L’Unione prepara la guerra

“L’Unione ha garantito ai paesi membri quasi un secolo di pace”: nonostante ciò sia falso, nei prossimi anni questa affermazione rischia di venire smentita nei fatti in maniera evidente.

La Guerra che vogliono scatenare

I contrapposti interessi degli esponenti delle classi padronali non possono che degenerare in guerre, prima economiche o per procura e in seguito fisiche e dirette. L’Ue è lo strumento con il quale da anni i possidenti europei si preparano al confronto con Cina e Russia. Ricordiamo le parole di Silvio Berlusconi, colui il quale si definì “il più europeista degli italiani”:


“Per contrastare la Cina è necessario riunificare l’occidente. E lo deve fare l’Europa ritornando ad avere gli Stati Uniti insieme a noi. “

Un’occidente federato, a guida statunitense, contrapposto ad un blocco asiatico. Questo è il sogno neo-orwelliano delle classi dirigenti europee. Poco importa che il prezzo del loro profitto sarà il sangue nostro e dei nostri figli, la distruzione atomica delle nostre città o chissà cos’altro.

D’altronde, quella tenuta dal Cavaliere è la stessa linea del partito collaborazionista per eccellenza, +Europa, che nel settantesimo anniversario della costituzione del Patto Atlantico salutava in esso i “difensori della libertà e della democrazia”. Quale “democrazia” avrebbe difeso la Nato, appoggiando ovunque regimi autoritari per reprimere i popoli? Quale sarebbe questa supposta libertà di cui godremmo se non quella del consumo sfrenato?

I liberisti vogliono la guerra. Gli stessi che chiedono la chiusura degli ospedali, che impongono la dissoluzione dello stato sociale e della comunità in nome del profitto un domani saranno solerti nell’inviare i giovani europei davanti alla mitragliatrice russa o cinese, tutto in nome di quella libertà che da decenni ci viene sottratta, di quella democrazia che viene puntualmente irrisa e negata.

In quest’ottica sono da analizzare le ostilità ad accordi commerciali con le potenze asiatiche e la sudditanza al regime d’oltreoceano, il panico mediatico per i “troll russi” e le numerose altre idiozie propagandistiche atte a fomentare l’ennesima guerra per regolare i conti fra oligarchie capitaliste. Quelli che oggi sventolano la bandiera della pace unita allo straccio blu, da i giovani vecchi di Vox al Comitato Ventotene, saranno pronti un domani a trasformarsi nei peggiori interventisti.

Quello che puntano a creare è un regime totalitario, d’altronde questo è quello che si evince dalle loro parole d’ordine e dalle loro dichiarazioni: “Stati Uniti d’Europa”, “flessibilità”, “competitività”. L’uomo-macchina, totalmente spoliticizzato ed immensamente sottomesso, questo è il loro modello.

Il nuovo Ancien Regime

Sempre di più si delinea sul nostro Continente il revival di quello strumento d’oppressione rappresentato da quella che fu la “società tradizionale”. Nuovi aristocratici, forti dei loro privilegi economici, tentano di riportare alla luce il dominio coloniale delle elites europee sul mondo. Questo è il loro disegno, appoggiato in diverse salse da ogni partito istituzionale. Quello che cambia tra i conservatori ed i progressisti non è altro che la forma, ma la sostanza rimane invariata.

La restaurazione del Sacro Romano Impero sarà presto realtà se i popoli europei non insorgono in nome dei principi dell’eguaglianza e della democrazia. Giù i futuri vassalli, dalla Pania alla Catalogna si contendono i propri territori, nella totale noncuranza dei cittadini anestetizzati dal consumismo quanto dalla politica ridotta a farsa estetica. E mentre noi parliamo armi vengono prodotte e vendute, nuove bombe in grado di spazzare via intere città vengono dispiegate sul nostro suolo, il welfare attaccato in nome di maggiori contributi all’Alleanza Atlantica.

La pace sarà possibile solamente quando saranno venute meno le inclinazioni imperialiste e rapaci del padronato europeo, ossia quando un regime radicalmente democratico ed ostile ad ogni compromesso avrà abbattuto le gerarchiche strutture capitalistiche.

Per i padroni non siamo che agnelli sacrificali sull’altare del profitto, mostriamo a questi feticisti che sappiamo essere Uomini, e non vittime.

L’unico “pensiero unico” è quello liberista

Il mondo culturale e mediatico costituisce l’arma con la quale addomesticare le nuovi plebi ai dogmi del capitalismo imperante, far credere ad esse che oltre questo mondo non ci sia nulla. Il “pensiero unico”, nella nostra società, non ha come dicono molti, lo scopo di cancellare questa o quella tradizione, o di sovvertire un qualche borghese rapporto sociale, ma quello ben più subdolo di diffondere il feticismo nei confronti del prodotto interno lordo, l’amore per il rigore dei conti, e la volontà di applicare le regole della microeconomia alla macroeconomia.


Questa storia parte da lontano, da quelle scuole di pensiero liberiste ricoperte dai miliardi elargiti dalla finanza e dalle confindustrie per far imporre tale pensiero in ogni agenda politica di qualsivoglia partito ( da destra a sinistra ), dalla scuola di Chicago, dal memorandum Powell, alla nostrana fondazione Sergio Leoni e via dicendo.
La democrazia è oramai morta, sostituita da questo neoclassicismo economico, da questa dittatura padronale e capitalista, sulla quale pesa la mancata attenzione posta da certi settori della “sinistra” antagonista, troppo impegnati nell’esigere un capitalismo colorato per accorgersi del regime totalitario in costruzione.
In Europa da decenni assistiamo una progressiva dissoluzione della sovranità democratica ad opera di commissioni non elette che hanno internazionalizzato il debito degli Stati sovrani ed applicato una moneta di fatto legata ai mercati, il tutto con la complicità dei media, dei partiti e delle principali forze sociali e culturali.


La soluzione non è facile ed il nemico sembra indistruttibile ma tenere duro dev’essere la parola d’ordine se non vogliamo condannare non solo l’Italia, ma il mondo intero ad un oblio infernale dove vince solo la logica suicida del profitto.

Morte al Capitale e all’Unione Europea, strumento padronale d’oppressione dei popoli lavoratori!

Sovranità popolare contro il capitale

La propaganda liberista tende a mistificare qualsiasi istanza sovranista come un apologia della xenofobia e volontà di chiusura. La critica all’Unione Europea è, al contrario di quanto vorrebbero far credere i suoi mercenari, principalmente un attacco ad un sistema reazionario ed antidemocratico. Tutto ciò risponde ad esigenze politiche ben precise, ossia la necessità da parte dell’oligarchia liberale di convalidare nelle menti delle persone l’equazione ‘sovranismo uguale destra, fascismo ed intolleranza.

Sovranità è democrazia

Al contrario di quanto propone la vulgata liberal-capitalista, sovranità non significa chiusura, paura o regresso, ma la libertà di un popolo. Un popolo si dice ‘sovrano’ quando è possibile per esso esercitare liberamente la propria volontà, quando al di sopra di esso non esistono poteri capaci di esercitare un controllo coercitivo. Come scrive Carlo Galli in “Sovranità”:

“Sovranità come volontà della nazione non è necessariamente nazionalismo: è autonomia di quella volontà; e la sovranità come creazione della distinzione fra interno ed esterno non è necessariamente xenofobia, ma volontà di determinare uno spazio sul quale il soggetto politico abbia diretto potere e responsabilità.”

Essere sovrani significa essere liberi, poter disporre liberamente delle proprie risorse e poter rapportarsi da pari rispetto agli altri popoli. E’ chiaro come un popolo privato della sua sovranità non possa, essendo sottomesso ad un potere esterno, parlare ad un altro popolo da eguale, ma sempre da una posizione d’inferiorità. Cedere la sovranità significa generare una gerarchia, stabilire i ruoli di servo e padrone: coloro che vedono nell’Unione Europea o nel capitalismo dei fari della libertà sono in gravissimo errore, poiché questi sistemi non generano altro che brutali rapporti di forza generanti moti centrifughi all’interno delle società.

La sovranità del popolo è l’anima della Democrazia, il cui nome letteralmente significa “comando del popolo”, derivando dai termini greci demos e krateo. La sovranità del popolo non può che costituire una Res Publica, ossia un’istituzione la quale, essendo pubblica, non può che appartenere e fungere da rappresentanza di tutti in maniera eguale. Ne consegue che la disparità di forza economica, la quale genera disparità di forza politica e quindi il rapporto servo-padrone, non può che essere antidemocratica.

L’Unione Europea, lontana da essere associazione dei popoli europei, cerca proprio di privare la Democrazia della sua anima, trasportando il potere politico (e quindi economico) dal popolo a enti privati propagandati per pubblici, o alle strutture da essi create. Non è un mistero che l’Unione si sia sempre espressa a favore delle privatizzazioni, arrivando fino ad imporle agli stati membri. Ricordiamo come nel periodo della querelle-farsa fra “Governo del Cambiamento” ed istituzioni europee il ministro Tria abbia voluto rassicurare i propri padroni che il debito sarebbe sceso grazie proprio alle privatizzazioni, vero feticcio delle classe politica italiana ed europea almeno sin dagli anni ’80.

Tutto ciò è ancora più evidente pensando alla struttura stessa del “Parlamento” europeo, strumento solo nominalmente democratico ma in realtà sottomesso alla potestà della Commissione Europea e impossibilitato a rescindere i trattati già in precedenza approvati. Questo sistema a tenuta stagna è stato pianificato ed attuato allo scopo preciso di rendere irreversibile il processo di creazione di un’Europa dei padroni unita ed inespugnabile.

Non solo suicidio politico, qualsiasi cessione di sovranità è anche incostituzionale. Essa non può in alcun caso essere ceduta (ricordiamo l’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana), ma solo limitata e solamente in condizioni di reciprocità e al fine esclusivo di garantire la pace e la giustizia fra le Nazioni. Ciò non avviene all’interno dell’Unione Europea, in quanto essa viene ceduta ad un ente terzo, non limitata da un’accordo fra popoli come potrebbe essere un patto di non proliferazione nucleare o l’abolizione di dazi. La sovranità della Repubblica, e quindi del popolo, è letteralmente ceduta ad un ente totalitario, finalizzato, come più volte dichiarato, alla stabilità del mercato, e non al progresso morale ed economico dei popoli. Non stupisce come la piena occupazione permanente, la quale dovrebbe essere obbiettivo di ogni Stato, non sia presa minimamente in considerazione da parte delle istituzioni europee.

Parlando dei gruppi e dei partiti che spingono per una sempre maggiore cessione di sovranità, non c’è altro da dire che citare il Codice Penale, il quale all’articolo 241 sanziona con una pena non inferiore ai 12 anni chi attenta all’unità e all’indipendenza della Repubblica.

Uno dei tanti atti compiuti dal regime per invalidare ogni possibile opposizione.

Il Regime e la sua propaganda

L’Unione per propagandarsi come fine invidiabile mette in campo una foltissima schiera di vere e proprie bufale. La più importante e diffusa di queste riguarda i supposti “70 anni di pace” dei quali sarebbe stata artefice. Questa supposizione non regge alla prova dei fatti: le decine di migliaia di morti nei Balcani, in Libia e sulle zone di confine fra Russia ed Ucraina testimoniano altro. L’Unione Europea, coadiuvata dalla N.A.T.O si è limitata a spostare le guerre sul suo cortile di casa, avendo cura di finanziare le parti del conflitto ad essa più favorevoli. L’Unione Europea appoggia i neonazisti e i golpisti in Ucraina, ha appoggiato milizie islamiste in Libia e cerca tutt’ora di indirizzare il Continente in quella che potrebbe essere una guerra nucleare contro la Federazione Russa, oltre che intrattenere rapporti più che amichevoli con stati canaglia quali Israele e l’Arabia Saudita. Le bombe che uccidono gli yemeniti, le mani che bruciano i lavoratori ad Odessa sono sufficientemente eloquenti per screditare qualsiasi ipotesi di un’Unione portatrice di pace.

La situazione non è migliore sul fronte interno: 5000 suicidi all’anno per disoccupazione, migliaia di vittime di “morti bianche”, milioni gli infortuni, decine di manifestanti assassinati dalle forze di polizia, milioni di disoccupati, uso di psicofarmaci in crescita, tassi di mortalità infantile maggiorati (e volutamente occultati…). L’Unione Europea si comporta da quello che è, ossia un controllore, ostile e separato dal popolo interessato unicamente al benessere dei gruppi industriali e finanziari ad essa legati.

Proprio di questi gruppi essa è espressione politica. Non serve a nulla scomodare termini quali “libertà” e “democrazia” quando l’intero sistema si regge in piedi grazie al e per favorire il dominio di una classe padronale capitalista che si esprime nel suo lato dirigente sopratutto nella confindustria franco-tedesca. Come testimonia l’accordo d’Aquisgrana, o “Trattato di cooperazione Franco-tedesca”, la relazione fra i due governi è sempre più stretta, ed è evidente l’esistenza di un unica intelligenza dietro l’Unione, al momento governata da questi gruppi di potere. Del resto è bene ricordare il “doppiopesismo” delle istituzione europee, che accusano l’Italia di fare concorrenza sleale alla Francia permettendo allo stesso tempo la svendita a questa di componenti sostanziose dell’economia nazionale.

Infine, garantisce amicizia fra i popoli europei questa unione padronale? Assolutamente no, e i recenti eventi libici lo dimostrano benissimo, essendo i governi francese ed italiano, che ricordiamo essere stati fondatori, contrapposti in una guerra per procura.

L’alter-europeismo di Salvini e dei suoi

In questo contesto occorre non farsi ingannare dalla Lega e dai supposti “sovranisti”. Essi rimangono saldamente ancorati ad un’ideologia capitalista e liberista, semplicemente gli interessi per i quali combattono sono di cosche economiche differenti rispetto a quelle francesi o tedesche. Sovranità popolare non significa sovranità delle classi abbienti, ed è per queste che questo schieramento combatte, a partire dai “sovranisti conservatori” della Meloni ai feticisti del “buonsenso”. I secondi, ben più rilevanti dei primi, puntano a tutelare gli interessi ed ad espandere il potere della classe industriale del nord-est, sfruttando finanche i voti dell’elettorato meridionale, per consentire a loro un ruolo da protagonisti in una nuova Europa Federale a trazione Padana.

Nonostante i cornuti sostenitori dell’indipendenza della Padania abbiano accusato il “Capitano” di una svolta filo-italiana da loro ovviamente condannata, i piani del leader della Lega non sembrano essere cambiati quanto lo è la sua propaganda. L’apparente svolta nazionale e l’ambiguità sul tema sovranità non lasciano dubbi: a Salvini interessano i voti per poter coronare il suo sogno, ossia una Padania stato federato europeo, tutto ciò col pieno appoggio della classe industriale veneto-lombarda, in barba ai lavoratori italiani.

Occorre contrapporre a questi disegni capitalistici e padronali una vera lotta di popolo e una vera Associazione delle genti europee. L’unico modo per ottenere ciò è con un ampio fronte militante che raccolga tutti i difensori della Libertà e della Sovranità a tutela degli interessi dei popoli lavoratori. Occorre sfuggire ai modelli di lotta parlamentare governati dal sistema per intraprendere una campagna che sia sindacale e politica in quanto mira ad autodeterminare il popolo. E’ l’esempio dei Gilet Gialli che deve guidare in ciò, non quello dei compromessi col padronato per arrivare alle poltrone.

Col Venezuela che resiste, onore alla casa di Bolivar!

Da anni ormai il Venezuela, simbolo del bolivarismo in sudamerica, insieme alla Bolivia di Evo Morales, è sotto attacco dalla borghesia e dagli Stati Uniti.

Il paese era, grazie al socialismo chavista, il più ricco in Sudamerica e le politiche di welfare di Chavez e di Maduro hanno migliorato incredibilmente la vita delle persone, con la povertà scesa di diverse decine di punti percentuali rispetto al periodo liberista. Ma da alcuni anni gli Stati Uniti, che si sono autoproclamati poliziotti anti-socialisti del mondo, hanno iniziato a bombardare il paese di sanzioni economiche che sono andate (e continuano ad andare) a colpire il suo settore petrolifero, in un momento molto fragile della sua economia. Data la solidità del governo e la fiducia del popolo in esso, gli Stati Uniti hanno messo su Juan Guaidò, il fantoccio autoproclamato presidente ad interim, il fatto divertente e assurdo è che cita continuamente gli articoli 233 e 333 per legittimare questo suo atto, ma cosa dicono seriamente questi articoli?
L’art. 233 cita 5 condizioni tassative di impedimento permanente che permetterebbero al presidente del parlamento di autoproclamarsi presidente fino a nuove elezioni:
1) la morte o rinuncia del Capo dello Stato
2) la sopraggiunta incapacità fisica o mentale, dichiarata dalla corte suprema di giustizia
3) la destituzione decretata con sentenza della corte suprema di giustizia
4) l’abbandono dell’incarico dichiarato dall’Assemblea Nazionale
5) volontà popolare attraverso referendum revocatorio.
Nessuna di queste condizioni è in atto, di conseguenza è il golpe di Guaidò ad essere anticostituzionale, e non la presidenza di Maduro.
Mentre l’articolo 333 invita semplicemente la popolazione a proteggere la costituzione.

L’insediamento di Maduro è stato dichiarato illegittimo dall’opposizione anti-democratica e dalle potenze imperialiste per due motivi principalmente:
-è stato impedito al partito d’opposizione di partecipare alle elezioni
-non ha giurato di fronte al parlamento, ma di fronte alla Corte di Giustizia.
Entrambi questi motivi sono falsi, infatti è il partito ‘Voluntad Popular’ che ha deciso volontariamente di non partecipare alle elezioni per protestare contro “il regime di Maduro”. Per il secondo punto, l’articolo 231 della costituzione stabilisce che “Il candidato eletto prende possesso dell’incarico di Presidente della Repubblica […] prestando
giuramento dinanzi all’Assemblea Nazionale (ovvero il parlamento del Venezuela). Se per qualsiasi motivo sopravvenuto il Presidente della Repubblica non possa prendere possesso dinanzi all’Assemblea Nazionale, lo fa dinanzi al Tribunale Supremo di Giustizia”
Quindi Maduro ha costituzionalmente giurato di fronte alla Corte Suprema di Giustizia dato che la situazione nel parlamento era irregolare.

Bisogna ricordare inoltre che il Venezuela è una repubblica presidenziale, quindi il parlamento non può in nessun caso delegittimare il presidente in carica, è come se in Italia il Senato decidesse di delegittimare Mattarella: non gli sono garantiti questi poteri.

Noi sosteniamo vivamente il Venezuela Bolivariano, il suo presidente e il suo popolo che giornalmente subisce le violenze della borghesia e della destra estrema, la quale punta unicamente a destabilizzare il paese per prendere il potere e fare gli interessi di pochi oligarchi.

Cosa ci ha insegnato il Primo Maggio (ma non solo…)

Primo maggio 2019, anche quest’anno questa data ha portato alla luce le contraddizioni e l’ipocrisia di buona parte della scena politica, parlamentare e non, e dei sempre più corporativi sindacati tradizionali.

Sindacati: bandiera rossa o bandiera blu? Scegliete.

Partiamo dai cortei, che immancabili hanno riempito le piazze e le vie d’Italia. Cosa chiedevano a gran voce i vari “sindacati”, spalleggiati dai propri padroni e padrini? Ma null’altro che più Europa! Viene da chiedersi come possano essersi trasformati i vari sindacati, partendo da una natura contestataria e proletaria, in strutture di controllo e repressione dei lavoratori. Il danno fatto da queste organizzazioni è immenso, poiché grazie alle proprie risorse riescono a monopolizzare l’organizzazione dei lavoratori, deviandola da qualsiasi posizione discordante dai dettami del partito unico liberista. Nonostante le sigle siano varie, non cambia il contenuto del loro servile discorso. Lo ammettono caldamente gli stessi segretari, facendo presumere un futuro dove sulla scena sarà presente un unico sindacato, ipotesi distopica vista la collusione di questo ambiente non solo col padronato nazionale, ma bensì anche con la grande finanza europea.

Tanto assurdo da dire quanto lo è da accettare, ma i sindacati oggigiorno invocano e promuovono il liberismo. Essi si sono omologati al verbo padronale secondo il quale è l’impresa che crea lavoro, è il padrone il vero centro della produzione, ma in realtà non è così. E’ il lavoro, sono i lavoratori, a rendere possibile il profitto del padrone. Come dimostrano casi recenti, e ci si riferisce alla Italcables di Caivano, alla cartiera di Pirinoli e a molte altri, un’azienda senza padrone riesce a funzionare, arrivando in moltissimi casi anche ad aumentare i soci.

Uniti nel chiedere maggiori cessioni della sovranità democratica, i vari sciacalli si dimenticano di certi dati, allarmanti quando non inquietanti. Il primo di quelli che menzioneremo viene dalla Grecia, che, come ammesso dal Vicedirettore del Corriere della Sera, Federico Fubini, ha visto a causa della crisi aumentare la mortalità infantile a causa della crisi e delle criminali politiche d’austerità imposte. 
“Il dibattito in Italia è avvelenato, sarei stato strumentalizzato da chi è contro l’Europa e ostracizzato dagli altri”Così dichiara il giornalista, peraltro membro della Commissione europea che si occupa di combattere la disinformazione, a Tv2000.

Altri due dati riguardano le cosiddette “morti bianche”, spesso causate dall’avidità dei padroni che costringono i lavoratori ad operare in condizioni pericolose, l’altro i suicidi per ragioni economiche. A Gennaio scorso, erano quasi mille le persone che hanno scelto di togliersi la vita dal 2009 a questa parte, mossi dall’incertezza sul futuro e dalla totale assenza di uno stato che sempre più assomiglia ad una S.P.A. E’ proprio la situazione economica la principale causa dei suicidi, e non vedere in questi l’effetto di politiche anti-democratiche volte a garantire “stabilità” ai ceti possidenti sarebbe assurdo. Questi dati, uniti a quelli delle morti sul lavoro ( 1133 censiti nel 2018, ai quali vanno aggiunti 60.000 casi di malattie professionali e più di mezzo milioni di infortuni), non possono che far pensare ad una vera e propria politica di pulizia sociale, volta a costringere ad una vita vegetativa le fasce deboli, quando non eliminate fisicamente.

Vi è stata inoltre un’altra grave omissione, vista la ricorrenza significativa della Festa dei Lavoratori, ossia la mancata denuncia dell’aggressione imperialista al Venezuela e alla sua Rivoluzione proletaria. Sono finiti i tempi della solidarietà internazionale ai popoli in lotta, e in effetti come potrebbero sostenere sindacati e partiti di centro-sinistra chi lotta per la propria sovranità quando la loro stessa agenda è molto chiara sulla cessione di essa? Oramai vi è un’altra “sinistra”, la quale ha perso totalmente le proprie distinzioni qualitative rispetto alla “destra” istituzionale e non. E’ buffo vedere come il fronte pro-golpe vada da Salvini alla C.G.I.L passando per la Meloni e Forza Italia.

Altri tempi. altri atteggiamenti da parte della sinistra istituzionale e dei sindacati.

Tra padroni e traditori

Tutto ciò non deve stupire: è palese la tendenza anti-operaia, anti-nazionale ed anti-democratica dei sindacati. Oramai essi stessi sono da considerarsi null’altro che una vera e propria sezione di Confindustria, sulla falsa riga di un tentativo neo-corporativo che è altro che il contraltare socio-economico del totalitarismo liberista. Come non menzionare il manifesto firmato da tutti loro, uniti, in vista delle prossime elezioni europee: un retorico ed ipocrita appello agli elettori in nome di “democrazia e lavoro”. Insomma, quello che in passato era stato un importante strumento di lotta è ormai infiltrato da elementi filo-padronali, i quali si prodigano per condurre sì la lotta di classe, ma contro i lavoratori.

Se questa è la situazione globale, altri discorsi si dovrebbero aprire per le singole città. Abbiamo visto in molte città importanti lotte portate avanti dai sindacati, i quali comunque risentono dei limiti e delle imposizioni delle segreterie nazionali. Esemplificativo è il caso degli operai piacentini della G.L.S, i quali, per protestare contro i licenziamenti, hanno occupato per diversi giorni il tetto della struttura. Battaglia vinta, ma resa più complicata a causa di numerose beghe fra le varie sigle.

I lavoratori italiani sono le principali vittime del sistema di sfruttamento istituzionalizzato ora vigente, non si capisce perciò come sia possibile che parole quali “sovranità”, “indipendenza”, “piena occupazione” e “socialismo” siano ormai scomparse dal linguaggio delle organizzazioni che li dovrebbero rappresentare. Siamo ai prodromi di un regime, è tempo che il popolo lavoratore riconosca i suoi giuda, e che spontaneamente si organizzi. L’associazione del popolo italiano, dei cittadini tutti, quest’associazione e questa sola può ridare libertà ad una Patria oppressa da secoli, e mai veramente redenta.

Se lo dice pure il Corriere…

“Diversamente dal Giappone il nostro debito è determinato sul mercato…” a dirlo non è un sovranista come Barnard da sempre impegnato a denunciare la natura mercantilista e capitalista dell’euro e della UE con i suoi antidemocratici trattati, ma sono due alfieri del libero mercato, ossia Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, a riprova di come questo paese, da quando ha adottato una moneta straniera presa in prestito ed applicato i vari trattati a questa conseguenti, di fatto sia diventato un S.P.A in svendita a buon prezzo per capitali stranieri.

La distruzione dei diritti delle fasce deboli, dei lavoratori, degli studenti e dei piccoli commercianti altro non è che una guerra di classe dichiarata a questi dai padroni della finanza e dell’industria, intenti tramite i propri servi politici a seppellire i faticosamente acquistati diritti e a propagandare gli stessi come privilegi antieconomici.
La Guerra contro questa finta Unione, prodotto del più bieco e rapace capitalista, non ha solamente carattere patriottico, ma anche di classe. Non è solo nazionale, ma internazionale.

Arriva il C.E.T.A, ennesimo attacco capitalista alla democrazia

Una sentenza dell’Unione Europea ha di fatto legittimato il sistema di protezione degli investimenti inserito nel C.E.T.A, il quale permetterà alle multinazionali di fare causa ad uno Stato presso un tribunale non ordinario (arbitrato internazionale) se in ballo vi è il profitto dell’azienda.


Così l’alta corte Europea dà un’altra sentenza a favore dei padroni, con buona pace degli “ambientalisti” del regime, che furbescamente si prodigano per non toccare quel sistema di libero mercato che alimenta proprio ingiustizie ed inquinamento. Ma si sa, nel mondo sfigato dei “millennials”, gli eroi preconfezionati escono dall’ovetto kinder, pronti a portare avanti battaglie fra lo sterile ed il ridicolo, proprio come vogliono le elites mercantili.


Nello specifico, uno stato membro, ratificando il C.E.T.A, cosa ignorata dai patetici Salvini e Di Maio, vere star per ignoranti che riescono a parlare solo di temi migratori o di giustizialismo da ladri di polli, sarà obbligato partecipare ad un arbitrato, sempre come imputato, se ostacola il commercio per qualsiasi motivo, sanitario, sociale o di qualsivoglia natura.

Questo obbrobrioso atto, benedetto dagli infami di +Europa, commissione Europea e partiti, compreso i finto-sovranisti, dovrebbe far capire come questa unione non è altro che una dittatura capitalista, ed il libero commercio null’altro che il lascia passare universale per i padroni a sfruttare liberamente per il mondo e le sue genti.


Chiunque si dichiari favorevole di ciò è nemico del popolo, della Patria, del Lavoro e della Libertà. A costoro noi dichiariamo guerra.

PER UN PRIMO MAGGIO DI LOTTA

Genova, 1 maggio 2019

Nella tarda mattinata le sezioni locali della Giovine Italia, del Fronte Sovranista Italiano e di AlterLab hanno deposto, di fronte al cippo per i caduti del lavoro in via Diaz, una corona d’alloro in occasione del 1 Maggio.

Questo giorno non è da intendersi come un giorno di festa, ma anzi come eterno sprone alla lotta per gli interessi del popolo lavoratore.

Alla deposizione della corona sono seguiti interventi dei tre portavoce delle organizzazioni, i quali hanno ricordato sia il volume della tragedia delle cosiddette “Morti Bianche”, che l’attacco alla democrazia e alla sovranità popolare costituito dalle riforme liberiste e dal “mito” della competitività.

È stato inoltre ricordato l’ennesimo infame attentato contro il Venezuela bolivariano e la sua rivoluzione.

La corona posta davanti al monumento.

I Savoia, macellai di Genova

Una certa retorica liberale e conservatrice ha da sempre propagandato casa Savoia come baluardo della libertà italiana, scambiando per supporto ideale quello che in realtà non è stato che bieco machiavellismo. Il Regno di Sardegna, con la sua liberaleggiante estensione dei privilegi aristocratici alle classi mercantili, non presentava che differenze formali rispetto ad altri dispotismi ad esso contemporanei, come il Regno delle Due Sicilie e l’Impero asburgico. E’ bene ricordare che alle elezioni politiche del 1849, furono 82.369 gli aventi diritto al voto su di una popolazione di circa 7 milioni di individui, e tutto questo mentre nella Roma insorta si decretava il suffragio universale.

I Savoia sono sempre stati indefessi nemici del popolo italiano, della libertà e della democrazia. Non è nostra intenzione ora ricordare le sanguinose repressioni a danno dei lavoratori che macchiarono interi decenni della parentesi monarchica, né delle persecuzioni ai danni dei patrioti che si protrassero fino alla dissoluzione del Regno, quanto ad un fatto meno noto ma assolutamente esemplificativo della condotta dello stato nei confronti dei “regnicoli”, ossia la cruenta repressione dei moti di Genova.

La città Ligure, insorta contro la Corona a causa dell’ignominia e dell’insostenibilità delle condizioni sancite dall’armistizio di Vignale, nel quale si era anche ipotizzata la cessione agli Asburgo del porto della stessa, venne prontamente attaccata dagli eserciti piemontesi che, perduta la guerra contro l’invasore, si prodigarono a cercare riscatto per la loro gloria nel massacro di altri italiani. Il Generale La Marmora, non volendo affrontare le migliaia di volontari e di militi della Guardia Nazionale, ordinò il bombardamento della Città, coadiuvato da alcune navi inglesi. Occupato il sistema di fortificazioni che già cingeva Genova, i mercenari dei Savoia fecero piovere sulla città centinaia di bombe che, colpendo l’abitato senza risparmiare nemmeno gli ospedali, in meno di 36 ore uccisero 400 cittadini.

Vinta la resistenza dei patrioti, La Marmora diede mano libera ai suoi uomini per un’intera giornata, nella quale si compirono efferati crimini, saccheggi ed orrende violenze. “[…] che ella (la città di Genova, nda) impari per una volta finalmente ad amare gli onesti che lavorano per la sua felicità e a odiare questa vile e infetta razza di canaglie di cui essa si fidava e nella quale, sacrificando ogni sentimento di fedeltà, ogni sentimento d’onore, essa poneva tutta la sua speranza.”: così un festante Vittorio Emanuele scrisse, in francese, al Generale la Marmora. Genova avrebbe dovuto “imparare ad amare gli onesti che lavorano per la sua felicità”, pena lo sterminio.

Durante questo infame attacco cadde anche il patriota Alessandro De Stefanis, repubblicano, decorato a Custoza, che ferito durante uno scontro a fuoco nei pressi di Forte Begato venne rintracciato da una pattuglia nemica e ucciso a bastonate. Chiunque si ostini a propagandare i Savoia come eroi nazionali abbia ben presente il sangue da loro versato per realizzare le proprie ambizioni dinastiche

Italia libera, ora e sempre.

La Libertà non è mai un dono, ma sempre una sanguinosa conquista. i popoli che nei secoli si sono trovati soggiogati dalle tirannidi lo hanno ben sperimentato, poiché mai essi si emanciparono se non dietro cospicua offerta di sangue. Non elargizione, ma conquista, non fatto ma atto. Per essere liberi occorre agire e pensarsi come tali.

“Per concessioni, per beneplaciti principeschi, per addobbate menzogne non si redimono i popoli, essendo Libertà un dono sì caro e sì grande che Iddio nol concede se non a prezzo di patimenti e di sangue”
G. Mameli, patriota

Oggi per le strade italiane sfileranno anche molti ipocriti, desiderosi di infarcire il proprio messaggio reazionario e filo-oligarchico di nobili termini quali Libertà, Patria e Fraternità. Ci stiamo riferendo a quell’immondo insieme composto dai partiti istituzionali e delle sigle a loro amiche, lacchè dei tiranni ostili all’emancipazione del popolo italiano. Questi finti democratici, che mai hanno condannato abusi ed oppressioni reali, da quella vissuta dai popoli africani ai vari tentativi di golpe a danno di governi incaricati dai popoli, sono da osteggiare e da combattere, come lo sono gli enti che fungono da loro mandanti. Indegni del sacrifico di chi vorrebbero ricordare, per ogni vero italiano il fatto stesso che questi servi opportunisti si fregino del tricolore, che evochino i nomi dei martiri è un affronto intollerabile.

“Se Dio m’assisterà, un giorno potrò sacrificarmi per la Libertà, la Giustizia e la Fratellanza […]. Possa questa fiamma che ci arde nel cuore mantenersi viva in queste pagine, preservarle dalla morte e propagandarsi ad ogni nobile animo che le avvicini!”

G. Buranello, patriota

Il semplice reducismo, la commemorazione fine a se stessa sono sterili. Occorre incarnare seguire l’esempio incarnando le idee nell’azione. E’ inutile continuare a contemplare il passato quando quotidianamente si chiudono gli occhi sul mondo contemporaneo, ed altrettanto inutile è parlare di vittorie su nemici sconfitti quando ve ne sono ancora di vivi e vegeti, e per di più incredibilmente pericolosi e potenti. Diciamo i loro nomi, colpiamoli con tute le nostre forze. Facciamogli sapere che un popolo che per secoli ha lottato contro tirannie straniere e domestiche non ha intenzione di essere nuovamente sottomesso. L’Unione Europea, la Nato, il neocolonialismo a trazione occidentale, il capitalismo: ecco chi sono i moderni despoti, coloro che, ostili alla libertà dell’Uomo, per ogni dove si adoperano per soggiogarlo con catene politiche ed economiche.

Ricordiamo quali sono i nostri fratelli di battaglia, esempi contemporanei di lotta e resistenza al regime, ricordiamo i siriani vittoriosi contro l’assalto terrorista internazionale, ricordiamo i venezuelani vittime di complotti e congiure, ricordiamo i francesi destatisi dopo un sonno pluridecennale, ricordiamo tutti i popoli che resistono sotto l’embargo e tutti i patrioti che ogni giorno combattono la tirannia sul proprio suolo. La nostra battaglia per quanto dura non è senza speranze, noi siamo in tanti, e crediamo più di loro. Sarà la nostra volontà, il nostro voler essere liberi, come italiani, come Uomini, come Cittadini, a garantirci, oggi come ieri, la Vittoria.