ALL’AZIONE E ALLA MOBILITAZIONE  PER IL PERIODO DELLE ELEZIONI EUROPEE

“Noi, Gilets Jaunes riuniti nell’Assemblea delle Assemblee di Saint-Nazaire, denunciamo la natura anti-democratica e ultraliberista delle istituzioni europee. Il Parlamento europeo che eleggiamo non ha nemmeno il potere di proporre una legge! La Commissione europea decide su tutto senza alcun controllo democratico. Le istituzioni europee sono soggette alla pressione di 25.000 lobbisti nella sola capitale europea!

All’opposto del modello attuale, i GJ hanno un modello di democrazia diretta, nel quale l’interesse generale ha la precedenza sugli interessi particolari. Un modello democratico in cui prevarranno finalmente le nostre condizioni di vita e di lavoro, i nostri diritti, la qualità dei nostri servizi pubblici e del nostro ambiente.

Abbiamo come nostro principio fondamentale l’autonomia dei gruppi di GJ e degli individui in generale. Ecco perché facciamo la scelta non dare indicazioni di voto o anche di partecipazione a queste elezioni. Noi condanniamo tutti i tentativi di costituire una lista politica a nome dei Gilets Jaunes !

Chiamiamo i GJ e le cittadine e i cittadini di fare di questo periodo elettorale un grande periodo di mobilitazione. Proponiamo:
– di organizzare una campagna di informazione e sensibilizzazione contro le istituzioni europee e la loro politica liberista
– di mettere in ridicolo questa buffonata elettorale. Ci affidiamo per questo alla creatività dei gruppi locali, ad esempio: carnevale, voto parallelo in bare gialle, attacchinaggio giallo, presenza gialla il giorno del voto il 26 maggio, ecc.

Proponiamo ai Gilets Jaunes del Belgio di co-organizzare una confluenza di tutti i popoli a Bruxelles. Perché qualunque sia il risultato del voto, dovremo contare solo su di noi! È nella lotta che sarà costruita l’Europa dei popoli.

Proponiamo a tutti i popoli europei di prendere questo appello, di tradurlo nella propria lingua, o di trarne ispirazione per redigerne uno loro. È conducendo una lotta coordinata contro i nostri comuni sfruttatori che noi porremmo le basi per un’intesa fraterna tra i popoli dell’Europa e d’altrove. “