Partiti e Cittadini: chi è l’anima della politica?

Con l’ormai già avvenuta crisi sia del sistema-partito che dell’anti-politica diventa prioritario un riflessione sul cittadino, i suoi doveri e le relazioni che esso che esso ha con la Politica, che è da lui definita e che lo definisce ad un tempo.

La forma partito, per quanto abbia segnato un lungo periodo della storia repubblicana, si è mostrata limitata, e passibile di degenerazione in lobby. L’identificazione del militante nel partito ha spesso allontanato quella nella società nazionale, con la creazione di vere e proprie camorre che vedevano se stesse come superiori in una scala di valore rispetto al paese. Essendo una struttura chiusa, un partito tende per forza di cose a creare una sotto-società interna alla nazione, i quali interessi spesso non combaciano, anzi sono concorrenziale, a quelli della cittadinanza come essere collettivo. Questo è stato verificato diverse volte nella storia recente, con la creazione di reti d’interesse connesse ai partititi politici, non solo nella Prima Repubblica, esplosa a seguito dell’inchiesta “Mani Pulite”, ma anche ai giorni nostri, con partiti a caratterizzazione territoriale come la Lega e il Partito Democratico posti a tutela di vari gruppi di interesse locali, quali associazione sportive, venatorie, culturali, sociali e via dicendo.

Allo stesso modo la reazione negativa alla crisi del partito, espressa prima dal movimento dei Forconi e poi, più approfonditamente, dal Movimento 5 Stelle, ha esaurito il suo compito, essendo stata incapace di dare forma a qualcosa di diverso di una reazione qualunquista e aperta alle infiltrazione degli stessi gruppi di potere che fino a quel momento si erano serviti dei partiti. Basta ricordarsi degli esordi del Movimento, dei “VaffaDay”, di un Grillo iper-critico e spesso radicale nelle posizioni, con un rifiuto netto di ogni forma di dialogo, con un’opposizione a nato ed Euro che lasceranno negli anni il passo agli accordi prima con la Lega salviniana e poi con il nemico di sempre, il Partito Democratico. Al di là delle peculiarità del Movimento 5 Stelle e le varie figure e capitali di cui era emanazione, questa evoluzione è spiegabile anche con la mancata risoluzione di contraddizioni ideologiche all’interno della struttura, di una sua mancata definizione e dall’incapacità di farsi percepire come una proposta politica seria dalla maggioranza della società civile, il quale ha per lo più considerato i 5 Stelle un voto di protesta.

Occorre interrogarsi su chi componga l’anima della politica all’interno di uno stato che si vorrebbe Repubblica Democratica. Non i partiti, costruzione posteriore alla creazione del patto sociale, e per ovvie ragioni logiche nemmeno la loro negazione critica. Sono i cittadini in quanto tali ad essere i protagonisti della politica, loro e solo loro compongono la Democrazia. Un cittadino è tale perché conscio prima di tutto dei doveri che gli si chiede di assolvere in quanto parte di un corpo sociale, e la politica è racchiusa in questo. Il partito è un contenitore privo di una qualsiasi dignità se non quella che gli è riconosciuta da un corpo sociale e dai cittadini che ne fanno parte, ma da cittadini, non da emanazioni individuali di un partito. Il cittadino partecipa alla vita politica per definizione. La sua azione è azione politica. Il partito/movimento viene a posteriori a questo, nasce come associazione di cittadini che condividono un progetto particolare fra di loro, ma che continuano a sostenere i medesimi scopi e principi della comunità. Un partito non deve essere inteso come un corpo a distinto dal paese, come lo sono stati per lungo tempo, ma come un punto d’incontro, una spinta positiva alla discussione ed al confronto. Se ciò viene meno si crea una società all’interno di una società, irriducibile alla più grande e i quali scopi spesso non collimano, essendo quelli del partito espressione degli interessi di una parte. Un cittadino guarda invece agli interessi generali, perché inserito in un contesto globale e comunitario.

Per poter porre una soluzione al vuoto organizzativo che inficia principalmente le forze esterne e nemiche del sistema è doveroso cimentarsi in una riflessione ad un tempo pratica ed ideale. La battaglia che si sta combattendo oggi non è strettamente o esclusivamente parlamentare e giuridica, anzi si combatte sopratutto negli spazi al di fuori del Parlamento, oramai campo di battaglia degli interessi di opposte oligarchie. Non è nemmeno una lotta strettamente sociale e materiale, in quanto un momentaneo miglioramento delle condizione fisiche o lavorative non porterebbe che ad allontanare il problema della perdita della dignità umana nel tempo o nello spazio, delegando la lotta alle generazioni successive o alle classi lavoratrici della periferia del mondo. Allo stesso momento non si può nemmeno parlare unicamente di lotta culturale, in quanto oggi più che mai è necessario che i pensieri avvengano di concerto all’azione concreta. Per questi motivi è necessaria la creazione di una nuova forma politica che superi ed inglobi i singoli teatri di battaglia. Tale forma non può essere che l’associazione dei Cittadini, capaci come esseri umani completi di essere ad un tempo soggetto politico, sociale, economico, culturale e morale. L’essere umano ha in sé la molteplicità e l’unità, è facendo fruttare queste due apparenti contraddizioni che si riuscirà a creare uno strumento adatto all’emancipazione totale.

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